Estratto del documento

La libertà

Ho scelto di affrontare il tema della libertà, in quanto credo sia diritto fondamentale dell’uomo essere libero, la condizione di chi non è prigioniero e non ha restrizioni, non è confinato o impedito.

La libertà in senso più ampio è anche la facoltà dell'uomo di agire e di pensare in piena autonomia, è la condizione di chi può agire secondo le proprie scelte, in certi casi grazie ad un potere specifico riconosciutogli dalla legge.

La libertà è inoltre la qualità fondamentale e specifica dell'uomo, che lo costituisce come persona, e che consiste nel non essere assoggettato ad un ordine chiuso e precostituito, ma nell’avere una natura aperta, che, pur nei limiti derivanti dalla sua caratteristica di essere finito, gli consente di autoprogettarsi e ad autorealizzarsi in base alle scelte che compie; e, corrispondentemente, condizione esistenziale dell’uomo che, con un impegno morale e intellettuale, supera gli ostacoli che impediscono la messa in opera di tale sua qualità, e, al contempo, l’attua progressivamente e ne fruisce.

Nonostante nel corso dei secoli questo ideale si sia progressivamente affermato, da sempre gli uomini hanno combattuto e stanno ancora lottando, per dichiararsi liberi ed esserlo realmente.

Al suono di questa parola nascono sentimenti di felicità, di gioia, ma anche di ribellione e di sofferenza che scrittori, filosofi e pittori hanno espresso nelle loro opere.

Storia dell’arte

Delacroix: “La libertà guida il popolo”

Letteratura italiana

Verga: da “Novelle Rusticane”: “Libertà”

Fisica

Il campo elettrico

Scienze biologiche

L’origine della vita e la teoria dell’evoluzione di Darwin

Letteratura italiana

Pirandello: fuga dalle convenzioni sociali come libertà

Filosofia

Schopenhauer: il mondo come volontà e rappresentazione

Storia

“I Totalitarismi: libertà negata”

Filosofia

Freud: la coazione a ripetere come nevrosi

Letteratura inglese

Orwell: “1984” tecnologia contro la libertà

Divina commedia

XVII canto del Paradiso

Letteratura latina

Seneca: “La libertà del saggio”

Liceo Scientifico “Parmenide” Roccadaspide

a. s. 2006/2007

Guerra Antonella

Classe V D

Il totalitarismo

Il termine Totalitarismo indica la forma di governo e l'ideologia che subordina tutte le attività sociali, economiche e politiche, intellettuali, culturali e spirituali ai fini del gruppo dominante.

Si tratta di una forma di dittatura affermatasi nel Novecento in concomitanza con l’avvento della società di massa e lo sviluppo della tecnica, fattore essenziale per l’esercizio di un dominio assoluto e onnipervasivo.

Se, infatti, nei regimi autocratici come il dispotismo, l'assolutismo e la tirannia, gli individui potevano condurre una vita relativamente autonoma, purché ai margini della politica, in un sistema totalitario il singolo deve invece conformarsi all'ideologia del partito unico al potere, che si identifica con lo stato.

Articolazione del regime totalitario

In un regime totalitario i membri del partito al potere diventano l'élite del paese; tutta la società è assoggettata a un'organizzazione gerarchica nella quale ogni individuo deve rispondere a qualcun altro sopra di lui, con l'unica eccezione del capo supremo, che non risponde a nessuno.

Tutti i gruppi non allineati al potere vengono annientati.

La soggezione totale dei singoli individui al partito è ottenuta mediante un'estesa burocrazia, il monopolio dei mezzi di comunicazione, un'efficiente polizia segreta, il controllo politico delle forze armate e una forte centralizzazione dell'economia.

Il partito possiede tutti i mezzi di comunicazione attraverso i quali i cittadini ricevono informazioni, orientamenti, direttive.

Giornali, riviste, radio e televisione, teatro e cinema sono controllati dal centro.

Infine, le forme di manifestazione del pensiero che non si conformano alla linea del partito ossia alla sua interpretazione ideologica della realtà sono colpite dalla censura.

Esempi più eclatanti

Gli esempi più eclatanti di regimi totalitari sono stati la Germania sotto il nazionalsocialismo di Adolf Hitler e l'Unione Sovietica soprattutto durante il periodo stalinista, ma non sono mancate altre manifestazioni del fenomeno, sia pure in forme meno compiute e articolate, nell’Europa dell’Est, in Italia durante il fascismo di Benito Mussolini, in Asia e in America latina: in questi casi, tuttavia, gli studiosi sottolineano l’assenza di alcuni elementi costitutivi dei totalitarismi nazista e sovietico, in particolare per quanto riguarda il grado di penetrazione dell’ideologia nella società e nelle istituzioni.

