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Sommario
Introduzione........................................................................................................... 3
I valori del lavoro a livello antropologico................................................................4
Karl Marx e la sua concezione del lavoro............................................................8
Verga: la condizione del lavoro nell’Italia post-unitaria........................................15
Le riforme del lavoro di Giolitti............................................................................. 22
Lo Stato italiano è una Repubblica fondata sul lavoro e il contratto di lavoro......24
Il mio lavoro......................................................................................................... 28
Gardening and horticulture activities are a possibility of physical, psychological and social well being for elderly............................................................................38
La formazione permanente: verso una nuova visione dell’anziano......................39
Conclusione.......................................................................................................... 44
Indice.................................................................................................................... 44
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Introduzione
Ho scelto per la mia tesi il lavoro, perché è un valore importante della vita umana. Infatti, il lavoro occupa il nostro tempo, riassorbe energia e fatica, è fonte di aspirazioni e di soddisfazioni, di delusioni e di frustrazioni, è espressione di sé, è collaborazione con gli altri.
Nell'ambito della mia esistenza molto importante è il mio lavoro di operatore socio-assistenziale perché tramite esso miglioro la mia identità, approfondisco con più competenza la realtà, costruisco insieme ad altri, una società solidale.
Oltre alla valenza personale, la società nel suo complesso attribuisce al lavoro un valore culturale più o meno elevato. È importante collocare la professione dell’operatore socio-assistenziale nell'ambito della cultura del lavoro.
Ci sono tante concezioni di lavoro, in generale si lavora per sopravvivere, cioè per ottenere i mezzi che sono necessari alla vita umana. Ma la motivazione di sussistenza è troppo labile. Fare un lavoro che non piace e non gratifica è una mortificazione della personalità. Ho scelto questa tesi perché dal mio lavoro non mi aspetto solo una retribuzione adeguata, ma anche soddisfazioni psicologiche e sociali. Il lavoro è un valore in sé, perché contribuisce a realizzare la mia umanità, mi fa sentire parte attiva della società e costruisce in modo più completo il senso della mia esistenza. 3
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Partendo dalla concezione del lavoro, nell’introduzione, farò un excursus sulla concezione del lavoro di Marx, uno spaccato della condizione del lavoro negli anni post-unitari con Verga e la riforma del lavoro con Giolitti, poi passerò alla concezione del lavoro nella Costituzione e approfondirò il tema del contratto del lavoro. Dopo di che entrerò nel cuore della mia tesina, calandola dal generale al particolare, descrivendo il mio lavoro di operatore socio-assistenziale, e approfondirò gli aspetti teorici, socio educativi, relazionali, laboratoriali, passando dalla teoria alla pratica.
I valori del lavoro a livello antropologico
La funzione psicosociale del lavoro
Gli atteggiamenti verso il lavoro
I valori significativi del lavoro arcaici e moderni
Il lavoro, è una parola complessa, una categoria importante di molti ambiti specialistici, dall'antropologia alla teologia passando per la fisica e la filosofia. È un'attività produttiva che implica l'uso di energie fisiche e intellettuali per raggiungere uno scopo prefissato, e in generale per procurare beni essenziali per vivere o altri tipi di beni. Nel mondo moderno l'attività lavorativa viene esplicata con l'esercizio di un mestiere o di una professione e ha come scopo la soddisfazione dei bisogni individuali e collettivi.
Etimologia labor
Lavoro deriva dal latino con il significato di fatica. Sono noti i detti della letteratura classica "durar fatica" e "operar faticando". Ancora oggi in alcuni dialetti si utilizzano i termini "faticare", "andare a faticare", per intendere "lavorare" e "andare a lavorare". Altro termine di parlate italiane per "lavoro" è travaglio, dal latino tripalium (strumento di tortura), per esempio in siciliano "lavorare" si dice "travagghiari" e in piemontese "travajè".
Significati arcaici e moderni
Il lavoro ha, perciò, cambiato, nel corso del tempo, della civiltà e della cultura il suo significato. Una volta il lavoro, nella sua etimologia arcaica era associato alla sofferenza, al dolore, alla dipendenza, allo sfruttamento, allo sforzo, quasi fosse una restrizione della libertà personale.
