Estratto del documento

Visionari

Capire il presente per vedere il futuro

Alessio Verdone

V E Dams

A.S. 2013/2014

Visionari 1

Indice

Visionari 1

Indice 2

Introduzione 3

Mitologia - Cassandra 4

Origini 4

Il mito secondo Christa Wolf 4

Cassandra 5

Archetipi 8

Cecità nel cinema 8

Ambito filosofico - Sigmund Freud 9

Biografia 9

Dall’isteria alla psicoanalisi 9

La scomposizione psicoanalitica della personalità 10

I sogni 11

Il significato dei contrattempi quotidiani 11

Teoria psicoanalitica dell’arte 12

Ambito artistico 13

I surrealisti - Dalí 13

Salvador Dalí 14

Biografia 14

Venere di Milo con i cassetti 14

Ambito storico-politico 15

La visionarietà del potere 15

Potere del business 16

Concetto di crescita 16

Potere dell’efficienza 17

Leadership 18

Conclusioni: potere o amore? 19

Ambito letterario 20

Italo Svevo 20

Inettitudine 20

Narratore interno 21

Dialettica dei punti di vista 21

Fine della concezione lineare del tempo - Narratore inattendibile 21

Letteratura latina 22

Tito Lucrezio Caro 22

Epicureismo-poesia 22

Innovazione linguistica 22

Cinema - Passato e presente 23

Méliès - Cameron e il 3D 23

Georges Méliès - Viaggio sulla luna 23

Cameron e il 3D 24

Ambito tecnologico 26

Steve Jobs 26

Unire i puntini 27

L’amore e la perdita 27

La morte 28

Bibliografia 29

Introduzione

Le definizioni della parola “visionario”, date dai vocabolari, sono totalmente negative. Si riporta l’esempio del vocabolario Treccani:

1. Che ha delle visioni, delle apparizioni soprannaturali o delle allucinazioni visive: un santone, un fanatico v.; un soggetto paranoico v.; una ragazza psichicamente labile e v.

2. Che immagina e ritiene vere cose non rispondenti alla realtà, o elabora disegni inattuabili; sognatore: politici, riformatori v.;

Si è scelto, invece, di trattare questo tema in chiave positiva. Visionario è chi vede prima, o meglio, chi capisce il presente e quindi è in grado di vedere il futuro, chi anticipa i tempi. Visionario è chi riesce a immaginare l’unità tra pensiero e azione ancor prima dell’azione stessa, magari con un’attenzione maniacale per i particolari (vedi Jobs).

Mai come in questo periodo di crisi ci sarebbe bisogno di un Visionario, magari in politica, per risollevare le sorti del nostro Paese.

In questa tesina si è intrapresa un’analisi dei vari campi di interesse, non necessariamente riguardanti l’ambito curriculare, cercando di mettere in evidenza i caratteri precursori e/o visionari di ciascun tema trattato.

Mitologia - Cassandra

“Ora posso vedere quello che non c’è, con quanta fatica l’ho imparato”

Origini

Cassandra era la figlia del re di Troia Priamo e della regina Ecuba. Aveva un fratello gemello, Eleno, come lei dotato di poteri divinatori. Quando Apollo la corteggiò, essendosene innamorato, ella chiese in cambio dei suoi favori di ottenere il dono della profezia. Avendolo ricevuto, si sottrasse alla sua promessa e Apollo si vendicò: le sue profezie sarebbero state vere, ma nessuno le avrebbe creduto. Le predizioni di Cassandra misero in luce il triste destino di Troia, ma senza poter fare nulla per impedirlo. Ella riconobbe Paride quando ritornò in città in incognito, predisse che il suo viaggio a Micene, dove avrebbe incontrato Elena, avrebbe portato sventure e annunciò la distruzione di Troia quando il fratello rapì la sposa di Menelao. Insieme al solo Laocoonte, fu la sola a mettere in guardia i troiani dal cavallo di legno abbandonato dai greci davanti alle mura.

