Gavardi Erika, classe 5^U, tesina d’Esame
Il Superuomo
Il concetto di oltreuomo (tedesco: Übermensch) viene introdotto dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. In italiano è soprattutto noto con il termine superuomo; gli studiosi chiarificano, peraltro, la congettura per cui l'oltreuomo è un uomo potenziato, laddove egli rappresenta invece l'uomo che va oltre i propri limiti. È una figura ideale, capace di riconoscere i propri limiti, e che, attraverso l'uso della conoscenza e del pensiero filosofico, li trascende superando in questo modo sé stesso.
Esistono alcune concezioni diffuse, ma ritenute inesatte, su questa figura: in particolare che corrisponda all'ideale di razza pura del nazismo, oppure che sia affine ai supereroi dei fumetti. In realtà l'oltreuomo di Nietzsche è un ideale traguardo evolutivo della specie umana, senza particolari connotazioni biologiche, né soprannaturali. Il pensiero di Nietzsche mira alla creazione di valori liberamente scelti dall'uomo e non a un potere legato alla discriminazione razziale.
Il superomismo non è stata comunque una novità assoluta introdotta da Nietzsche. Per esempio, già Emerson, ispirandosi al culto degli eroi di Carlyle, parlava di una variegata serie di figure umane idealizzate come i "grandi uomini", gli "uomini rappresentativi", "il Poeta", il "Pensatore", il "semidio", ma anche l'uomo della potenza e della sovrabbondanza vitale, che Emerson chiamava plus man nel saggio Potenza. Probabilmente l'übermensch nietzschiano è stato mutuato da questa espressione.
Nella sua opera Così parlò Zarathustra Nietzsche spiega i tre passi che l'essere umano deve seguire per divenire superuomo:
- Possedere una volontà distruttiva, in grado di mettere in discussione gli ideali prestabiliti;
- Superare il nichilismo, attraverso la gioia tragica e il recupero della volontà di potenza;
- Perpetrare e promuovere eternamente il processo di creazione e rigenerazione dei valori sposando la nuova e disumana dimensione morale dell'"amor fati", che delinea un amore gioioso e salubre per l'eternità in ogni suo aspetto terribile, caotico e problematico.
Friedrich Nietzsche
(1844 – 1900)
Friedrich Wilhelm Nietzsche ebbe un'influenza articolata e controversa sul pensiero filosofico e politico del Novecento. Il suo pensiero è considerato uno spartiacque della filosofia contemporanea ed è oggetto di divergenti interpretazioni.
Esame di Stato
Anno Scolastico 2007/2008 1
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Nietzsche criticò i valori della società. Egli individua la storia come un lungo processo di decadenza dell'uomo, come una negazione della vita. La negazione della libertà è invece, secondo il filosofo, il destino dell'uomo.
Il destino dell'uomo dovrà essere perseguito attraverso l'esercizio della volontà di potenza che condurrà l'uomo alla condizione di oltreuomo, colui che impone i propri significati e la propria volontà.
L'oltreuomo di Nietzsche va inteso come il creatore di nuovi valori e non come mero distruttore; inoltre è colui che riesce a liberarsi dai pregiudizi e dai vecchi schemi, è uno spirito libero. Ma il concetto più importante di oltreuomo è che, chiunque poteva incarnarsi in esso e non solo poche persone. La realizzazione di questo uomo viene vista come una conquista intellettuale e individuale.
Purtroppo il concetto di oltreuomo fu frainteso dai nazisti. Infatti la concezione nazista gli attribuì la capacità di usare violenza al di là del bene e del male.
La storia della cultura occidentale è basata sul nichilismo, cioè sulla decadenza. Infatti, il nichilismo è il processo in cui i concetti principali capitali della metafisica si annullano e si rivelano infondati.
L'umanità occidentale è passata attraverso il cristianesimo. Questa ha la capacità di percepire il senso di vuoto dovuto alla “Morte di Dio”, cioè al venire a meno di ogni certezza metafisica, conosciuta meglio come nichilismo passivo.
È possibile uscire dal nichilismo riconoscendo che è l'uomo stesso la sorgente di tutti i valori e delle virtù della volontà di potenza, meglio conosciuta come nichilismo attivo.