Attualmente, questa parola ha una connotazione più positiva, è più vicina al desiderio, all'investimento, alla creatività in un processo complesso e multi determinato carico di significati simbolici, sia individuali che collettivi.
Attualmente il lavoro ha questi significati:
- Insieme di strategie personali e sociali per gestire le richieste dell’ambiente organizzativo.
- Insieme di effetti connessi con l’interazione tra persona e contesto di lavoro.
- Luogo di sentimenti ed emozioni di vario segno e intensità connesse con le interazioni sociali quotidiane.
- Terreno fertile per la costruzione di legami affettivi e sociali e, più in generale, di una delle forme moderne di cittadinanza – quella organizzativa – alle quale le persone sentono il diritto di aspirare.
Il lavoro è un processo cognitivo e sociale complesso in cui vengono esplicitati valori, norme e modelli di comportamento. Il lavoro, infatti, non è un’attività qualsiasi, ma coinvolge corpo e mente, implica costi energetici ed emozionali. Si svolge in un contesto di regole, vincoli e convenzioni che cambiano con il tempo, la cultura e lo sviluppo economico.
I valori del lavoro
Nelle società occidentali il lavoro è un valore forte e fornisce modelli di comportamento che le persone dovrebbero accogliere contribuendo all’equilibrio e al benessere del sistema sociale. I valori, culturalmente condivisi, del lavoro indicano che cosa dovrebbe essere il lavoro in termini di scopi individuali e collettivi e fissano degli standard per giudicare aspetti quali la competenza sociale e la moralità di un individuo.
I valori del lavoro si pongono alla base della costruzione dell’identità professionale e sociale. Esistono quindi due significati di fondo: quello sociale (interpretazione e valutazione degli oggetti lavorativi, desiderabilità, etica) e quello individuale (bisogni, investimenti, ricavi).
Avremo quindi:
- Una prospettiva sociale dove i valori e le scelte individuali seguono dei criteri socialmente condivisi (salvaguardia del bene comune, equità, imparzialità di trattamento, etc.).
- Una prospettiva individuale inerente i valori e le preferenze dei singoli rispetto a cosa ci si aspetta dal lavoro (esistenza confortevole, sicurezza personale e familiare, realizzazione e dignità personale, riconoscimento pubblico di sé).
Funzioni psicosociali del lavoro
Il lavoro racchiude in sé elementi psicologicamente significativi, mediati da agenzie di socializzazione che diffondono e rinforzano valori e credenze anche in relazione al lavoro.
Il significato del lavoro può essere così riassunto: è un’attività che ha uno scopo, un carattere strumentale, procura reddito, richiede energie e presenta aspetti di obbligo e costrizione; si colloca nel sistema sociale ed economico e viene percepito come occupazione principale dalla quale deriva un ruolo nella società. La realizzazione di queste funzioni e il grado di attrattiva per l’individuo dipendono dalle reali opportunità di lavoro; infatti, i lavori precari o dequalificati ostacolano in genere la formazione di legami significativi con il Sé.
Atteggiamenti verso il lavoro
In ogni epoca esistono rappresentazioni sociali del lavoro che concorrono a formare negli individui degli atteggiamenti specifici nei confronti del lavoro. Ad esempio, se nella rappresentazione del lavoro risultano centrali la stabilità, la sicurezza, la protezione, sono probabili atteggiamenti negativi nei confronti delle varie forme di flessibilità occupazionale, anche se ben ricompensate. Mentre i valori costituiscono criteri generali di valutazione, gli atteggiamenti verso il lavoro sono più specifici e riguardano oggetti e aspetti concreti della situazione effettivamente vissuta, sono quindi più numerosi dei valori, molto più vicini alle decisioni quotidiane e, proprio per questo, anche più facilmente modificabili.