Quando Troia fu espugnata, Cassandra fu violentata da Aiace nel tempio di Atena. Fu data ad Agamennone come bottino di guerra e divenne la sua concubina. Quando egli la portò con sé a Micene, predisse anche la vendetta di Clitemnestra che attendeva sia il re che lei stessa.

Il mito secondo Christa Wolf

Una lettura molto attuale fu data dalla scrittrice tedesca Christa Wolf nel 1983. La “rilettura” si incentra su un modo diverso di vedere la profetessa greca, la quale alla fine dell’opera arriva alla conclusione che il suo dono non è divino e che la capacità di “vedere” il futuro affonda le sue radici nel decifrare il presente, cosicché tutti possono essere “veggenti”. Tuttavia per comprendere appieno il messaggio della Wolf, bisogna approfondire la sua biografia.

Biografia

Christa Wolf (originariamente Christa Ihlenfeld) nacque a Landsberg an der Warthe (nell’attuale Polonia) nel 1929. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza sotto Hitler e di conseguenza fu inquadrata nelle associazioni giovanili naziste. Dopo la guerra, a soli 20 anni, si iscrive alla SED (Partito Socialista Unificato di Germania), che presiede alla fondazione della DDR. Studia germanistica all’università di Jena e sposa lo scrittore Gerhard Wolf. Durante gli anni Cinquanta, crede fermamente nella missione politica della letteratura. Questi sono anni in cui si accentua sempre più la contrapposizione in blocchi tipica della Guerra Fredda, e a cui si accompagna l’accelerazione del piano quinquennale di programmazione economica, nella DDR, che opprime la popolazione. Grazie all’esperienza lavorativa in una fabbrica di vagoni ferroviari, comincia a riflettere sulla divisione tedesca, scrivendo una delle sue opere più importanti, Il cielo diviso.

Dopo l’unificazione della Germania, vennero fuori dagli archivi della DDR alcuni documenti che parlavano di una collaborazione della scrittrice con la STASI. Seguirono polemiche, che vennero poi ridimensionate dagli stessi documenti, i quali affermavano che la collaborazione con la Wolf fu presto accantonata, visto che l’informatrice riferiva fatti su cui si era già espressa in pubblico.

Christa Wolf muore nel 2011, all’età di 82 anni.

Cassandra

Cassandra, la figlia di Ecuba e di Priamo, la sacerdotessa di Apollo, la veggente, attende nella fortezza di Micene, davanti alla porta dei leoni, che il suo destino si compia. Agamennone, che l’ha condotta con sé da Troia, ha già varcato la soglia oltre cui lo attende la morte per mano di Clitemnestra. Cassandra è rimasta in attesa sul carro, insieme all’ancella e ai due gemelli avuti dal re Euripilo. La gente di Micene fa ressa per vederla, attornia il carro, ne conosce la fama di veggente e preme perché l’auriga la interroghi sul futuro della città.

Questa è la situazione da cui muove il “monologo interiore” della scrittrice tedesca. Mentre la profetessa attende il suo destino di morte, capisce di essere veramente viva, perché ricorda il proprio passato, fatto di brevissime gioie e molti dolori. Lei stessa ammette: «Anche io. Mai fui più viva che nell’ora della morte, adesso». Ed è qui che comincia un intrecciarsi dei piani temporali, molto simile al flusso di coscienza, dove passato, presente, ma anche futuro, si intersecano nella mente della protagonista. La memoria, quindi, gioca un ruolo fondamentale. Non la visione, non il futuro, non la profezia, ma la memoria.