Il fascismo fu un movimento politico italiano, fondato da Benito Mussolini nel 1919.

La parola deriva dal “fascio littorio”, che era il simbolo del potere nell’antica Roma.

Le origini del fascismo

Il fascismo nacque in Italia in una situazione politica ed economica particolare.

L’Italia era uscita vittoriosa dalla prima guerra mondiale e aveva ampliato il suo territorio.

Nonostante ciò, le conseguenze del conflitto furono molto gravi: oltre 600.000 morti e un milione di invalidi e feriti.

Non meno grave era la situazione economica in cui si trovava il paese, distrutto dalla guerra e sommerso dai debiti.

Non solo le promesse di un lavoro sicuro, fatte ai reduci di guerra (cioè a coloro che erano tornati a casa), non poterono essere mantenute, ma gli agricoltori trovarono i campi incolti, e molti operai rimasero senza lavoro perché la maggior parte delle fabbriche era chiusa per mancanza di materie prime.

In varie città italiane scoppiarono scioperi e manifestazioni di protesta.

I grossi industriali e i proprietari terrieri temevano una rivoluzione socialista e chiedevano un deciso intervento del governo per reprimere i moti di protesta.

In questo clima di incertezza e malcontento generale, si fece avanti Benito Mussolini, un giornalista poi entrato in politica, che formò a Milano un’associazione chiamata Fasci di combattimento.

In poco tempo vi aderirono numerose persone, convinte che solo l’ordine, l’autorità e la forza avrebbero potuto porre rimedio alle difficoltà del momento.

I Fasci di combattimento erano chiamati anche Camicie Nere, dal colore della divisa.

Grazie all’appoggio economico degli industriali e dei proprietari terrieri, al silenzio del governo e delle forze dell’ordine, il movimento fascista diventò sempre più violento.

Operai, socialisti e sindacalisti venivano quotidianamente picchiati e costretti a bere l’olio di ricino come punizione; alcuni vennero torturati e morirono per le violenze subite.

Nonostante la campagna di violenza, i sostenitori del fascismo aumentavano ogni giorno e, nel 1921, Mussolini decise di trasformare il movimento in un partito politico: nasceva così il Partito nazionale fascista.

Il fascismo al potere

Nell’ottobre del 1922, Mussolini approfittò della situazione che si era creata per prendere direttamente il potere.

Ordinò quindi alle Camicie Nere di marciare verso Roma per occupare la capitale.

Il re Vittorio Emanuele III di Savoia non fece intervenire l’esercito e diede a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo.

La Marcia su Roma era stata un successo; in soli tre anni il fascismo era arrivato al potere.

Una volta al governo, Mussolini tolse di mezzo i suoi oppositori e instaurò la dittatura fascista.

Alle elezioni del 1924, illegali perché si svolsero in un clima di minacce, il fascismo ottenne la maggioranza dei voti.

Il deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato in Parlamento le violenze e gli abusi dei fascisti, fu rapito e ucciso.

L’uccisione di Matteotti suscitò un forte sdegno in Italia e all’estero, ma gli avversari del fascismo non riuscirono a far dimettere Mussolini.

La dittatura fascista

Anzi, Mussolini, che ben presto si fece chiamare Duce (dal latino dux, cioè “capo, guida”), rafforzò il suo potere.

Dichiarò che ogni altro partito e associazione erano illegali, ed eliminò ogni forma di libertà (di stampa, di espressione, di associazione).

Gli oppositori del fascismo furono imprigionati o mandati al confino in luoghi sperduti.

Ogni voce di dissenso fu fatta tacere.

Nelle scuole divenne obbligatorio l’insegnamento delle nozioni della cultura fascista e tutti i giovani furono organizzati in associazioni di stampo militare.

I Figli della Lupa radunavano i bambini dai 6 agli 8 anni, mentre i ragazzini dagli 8 ai 14 anni si dividevano tra le Piccole Italiane e i Balilla.

Queste associazioni, che furono poi raggruppate nella Gioventù italiana del Littorio (GIL), impartivano ai giovani un addestramento di tipo militare, che prevedeva molti esercizi fisici.

Tutte le feste pubbliche, le parate ufficiali, le gare sportive, le mostre e i raduni diventarono l’occasione per esaltare e festeggiare il fascismo.

Mussolini promosse poi una forte propaganda attraverso la radio e i giornali.

I suoi slogan, come “credere, obbedire, combattere” o “meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora”, venivano ripetuti all’infinito.

