Indice
- Premessa Pag. 3
- Introduzione Pag. 3
- Definizione Pag. 5
- Cenni storici Pag. 6
- Dall’antichità all’età moderna
- L’età contemporanea
- Curzio Malaparte “La pelle”
- I luoghi di sperimentazione Pag. 10
- Le modalità della sperimentazione Pag. 11
- I campi di applicazione Pag. 12
- Farmacologia
- Ricerche mediche
- Cosmesi
- Tossicologia
- Psicologia e Psicopatologia
- I campi secondari
- La teoria delle 3 S Pag. 35
- Specie
- Stabulazione
- Sperimentazione
- Le 3-R Pag. 41
- Le alternative Pag. 43
- Farmaci generici e antivivisezionismo Pag. 54
- Normativa Pag. 58
- Disposizioni generali
- Disposizioni derogatorie
- Sistemazione e tutela degli animali
- Statistica Pag. 83
- Bibliografia Pag. 86
- Ringraziamenti Pag. 86
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Premessa
Ho deciso di affrontare l’argomento della sperimentazione sugli animali perché provo, per questi, un grande amore. Questo è stato anche il motivo per cui ho scelto questa scuola.
Inoltre, la vivisezione è un tema delicato, di attualità e poco approfondito che, a nostra insaputa, assume un’importanza rilevante per la nostra salute.
Fino ad oggi, soprattutto in Italia, su questo tema si è discusso parecchio, giungendo ad un nulla di fatto, poiché molte persone cercano di ignorare il problema per non turbare le proprie coscienze.
Bisogna cercare di affrontare la disinformazione, i pregiudizi e le questioni etiche e scientifiche esistenti su questa tematica; perciò, con questo progetto, ho cercato di spiegare che cos’è la sperimentazione in vivo ed i test che vengono eseguiti nei diversi ambiti, evidenziando le posizioni sfavorevoli e favorevoli su questo argomento.
Introduzione
Innanzitutto bisognerebbe distinguere tra i termini “vivisezione” e “sperimentazione animale”.
Con il primo si intende “un esperimento in cui l’animale viene sezionato da vivo”, dovrebbe quindi essere riservato a quelle ricerche più brutali legate solitamente alla chirurgia o alla fisiologia. Tale termine, infatti, viene sempre sdegnosamente rifiutato da quanti sono favorevoli a questa metodologia, proprio per la sua connotazione cruenta e quindi inquietante.
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Viene preferito, quindi, il termine più neutro “sperimentazione animale” che starebbe, quindi, ad indicare ogni tipo di ricerca in cui vengono utilizzati animali, fra queste rientrano pure la farmacologia, la psicologia, la tossicologia, la cosmesi, le ricerche mediche ed altri campi secondari. Non è vero, però, che gli esperimenti più cruenti sono quelli in cui “si seziona dal vivo un animale”, in quanto, ad esempio, anche per lo studio del comportamentismo gli esperimenti mettono a dura prova l’animale analizzato sia fisicamente e ancor di più psicologicamente.
Un esempio di esperimento, trattato dal Journal of Genetic Psychology, condotto nei laboratori dell’ospedale Veterans Administration di Northport nello stato di New York, Emanuel Store ed i suoi assistenti sottoposero due nidiate di gattini a 5000 scosse elettriche attraverso le zampe posteriori tra la settima e la quarantaduesima giornata di vita durante il periodo di allattamento. I gattini divennero spaventati e apatici, evidenziando un’anormale sonnolenza e aggressività. A volte si ritiravano fino all’angolo più lontano della gabbia. Quando la madre capì che i suoi piccoli ricevevano scosse elettriche ogni volta che lei li allattava e che le erano vicini, essa cominciò a far di tutto per contrastare lo sperimentatore, servendosi delle unghie, poi cercando di mordere il filo elettrico e, per finire, addirittura abbandonando i suoi piccoli, correndo più lontano possibile ogni volta che gli elettrodi venivano fissati alle zampe dei gattini. Il suo atteggiamento, quando venivano rimossi gli elettrodi, era indicativo di un profondo amore materno: si precipitava verso di essi cercando di nutrirli e confortarli.
L’esperimento fu interrotto per un certo lasso di tempo e poi ripreso, permettendo così agli sperimentatori del caso di constatare che i gattini “tendevano a ripresentare il comportamento schizofrenico di prima”. È importante precisare che l’esperimento aveva finalità quella di indurre alla schizofrenia degli animali; di esempi come questi ne è piena la letteratura scientifica, specie nel campo della psicologia.
