Istituto d’Istruzione Superiore “A. Fantoni” – Clusone (BG)
Esame di Stato - sessione ordinaria 2007
Liceo Scientifico ad indirizzo tradizionale
. . : : I L V A M P
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Tesina d’esame
di
MiGNaNi MaRa
cl.VBL
Anno sc. 2006/2007
~ Latino ~ ~ Italiano ~
Le origini della - il genere letterario
letteratura vampiresco in Italia
vampiresca: - “il Vampiro” di
Luigi Capuana
la donna-vampiro
Filostrato, Pirandello
in - e il teatro:
Petronio, il vampiro come doppio,
Apuleio maschera di se stesso
~ Filosofia ~ ~ Inglese ~
Sigmund Freud:
- - the vampire woman:
John Keats
il perturbante, ..:: il Vampiro
il vampiro come and
S.T. Coleridge
rappresentazione Gothic Novel
dell’inconscio - the
::..
e coesistenza and its development
di eros e thanatos throughout
eroe capovolto
Karl Marx:
- i capitalisti, the centuries
Babies”:
vampiri della società - “Rosemary’s
dell’estetica
Martin Heidegger:
- a view on the
le accuse di vampirismo contemporary gothic
e il concetto di immortalità in the cinema
come condanna
~ Storia ~ ~ Arte ~
- L’età giolittiana: - “Il Vampiro” di
krumiri, Philip Burne-Jones
i
vampiri del lavoro - P.B. Shelley
bellezza medusea
- L’antisemitismo e la
moderno: Friedrich
- e il concetto di
l’ebreo errante e sublime romantico:
Nosferatu
le accuse analogia con il
di vampirismo di W.Herzog
Il vampiro
..:: eroe capovolto dell’estetica ::..
Introduzione
Una tesina sulla figura del vampiro.
Non certo per un vezzo adolescenziale, né per blanda provocazione o peggio per una superficiale fascinazione del "gotico".
Più semplicemente ritengo che il vampiro sia un archetipo talmente potente da essere utilizzato in libri di accertata valenza letteraria, in film di bassa cultura popolaresca e, perché no, allora, in una tesina di maturità.
Attuando un'accorata disamina delle dinamiche che caratterizzano il mondo contemporaneo, ho denotato in esso un'evidente tendenza alla graduale esautorazione di un criterio oggettivo di demarcazione estetica tra le categorie del bello e del brutto.
Esse, infatti, appaiono sempre più reciprocamente compenetranti attraverso confini labili o del tutto inesistenti.
In tale cornice si viene degnamente ad inserire la figura del vampiro, affascinante mostro che si nutre dell'ossimoro, suscitando sentimenti contrastanti riconoscibili nelle ambivalenze dicotomiche tra attrazione e repulsione, stupore ed incubo, curiosità e terrore negli animi spauriti di chi ne assapora le imprese.
Egli si caratterizza come appartenente ad una dimensione simbolica e privata dell'uomo, in cui convogliano terreni inconsci, esternantisi nella proiezione di un paradossale sentimento di paura e desiderio nei confronti di ciò che è diverso: nell'attuale contesto di omologazione conformista e livellante, il mostro torna così ad assumere il suo significato antico di "mostrum" come prodigio, riacquistando l'originaria connotazione di straordinarietà.
L'inarrestabile cambiamento epocale cui oggi assistiamo ha determinato una moltiplicazione infinita di mostri attraverso i media, accompagnati dalla rispettiva sottrazione della loro essenza da una consapevolezza a livello sociale: il mostro, esibito nelle sale cinematografiche, viene occultato al di fuori di esse, secondo un'opera di demistificazione analoga a quella realizzatasi nella figura del vampiro, nobile gentiluomo transilvano, tradito dal mancato riflesso, benché avvenuta in seno alla società stessa, in cui il mostro esiste in assenza della sua immagine.
In tale contesto è stata pertanto consentita una sempre più dilagante contaminazione, fino alla totale identificazione tra il mostro e la società, arrecante conseguenze agghiaccianti.
Capita infatti sempre più spesso che, senza accorgersene, ci si ritrovi catapultati ed inglobati nei meccanismi perversi di una realtà arida ed opprimente, in cui ogni residuo di energia e libertà vengono risucchiati all'individuo e convogliati nel più squallido, aggressivo conformismo, in una devastante condanna alla mera sopravvivenza.
E' dunque alla perversione di tale logica comunitaria che è possibile ascrivere una forte analogia tra la figura del vampiro e le inclinazioni evolutive della società contemporanea.
