Liceo Classico Statale
“G. De Rogatis – D. Fioritto”
ESAME DI STATO 2013-2014
Progetto Multidisciplinare a cura di
Costantino Coco
Classe: V A classico
La Fisica come prodotto dell’incessante
bisogno dell’uomo di conoscenza.
La conquista della Luna, l’evento più
Esposizione della Storia della Fisica
Classica con
significativo
un occhio
per
di il
riguardo
tentativo
all’intento
dell’uomo
Dal “Sublime” di Kant al “Dolore”
di raggiungere nuovi “orizzonti”.
di trovare una legge fisica unificatrice.
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di Schopenhauer: un excursus
Presentazione
Esposizione
delle delle
leggi tappe
di Maxwell
salienti
che
della
del sentimento di Infinito
Conquista dello Spazio e
riuscì a coniugare Elettrostatica,
nell’uomo Romantico.
Magnetismo
contestualizzazione
e Ottica. storica.
Excursurs sul rapporto tra
uomo e divinità nella
letteratura Greca: dai poemi
omerici all’età ellenistica.
Seneca: maestro di vita per
raggiungere la divina felicità
attraverso un percorso “infinito”
verso la “virtus”. Cammino letterario
dalle Naturales Quaestiones al De
Vita Beata, con cenni a
Sant’Agostino. La Via Lattea, la Galassia per
eccellenza, uno dei primi oggetti
Tennyson’s Ulysses: a perfect celesti su cui l’uomo si interrogò,
symbol of infinity feeling of rappresenta l’inizio dello studio
man of every age. Analysis astronomico da parte dell’uomo,
and commentary on the assetato da sempre di conoscere
l’infinito.
poem.
Il viaggio di Dante nella Divina Commedia
come tentativo del Finito ri raggiungere
l’Infinito, in contrapposizione alla poetica
del “limite” di Montale. Analisi del XXXIII
Canto del Paradiso e la poesia
“Meriggiare pallido e assorto” di Montale.
Breve introduzione storica del calcolo
infinitesimale. Definizione di limite in generale, di
limite per x che tende a x e limite per x che
0
tende a infinito.
Percorso Multidisciplinare a cura di
Costantino Coco
Classe: V A classico
INDICE
1. PREFAZIONE………………………………………………………………………………........4
2
2. LETTERATURA GRECA E LATINA…………………………………………………………...7
2.1 Il ruolo della divinità nella letteratura greca………………………………………………....7
2.2 Seneca - tra virtus e felicità: un percorso di vita infinito………………………………….11
3. ITALIANO……………………………………………………………………………………….16
3.1 Dante: il Finito che raggiunge l’Infinito……………………………………………………..16
3.2 Montale: il “muro” come limite………………………………………………………………18
4. INGLESE………………………………………………………………………………………..20
4.1 Ulisse: tra angoscia del limite e “sete di Infinito”………………………………………….20
4.2 Analisi della poesia “Ulysses”………………………………………………………………21
5. FILOSOFIA……………………………………………………………………………………..23
5.1 Il “sublime” nella filosofia di Kant…………………………………………………………...23
5.2 L’Infinito nell’idealismo tedesco…………………………………………………………….24
5.3 Ricerca infinita dell’Infinito in Schopenhauer……………………………………………..26
6. STORIA…………………………………………………………………………………………28
6.1 La Conquista dello Spazio…………………………………………………………………..28
6.2 Contestualizzazione storica: Guerra Fredda……………………………………………...30
7. SCIENZE NATURALI………………………………………………………………………….33
7.1 La Via Lattea………………………………………………………………………………….33
7.2 Struttura e caratteristiche delle Galassie………………………………………………….35
8. FISICA……………………………………………………………………………………….....37
8.1 Breve storia della Fisica classica…………………………………………………………..37
8.2 Le Equazioni di Maxwell…………………………………………………………………….40
9. MATEMATICA…………………………………………………………………………………42
9.1 Breve storia del calcolo infinitesimale……………………………………………………..42
9.2 I limiti………………………………………………………………………………………….43 3
DEDICATO A
“COLUI CHE TUTTO MOVE”
PREFAZIONE 4
"Di tanti vuoti è costruita la pienezza dell'esistenza umana."