Pur non “sezionando da vivo” l’animale, la sofferenza fisica e psicologica indotta è notevole e molto superiore a quella provocata ad un animale anestetizzato e sezionato.
Quindi risulta impossibile tracciare una linea di demarcazione tra vivisezione e sperimentazione animale.
Inoltre, non bisogna dimenticare che la sofferenza patita dagli animali da esperimento inizia molto prima della prova a cui verranno sottoposti. Infatti gli animali già dalla cattura o al momento della nascita, qualora provengano da allevamenti che forniscono
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animali per la ricerca, si ritrovano in uno stato di coercizione. La loro vita prosegue con la stabulazione in piccole gabbie, a volte in condizioni igienico-sanitarie precarie, sempre e comunque privati della libertà, del movimento, della socializzazione, della gratificazione affettiva di cui anche gli animali hanno estremo bisogno.
I vivisettori, però, non si limitano a minimizzare o negare le sofferenze provocate agli animali, ma ne sminuiscono la portata quantitativa. All’opinione pubblica viene fatto credere che gli animali utilizzati siano pochi e quasi esclusivamente roditori, perché questi ultimi spesso non riscontrano tanta simpatia nelle persone, ma la realtà è molto diversa. Le specie impiegate sono: topi, ratti, cavie, ma anche cani, gatti, scimmie, maiali, mucche, vitelli, uccelli, pesci persino giraffe.
Queste sistematiche campagne di disinformazione hanno sempre ottenuto buoni risultati per i ricercatori. La collettività non si è mai interessata in maniera approfondita alla vivisezione perché è sempre lasciata all’oscuro della sofferenza causata agli animali ed ai rischi per la salute umana.
Infine non dobbiamo mai dimenticare che intorno alla vivisezione gravitano notevoli interessi economici legati alle industrie che allevano animali da laboratorio ed a quelle che producono ciò che occorre per il loro mantenimento e le sperimentazioni (gabbie, cibo, apparecchi per l’immobilizzazione degli animali ecc). Inoltre la vivisezione permette facili pubblicazioni che servono per compiere altrettanto facili carriere, soprattutto in ambito universitario.
Definizione
Per vivisezione s’intende la dissezione anatomica di esseri viventi eseguita a scopo di studio e ricerca. Si tratta quindi di un tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che porta alterazioni a livello anatomico o funzionale.
In senso più ampio il termine vivisezione è usato anche per definire tutti quei tipi di test che prevedono l’esposizione a radiazioni o l’inoculazione di sostanze chimiche, di gas, batteri, virus ecc. I test più diffusi consistono nell’indurre su un campione animale specifiche patologie o addirittura stati di stress mediante sofferenza provocata per verificare la reazione dei soggetti ai farmaci e cure da testare.
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Tra i vivisettori sorge, quindi, una contraddizione; se da un lato si sentono giustificati dal fatto che gli animali differiscono dagli esseri umani e pertanto sono autorizzati a compiere ricerche che mai effettuerebbero su esseri appartenenti alla nostra specie, dall’altro lato i vivisettori ritengono che i risultati possono aver validità e quindi essere trasferiti anche al genere umano, riconoscendo di conseguenza un’affinità tra noi e gli animali.
In realtà l’unica analogia è la capacità di soffrire, mentre da un punto di vista biologico, sia fisiologico, biochimico e metabolico le divergenze sono macroscopiche, tanto che i casi in cui i risultati sono più o meno sovrapponibili tra esseri umani e animali sono pochi e considerati casuali.
È importante, inoltre, ricordare che un metodo di ricerca è ritenuto statisticamente significativo quando è in grado di fornire validi risultati almeno nel 95% dei casi. Questo non è sicuramente il caso della vivisezione.
Uno dei più illustri antivivisezionisti italiani, il professor Pietro Croce, ex primario presso l’ospedale Sacco di Milano, dopo anni di ricerca sui modelli animali, ha avuto il coraggio e l’intelligenza di riconoscere che tutto il suo lavoro era viziato da un “errore metodologico” dannoso sia per gli animali che per la salute umana.
Cenni storici
Dall’antichità all’età moderna
I primi riferimenti alla sperimentazione animale possono essere rintracciati in alcuni scritti del Corpus Hippocraticum (fine V - inizio IV secolo a.C.). Tuttavia, in questi testi l’analogia morfologica tra umani ed animali non viene teoricamente spiegata o giustificata.