Il mostro suscita orrore, ma quella del vampiro è una deformità affascinante ed irresistibile.
Egli, eticamente contrario al bene, teoreticamente opposto al vero ed esteticamente avverso al bello convenzionale, coniuga la bellezza del brutto in un'incredibile azione di ammaliamento e totale seduzione.
Ciò che razionalmente constatiamo come appartenente alla sfera del disarmonico, dello sbagliato e del deforme, viene così ad occupare nel cosmo estetico una posizione complementare rispetto al bello ed altrettanto coinvolgente e pregna di efficacia sensoriale.
La categoria del vampiresco e la figura del vampiro rivestono così una posizione di rilievo nel panorama artistico e letterario moderno, ponendosi come chiave di accesso alla comprensione della società: archetipo universale, grazie alla forza mitica che gli è propria, il vampiro svela tendenze ed aspirazioni profonde dell'uomo, assumendo lo straordinario ruolo di specchio, altalenante tra la vita e la morte.
In un'epoca di forte disordine epistemologico e di mutamenti inarrestabili, la metafora mostruosa del vampiro propone dunque una presa di coscienza della propria condizione attuale, in una progressiva demistificazione, da assumere quale punto di partenza per una nuova, reale ricerca di identità.
Essa suggerisce altresì la necessità che tale ricerca del sé venga condotta secondo le dinamiche proprie del mostruoso, attivando le sue potenzialità euristiche per un'esauriente conoscenza della regole e della rispettiva trasgressione, e quindi risalire, attraverso una esplicabile genealogia sociale, all'inganno originario di cui e attraverso cui si nutre la società.
L'opera di liberazione dell'uomo dai raggiri della società moderna si compie dunque attraverso uno smascheramento degli stessi ed una conseguente, consapevole indagine interiore volta alla riscoperta e spontanea costruzione di un'identità che sia propria e scevra da vincoli ed imposizioni esterni ed alienanti.
La mia scelta di trattare tale argomento, fondamentalmente dettata da queste considerazioni, si è successivamente ampliata in un'analisi più propriamente letteraria del personaggio, che ho voluto sviluppare di pari passo con una disamina degli utilizzi metaforici della figura del vampiro che sono stati condotti in modo esplicito nel corso dei secoli.
Così, se gli esempi e le interpretazioni letterarie del mito trovano molteplici e svariati riscontri in ogni ambito e contesto storico, altrettanto diffuso appare essere l'impiego del vampiro come simbolo significante, accusatorio o elogiativo, ravvivantesi di forza propria e la cui potenza non sembra destinata ad affievolirsi né tantomeno a sfociare in un freddo, inesorabile declino nell'oblio.
Letteratura latina
Le origini della letteratura vampiresca
Filostrato, Petronio, Apuleio
La donna-vampiro in
La produzione letteraria in tema di vampiri è sterminata, considerato che ogni giorno nel mondo si pubblicano più di due romanzi appartenenti a tale categoria di genere.
Tuttavia, più che l’eccezionale produzione, stupisce la prolificità del vampiro, la sua incredibile capacità di rinnovamento e adeguamento estetico alle aspettative del pubblico, oltre che ai cambiamenti evolutivi della società: il vampiro riflette infatti il quadro sociale a lui contemporaneo, rispecchiandone gli atteggiamenti diffusi in rapporto a temi universali quali la morte e la vita.
In quasi due secoli di esistenza letteraria, il vampiro ha infatti assecondato e rappresentato cambiamenti di gusto e mode estetiche; la letteratura di genere, raccogliendo tradizioni orali vecchie di secoli, ha avuto così il merito di creare il mito letterario, responsabile, ancora oggi, della contaminazione di campi di produzione artistica tra loro molto differenti.
Filostrato
Molti romanzi della letteratura vampiresca traggono origine dall'opera di Filostrato, retore greco vissuto tra il II e il III secolo d.C., che nel quarto libro della sua Vita di Apollonio di Tiana narra la storia di Menippo.
Questi, si legge, dopo essere stato sedotto da una bella e sconosciuta straniera, scopre il giorno del suo matrimonio, tramite Apollonio, suo retore, che la futura sposa è in realtà una èmpusa, ovvero una sorta di vampira devota ad Afrodite che seduce gli uomini per poi divorarli. Suo unico scopo è dunque quello di nutrirsi del corpo "bello e giovane" di Menippo, suggendone il “puro e forte” sangue.