(Hugo Von Hofmannsthal)
Da sempre l’uomo si è interrogato sulla sua natura bidimensionale: oltre al corpo, visibile e
reale, la natura umana è caratterizzata anche da una parte invisibile che, per autori epici
quali Omero e Virgilio, era assimilata ad un "soffio" che abbandona il corpo nel momento
della morte. Soltanto grazie a Socrate si ridefinì il concetto di , ripreso e codificato poi
anche da Platone.
Il concetto è riformulato da Cartesio come "res cogitans" come elemento divino calato
nell'uomo, contrapponendola al corpo quale "res extensa" e quindi parte della materia
cosmica in generale. Dal XIX secolo in poi, con la nascita della psicologia, il concetto perde
i significati mitici e religiosi, per assumere quello tecnico di "funzione" cerebrale, emotiva,
affettiva e relazionale.
Di volta in volta i vari ambiti culturali e i vari pensatori hanno definito variamente la psiche,
sottolineando maggiormente uno o più degli aspetti sopra indicati, per cui il termine oggi
non è univoco. 5
Se per gli antichi greci la yuh era l'anima ed il "respiro vitale", nel corso del tempo col
medesimo termine ci si è altresì riferiti a tre concetti distinti, a seconda dell'ambito di
considerazione:
psiche come essenza spirituale, in ambito religioso;
psiche come insieme delle facoltà mentali e conoscitive, in filosofia;
psiche come complesso di funzioni non corporee, quale oggetto di studio della
psicologia.
Molti pensatori, siano essi filosofi o scienziati, sono concordi nel definire l’anima un’entità
universale invisibile e incompleta, cioè un vuoto inconscio presente in tutti gli uomini che
ognuno tenta di colmare con desideri, ambizioni, piaceri, conoscenza. È inutile evidenziare
che, però, nonostante i vari tentativi dell’uomo, la sua anima, il suo vuoto continuerà a
persistere, dando vita ad una infinita tensione verso un infinito mai raggiungibile.
Più l’uomo viene a conoscenza del proprio limite, più intensamente continuerà la sua
ricerca; ciò, però, non è un male dato che grazie a questa insoddisfazione innata, l’uomo è
riuscito a superare parte dei suoi limiti che ha dato origine al progresso cognitivo, filosofico,
scientifico e tecnologico che da sempre ha distinto l’uomo dagli altri esseri viventi.
Il processo cognitivo denominato “problem solving”, caratteristica principale soprattutto
negli uomini, ha consentito al genere umano di progredire, di scoprire nuovi “mondi”, di
desiderare più di quanto conoscesse, e, infine, di svelare parte dei “misteri” che si
estendono da un micro-universo a un macro-universo di varie branche della realtà.
Riguardo all’inappagamento dell’uomo Leopardi scrive nello Zibaldone «Tutto è o può
essere contento di se stesso eccetto l’uomo, il che mostra che la sua esistenza non si
limita a questo mondo, come quella dell’altre cose». Noi uomini siamo «miseri
inevitabilmente ed essenzialmente per natura nostra [...]. Cosa la quale dimostra che la
nostra esistenza non è finita dentro questo spazio temporale come quella dei bruti ». Nella
stessa pagina del testo miscellaneo Leopardi arriva ad affermare che «una delle grandi
prove dell’immortalità dell’anima è la infelicità dell’uomo paragonato alle bestie che sono
felici o quasi felici».
Nel testo si scorge un concetto chiave: l’insoddisfazione è la dimostrazione dell’eternità
dell’anima. Ciò spiega l’atteggiamento primitivo dell’uomo di ricercare al di là del “cielo” un
dio in cui confidare e a cui aspirare.
