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Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

Prova di ammissione alla facoltà di architettura

Anno Accademico 2009/2010

Test di logica e cultura generale

1. L’Apartheid, termine di derivazione olandese, indica:

  • A) Una politica segregazionista
  • B) Una scissione politica
  • C) Una scissione religiosa
  • D) Un’appartenenza politica
  • E) Un’appartenenza religiosa

2. A quale di queste nazioni appartiene l'Antartide?

  • A) A nessuna nazione
  • B) All’Argentina
  • C) Al Cile
  • D) Al Brasile
  • E) All’Australia

3. Con l’attuale ordinamento, in Italia il Presidente della Repubblica Italiana dura in carica quanti anni?

  • A) 7 anni
  • B) 3 anni
  • C) 4 anni
  • D) 5 anni
  • E) 6 anni

4. La galena è:

  • A) Un minerale
  • B) Un’imbarcazione
  • C) Un medicinale
  • D) Un abito
  • E) Una rappresentazione

5. Quale delle seguenti invenzioni non è attribuita a Benjamin Franklin?

  • A) Il fonografo
  • B) Il parafulmine
  • C) La glassarmonica
  • D) Le lenti bifocali
  • E) L’ora legale

6. La capitale dell’Arabia Saudita è:

  • A) Ryad
  • B) Dubai
  • C) Mascat
  • D) Sana
  • E) Kuwait 1

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7. Il termine sponsor è una parola di origine:

  • A) Latina
  • B) Inglese
  • C) Greca
  • D) Tedesca
  • E) Francese

8. Jean de La Fontaine è un:

  • A) Poeta e favolista
  • B) Architetto
  • C) Statista
  • D) Filosofo
  • E) Economista

9. Quale di questi santi è nato in Africa?

  • A) Sant’Agostino di Ippona
  • B) Sant’Ambrogio di Milano
  • C) San Tommaso d’Aquino
  • D) San Paolo di Tarso
  • E) Sant’Antonio di Padova

10. “Na” è il simbolo dell’elemento chimico:

  • A) Sodio
  • B) Potassio
  • C) Azoto
  • D) Rame
  • E) Niobio

Ciascuno dei brani presentati è seguito da cinque quesiti riguardanti il suo contenuto. Per ogni quesito sono previste cinque risposte differenti, contrassegnate con le lettere A, B, C, D, E.

Per ogni quesito scegliete fra le cinque risposte o affermazioni quella che ritenete corretta in base soltanto a ciò che risulta esplicito o implicito nel brano, cioè solo in base a quanto si ricava dal brano e non in base a quanto eventualmente sapete già sull’argomento.

Brano I

Il linguaggio architettonico

Parto dal presupposto di una conoscenza generale dell’argomento: per esempio, che si sappia che la cattedrale di St Paul a Londra è un edificio classico, mentre l’abbazia di Westminster non lo è; che il British Museum è un edificio classico, mentre il Natural History Museum a South Kensington non lo è; che tutti gli edifici intorno a Trafalgar Square, cioè la National Gallery, la chiesa di St Martin-in-the-Fields, la Canada House e anche South Africa House sono classici; che tutti gli edifici pubblici nella Whitehall sono classici, ma che non lo è il palazzo del parlamento.

Si tratta di distinzioni elementari, tanto che sulle prime mi si potrebbe accusare di perdere tempo in cose scontate. Quand’è che un edificio classico non è tale? E ciò ha davvero importanza? Le principali caratteristiche architettoniche non hanno forse un rilievo maggiore e non sono forse indipendenti da una simile terminologia stilistica? Certamente.

Tuttavia non mi è possibile giungere a quanto intendo dire in queste conversazioni senza isolare subito da tutti gli altri quegli edifici che, prima facie, sono classici. Tratterò dell’architettura come linguaggio e mi limiterò per il momento a presumere che il mio pubblico riconoscerà il latino dell’architettura quando se lo troverà di fronte.

Il latino dell’architettura: ecco ciò che mi induce a un altro presupposto di carattere generale. L’architettura classica affonda le sue radici nell’antichità, nel mondo greco e in quello romano, nell’architettura dei templi del mondo greco e nell’architettura religiosa, militare e civile dei romani.

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Ma questa serie di conversazioni non è destinata all’architettura greca e romana, non è destinata allo sviluppo e all’elaborazione del linguaggio classico dell’architettura, ma verte sulla natura e il suo uso: il suo uso come linguaggio architettonico comune, ereditato da Roma, da parte di quasi tutto il mondo civile nei cinque secoli che intercorrono fra il Rinascimento e l’epoca attuale.

Dunque, d’ora in poi potremo essere più precisi. Consideriamo il termine “classico” applicato all’architettura. È un errore cercare di definire il classicismo. Esso assume ogni sorta di significati utili in contesti differenti e io propongo di considerarne soltanto due che saranno entrambi utili nel corso di queste conversazioni.

Il primo significato è il più evidente. Un edificio classico è quello i cui elementi decorativi derivano direttamente o indirettamente dal vocabolario architettonico del mondo antico: il mondo “classico”, come è spesso chiamato.

Questi elementi sono facilmente identificabili: per esempio, le colonne di cinque tipi determinati, usate in determinati modi; modi determinati di trattare porte e finestre e le estremità del frontone, e determinati tipi di modanature applicabili a tutte queste cose.

Benché spesso si prescinda da questi “elementi determinati”, essi sono ancora riconoscibili come tali in ogni parte di tutti gli edifici che possono essere considerati classici in questo senso.