Aristotele è il primo ad argomentare teoricamente l’omogeneità delle parti e delle funzioni degli animali, uomo incluso. Nel trattato sulle Parti degli animali, egli descrive accuratamente l’interno e l’esterno di tutte le specie animali, basandosi su dissezioni di animali e sull’osservazione esterna dell’uomo perché la dissezione di cadaveri umani non era ancora praticata.
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Nel IV secolo a.C. Ippocrate fu il padre della ricerca clinica. Ancora oggi l’osservazione clinica fornisce le informazioni mediche più accurate ed utili. La pratica vivisettoria si intensifica nel III secolo con la scuola medica di Alessandria, i cui più noti esponenti, Erofilo ed Erasistrato, conducono per la prima volta nella storia della medicina anche dissezioni di cadaveri umani e, secondo le testimonianze, vivisezioni sui condannati a morte.
Il medico più famoso dell’antichità, dopo Ippocrate, fu Galeno. Egli iniziò con lo studio del corpo umano, ma la Chiesa non permise più le autopsie umane, ritenendole altamente immorali. Non potendo più dissezionare cadaveri umani, Galeno ricorse all’uso degli animali, diventando così il padre della vivisezione. Combinò i dati fisiologici animali con quelli umani e scrisse più di cinquecento trattati di medicina che lo resero famoso, un esempio è l’opera dei “Procedimenti anatomici” in cui sono descritte le procedure di apertura di animali vivi per lo studio dell’apparato circolatorio e dei muscoli respiratori. Successivamente con la ripresa delle dissezioni sui corpi umani si dimostrarono i numerosi errori dell’anatomia galenica. Le sue conclusioni erano ampiamente errate od imprecise a causa della sperimentazione animale. Gli studi successivi, eseguiti su cadaveri umani, avrebbero in seguito eliminato molti errori.
Nel XVI secolo, Andrea Vesalio, padre dell’anatomia moderna, basandosi su autopsie umane, rimette in discussione le ricerche di Galeno. Infatti, quest’ultimo non aveva mai osservato il corpo umano, ma solo generalizzato all’uomo osservazioni tratte da dissezioni di animali.
Dal Rinascimento in poi, la medicina fece un uso sempre più largo della sperimentazione animale in vivo per lo studio delle funzioni fisiologiche, campo in cui le autopsie umane non erano sufficienti. Vesalio osservò su suini viventi il funzionamento dei nervi. Le ricerche sulla circolazione sanguigna furono condotte a lungo da numerosi studiosi. Realdo Colombo praticò vivisezioni su cani per studiare la circolazione polmonare, mentre William Harvey giunse, infine, ad una comprensione esaustiva del meccanismo circolatorio attraverso dissezioni e vivisezioni di animali di diverse specie.
Altro importante campo di applicazione della sperimentazione animale in età moderna fu l’embriologia; furono condotti numerosi studi per osservare lo sviluppo del feto.
L’età contemporanea
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Gli animali hanno avuto un ruolo importante in numerosi e ben noti esperimenti. Alla fine dell’800, Louis Pasteur dimostrò la teoria dei germi in medicina, somministrando antrace ad alcune pecore; Ivan Pavlov, invece, dieci anni dopo, utilizzò i cani per descrivere la sua teoria del riflesso condizionato.
L’insulina fu isolata per la prima volta nei cani nel 1922, rivoluzionando il trattamento del diabete. Successivamente, nel 1957 la cagnetta Laika diventò il primo essere vivente a viaggiare nello spazio. Negli anni settanta, trattamenti antibiotici multi-farmaco per la cura della lebbra furono sviluppati grazie a test sugli armadilli. Nel 1966 la pecora Dolly è stato il primo essere vivente clonato da una cellula adulta.
Nel 2007 il genetista americano Mario Capecchi, insieme ai colleghi Martin Evans e Oliver Smithies, ha ottenuto il Premio Nobel in medicina per i suoi studi sulle cellule staminali embrionali. Le ricerche dei tre scienziati hanno portato a definire la tecnica del gene targeting. La tecnica è stata sviluppata attraverso le sperimentazioni su knockout mouse, un topo geneticamente modificato nel quale alcuni geni sono resi non operativi, venendo, quindi, isolati dall’organismo al quale appartengono.
Curzio Malaparte – “La pelle”
In questo romanzo, Curzio Malaparte narra una vicenda svoltasi a Napoli negli anni quaranta, un periodo buio per la storia italiana. L’autore evidenzia quanto il popolo sia incapace di reagire di fronte al regime fascista, se non con uno spietato e crudele modo di vedere ed impiegare gli animali, gli unici, oltre a donne e bambini, incapaci di far valere i propri diritti.