L’empusa era un mostro femminile dall’aspetto ora orribile (assumendo le sembianze di cane, vacca, serpente) ora attraente, nell'insidiare giovani uomini, durante le ore notturne, per poi nutrirsi delle loro carni.
Tale prerogativa avvicina la figura dell'empusa all'incubo notturno, e, dalla Grecia, si suppone che tale credenza si sia diffusa in Palestina, dove questi demoni venivano denominati "Lilim", ovvero figlie di Lilith, demone femminile di origine assira, assai simile all'empusa.
Tuttavia, è necessario ricollegarsi al mondo romano per ritrovare demoni dotati della prerogativa di suggere il sangue. Si possono infatti citare le "striges", descritte da Ovidio nei Fasti, come arpie con il "gozzo pieno di sangue succhiato” (“plenum poto sanguine guttur habent”) (Fasti, VI, 138).
Petronio
Tali creature vengono successivamente ricordate da Petronio all'interno del Satyricon, in una storia narrata da Trimalcione ed inserita nel celebre episodio della Cena. In un'atmosfera già pregna di tensione, in seguito alla narrazione di una storia di licantropia ad opera di Nicerote, Trimalcione inizia infatti a raccontarie come delle vere e proprie "striges" avessero sottratto alla madre in lacrime il corpo del giovane figlio defunto, allo scopo di utilizzare il cadavere per praticare riti sacrileghi ed atti di necrofagia.
Petronio si dimostra abile nella caratterizzazione introduttiva delle streghe: esse non si manifestano infatti in termini materiali, ma vengono annunciate attraverso un terribile stridio. Un coraggioso schiavo della Cappadocia, nel tentativo di evitare il rapimento del giovane, si risolve ad affrontare le donne, e dichiara di averne trafitta una, mentre in realtà egli non può vedere nulla di fronte a sé, e finirà per questo per morire di pazzia.
Tale elemento magico è dunque introdotto nella vicenda allo scopo di far intendere al lettore che quelle donne non erano semplici streghe, ma delle vere proprie striges ovidiane.
Apuleio
Anche la credenza delle lamie godette di grande credito in ambiente romano.
La testimonianza più chiara la si può trovare nelle Metamorfosi di Apuleio, in cui l'autore narra, per voce di Aristomene, un tragico fatto di cronaca, ammantandolo di contenuti fortemente fantastici ed orrorifici.
Il nucleo reale della narrazione si sviluppa attorno alla vicenda di una giovane donna di Ipata (città della Tessaglia) che, sedotta e vilipesa da un certo Socrate, amico del narratore, decide di perpetrare, con la complicità della sorella, una terribile vendetta, ovvero l'omicidio dell'uomo, trafiggendolo nel sonno con un pugnale.
L'autore si rivela però abilissimo nel conferire alla storia una forte componente mitica ed emotiva: le due donne sono infatti presentate come due lamie: esse riescono infatti a penetrare nottetempo nella stanza dell'uomo, nonostante la porta sia stata sbarrata dal di dentro, e, dopo avergli trafitto la gola con una spada, si accingono a prelevarne il sangue che copiosamente fluisce dalla ferita. Il crudele cinismo delle due entità demoniache le induce poi a strappare il cuore del seduttore mentre, tamponando la ferita sul collo con una spugna, pronunciano la profezia: “O spugna, tu nata dal mare, per fiume non devi passare.”
Il giorno seguente, infatti, Aristomene, testimone del terribile episodio, teme di essere accusato del delitto, per poi scoprire che Socrate è vivo.
Tuttavia, allontanatisi i due dalla città, nel momento in cui Socrate si appresta a dissetarsi ad un ruscello, un terribile squarcio gli si apre sul collo, la spugna scivola via e con essa la vita dell'uomo. John Collier, Lilith . 1892
La tradizione classica delle lamie, narrate da Filostrato e Apuleio, è considerata preparatoria per i grandi cicli vampireschi che si svilupperanno a partire dal Settecento.
In particolare, la storia verrà ripresa e modificata da generazioni di poeti, da Poliziano a Keats e la splendida protagonista indicata come esempio di protovampiro.
Goethe, nella ballata Die Braut von Korinth, pur mostrando di aver ben presente l'opera di tali autori, si rifarà invece alla storia della giovane Philinnio, narrata da Flegonte di Tralli, scrittore greco del II secolo d.C., all’interno della raccolta Fatti Mirabili, e spesso accostata al racconto di Filostrato.