Con la stesura de “La nascita della tragedia”, in cui il filosofo analizza la cultura e la civiltà greca, si arriva ad analizzare i due valori dominanti quali: lo spirito dionisiaco e lo spirito apollineo.
Il primo ritrae la volontà di potenza che è l'elemento di affermazione della vita e della spontaneità dello spirito umano. È un impulso che esprime la forza vitale propria del superuomo, che è l'ebbrezza che scaturisce dall'accettazione della vita e che trova la sua manifestazione nella musica e nella danza. La sua innovazione sta nel ricondurre alla dimensione naturale l'essere umano che abbandona ogni forma di costrizione e può liberarsi in un'estasi di natura e sensi.
A tutto ciò piano piano si sostituisce lo spirito apollineo che deriva da Apollo, Dio della serenità e dell'armonia delle cose.
Il secondo, invece, ritrae la razionalità che è l'impulso umano che sfugge davanti al caos. È l'impulso che è capace di comprendere l'essenza del mondo come ordine e che spinge l'uomo a produrre forme armoniose, rassicuranti e razionali che si ritrovano nell'uomo esteta decadentista.
La morte di Dio
Secondo Nietzsche i valori del cristianesimo sono solo ipocrisia. Nietzsche, infatti, afferma che i valori morali nascono anche dall'incapacità dell'uomo di vivere secondo quei valori terreni spontanei e vitali, di conseguenza i valori che vengono affermati sono quelli dei vinti, cioè di quelle persone che non sono capaci di vivere e si pongono, perciò, dei valori metafisici.
Esame di Stato
Anno Scolastico 2007/2008 2
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Nietzsche disse infatti: ”Se Dio non esiste, tutto è permesso”. In poche parole, tolto Dio l'uomo ha come scopo della vita il nulla.
Perché l'uomo deve cercare pace e giustizia?
Questi due valori sono universali per tutti gli uomini, ma senza Dio hanno ancora un senso?
L'uomo diventa così uno strumento di misura. Così facendo si va incontro al rischio di scontro tra gli uomini perché ognuno crede di essere il portatore di qualcosa.
L’eterno ritorno
La dottrina dell'eterno ritorno è presentata in Così parlò Zarathustra, in cui uno Zarathustra immaginario è presentato come "maestro dell'eterno ritorno". Ciò che ritorna non è qualcosa in particolare, ma il carattere della non conflittualità, solo della conflittualità empirica tra elementi materiali, ma anche tra Valori, senza inizio e senza fine.
Verità e Scopi. Inoltre "eterno" significa "Ritorno" non ripetizione può significare: se così fosse, infatti, bisognerebbe pensare ad una temporalità finita. Ma in tal modo "ritorno" non potrebbe stare insieme ad "eterno" nel senso in cui "eterno" significa: senza inizio e fine senza inizio e fine, infatti, esclude la possibilità di pensare la forma della successione e, quindi, di usare "ritorno" come sinonimo di ripetizione.
Pertanto "ritorno" va inteso come metafora del divenire, ma un divenire che è anche "abbandono" alla vita e all'istinto. Nietzsche vede il comportamento del superuomo come la pietra che si lascia levigare dall'acqua.
A questo punto è possibile sostituire la formula "eterno ritorno dell'uguale" con quella "incessante divenire della conflittualità". Va precisato che l'"eterno ritorno" non deve diventare oggetto o pretesto di una nuova religione, inoltre che il pensiero di esso non ha nulla a che fare con i modelli ciclici, come ad esempio quello stoico.
Le conseguenze dell'intendere e dell'esprimere l'eterno ritorno dell'uguale come incessante divenire della conflittualità sono rilevanti. In particolare, ne deriva la necessità di cogliere e vivere l'innocenza del divenire, di abbracciare il presente, l'attimo nella sua interezza, piacere e dolore, vita e morte, un dire di sì a tutto: se infatti il carattere del divenire è proprio non solo delle cose da valutare ma anche dei criteri di valutazione, non è possibile cadere nella presunzione di dare un giudizio definitivo ed assoluto su alcunché. Perciò Nietzsche potrà affermare che il divenire "è giustificato in ogni attimo".