Un giorno Febo uscì, e non tornò più. Lo aspettai fino a sera, e scesa la notte corsi per le strade, chiamandolo per nome… Tutta la mattina corsi di canaio in canaio, e finalmente un tosacani, in una botteguccia di Piazza dei Cavalieri, mi domandò se ero stato alla Clinica Veterinaria dell'Università, alla quale i ladri di cani vendono per pochi soldi gli animali destinati alle esperienze cliniche. Corsi all'Università, ma era già passato mezzogiorno, la Clinica Veterinaria era chiusa. Tornai a casa, mi sentivo nel cavo degli occhi un che di freddo, di liscio, mi pareva di aver gli occhi di vetro.
Nel pomeriggio tornai all'Università, entrai nella Clinica Veterinaria. Il cuore mi batteva, non potevo quasi camminare, tanto ero debole e oppresso dall'ansia. Chiesi del medico di guardia, gli dissi il mio nome. Il medico, un giovane biondo, miope, dal
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sorriso stanco, mi accolse cortesemente e mi fissò a lungo prima di rispondermi che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarmi. Aprì una porta, entrammo in una grande stanza nitida, lucida, dal pavimento di linoleum azzurro. Lungo le pareti erano allineate l'una a fianco dell'altra, come i letti di una clinica per bambini, strane culle a forma di violoncello: in ognuna di quelle culle era disteso sul dorso un cane dal ventre aperto, o dal cranio spaccato, o dal petto spalancato: sottili fili di acciaio, avvolti intorno a quella stessa sorta di viti di legno che negli strumenti musicali servono a tender le corde, tenevano aperte le labbra di quelle orrende ferite: si vedeva il cuore nudo pulsare, i polmoni dalle venature dei bronchi simili a rami d'albero, gonfiarsi proprio come fa la chioma di un albero nel respiro del vento, il rosso, lucido fegato contrarsi adagio, lievi fremiti correre sulla polpa bianca e rosea del cervello come in uno specchio appannato, il groviglio degli intestini districarsi pigro come un nodo di serpi all'uscir dal letargo. E non un gemito usciva dalle bocche socchiuse dei cani crocifissi. Al nostro entrare tutti i cani avevano rivolto gli occhi verso di noi, fissandoci con uno sguardo implorante, e al tempo stesso pieno di un atroce sospetto: seguivano con gli occhi ogni nostro gesto, ci spiavano le labbra tremando. Immobile in mezzo alla stanza, mi sentivo un sangue gelido salir su per le membra: a poco a poco diventavo di pietra.
Non potevo schiuder le labbra, non potevo muovere un passo. Il medico mi appoggiò la mano sul braccio, mi disse: "Coraggio". Quella parola mi sciolse il gelo delle ossa, lentamente mi mossi, mi curvai sulla prima culla. E di mano in mano che progredivo di culla in culla, il sangue mi tornava al viso, il cuore mi si apriva alla speranza.
A un tratto, vidi Febo. Era disteso sul dorso, il ventre aperto, una sonda immersa nel fegato. Mi guardava fisso, e gli occhi aveva pieno di lacrime. Aveva nello sguardo una meravigliosa dolcezza. Non mandava un gemito, respirava lievemente, con la bocca socchiusa, scosso da un tremito orribile. Mi guardava fisso, e un dolore atroce mi scavava il petto. "Febo" dissi a voce bassa. E Febo mi guardava con una meravigliosa dolcezza negli occhi. Io vidi Cristo in lui, vidi Cristo in lui crocifisso, vidi Cristo che mi guardava con gli occhi pieni di una dolcezza meravigliosa. "Febo" dissi a voce bassa, curvandomi su di lui, accarezzandogli la fronte. Febo mi baciò la mano, e non emise un gemito.
Il medico mi si avvicinò, mi toccò il braccio: "Non potrei interrompere l'esperienza", disse, "è proibito. Ma per voi... Gli farò una puntura. Non soffrirà". Io presi la mano del medico fra le mie mani, e dissi, mentre le lacrime mi rigavano il viso: "Giuratemi che
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non soffrirà". "Si addormenterà per sempre", disse il medico, "vorrei che la mia morte fosse dolce come la sua". Io dissi: "Chiuderò gli occhi. Non voglio vederlo soffrire. Ma fate presto, fate presto!". "Un attimo solo", disse il medico, e si allontanò senza rumore, scivolando sul molle tappeto di linoleum.
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Italiano: Curzio Malaparte
Matematica: Statistica
Strutture zootecniche: Benessere animale
Chimica: I campi di applicazione e farmaci generici
Zootecnia: La teoria delle 3 S