Estratto del documento

La storia del Vajont

Andrea Steccanella

Classe 5 B et

a

Istituto tecnico industriale statale “E. Fermi“ Mantova

Esame di Stato 2009

Indice

Perché il Vajont?

Pag. 3

Mappa concettuale – Relazione tecnica

Pag. 4

L’impianto idroelettrico Piave – Boite – Maè – Vajont

Pag. 5

La diga del Vajont

Pag. 7

Relazione tecnica

Pag. 8

Bacino del Vajont

Pag. 9

Centrale del Colombèr

Pag. 9

Sistema di controllo degli alternatori della centrale del Colombèr

Pag. 10

Mappa concettuale – Relazione storico, letteraria e giuridica

Pag. 13

Il “Miracolo economico” italiano

Pag. 14

Carlo Semenza

Pag. 16

La costruzione della diga

Pag. 17

L’espropriazione

Pag. 18

Procedimento espropriativo

Pag. 19

Indennità d’espropriazione

Pag. 20

Nazionalizzazione

Pag. 20

“Il racconto del Vajont”

Pag. 21

Per non dimenticare

Pag. 23

Bibliografia

Pag. 24 11

La storia del Vajont

Perché il Vajont?

La tragedia del Vajont mi ha colpito profondamente.

La mia tesina si prefigge l’obiettivo di analizzare da un punto di vista tecnico la diga Carlo Semenza (o più comunemente del Vajont), uno sbarramento che a distanza di quasi cinquanta anni dalla costruzione è ancora perenne monito per le nuove generazioni d’ingegneri e geologi, che la considerano come una tappa obbligata della propria formazione e scoprire i motivi economico-tecnici che hanno portato all’edificazione di un’opera tanto significativa per l’epoca e di un sistema idrico formato da dighe, condotte, centrali idroelettriche in grado di garantire una considerevole quota dell’energia idroelettrica necessaria per lo sviluppo economico italiano della zona Friuli-Veneta degli anni ’60.

Argomento dominante è soprattutto il racconto del drammatico evento che colpì i paesi circostanti alla diga, in particolare Longarone, Erto e Casso, la popolazione locale e l’opinione pubblica italiana in generale.

Con questo lavoro mi pongo l’obiettivo di analizzare testi, testimonianze e “raccontare” dal punto di vista storico, letterario e anche giuridico ciò che avvenne durante la fase della costruzione della diga, durante la tragica notte del 9 ottobre 1963 e durante il periodo immediatamente successivo.

Questa tesina può essere vista come una “mappa” per avvicinarsi alla diga, per comprendere l’arditezza del manufatto e l’elevatissima concezione ingegneristica che ne faceva all’epoca un vanto e per comprendere la tragedia, non a caso è stato chiesto di rendere la diga e il territorio circostante Patrimoni dell’Umanità tutelati dall’Unesco: quei luoghi sono “sacri” quale tomba di decine dei morti del Vajont, mai ritrovati.

“Ricordare il Vajont non vuol dire coltivare l’odio o l’astio per ciò che è stato, ma trarne se possibile degli insegnamenti per contribuire a evitare catastrofi simili nel futuro“. Tina Merlin 11

La storia del Vajont

Mappa concettuale – Relazione tecnica

La storia del Vajont

L’impianto idroelettrico Piave – Boite – Maè – Vajont

Impianti in esercizio

Impianti in

Costruzione

Impianti allo Studio

Schema dell’impianto idroelettrico Piave – Boite – Maè – Vajont (1939)

L’impianto idroelettrico Piave – Boite – Maè – Vajont era un complesso sistema idraulico che comprendeva: sei serbatoi, quattro centrali, oltre cinquanta chilometri di gallerie, cinque ponti tubo e diversi sistemi di controllo e di chiusura delle condotte.

Come si nota nello schema dell’impianto, nell’invaso del Vajont potevano confluire, attraverso una rete di gallerie in montagna e ponti tubo, anche le acque del Piave, del Maè e del Boite.

La galleria principale lunga 18,3 chilometri, con diametro 4,5 m, arrivava direttamente dal lago del Piave di Pieve di Cadore. Una parte delle acque del Boite, derivate dalla diga di Valle di Cadore, affluiva fino al serbatoio di Pontesei dove tramite una galleria di 12,9 chilometri e 2,75 m di diametro raggiungevano quello del Vajont. 11

La storia del Vajont

La regolazione delle acque del Maè e del Boite era garantita dal serbatoio di Pontesei.

Tutta l’acqua immagazzinata nel serbatoio del Vajont garantiva grazie a una condotta lunga 8,3 chilometri, con diametro 5 m, il regolare funzionamento del serbatoio di Val Gallina e di due centrali idroelettriche, quella del Colombèr, che prelevava l’acqua del Vajont direttamente dalla diga a una quota di 680 metri e quella di Soverzene intitolata ad “Achille Gaggia”.