La linea temporale della Troia della giovinezza, dell’ambizione di parlare agli uomini con voce di veggente si intreccia a quella della Troia in guerra, a quella dell’ascesa di Eumelo, capo della guardia reale, che pian piano utilizza il suo potere militare per attuare una forte repressione e mettere alle strette il re Priamo, attuando forse un vero e proprio colpo di stato. Il ritmo dell’indagine avvincente che porta Cassandra a svelare l’una dietro l’altra tutte le finzioni tessute dal Palazzo sull’intera Troia compone anche la storia della sacerdotessa d’Apollo che passa dall’uso di un «dono», la veggenza, in maniera conforme al potere, all’uso di quello stesso dono in funzione oppositiva. Cassandra dirà «no» ad Eumelo, a Priamo, e pagherà per questo con la prigionia. Si unirà allora alle comunità femminili dissidenti dello Scamandro, alle donne che si vedono nella casa del vecchio e saggio Anchise (padre di Enea). Ma il presente incalza, Troia brucia sotto il trionfo dei greci, che si condensano tutti nella figura di Achille «la bestia» (anche se già morto), colui che dopo aver sconfitto Pentesilea, regina delle Amazzoni, la uccide una seconda volta stuprandola pur morta.

Altra figura molto interessante è quella di Elena, pretesto della guerra, forse davvero rapita da Paride, ma subito persa in Egitto. Essa, in verità, non è causa di nulla. Elena non esiste. È l’infinito e molteplice fantasma per il quale gli umani combattono la loro guerra perduta. Alla fine il vincitore Agamennone cade sotto la scure di Clitemnestra ed ecco che la porta si apre: ora tocca a Cassandra.

Ma l’argomento su cui è necessario porre un’attenzione maggiore è il nesso cecità-veggenza e il vero significato di ognuna di queste due parole. Questo monologo, probabilmente, è l’evoluzione della “vista” sui fatti della protagonista, che da “cieca” diventa “veggente”. “Cieca” perché all’inizio vorrebbe utilizzare il suo sguardo e la sua voce in autonomia, ma al servizio della sua città e del padre Priamo, configurando una situazione ossimorica, destinata a non cominciare mai veramente, visto che lei stessa afferma: «Parlare con la mia voce: il massimo. Di più, altro, non ho voluto». E che questa volontà non poteva essere in accordo con la corte, Cassandra lo capirà molto presto (iniziando ad aprire veramente gli occhi), quando comincia a vedere le finzioni del Palazzo, a partire dagli oracoli commissionati dalla corte per innalzare il morale dei combattenti.

Anche gli dei perdono la loro dimensione ultraterrena e assumono una valenza metaforica, così come ogni vaticino e ogni discendenza divina, da quella di Achille a quella di Paride, sulla quale Cassandra dice: «[…nel palazzo non c’era bisogno di sprecare parole sul fatto che un’affermazione quale la discendenza divina di un essere umano era da intendersi come metafora]». Anche la sua veggenza lo diventa, insieme allo sputo di Apollo e la conseguente sentenza: «Tu hai il dono di predire il futuro. Ma nessuno ti crederà.» Questo “non credere” è proprio la cecità del genere umano, la cui causa viene esemplificata in un passo dell’opera stessa: «Sempre la stessa musica: non il misfatto, ma il suo annuncio fa impallidire, anche infuriare, gli uomini, lo so dalla mia esperienza. E so anche che preferiamo punire colui che nomina il fatto, piuttosto che colui che lo compie: in ciò siamo tutti uguali, come in tutto il resto. La differenza sta nel saperlo oppure no».

La cecità della protagonista si estingue quasi totalmente al ritorno della SECONDA NAVE (in ritorno dalla Grecia, dove si era recata, invano, per recuperare Enone), quando scopre che Calcante è voluto rimanere in Grecia. Inizia così la prima crisi, in cui Cassandra perde il controllo del proprio corpo, cadendo nell’ottenebramento. Ma le crisi ricorrenti della profetessa non sono da intendersi come l’irruzione del dio Apollo in lei, ma come l’arrivo ad una consapevolezza, e quindi al dolore che ne deriva, il quale sfocia in una “pazzia di sicurezza”: «[Solo la pazzia mi proteggeva dall’insopportabile dolore […] Così mi tenevo ben stretta alla pazzia, ed essa a me.».