Oltre agli atteggiamenti esistono anche reazioni affettive nei confronti del lavoro, cioè stati d’animo ed emozioni derivanti dall’esperienza presente e che influenzano il comportamento lavorativo. Diversi autori sostengono che le dinamiche del lavoro siano poco comprensibili se non si considera la dimensione affettiva e le emozioni (es. ricerca della fiducia, sentimenti di appartenenza, imbarazzo, paura, ecc.). Diversi studi segnalano effetti di aumento della creatività e dell’interazione sociale o di miglioramento della leadership proprio in presenza di stati d’animo positivi, così come la presenza di orientamenti emozionali negativi in caso di stress cronico e burnout. In generale, all’interno delle organizzazioni le persone eseguono un lavoro emozionale impegnativo, teso a regolare e controllare sentimenti ed emozioni e a manifestarli secondo forme socialmente accettabili. 7
Socialmente accettabili. Pagina
Karl Marx e la sua concezione del lavoro
Marx è un pensatore importantissimo per la tesina sul lavoro che presento.
Marx ha studiato la società del suo tempo, che presenta elementi assolutamente nuovi come la rivoluzione industriale, dominata dai borghesi detentori delle macchine e del capitale e formata da una nuova classe: il proletariato, che per vivere deve vendere la propria forza lavoro. L’ha criticata, ha colto la sofferenza di chi è parte di un sistema che “aliena” l’individuo e si sente ingranaggio, schiavo. Anche oggi è così, oggi, lo è tra il nord e il sud del mondo in una dimensione globalizzata, nel divario sociale tra cittadini del medesimo paese, nella precarietà che non lascia spazio al futuro. Marx è un grande studioso della filosofia del suo tempo, di cui critica l’idealismo, la troppa distanza con la realtà vissuta. Conosce il socialismo utopistico e le esperienze di Owen e Saint Simon, ma ne contesta la poca scientificità e il paternalismo. Fonda il pensiero socialista, analizza i meccanismi di lavoro della nuova società industriale, crea un complesso sistema di pensiero fra filosofia e sociologia. Fonda la sociologia. È il teorico del marxismo. Pone le basi scientifiche e mai realizzate di una nuova società.
La grandezza di Karl Marx sta nella capacità di capovolgere il processo storico che non parte più dal susseguirsi delle forme di governo ma risiede nella dialettica e nella lotta di classe.
Marx ha l’intuizione di riportare l’uomo al centro dell’indagine filosofica, non più lo Stato, ma l’uomo con le sue tensioni sociali, la sua incoerenza e la sua alienazione.
Ecco perché Marx è attuale, forse quanto nessun altro filosofo saprebbe essere in questi momenti di crisi, dove il nostro modello di sviluppo mostra sempre più i suoi difetti e le sue debolezze. 8
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Le caratteristiche generali del marxismo
Il marxismo è una delle componenti intellettuali e politiche più importanti dell’età moderna.
Il pensiero di Marx si fonda su un’analisi globale della società e della storia. Figura 1 - Karl Marx
Marx unisce la teoria e la prassi, vuole distruggere tramite la rivoluzione la struttura economica della società borghese per instaurare la dittatura del proletariato.
La critica allo Stato moderno e al liberismo
Alla base della sua teoria c'è la critica totale della civiltà moderna e dello Stato liberale. Esiste per lui una frattura fra società civile e Stato. Afferma che nella polis greca l'individuo era tutt'uno con la comunità. Ora invece nella società moderna l'uomo è costretto a vivere due vite: una come borghese, nell'ambito dell'egoismo degli interessi particolari, l'altra, la seconda, come cittadino ovvero come colui che è interessato al bene comune. Tutto ciò però è illusorio perché lo Stato non riesce a fare il bene comune, ma porta avanti soltanto gli interessi particolari delle classi più forti. Di conseguenza gli individui dell'epoca borghese, pur essendo diversi nella società si illudono di essere tutti uguali di fronte allo Stato. Per Marx l'unico modo per realizzare un nuovo modello di comunità è la radicale eliminazione della disuguaglianza fra gli uomini e in particolare quella che deriva dalla proprietà privata. L'arma per raggiungere questo obiettivo è la rivoluzione sociale e l'unico agente è il proletariato.