L’acqua defluita da questa centrale era poi convogliata verso il serbatoio di Piave - S. Croce, per arrivare, in parte alla centrale di Castelletto e in parte alle centrali di Caneva e del Livenza.

Altri serbatoi minori garantivano il funzionamento di piccole centrali idroelettriche in modo da sfruttare a pieno tutti i corsi d’acqua d’origine dolomitica.

L’intero sistema idroelettrico del Piave poteva così sviluppare una potenza efficiente di 523500 kW, con una producibilità annua di 1974 milioni d kW/h.

Una rete elettrica, a differente tensione, fino a 220000 volt, univa tutte le centrali con le reti di distribuzione nazionale e internazionale.

Impianto Superficie (Km2) Capacità (milioni di m3)
Comelico 2,08
Auronzo S. Caterina 7
Pieve di Cadore 818,5 68,5
Boite 5,6
Boite a Valle di Cadore 380,2 4,9
Boite a Vodo di Cadore 1,187
Pontesei 151 10
Vajont 62 168,7
Val Gallina 6,4

Il serbatoio del Vajont era fatto per contenere, da solo, più di una volta e mezzo l’acqua di tutti gli altri serbatoi messi assieme.

La maggior parte del sistema idroelettrico descritto fu costruito o assimilato dalla S.A.D.E.

Dal 1912 poco alla volta la società Adriatica di elettricità acquisì varie imprese operanti nel settore, diventando in assoluto la più importante.

Nella zona dolomitica la S.A.D.E. costruì impianti idroelettrici formati da sbarramenti e da centrali all’avanguardia sia per scelte tecniche che di gestione rendendola una società molto influente non solo in Italia ma nell’Europa intera.

La domanda per la costruzione del serbatoio del Vajont e per il sistema idroelettrico Piave – Boite – Maè – Vajont fu presentata il 18 gennaio 1939 su progetto dell’ingegner Carlo Semenza. 11

La storia del Vajont

Tutta l’energia prodotta da questo sistema aveva due scopi ben precisi, la fornitura di energia elettrica soprattutto alla zona industriale di Venezia anche in periodi di prolungata siccità del Piave e l’utilizzazione della stessa per scopi agricoli nella zona circostante.

La diga del Vajont

“Se lo ricordi, Biadene: qui non stiamo costruendo soltanto una diga, qui costruiamo un pezzo dell’Italia di domani!” Carlo Semenza

Schema tecnico

La diga del Vajont è situata nella forra scavata tra le rocce del torrente Vajont. Il progetto è dell’ingegner Carlo Semenza del servizio costruzioni idrauliche della S.A.D.E.

La diga è una struttura in calcestruzzo ad arco a doppia curvatura, lievemente asimmetrica. Le singole sezioni orizzontali della volta sono simmetriche rispetto ad una superficie curva avente un andamento mediamente inclinato di circa il 4% rispetto alla verticale. Progettato per appoggiarsi sui fianchi di una gola 11

La storia del Vajont

molta stretta questo sbarramento, avrebbe dovuto resistere alla notevole spinta idraulica del bacino riportando quest’ultima proprio sui fianchi.

Questa particolare tipologia di dighe (ad arco a doppia curvatura) è utilizzata ogni qualvolta la consistenza della roccia e la forma della valle lo permettano, perché consentono una notevole economia ed un elevato coefficiente di sicurezza.

Il maggior pericolo è costituito dalle incognite geotecniche della roccia dei fianchi la quale deve essere particolarmente resistente e in grado di assorbire efficacemente la spinta idrica a cui è sottoposta.

Al momento della costruzione si trattava della diga più alta al mondo, attualmente si tratta della sesta in assoluto la seconda ad arco.

Società proprietaria del manufatto Enel (Ente nazionale per l’energia elettrica)
Impresa esecutrice Giuseppe Torno & C. G.P.A. di Milano
Quota base 460,9 m.s.m.
Quota massimo invaso 722,5 m.s.m.
Quota massimo invaso di piena 723,5 m.s.m.
Quota coronamento 725,5 m.s.m.
Altezza fondazioni 261,60 m
Spessore base 22,11 m
Spessore coronamento 3,4 m
Volume calcestruzzo 353000 m3

La diga è formata da quattro parti: i due pulvini, che sono gli elementi a contatto con la roccia laterale, un tampone, una specie di fondazione della diga per la chiusura del fondo della gola e il corpo centrale. Tutti i giunti furono assicurati con iniezioni di cucitura allo scopo di garantire la continuità di trasmissione degli sforzi tra le varie parti della costruzione. La diga è percorsa internamente da cunicoli d’ispezione in corrispondenza dei giunti orizzontali e da pozzi sub-verticali lungo i giunti perimetrali. Nel corpo della diga è ricavato un foro verticale di 162 m, dove è alloggiato un pendolo. In corrispondenza a questo, in un foro di 30 m, sotto la fondazione, è posto uno slittometro che funge da sistema di controllo per registrare gli spostamenti della diga in funzione del carico idraulico.

Relazione tecnica

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