I tumori: dallo studio alla cura
Giacomo Calvo
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Classe SA - Liceo Scientifico Tecnologico “Francesco Severi” Padova
5ª
Anno scolastico 2012/2013
Indice
- Premessa
- Origine del termine e cenni storici
- Patogenesi: la mutazione del DNA
- Classificazione clinica
- Eziologia: chi causa i tumori?
- Agenti chimici
- Alimentazione ed esercizio fisico
- Microrganismi ed infezioni
- Radiazioni ionizzanti
- Diagnosi e terapia
- Radioterapia
- Chemioterapia
- Immunoterapia
- Considerazioni finali
- Bibliografia
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Premessa
Al mondo si sente spesso parlare di tumori, diverse patologie apparentemente incurabili che mietono milioni di vittime ogni anno in tutto il mondo. Infatti, stando ai dati raccolti dai registri dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM), in Italia vivono con una precedente diagnosi di tumore circa 2.250.000 persone, che corrispondono a più del 4% della popolazione. Inoltre, è stato stimato che tutti i tipi di tumori sono la causa del 13% di tutte le morti annuali, facendoli diventare la principale causa di morte nel mondo sviluppato.
L’oncologia (dal greco óncos, massa e logos, studio), ossia lo studio dei vari tipi di tumore, ha dimostrato tuttavia enormi progressi nella comprensione di tali patologie, e nel corso degli ultimi anni sono state sviluppate molte cure, promettenti o meno, che potrebbero aiutare l’umanità ad eliminare una delle principali cause di morte a cui non sappiamo porre rimedio.
In una società in cui questa malattia viene spesso citata, ho trovato utile, anche a livello personale, presentare, almeno a livello generico, una panoramica di cosa sia il tumore e di come potrebbe venir guarito, sia con le tecniche attuali che con prossime sperimentazioni.
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Origine del termine e cenni storici
Un tumore (dal latino tumor, «rigonfiamento»), o neoplasia (dal greco néos, «nuovo», e plásis, «formazione»), indica, in ambito medico, una neoformazione di tessuto originata dalla proliferazione di cellule atipiche, caratterizzate da mancanza di differenziazione cellulare e da crescita autonoma rispetto ai meccanismi di regolazione dell’organismo.
Il termine tumore è stato coniato sulla base dell’aspetto macroscopico della gran parte delle neoplasie, che si presentano frequentemente con una massa rilevante sul sito anatomico di origine. La più antica testimonianza scritta riguardante il cancro ci giunge dal Papiro Edwin Smith del XVII secolo avanti Cristo, il più antico trattato di medicina giuntoci dall’Antico Egitto.
Il Papiro Chirurgico di Edwin Smith, datato al XVII secolo a.C., è il più antico esempio di papiro chirurgico della storia. Tra le varie descrizioni anatomiche, compaiono delle osservazioni riguardanti il tumore della mammella.
Il padre della medicina Ippocrate di Coo (460 a.C. - 370 a.C.) descrisse diversi tipi di tumore, riferendosi a loro con la parola greca karkinos (da cui cancro), che significa granchio, in quanto osservò che le cellule tumorali formavano propaggini superficiali che avvolgevano i tessuti sani, così come il crostaceo avvinghia la preda con le sue chele.
Negli anni compresi tra il XV ed il XVII secolo, i medici cominciarono ad osservare le varie patologie umane sezionando i cadaveri, al fine di scoprirne la causa della morte. Questo aiutò molto gli scienziati nella comprensione dei tumori: difatti, gli studi di medici illuministi come Percival Pott e Samuel Thomas Sömmering hanno permesso di comprendere come i vari fattori ambientali possano essere una causa scatenante dei vari tipi di tumore.
Altro aiuto viene dall’anatomopatologo italiano Giovan Battista Morgagni, il quale afferma che ogni malattia ha una precisa sede ed una determinata causa, ed è più compito del chirurgo che del medico riconoscere il tumore come un male locale.