Mentre Cassandra viaggia nei meandri della sua memoria, però, ritorna vigile sul presente: vede lo sguardo compiaciuto di Clitemnestra nel vedere il marito. Anche lei è cieca, non riesce a cogliere il presente e quindi il futuro: «[…] anche lei è colpita da quella cecità, che è connessa al potere. Anche lei non vedrà i segni. Anche la sua casa perirà».

Ma poi ritorna al passato. Vede il regime di polizia di Eumelo e vede che a causa di esso, Troia è diventata una comunità di ciechi, cittadini che, come prima si accennava, non vedono per comodo, e che intanto sono sorvegliati e puniti. Su questo campo minato si staglia anche la figura del re, completamente assoggettato al soldato, completamente cieco: «Cominciai ad avvertire che il re era ormai diventato cieco di fronte a tutti i motivi che si opponevano alla guerra, e che a renderlo cieco e sordo era stata la frase dei comandanti delle truppe: vinceremo».

La giovane profetessa si scinde tra tendenza alla conformità e necessità di dissonanza e presto diventa una dissidente. Tutto il monologo si svolge nell’arco di un crepuscolo. Quando il sole è ormai tramontato e vengono quelli che la uccideranno, Cassandra sa. Nessun dio le ha donato la veggenza. Il dono è solo la capacità tutta umana, che il potere asserve, corrompe e tacita, di vedere, di attivare il proprio corpo, di vedere il reale, di lasciar apparire sul tutto vedere il rovescio non visibile, di non accontentarsi di simulacri: «Ora posso vedere quello che non c’è, con quanta fatica l’ho imparato».

Archetipi

Tiresia

Indovino cieco. Compare già nell’Odissea, quando Ulisse, sceso nell’Ade, lo interroga e ne riceve profezie. Secondo una tradizione, fu privato della vista da Atena, che lo avrebbe reso cieco perché vista da lui nuda mentre faceva il bagno. Il compenso per la perduta vista corporea fu la facoltà divinatoria.

Edipo

Eroe greco del ciclo tebano. Nato da Laio re di Tebe e da Giocasta, il padre lo fa esporre sul monte Citerone, con le caviglie trafitte (donde il nome: «dai piedi gonfi»), per scongiurare l’avverarsi della profezia dell’oracolo di Delfi secondo cui Edipo lo avrebbe ucciso. Alcuni pastori di Corinto lo trovano sul monte e lo portano al loro re. Edipo restò, credendo di esserne figlio. Un giorno, recatosi a interrogare l’oracolo di Delfi, gli viene predetto che avrebbe ucciso il padre e sposato la madre. Atterrito, si allontana da Corinto e va nella Focide, dove, in seguito a un litigio sulla precedenza in uno stretto varco, uccide il vecchio Laio. Prosegue poi verso Tebe e, sciogliendo l’enigma propostogli dalla Sfinge, libera la città dal mostro, ottenendo in ricompensa il regno e la mano della regina Giocasta. Convive a lungo con la madre e ne ha quattro figli: Eteocle, Polinice, Antigone, Ismene; poi, scoppiata una pestilenza e imponendogli l’oracolo di ricercare l’uccisore di Laio, viene a conoscere la verità.

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Sintesi

redir:tesine/jobs-genio-visionario.html

Greco e mitologia - Cassandra di Christa Wolf

  • Filosofia - Freud
  • Arte - Surrealisti e Dalì
  • Ambito storico-politico - La visionarietà del Potere
  • Letteratura italiana - Italo Svevo
  • Letteratura Latina - Lucrezio
  • Cinema, passato e presente - Meliès e il 3D di Cameron
  • Ambito tecnologico - Steve Jobs
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