Tuttavia, nell'opera di Flegonte, la vicenda narrata è quella di una giovane fanciulla che abbandona materialmente la propria tomba, ritornando in vita, per potersi ricongiungere con l'amato Machete; ella non mostra dunque alcun proposito diabolico o negativo.
Letteratura italiana
Il genere letterario vampiresco in Italia
Scapigliatura, Futurismo
La
La letteratura vampiresca italiana appare fortemente influenzata dalla raccolta di Charles Baudelarie "Le Fleurs Du Mal" (1867), appartenente al filone letterario moderno che intendeva connotare il vampiro con tratti di perversità e forte erotismo.
Tutt'altro che relegata ad un ruolo marginale, la poesia di tema vampiresco riveste un ruolo di primo piano nella produzione scapigliata e di una certa corrente di letteratura futurista.
Emilio Praga, Arrigo Boito
con la composizione lirica "Dama Elegante" (1864), con
Achille Torelli
il poemetto "Re Orso" (1865) e ne "Il giovane poeta e la donna vampiro" (1878) ritornano pertanto al tema baudelariano dell'amante vampiro, che succhia la vita dell'amante fino al suo deperimento.
Il non-morto italiano della Scapigliatura sarà successivamente ripreso, in una versione selvaggia e distorta, dal vampiro futurista.
Nicola Maciariello nella poesia "Il tuo sangue" (1922) mette in scena, per mezzo di un vampiro, una drastica profanazione dei temi dell'amore e della femminilità.
Tuttavia, il vampiro più famoso della letteratura italiana è il protagonista del racconto di "Un Vampiro" (1907), dedicato a Cesare Lombroso e presentato in un tono ispirato al positivismo.
Luigi Capuana
Luigi Capuana
~ ~
Un vampiro
(1907)
a Cesare Lombroso
Illustre amico,
Quando, nello scorso aprile, veniva celebrato il suo giubileo scientifico, rivedendo le bozze di questo volumetto io pensavo di fargliene riverente omaggio per unire la mia fioca voce di novelliere alle unanimi acclamazioni degli Scienziati del mondo intero.
E m'induceva a questo non solamente l'antica affettuosa venerazione, ma anche l'idea che il soggetto delle due novelle qui riunite, avendo qualche relazione coi suoi ultimi spassionatissimi studi intorno ai fenomeni psichici, dei quali abbiamo ragionato in Roma ogni volta che ho avuto il piacere di rivederla, evitava all'omaggio il difetto di una troppo grave stonatura.
Lo accetti, Illustre Amico, con la sua solita bontà, e mi creda sempre
suo aff.mo
Luigi Capuana.
Catania, 28 giugno 1906
Un vampiro
«No, non ridere!», esclamò Lelio Giorgi, interrompendosi.
«Come vuoi che non rida?», rispose Mongeri. «Io non credo agli spiriti».
«Non ci credevo... e non vorrei crederci neppur io» riprese Giorgi. «Vengo da te appunto per avere la spiegazione di fatti che possono distruggere la mia felicità, e che già turbano straordinariamente la mia ragione».
«Fatti?... Allucinazioni vuoi dire. Significa che sei malato e che hai bisogno di curarti. L'allucinazione, sì, è un fatto anch'essa; ma quel che rappresenta non ha riscontro fuori di noi, nella realtà. È, per esprimermi alla meglio, una sensazione che va dall'interno all'esterno; una specie di proiezione del nostro organismo. E così l'occhio vede quel che realmente non vede; l'udito sente quel che realmente non sente. Sensazioni anteriori, accumulate spesso inconsapevolmente, si ridestano dentro di noi, si organizzano come avviene nei sogni. Perché? In che modo? Non lo sappiamo ancora... E sogniamo (è la giusta espressione) a occhi aperti. Bisogna distinguere. Vi sono allucinazioni momentanee, rapidissime che non implicano nessun disordine organico o psichico. Ve ne sono persistenti, e allora... Ma non è questo il tuo caso».
«Sì; mio e di mia moglie!».
«Non hai capito bene. Noi scienziati chiamiamo persistenti le allucinazioni dei pazzi. Non occorre, credo, che io mi spieghi con qualche esempio... Il fatto poi che siete due a soffrire la stessa allucinazione, e nello stesso momento, è un semplice caso d'induzione. Probabilmente sei tu che influisci sul sistema nervoso della tua signora».
«No; prima è stata lei».
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