La critica all’economia borghese
Marx accusa la borghesia di assolutizzare il sistema capitalistico, considerandolo come il sistema economico immutabile e razionale, capace di produrre e distribuire ricchezza. La borghesia ha creato l’alienazione del proletariato. 9
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L’alienazione
Per Marx uno dei concetti fondamentali è l’alienazione che è di tipo economico, che costringe l’operaio a vendere se stesso come forza lavoro nell’ambito della società capitalistica.
Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività perché con la sua forza lavoro produce il capitale che non gli appartiene, ma anzi agisce come forza dominatrice nei suoi confronti.
È alienato rispetto alla sua stessa attività, che sente come lavoro forzato.
Egli è infatti solo lo strumento per fini estranei, per il profitto del capitalista. Egli si sente bestia quando si dovrebbe sentire uomo cioè quando lavora e si sente uomo quando soddisfa i suoi bisogni primari come mangiare e procreare come fanno le bestie. Queste funzioni diventano scopi ultimi e i unici della vita. Il lavoratore è alienato rispetto all’essenza stessa di uomo. Il lavoro che egli svolge nella società capitalista è lavoro forzato mentre dovrebbe essere creativo e universale il lavoratore è alienato rispetto al prossimo perché l'altro è il capitalista che lo tratta come un mezzo e lo priva del frutto della sua fatica.
La causa dell’alienazione è quindi la proprietà privata dei mezzi di produzione, in virtù della quale il capitalista può utilizzare la forza lavoro dei salariati per accrescere il proprio capitale.
La dis-alienazione può avvenire quindi solo con l’eliminazione della proprietà privata e con l’avvento del Comunismo.
La concezione materialistica della storia
La teoria dell'alienazione economica è la base di ogni altra alienazione e si basa sul materialismo storico. Marx rifiuta la dimensione puramente filosofica della storia, col suo materialismo storico tenta di individuare il vero motore del progresso, raggiungendo una visione obiettiva della società. 10
Marx afferma che il primo gesto storico dell'uomo è la produzione dei mezzi necessari a soddisfare i propri bisogni vitali. Dopo aver appagato il primo bisogno se ne avvertono di nuovi ed è questa l’azione dell’uomo nella storia: dare risposta a questi bisogni secondari, nascono così la famiglia, le diverse forme della proprietà, fino all'affermarsi della borghesia del capitalismo industriale. Lo sviluppo delle forze produttive materiali regola i rapporti fra gli uomini. Alla base di tutte le attività umane ci sono motivi economici. La religione, la morale, le sovrastrutture in genere, come la scuola, sono tutte basate sui motivi economici e sulla necessità della classe capitalistica dominante di affermare il proprio potere.
Distinzione tra struttura e sovrastruttura
Marx fa una distinzione tra struttura e sovrastruttura.
La struttura, ovvero il modo di produzione, è costituita da forze produttive (forza-lavoro, mezzi di produzione, conoscenze tecniche) e dai rapporti di produzione (rapporti tra lavoratori e datori di lavoro). La struttura economica è l’unico fattore realmente determinante della storia.
La sovrastruttura sta a indicare che, secondo il materialismo storico, i rapporti giuridici, le forze politiche, le dottrine etiche, artistiche, religiose e filosofiche non devono essere intese come realtà a se stanti, ma come espressioni della struttura di una società storica. Non sono le varie ideologie, quindi, a determinare la struttura economica di una società, ma è quest’ultima a determinare le ideologie. Le forze motrici della storia, quindi, non sono di natura ideale, bensì di natura socio-economica.
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Introduzione: valore umano del lavoro, tesina
Ho scelto per la mia tesi il lavoro, perché è un valore importante della vita umana. Infatti, il lavoro occupa il nostro tempo, riassorbe energia e fatica, è fonte di aspirazioni e di soddisfazioni, di delusioni e di frustrazioni, è espressione di sé, è collaborazione con gli altri.
Collegamenti
- Italiano
- Psicologia
- Inglese
- Pedagogia
- Storia