Ma la comprensione e l'esperienza dell'innocenza del divenire portano a conseguenze altrettanto rilevanti; in primo luogo conducono all'emancipazione dal finalismo: se tutto diviene, divengono anche i fini, e nessuno di essi può legittimamente pretendere di porsi come Fine Ultimo. Non solo: liberarsi dal finalismo significa guarire anche dalle sue complicazioni più pericolose: dalla intenzionalità di superficie delle azioni; dalla credenza che la storia umana abbia un fine supremo; dall'ipotesi che la natura si sviluppi secondo qualche direzione. In secondo luogo, assumere pienamente l'innocenza del divenire
Esame di Stato
Anno Scolastico 2007/2008 3
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significa liberarsi dall'illusione di poter intendere e definire ogni azione umana in modo netto e inequivocabile.
Ma v'è anche un'altra importante conseguenza a cui porta l'esperienza dell'eterno ritorno: la guarigione dal risentimento e dalla volontà di vendetta. Entrambe queste malattie dipendono infatti dal considerare il passato come uno stato di cose in cui è possibile individuare qualcuno responsabile di qualcosa; d'altra parte considerando in tal modo il passato, spesso si costruisce il futuro come risposta risentita, come progetto di rivalsa e come occasione di vendette. In ciò risiede l'elemento fatalistico del pensiero nietzschiano che per quanto rifiuti lo stoicismo, per i suoi elementi razionalisti e per quelli moralistici, lo riprende abbastanza dal punto di vista ontologico.
Dizionarietto dei termini filosofici
Dionisiaco (spirito)
Spirito dionisiaco
Lo è la parte irrazionale dell'individuo e dell'esistenza, la parte caotica e non rinchiudibile all'interno di una trattazione sistematica e ordinata, vera parte dominante della vita vista come ebbrezza, sensualità, esaltazione ed entusiasmo. Dopo Socrate, questa parte dell'uomo viene negata per far posto esclusivamente alla parte razionale.
Apollineo (spirito)
Spirito apollineo
Lo è quel tentativo (propria soprattutto dell'Antica Grecia) di spiegare la realtà tramite costruzioni mentali ordinate, negando il caos che è proprio della realtà e non considerando l'essenziale dinamismo della vita. Lo spirito apollineo, cioè, è la componente razionale e razionalizzante dell'individuo, contrapposta allo spirito dionisiaco, che rappresenta il suo contrario.
Volontà di potenza
Volontà di potenza
La è quella forza creativa e creatrice propria dell'uomo e di ogni forma di vita, tale da trascendere ogni formalizzazione, che rappresenta l'essenza autentica della vita umana. L'Oltreuomo è colui che è capace di assumere su di sé tutto il peso, e la leggerezza, della piena espressione della volontà di potenza.
Esame di Stato
Anno Scolastico 2007/2008 4
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Il nazismo
La terminologia nazismo (contrazione di nazionalsocialismo) definisce l'ideologia e il movimento politico tedesco collegati all'avvento al potere in Germania nel 1933 da parte di Adolf Hitler, conclusosi alla fine della seconda guerra mondiale con la conquista di Berlino da parte delle truppe sovietiche (maggio 1945).
Il nazismo sposa una forma nazionalista e totalitaria di socialismo.
Il nazismo trae origine dal partito politico guidato da Adolf Hitler, l'NSDAP (Partito operaio nazionalsocialista tedesco), ed è basato sul programma politico indicato da questi nel libro Mein Kampf.
Una volta raggiunto il potere tramite una regolare elezione, si trasformò in dittatura, con un programma di eliminazione anche fisica degli avversari politici e di persone appartenenti a categorie ritenute inferiori o dannose per la società, quali gli ebrei, gli slavi, gli omosessuali, i portatori di handicap e i ritardati mentali.
La Germania di questo periodo storico viene indicata come Germania nazista. Il nazismo veniva anche chiamato nazionalsocialismo. Gli aderenti al nazismo erano detti nazisti. Il nazismo è fuorilegge nella Germania odierna, anche se alcuni resti, denominati neonazisti, continuano ad operare in Germania e all'estero.