Concludendo, si può affermare che si dovrebbe aver rispetto di questo religioso sentimento
di insoddisfazione e di inquietudine, di questa tristezza che deriva da una tensione
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inesausta all’infinito, alla compiutezza e alla perfezione. L’insoddisfazione è il sentimento
che denuncia in maniera inconfondibile la statura umana, l’aspirazione all’Infinito del nostro
animo, la sua incapacità di accontentarsi di piaceri finiti e limitati, la necessità di incontrare
un piacere infinito che corrisponda al proprio cuore.
«Ciascuno provi ad esaminare il proprio pensiero. Lo troverà rivolto interamente al passato
o al futuro. Non pensiamo quasi mai al presente e se ci pensiamo, è solo per prenderne la
forza per disporre del futuro. Il presente non è mai il nostro fine. Il passato e il presente
sono i nostri mezzi: solo l'avvenire è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di
vivere e preparandoci sempre ad esser felici, inevitabilmente non lo siamo mai.»
(Blaise Pascal)
LETTERATURA GRECA E LATINA 7
L’Uomo alla ricerca di Dio attraverso il Mito e l’Eeudaimonia
“Il classico ci legge più di quanto noi lo leggiamo (ascoltiamo, percepiamo). Non c’è niente
di paradossale e ancora meno di mistico in questa definizione. Ogni volta che ci
confrontiamo con il classico, esso ci mette in questione, sfida le risorse della nostra
consapevolezza e del nostro intelletto, della nostra mente e del nostro corpo.”
George Steiner
Se volessimo rintracciare una polarità dialettica nella storia dell’uomo, potremmo
certamente identificarla con la seguente: Uomo – Dio. Sin dall’antichità l’uomo si è sempre
posto una domanda relativa al senso ultimo della vita. Esiste un Dio Intelligente? Cosa c’è
dopo la morte? Sono domande interessanti ma allo stesso tempo eternamente
enigmatiche, poiché destinate a non trovare risposta. Nonostante ciò l’uomo non si è mai
arreso alla speranza di poter contemplare l’Assoluto attraverso varie forme, di considerarlo
come artefice e architetto dell’Universo. Ogni cultura ha visto svilupparsi al suo interno
fenomeni religiosi, ritualità simboliche, che da una parte costituivano l’unico modo per
avvicinarsi al Dio, dall’altra invece rispondevano ad un’esigenza più strettamente sociale di
unità collettiva. 8
Al di là di questo, però, il rapporto tra Dio e l’uomo è sempre stato un rapporto tra la
superiorità e l’inferiorità, tra la causa e l’effetto, tra la Somma Intelligenza e le capacità
intellettive dei mortali. Che si faccia ricorso a dèi o ad una divinità poco importa; occorre
invece porre attenzione sul rapporto singolare tra gli uomini e la divinità. L’uomo ha sempre
progettato – nella storia della cultura – di avvicinarsi alla divinità: l’uomo nuovo è colui che,
rigenerato dall’esperienza divina, riscopre la sua nuova identità contemplandolo e
avvicinandosi a Lui. Non parliamo di precisi fenomeni religiosi, ma dell’esperienza
individuale.
La cultura dell’antica Grecia è fortemente impregnata dal tentativo da parte degli uomini di
svelare i misteri della vita: nasce così il mito. Esso non è una favola: quest’ultima, infatti,
tenta di creare un luogo fantastico in cui potersi rifugiare, lontano dai pericoli del mondo; Il
racconto mitico, invece, non nega la tragicità della vita, né il fatto che l’esistenza umana è
sofferente per i suoi limiti, ma cerca di dare un senso a tutto ciò.
Il mito greco, dunque, racconta della creazione del mondo, descrive nascite, genealogie e
caratteri delle divinità e il loro rapporto con gli umani. Il mito greco diventa, così, la base per
gran parte della produzione letteraria antica del nuovo pensiero occidentale che si sviluppa
dal X secolo a.C.