Per poter controllare i lavoratori, il Duce organizzò non solo il loro tempo lavorativo, ma anche quello libero: creò circoli ricreativi come le Case del Fascio, e istituì le colonie estive per i bambini più poveri.

Nel 1929 Mussolini e papa Pio XI firmarono i Patti Lateranensi.

Così il governo riconosceva il cattolicesimo come religione di stato.

Per cercare di rimettere in sesto l’economia italiana, Mussolini mise dei limiti alle merci che si potevano importare dall’estero, favorendo la produzione interna.

Promosse l’agricoltura e avviò la bonifica di zone paludose, come l’Agro Pontino.

Fece costruire nuove linee ferroviarie.

Abolì il diritto di sciopero per i lavoratori e impose la giornata lavorativa di 9 ore.

Ma, nonostante il diretto intervento dello stato, la disoccupazione rimase molto alta e l’Italia restò un paese arretrato rispetto alle altre potenze europee.

Nel 1936, spinto dal desiderio di fare dell’Italia una potenza coloniale, Mussolini decise di conquistare l’Etiopia.

Nello stesso anno strinse un patto di alleanza con Adolf Hitler: l’Asse Roma-Berlino.

Per avvicinarsi alla politica dei nazisti tedeschi, nel 1938 vennero emanate in Italia le leggi razziali contro gli ebrei, proibendo loro ogni attività pubblica, come l’insegnamento.

A pochi fu concesso di emigrare, e gran parte finì nei campi di concentramento.

Il nazismo

Adolf Hitler e il Partito nazista salirono al potere in Germania nel 1933 e vi restarono fino al 1945.

Questo periodo passò alla storia come il Terzo Reich (Reich è una parola tedesca che significa “impero”).

Per un breve periodo, Hitler fece della Germania la nazione più potente d’Europa.

Chi erano i nazisti?

Nazista è l’abbreviazione del nome completo di un partito politico: il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori.

Nel 1919, quando l’allora trentenne Adolf Hitler entrò a farne parte, si chiamava ancora Partito tedesco dei lavoratori ed era una piccolissima formazione di orientamento razzista e nazionalista.

Hitler ne cambiò radicalmente le sorti: ne modificò il nome, gli diede un’identità forte e un simbolo che ben presto si diffuse in tutta la Germania: la svastica.

La Germania nel 1920

Dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale, l’imperatore tedesco Guglielmo II abdicò.

Fu costituito allora un nuovo governo, passato alla storia come Repubblica di Weimar, dal nome della cittadina tedesca dove si riunì l’assemblea nazionale costituente.

Nel corso degli anni Venti del Novecento i risparmi di milioni di persone erano stati divorati da un’inflazione spaventosa, che aveva reso la moneta tedesca quasi priva di valore.

Come se non bastasse, i tedeschi si sentivano ancora arrabbiati e umiliati per la sconfitta subita nella prima guerra mondiale e per le dure condizioni che i nemici le avevano imposto con la pace di Versailles.

La Germania era stata privata di una parte consistente dei suoi territori, e costretta a pagare agli ex nemici enormi somme di denaro chiamate “riparazioni di guerra”.

Molti cittadini tedeschi disprezzavano il nuovo governo e lo ritenevano responsabile della crisi economica e dell’instabilità politica del paese.

Nel 1923, sotto la guida di Hitler, i nazisti tentarono un colpo di stato (in tedesco Putsch) contro il governo.

Il Putsch di Monaco, come fu chiamato questo episodio, fu un fallimento, ma diede a Hitler una vasta fama in tutta la Germania.

Nel 1929 il crollo della Borsa americana di Wall Street segnò l’inizio di un periodo di gravissima crisi economica a livello mondiale: la Grande Depressione.

Nel 1932 oltre 6 milioni di cittadini tedeschi erano disoccupati.

I nazisti conquistano la fiducia dei tedeschi

La Repubblica di Weimar non fu capace di garantire alla Germania un governo stabile.

Tra il 1919 e il 1933 si succedettero ben 20 governi diversi.

All’inizio degli anni Trenta la disoccupazione colpiva più della metà delle famiglie tedesche.

Questa situazione di disperazione generale facilitò la salita al potere del nazismo.

Hitler convinse gli elettori che avrebbe dato loro un lavoro, posto fine alle gravi ingiustizie del Trattato di Versailles e trasformato la Germania in un paese potente.

Spiegò che all’origine di tutti i problemi dei tedeschi c’erano gli ebrei e i comunisti, e che se la Germania fosse riuscita a eliminarli, il paese avrebbe ritrovato la sua grandezza.

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