In base al Mein Kampf (La mia battaglia), Hitler sviluppò le sue teorie politiche, partendo dall'attenta osservazione delle politiche dell'Impero Austro-Ungarico. Egli nacque come cittadino dell'Impero, e credeva che questo fosse indebolito dalla diversità etnica e linguistica. Inoltre, vedeva la democrazia come una forza destabilizzante perché poneva il potere nelle mani delle minoranze etniche, che erano perciò incentivate a indebolire ulteriormente l'Impero.
Secondo i nazisti, un ovvio errore di questo tipo è quello di permettere o incoraggiare il plurilinguismo all'interno di una nazione. Il cuore dell'ideologia nazionalsocialista era il concetto di razza. La teoria nazista ipotizzò la superiorità della razza ariana come "razza dominante" su tutte le altre e in particolare sulla 'razza ebraica'. Il concetto di "razza" è l'essenza della dottrina pseudoscientifica nazista. Per il nazionalsocialismo una nazione è la più alta espressione della razza; quindi una grande nazione è la creazione di
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una grande razza. La teoria dice che le grandi nazioni crescono con il potere militare, e ovviamente il potere militare si sviluppa da culture civilizzate e razionali. Queste culture naturalmente crescono da razze dotate di una naturale buona salute e con tratti di aggressività, intelligenza e coraggio. Le nazioni più deboli sono quelle la cui razza è impura: sono perciò divise e litigiose, e quindi producono una cultura debole. Le nazioni che non possono difendere i loro confini erano quindi definite come le creazioni di razze deboli o schiave. Le razze schiave erano ritenute meno meritevoli di esistere rispetto alle razze dominanti. In particolare, se una razza dominante necessitava di "spazio vitale", si riteneva avesse il diritto di prenderlo e di eliminare o ridurre in schiavitù le razze schiave indigene. Come conseguenza, le razze senza una patria venivano definite "razze parassite": più gli appartenenti a una razza parassitaria erano ricchi e più virulento era considerato il parassitismo. Una "razza dominante" poteva quindi rafforzarsi facilmente eliminando le "razze parassitarie" dalla propria patria. Questa era la giustificazione teorica per l'oppressione e l'eliminazione fisica degli ebrei e degli slavi, un compito che anche molti nazisti trovavano personalmente ripugnante ma che compivano giustificando le loro azioni in nome dell'obbedienza allo Stato nazista. L'uomo che riconosce queste "verità" era detto "capo naturale", quello che le negava era uno "schiavo naturale". Gli schiavi, soprattutto quelli intelligenti, si riteneva cercassero sempre di ostacolare i padroni promuovendo false religioni e dottrine politiche. Per iniziare a diffondere questo pensiero e farlo assimilare dalla popolazione venivano mostrati filmati di tedeschi deformi, fisicamente o mentalmente, fatti giungere adagio da tutta la Germania in alcuni centri di raccolta, mettendo in evidenza i loro problemi fisici e mentali; furono questi i primi esseri umani bruciati nei forni dai nazisti. All'inizio queste operazioni di sterminio erano fatte di nascosto. Si usarono i mezzi di comunicazione dell'epoca per far accettare alla gente queste pratiche come qualcosa di necessario per il bene comune. Vennero inoltre prese informazioni su molte persone per verificare se effettivamente erano originarie della Germania o avevano parentele non ariane. Venne sviluppato un ideale di persona ariana con determinate caratteristiche (colore degli occhi, dei capelli, ecc.): molte donne tedesche che corrispondevano a tali caratteristiche erano costrette ad unirsi ad uomini tedeschi per generare figli di razza pura ariana. Tutto questo venne fatto in apposite strutture dove ogni bambino non aveva una madre o un padre, ma doveva essere allevato alle ideologie naziste fin da piccolissimo in modo da poter un giorno servire la patria dove meglio erano le sue attitudini.
Il nazismo non fu incentrato solo sulla razza ma le sue radici ideologiche sono molto più profonde e possono essere trovate nella tradizione romantica dell'Ottocento. Molto spesso il pensiero del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche è indicato come principio del nazismo, soprattutto nella descrizione del "Oltreuomo", anche "Superuomo" o Übermensch in tedesco (Hitler stesso si dichiarò tale).
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