I poemi omerici, somma testimonianza scritta della capacità di una civiltà di elaborare storie
mitiche su cui fondare la propria cultura, per primi rappresentano la dicotomia Uomo –
Divinità. L’Iliade e l’Odissea ci propongono il rapporto tra uomo e divinità sotto due punti di
vista che rappresentano i due diversi sentimenti che l’uomo prova verso un’entità superiore,
cioè la religiosità e la cosiddetta “hybris”.
I poemi omerici ci rappresentano gli uomini mortali e gli dei immortali collocati su due
diversi piani: mentre gli dei vengono descritti come esseri che non temono la morte e
godono della loro immortale vita, spesso senza le remore della moralità, gli uomini sono
impotenti davanti alle decisioni divine, possono solo sottomettersi alla loro volontà o
pregarli affinché la loro decisioni siano modificate. Gli dei hanno così una fondamentale
importanza. Se per l'aspetto e il comportamento sono immaginati come una semplice
proiezione del mondo umano, essi, però, assumono un ruolo emblematico: alle divinità i
protagonisti assegnano le responsabilità dei propri sentimenti e azioni e, di conseguenza,
delle traversie che questi avranno procurato. Un exemplum significativo è la storia d’amore
tra Elena e Paride, i quali incolpano Afrodite della passione che li ha travolti e che ha
suscitato la funesta guerra di Troia. Nella mentalità greca, dunque, gli dei sono il simbolo
delle forze irrazionali e inesplicabili che agiscono sull'animo dell’individuo, annullando la
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sua autonoma volontà, rappresentano un richiamo alla complessità misteriosa della psiche
umana.
Uno spazio rilevante ha in Omero anche il mondo degli Eroi, che incarna il senso tipico
dello spirito classico: l’Eroe è un essere mortale, che però ha in sé qualcosa di divino,
qualcosa che lo spinge a desiderare l’infinito. Sente che è chiamato ad imprese epiche
eppure si rende conto dei propri lim
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Introduzione Uomo tesina
"Di tanti vuoti è costruita la pienezza dell'esistenza umana." (Hugo Von Hofmannsthal)
Da sempre l’uomo si è interrogato sulla sua natura bidimensionale: oltre al corpo, visibile e reale, la natura umana è caratterizzata anche da una parte invisibile che, per autori epici quali Omero e Virgilio, era assimilata ad un "soffio" che abbandona il corpo nel momento della morte. Soltanto grazie a Socrate si ridefinì il concetto, ripreso e codificato poi anche da Platone.
Il concetto è riformulato da Cartesio come "res cogitans" come elemento divino calato nell'uomo, contrapponendola al corpo quale "res extensa" e quindi parte della materia cosmica in generale. Dal XIX secolo in poi, con la nascita della psicologia, il concetto perde i significati mitici e religiosi, per assumere quello tecnico di "funzione" cerebrale, emotiva, affettiva e relazionale.
Di volta in volta i vari ambiti culturali e i vari pensatori hanno definito variamente la psiche, sottolineando maggiormente uno o più degli aspetti sopra indicati, per cui il termine oggi non è univoco.
Se per gli antichi greci era l'anima ed il "respiro vitale", nel corso del tempo col medesimo termine ci si è altresì riferiti a tre concetti distinti, a seconda dell'ambito di considerazione:
- Psiche come essenza spirituale, in ambito religioso;
- Psiche come insieme delle facoltà mentali e conoscitive, in filosofia;
- Psiche come complesso di funzioni non corporee, quale oggetto di studio della psicologia.
Molti pensatori, siano essi filosofi o scienziati, sono concordi nel definire l’anima un’entità universale invisibile e incompleta, cioè un vuoto inconscio presente in tutti gli uomini che ognuno tenta di colmare con desideri, ambizioni, piaceri, conoscenza. È inutile evidenziare che, però, nonostante i vari tentativi dell’uomo, la sua anima, il suo vuoto continuerà a persistere, dando vita ad una infinita tensione verso un infinito mai raggiungibile.
