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L’evoluzione del concetto di uguaglianza...

Il cammino dell’uomo verso l’umanità

Presentazione

  • Come nasce l’esigenza di uguaglianza.
  • Seneca: l’esigenza di uguaglianza nell’Epistula 47 ad Lucilium.
  • Cenni storici fra ’700 e ’800: la Rivoluzione francese.
  • Karl Marx: critica ad Hegel e ai socialisti utopisti; l’alienazione; la filosofia del materialismo storico; il plusvalore nella società.
  • La letteratura sociale.
  • Il Naturalismo e Zola.
  • Il Verismo e Verga.
  • La lotta sociale nell’iconografia: Giuseppe Pellizza da Volpedo e “Il Quarto Stato”.
  • La parlamentarizzazione dei conflitti sociali in età giolittiana.

L’idea dell’uguaglianza sociale è un problema che ha animato nella storia umana soltanto gli uomini illuminati e ricchi di umanità.

Bisogna, fin da subito, tener conto dell’evoluzione che questa ha subìto negli anni, passando da un’uguaglianza di tipo formale ad un’uguaglianza di tipo sostanziale, come si nota nel terzo articolo della Costituzione italiana.

Il primo comma riconosce solennemente che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Mentre, nel secondo si specifica che: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Nella storia umana, a partire dalla nascita delle società civilizzate, si è determinata una netta separazione di classi sociali, cioè una gerarchia fra ricchi e poveri, fra nobili e schiavi, fra cittadini e non.

Nella civilissima Atene vi era una politica di tirannia verso le proprie colonie e i non-ateniesi, detti barbari.

In Egitto la società era strettamente piramidale, con a capo il dio faraone e alla base gli schiavi.

Durante l’Impero Romano, la grandezza di Roma si basava sul lavoro degli schiavi.

L’uguaglianza e il Cristianesimo

L’idea di uguaglianza inizia a penetrare nella società con la nascita del Cristianesimo.

Seneca, infatti, è contemporaneo a S. Paolo, e affronta la critica del malcostume etico e sociale della società romana.

Animato da una profonda umanità, affronta i problemi dell’animo umano: come vivere felicemente (De vita beata), tranquillamente (De tranquillitate animi) e come essere clementi (De clementia).

Nell’Epistola XLVII ad Lucilium Seneca si propone di trattare gli schiavi con umanità.

In questo brano traspare una profonda pietà e disdegno verso i padroni che riducono gli schiavi ad automi.

Seneca, pur non arrivando a proporre l’abolizione della schiavitù, invita i padroni a fondare il loro rapporto con gli schiavi sull’amore e non sul timore.

Seneca sprona il padrone a quello che si risolve nell’insegnamento cristiano: “Non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te”.

La Rivoluzione francese

Fino alla Rivoluzione francese del 1789, eccetto parzialmente l’Inghilterra, che aveva un sistema già costituzionale, l’intera popolazione povera mondiale soggiaceva agli ordini del padrone, del ricco o del nobile.

La rivoluzione francese ha rappresentato nella storia dell’umanità un evento centrale, uno spartiacque tra due società: la società feudale e la società moderna.

La rivoluzione francese nella realtà non è stata una “rivoluzione borghese” nel senso che usualmente si intende dare a questa espressione, perché essa non ha condotto alla sostituzione dell’aristocrazia con la borghesia commerciale e industriale in quanto classe sociale dominante tout court.

La borghesia tradizionale ha goduto dei vantaggi derivanti dalla distruzione della società feudale, operata dalla borghesia di Stato, ma in nessun momento è stata il motore dei processi rivoluzionari che hanno condotto al superamento della vecchia società e mai, neppure in questa fase, la borghesia commerciale e industriale è diventata la classe sociale dominante.

L’unica vera nuova classe sociale dominante nata dalla rivoluzione francese è stata la borghesia di Stato, appunto, e, già a partire dalla rivoluzione, la lotta di classe tra questa nuova classe sociale dominante e le classi sociali subalterne è scoppiata violentissima.

Fu la fine dell’Ancien Régime.

Si può dire, per certi versi, che a scatenare la rivoluzione francese, più che la fame e le guerre, sia stato il tentativo di un re, Luigi XVI, e del suo governo di risollevare la situazione economica e sociale del Paese, in modo tale da salvare la classe sociale dominante, cioè l’aristocrazia burocratica di Stato, che ruotava intorno ad essi, da una sicura ed inevitabile rovina a danno dell’aristocrazia tradizionale e a tutto vantaggio di quelle soggettività sociali, come la borghesia commerciale ed industriale, che, uniche, avrebbero potuto adempiere ad un simile compito.

Questo atteggiamento di assolutismo intransigente contrastava con la diffusione delle idee illuministe che parlavano di filantropia ed uguaglianza, e trovò la sua massima espressione il 14/7/1789 con la presa della Bastiglia.

Ma dopo una prima fase popolare che culmina col periodo del Terrore, la borghesia dal 1794 riprende le redini del potere.

Lo sviluppo della borghesia commerciale ed industriale in Francia alla fine del ’700 non è stata la causa, ma la conseguenza di una rivoluzione, che ha visto la graduale trasformazione dell’aristocrazia di Stato in un altro tipo di classe sociale dominante, molto più potente ed assolutista, la borghesia di Stato, che non tollerava la concorrenza di altre classi sociali privilegiate strutturate gerarchicamente al proprio interno.

Di qui la lotta all’aristocrazia tradizionale e la tendenza a favorire classi sociali, come la borghesia commerciale ed industriale, che raramente hanno la tendenza a darsi una struttura rigidamente gerarchica e burocratica al proprio interno.

La centralizzazione dello Stato, iniziata in Francia con la rivoluzione e generalizzata da Napoleone in tutta Europa, è il frutto della nascita di una nuova classe sociale dominante: la borghesia di Stato.

La borghesia commerciale ed industriale ne ha tratto vantaggio nel senso che la caduta dell’aristocrazia tradizionale le ha lasciato più spazio per le proprie attività, ma, se lo ricordino bene gli storici, non è stata lei a scatenare la rivoluzione francese né a condurla e a trarne i maggiori benefici.

Il Congresso di Vienna

Nel Congresso di Vienna del 1814-1815, secondo il principio di legittimità si riaffermò il totale assolutismo, restituendo a tutti i sovrani i territori che avevano prima dell’Impero di Napoleone.

Si tornò all’Ancien Régime, togliendo ogni diritto al popolo, e credendo di poter spazzar via soffocandolo il trittico rivoluzionario: liberté, fraternité, égalité.

Il pensiero di Karl Marx

In reazione a questo contesto di estrema repressione politica e ideologica, si pone il pensiero di Karl Marx.

Partendo dalla filosofia di Hegel, Marx la rovescia, dicendo che essa è pura ideologia.

Marx sferra contro Hegel due accuse principali: quella di subordinare la società civile allo Stato, e quella di invertire il soggetto e il predicato, cioè i soggetti umani diventano predicati dalla “mistica

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