Quanto precede costituisce, mi sembra, una schematizzazione esatta, benché superficiale, di ciò che è l’architettura classica; essa consente di riconoscere l’”uniforme” indossata da una certa categoria di edifici, la categoria che chiamiamo classica.

Ma non dice nulla sugli elementi essenziali del classicismo in architettura. A questo punto, tuttavia, dobbiamo procedere piuttosto cautamente. Dire “elementi essenziali” è molto vago e, documentandosi, si scopre spesso che essi non esistono.

Ciò nondimeno, la storia dell’architettura classica è costellata da una serie di giudizi sugli elementi essenziali dell’architettura, e tali giudizi sono concordi per un lungo periodo di tempo, al punto che possiamo affermare che lo scopo dell’architettura classica è stato sempre quello di ottenere un’armonia delle parti suscettibile di dimostrazione.

Si è sempre ritenuto che questa armonia fosse propria degli edifici dell’antichità e fosse in gran parte “incorporata” negli elementi principali antichi, particolarmente nei cinque “ordini” di cui ora parleremo.

Ma tale armonia è stata anche teorizzata da una serie di trattatisti, i quali hanno dimostrato che in una costruzione si raggiunge un’armonia analoga a quella musicale mediante la proporzione, garantendo cioè che i rapporti di un edificio abbiano soltanto funzioni aritmetiche e che i rapporti di tutte le sue parti siano quei rapporti stessi o si ricolleghino ad essi in modo diretto.

Molte pretenziose inesattezze sono state scritte sulla proporzione e non intendo soffermarmici. Il concetto rinascimentale di proporzione è molto semplice. Scopo della proporzione è di ottenere l’armonia attraverso una struttura: un’armonia resa intelligibile mediante l’uso manifesto di uno o più ordini come componente dominante, oppure soltanto mediante l’uso di dimensioni che implicano la replica di semplici rapporti. Questo è sufficiente per consentirci di proseguire.

Vi è tuttavia un punto, in questa teorizzazione di ciò che è classico, che costituisce un problema. È possibile, ci si può chiedere, che un edificio non presenti alcuna delle caratteristiche proprie dell’architettura classica, eppure si qualifichi come edificio “classico” soltanto in virtù della proporzione?

Ritengo che la risposta debba essere negativa. Si può dire, descrivendo un edificio simile, che le sue proporzioni sono classiche, ma sostenere che è classico non farebbe che disorientare e costituirebbe un abuso di terminologia.

11. Un edificio classico: (vedi Brano I)

  • A) È riconoscibile facilmente a prima vista
  • B) Non si distingue esteriormente dagli altri
  • C) Ha dimensioni contenute
  • D) È elementare
  • E) Presenta caratteri ereditati dal contesto 3

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12. Gli elementi decorativi dell’architettura classica: (vedi Brano I)

  • A) Costituiscono la categoria dell’edificio
  • B) Non esistono
  • C) Rappresentano lo scopo dell’edificio
  • D) Non sono facilmente identificabili
  • E) È un errore cercare di definirli

13. Il “latino” dell’architettura indica:

  • A) Un linguaggio ereditato dal mondo classico
  • B) La patina di antichità vera o presunta
  • C) Una particolare schematizzazione
  • D) Una struttura di difficile interpretazione
  • E) La destinazione ad un suo uso ufficiale e pubblico

14. L’armonia di un edificio dipende da:

  • A) I rapporti di proporzionalità tra le parti
  • B) Un aspetto esteriore piacevole
  • C) La coerenza stilistica con l’ambiente
  • D) La coerenza con la finalità di uso
  • E) L’accordo tra struttura e decorazione

15. La presenza della proporzione:

  • A) Da sola non consente la qualifica di classico
  • B) È sufficiente per qualificare classico un edificio
  • C) Può esistere con un insieme disarmonico
  • D) È importante solo se riguarda la struttura
  • E) È suscettibile ai diversi ordini architettonici

Brano II

La criminalità prima della mafia

Tra le cause di povertà c’erano l’elevata criminalità e la dispersione di tanti talenti e di tanta energia nelle attività della malavita che paralizzavano la vita economica.

In questo campo i Borboni erano altrettanto impotenti quanto lo erano stati tutti i precedenti regimi. A Bentinck era sembrato che a Palermo si commettessero tanti assassinii quanti se ne commettevano in tutto il resto dell’Europa insieme, e il segretario di Bentinck aveva messo in luce le difficoltà particolari offerte da un ambiente sociale in cui la vendetta personale era considerata un piacere e un dovere.

Come al solito, uno dei reati più comuni era il contrabbando di cibo che veniva introdotto in città frodando i funzionari del dazio.

Meno comune, ma ancora grave, era il controllo illecito dei rifornimenti idrici, e sappiamo da rapporti ufficiali che l’inaridirsi della superficie freatica a sud di Palermo aveva reso questa pratica molto lucrativa intorno al 1840.

Al primo posto per la frequenza era l’abigeato o furto di animali, che era reso facile dal sistema seminomade di allevamento nelle zone dell’interno prive di strade.

La minaccia di rubare il bestiame o di appiccare il fuoco allo zolfo nelle miniere era un mezzo comunemente usato per estorcere denaro ai proprietari terrieri in cambio di protezione; e i latifondisti venivano poi sottoposti a forti pressioni perché assumessero dei criminali come guardiani sui loro terreni.

Queste antiche forme di organizzazione clandestina per imporre la protezione furono largamente responsabili dell’influenza dominante assunta dalle bande nell’interno.

Sintesi
Prova di ammissione ad Architettura anno 2009-2010, risposte commentate

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