Più l’uomo viene a conoscenza del proprio limite, più intensamente continuerà la sua ricerca; ciò, però, non è un male dato che grazie a questa insoddisfazione innata, l’uomo è riuscito a superare parte dei suoi limiti che ha dato origine al progresso cognitivo, filosofico, scientifico e tecnologico che da sempre ha distinto l’uomo dagli altri esseri viventi.
Il processo cognitivo denominato “problem solving”, caratteristica principale soprattutto negli uomini, ha consentito al genere umano di progredire, di scoprire nuovi “mondi”, di desiderare più di quanto conoscesse, e, infine, di svelare parte dei “misteri” che si estendono da un micro-universo a un macro-universo di varie branche della realtà.
Riguardo all’inappagamento dell’uomo Leopardi scrive nello Zibaldone «Tutto è o può essere contento di se stesso eccetto l’uomo, il che mostra che la sua esistenza non si limita a questo mondo, come quella dell’altre cose». Noi uomini siamo «miseri inevitabilmente ed essenzialmente per natura nostra [...]. Cosa la quale dimostra che la nostra esistenza non è finita dentro questo spazio temporale come quella dei bruti». Nella stessa pagina del testo miscellaneo Leopardi arriva ad affermare che «una delle grandi prove dell’immortalità dell’anima è la infelicità dell’uomo paragonato alle bestie che sono felici o quasi felici».
Nel testo si scorge un concetto chiave: l’insoddisfazione è la dimostrazione dell’eternità dell’anima. Ciò spiega l’atteggiamento primitivo dell’uomo di ricercare al di là del “cielo” un dio in cui confidare e a cui aspirare.
Concludendo, si può affermare che si dovrebbe aver rispetto di questo religioso sentimento di insoddisfazione e di inquietudine, di questa tristezza che deriva da una tensione inesausta all’infinito, alla compiutezza e alla perfezione. L’insoddisfazione è il sentimento che denuncia in maniera inconfondibile la statura umana, l’aspirazione all’Infinito del nostro animo, la sua incapacità di accontentarsi di piaceri finiti e limitati, la necessità di incontrare un piacere infinito che corrisponda al proprio cuore. La seguente tesina permette anche altri collegamenti interdisciplinari.
«Ciascuno provi ad esaminare il proprio pensiero. Lo troverà rivolto interamente al passato o al futuro. Non pensiamo quasi mai al presente e se ci pensiamo, è solo per prenderne la forza per disporre del futuro. Il presente non è mai il nostro fine. Il passato e il presente sono i nostri mezzi: solo l'avvenire è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere e preparandoci sempre ad esser felici, inevitabilmente non lo siamo mai.» (Blaise Pascal)
Collegamenti
Uomo - Tesina
Greco: L'excursus del ruolo della divinità nelle opere greche dall'età arcaica a quella ellenistica, per spiegare la ricerca di Dio da parte dell'uomo.
Latino: Seneca e il suo percorso infinito verso la virtus per trovare la vera felicità.
Italiano: Paradiso di Dante come espressione della tensione del Finito verso l'Infinito in contrapposizione con la "poetica del limite" di Montale.
Inglese: Ulysses of Alfred Lord Tennyson.
Filosofia: Il sublime kantiano, l'idealismo tedesco e la "cieca volontà" di Schopenhauer come dimostrazioni del sentimento di infinito.
Storia: La conquista dello Spazio e contestualizzazione con la Guerra Fredda.
Scienze Naturali: l'uomo al di là del cielo e lo studio della Via Lattea e le altre galassie.
Fisica: Un excursus della storia della fisica considerata come frutto dell'insoddisfazione conoscitiva dell'uomo; approfondimento sulle Equazioni di Maxwell.
Matematica: breve storia del calcolo infinitesimale e definizioni di Limite (in tutti i casi) e di continuità di una funzione.