Estratto del documento

Istituto tecnico economico

Giovanni Agnelli di Cesenatico

Tesina finale

Uguaglianza e libertà

Diritto: articoli 2 e 3 della Costituzione

italiana

Libertà ed uguaglianza, nelle moderne Costituzioni, rappresentano i due principi fondamentali su cui si basano i rapporti tra lo Stato e la società civile.

Anche la Costituzione italiana fa riferimento a questi due principi: all'art. 2 infatti “riconosce i diritti inviolabili dell'uomo” e all'art. 3 stabilisce il principio di uguaglianza.

Tuttavia i due concetti sono in realtà contraddittori tra loro, infatti una completa libertà degli individui porterebbe ad una massima diseguaglianza e al contrario, una massima uguaglianza non potrebbe essere raggiunta se non riducendo al minimo la libertà di tutti. Quindi maggiore è la libertà, minore è l'uguaglianza e viceversa.

La Costituzione italiana ha deciso di non adottare né la concezione liberale (massima libertà a discapito dell'uguaglianza), né la concezione socialista (massima uguaglianza a discapito della libertà), ma preferisce una via di mezzo.

La libertà può essere intesa come libertà formale e libertà sostanziale.

Per libertà formale s'intende l'assenza di divieti da parte dello Stato, quindi un cittadino è libero di tenere qualsiasi comportamento purché non sia espressamente vietato da una norma.

Tuttavia, il pensiero socialista critica fortemente questa concezione liberale in quanto al fatto che lo Stato non ponga dei divieti non consegue che i cittadini possano avere i mezzi economici per adottarli. Per esempio: per quanto riguarda la libertà di stampa (prevista dall'art. 21 della Costituzione) non è sufficiente che lo Stato la permetta, ma occorre anche che i soggetti possiedano le risorse per poter pubblicare una rivista.

Con la libertà sostanziale lo Stato deve intervenire per far sì che i diritti possano essere realmente esercitabili da tutti, mettendo a disposizione i mezzi economici e materiali.

La stessa contrapposizione c'è per l'uguaglianza: quella formale pone tutti i cittadini uguali davanti alla legge attribuendo gli stessi diritti, quella sostanziale dà a tutti la stessa possibilità di esercitarli.

Articolo 2 della Costituzione: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.”

I termini riconosce e garantisce indicano che la Costituzione ritiene che questi diritti appartengano già all'uomo in quanto tale e lo Stato si limita a garantirne il rispetto.

Sono inoltre inviolabili perché essi non possono essere mai limitati (tranne nei casi previsti dalla legge) e non possono essere aboliti neanche attraverso la modifica dello stesso testo costituzionale.

Articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Il primo comma enuncia il principio dell'uguaglianza formale, quindi che la legge è uguale per tutti e non deve effettuare discriminazioni. Questo è molto importante in quanto le leggi che effettuano qualche forma di discriminazione possono essere annullate dalla Corte costituzionale.

Il secondo comma enuncia il principio dell'uguaglianza sostanziale, affermando che è compito della Repubblica, quindi dello Stato, intervenire al fine di fornire ai soggetti più deboli i mezzi per esercitare i propri diritti.

Anche per quanto riguarda la parità tra uomo e donna ci si è resi conto che l'uguaglianza formale non è sufficiente per fornire un'effettiva condizione di uguaglianza. Infatti non basta avere pari diritti, ma occorre avere pari opportunità.

Geografia: gli squilibri di genere

L'indice di sviluppo di genere

Nel mondo esistono delle profonde disuguaglianze di genere (ovvero tra uomini e donne), nel campo del lavoro, nella possibilità di istruirsi e nell'esprimere liberamente la propria personalità, in particolare nelle società più povere.

Con il “Rapporto sullo sviluppo umano” del 1995 è stato introdotto un indicatore specifico per misurare il livello di queste disuguaglianze in ogni Paese, dato che non vengono prese in esame dall'ISU (indice sviluppo umano). L'indice di sviluppo di genere è in grado di evidenziare queste diseguaglianze, utilizzando gli stessi indicatori dell'ISU (cioè l'aspettativa di vita, il tasso di analfabetismo negli adulti, e il reddito pro-capite) considerando i dati relativi alla componente maschile della popolazione e confrontandoli con quelli della componente femminile.

Per quanto riguarda l'aspettativa di vita risulta più elevata nella popolazione femminile (a causa di fattori biologici), ma succede il contrario per quanto riguarda il reddito: in alcuni Paesi la differenza di reddito tra uomini e donne è del 40% e il 60% dei lavoratori sottopagati sono donne.

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Sintesi

Collegamenti Uguaglianza & libertà, tesina

  • Diritto - articoli 2 e 3 della Costituzione italiana
  • Geografia economica - gli squilibri di genere
  • Scienze delle Finanze - principi di equità contributiva
  • Storia - la limitazione delle libertà nel XX secolo
  • Italiano - "Libertà" di Giovanni Verga
  • Inglese - The UK Parliament
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