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Ma la vera svolta avviene nel XIX secolo, quando gli studi a livello istologico e citologico progrediscono con Rudolf Virchow (1821 - 1902). Scienziato tedesco, Virchow affermò che, per poter indagare e scoprire la vera natura delle neoplasie, occorre studiare le cellule tumorali dal punto di vista istologico e fisiologico, in quanto tali patologie non nascono da tessuti od organi, bensì si sviluppano partendo da una cellula danneggiata di partenza.
Altri scienziati francesi ed italiani, come Claude Bernard o Francesco Sanfelice, operarono in ambito oncologico, per poter risalire a possibili cure ai tumori con diversi metodi sperimentali: un esempio è la sieroterapia, ovvero l’impiego di un siero chiamato “cancrocidina” che sarebbe stato in grado di guarire ogni tumore maligno.
Tuttavia, la grande rivoluzione cellulare trova un grande ostacolo sulla frontiera politica: difatti, nella seconda metà dell’800 le varie nazioni si chiusero in un’autarchia scientifica, promuovendo un sentimento nazionalista a scapito delle collaborazioni internazionali tra i vari scienziati.
Lo sviluppo politico, economico e sociale promosso negli Stati Uniti d’America tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 favorì anche un grande progresso scientifico: ne è prova il microbiologo Peyton Rous, il quale scoprì, nel 1911, che un particolare tumore del tessuto connettivo, detto sarcoma, poteva essere indotto nei polli attraverso l’iniezione di un agente submicroscopico oncostimolante, denominato poi virus del sarcoma di Rous.
In tal modo, gli studi del dottor Rous hanno permesso di scoprire l’interconnessione tra virus e tumori. L’italiano Gaetano Fichera elabora invece la teoria del disequilibrio oncogenico, secondo la quale il tumore nasce con la rottura dei rapporti tra sostanze inibitrici e sostanze eccitatrici delle proliferazioni cellulari.
Peyton Rous, Premio Nobel per la medicina nel 1966.
Con l’avvento del fascismo in Italia, il Manifesto della Razza che promuove la persecuzione degli ebrei condiziona anche l’ambito scientifico: difatti, dottori come il patologo Nicola Pende, ritengono che una delle cause scatenanti del tumore sia proprio la razza, e che anche per questo sarebbe stato socialmente utile isolare il popolo ebraico, portatore di patologie tumorali.
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L’intuizione del nesso tra cancerologia e genetica arriva dal dottor Pietro Rondoni: la sua teoria porta alla conclusione che il cancro sia il risultato di un errore di riproduzione cellulare, causato da fattori esterni all’organismo, come sostanze inquinanti o microrganismi patogeni.
In seguito a tali scoperte, dottori, scienziati e ricercatori hanno potuto sperimentare le più disparate cure, tra cui chemioterapie e radioterapie, che ancora oggi vengono utilizzate per fermare, o perlomeno rallentare la proliferazione tumorale.
Patogenesi: la mutazione del DNA
Per capire come si possa curare un tumore, è prima necessario sapere da cosa si scateni la formazione di una neoplasia in un organismo. Ogni cellula, durante la riproduzione o durante il suo ciclo vitale, può incorrere in una mutazione, ossia la variazione del corredo genetico, spontanea o indotta da eventuali agenti mutageni.
Generalmente, le mutazioni di una cellula qualunque all’interno di un organismo non creano grossi problemi: la cellula, se impossibilitata a sopravvivere, muore spontaneamente, ma se è in grado di sopravvivere continua nel suo ciclo vitale senza alterare significativamente il metabolismo generale dell’individuo.
Talvolta, però, le mutazioni interessano alcuni geni che regolano la crescita e la divisione cellulare. In tal senso, sono stati raggruppati due tipi diversi di geni che intervengono nelle dinamiche dello sviluppo di una cellula: i proto-oncogeni, adibiti alla stimolazione di una divisione cellulare, e i geni oncosoppressori, che hanno la funzione di mantenere integro il genoma o di regolare la divisione cellulare.
La mutazione dei proto-oncogeni li trasforma in oncogeni, ossia geni anomali che determinano un aumento dell’attività metabolica della cellula e il suo ritmo di duplicazione.
Catena di DNA, rappresentata con la tipica struttura a doppia elica.
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