Estratto del documento

Tutto ciò che avreste voluto sapere sul Tempo

ma non avete mai osato chiedere

Di Christian Centamore

Crono: chi era costui?

Il tempo. Lo scorrere del tempo, per l’esattezza. Il nostro sarà un intraprendente

discernimento su come il flusso temporale abbia ammaliato un nutrito contingente di

Scrittori, Poeti, Artisti, Filosofi tanto da far sì che ci siano giunte opere, composizioni,

trattati inerenti a siffatto argomento. Ma cosa spinse costoro a trattare un sì corposo

argomento?

Il titolo di questo paragrafo si riferisce ad una divinità della mitologia greca, il dio Crono,

cui viene erroneamente attribuita dai più la capacità di controllare a proprio piacimento il

continuum spazio-tempo. L’errore nasce forse dal nome del suddetto, in quanto crono in

greco significa “tempo”. Deludente scoprire che tale divinità, anziché occuparsi dello

scorrere del flusso temporale è dedito alla ben più modesta arte agricola, in quanto dio

della fertilità e dell’agricoltura. Ma allora chi ha il potere di regolare il tempo? Qualche

altra divinità? Da accurate e approfondite ricerche è risultato che nemmeno il più abile tra

gli dei d’ellenica caratura riuscì mai ad imbrigliare tale fenomeno, troppo imponente e

maestosamente preponderante per essere asservito da una qualunque divinità. Dopo

questa significativa nonché doverosa precisazione abbiamo un indizio in più sul fascino

costituito dal tempo, regolatore implacabile delle nostre vite, sempre presente sin

dall’inizio della storia dell’umanità, intangibile, impalpabile, ma strepitosamente pieno di

malia…

L’impossibilità di bloccare il tempo o di viaggiarci attraverso hanno da sempre afflitto

l’uomo, impotente di fronte al suo flusso inesorabile, costretto a cedergli il passo, a lasciare

che il proprio corpo avvizzisca sotto la sua spaventosa scure. L’unico modo che l’essere

umano ha di maneggiare il tempo è la memoria di cui è padrone: ricordi, emozioni, eventi,

anniversari, tutto ciò che avviene in passato è possibile incastonarlo nella nostra mente e

quanto più sarà forte il desiderio di ricordare, tanto più saranno vividi i nostri ricordi.

La memoria è dunque la compagna affidabile del tempo, ligia al doveroso compito di

stabilizzare e focalizzare ciò che avviene negli attimi in cui la vita scorre, portata lontano

sulle ali del tempo…

Materia e memoria = Henri Bergson

Cenni biografici (vita, morte e miracoli)

Bergson nasce a Parigi da famiglia ebraica, studia filosofia, chimica e biologia alla Scuola

Normale, corona la fine dei suoi studi laureandosi nel 1889.

Dapprima dedito all’attività d’insegnante nei licei, la brillante carriera lo porta ad

assumere la prestigiosa cattedra al Collegio di Francia dal 1899 al 1921, anno in cui è

costretto ad abbandonare la vita accademica per problemi di salute.

Durante la prima guerra mondiale svolge importanti funzioni di diplomatico e nel 1927

riceve il Nobel per la letteratura. by skuola.net

«Tutto quello che avreste voluto sapere sul Tempo ma non avete mai osato chiedere» di Christian Centamore

Già famoso e celebre (le sue lezioni erano considerate alla stregua di un vero e proprio

evento) morì di malattia durante l’occupazione nazista di Parigi, rifiutandosi di fuggire

per condividere il proprio destino con quello della sua gente, nonostante negli ultimi anni

avesse iniziato ad accostarsi alla religione cattolica.

Opere principali: Materia e memoria (1896); Il riso. Saggio sul significato del comico (1900);

Introduzione alla metafisica (1903); L’evoluzione creatrice (1907); Durata e simultaneità (1922); Le

due sorgenti della morale della religione (1932).

Prologo: gli anni dell’ottimismo positivista

Bergson, da giovane, fu un ammiratore di Spencer e della teoria dell’evoluzione di

Darwin, nonché convinto sostenitore del positivismo e del suo ottimismo scientifico.

Se la teoria dell’evoluzione di Darwin permetteva di illustrare la natura come un enorme

meccanismo in perenne movimento, dove le forme di vita si evolvevano assumendo forme

sempre più funzionali all’adattamento, il positivismo vedeva la scienza e l’esperimento

capaci di spiegare tutti gli aspetti della realtà attraverso i meccanismi univoci della fisica e

della matematica.

Ben presto Bergson si accorse però che la coscienza degli uomini e la sua percezione del

tempo bastava a mandare all’aria i presupposti del tempo meccanico positivista e che il

darwinismo non era poi quel meccanismo naturale perfetto e apparentemente

inattaccabile che si prometteva di essere.

Tempo meccanico e durata della coscienza

Ormai maturata la convinzione che il positivismo racchiude in sé diversi punti di difficile

esplicazione, Bergson teorizza la riscoperta della fluidità tipica della coscienza umana,

inafferrabile nel suo divenire sempre mutevole.

Sostanzialmente, Bergson afferma che la suddivisione “cinematografica” della realtà tipica

del modo di pensare fisico-matematico, ovvero il tempo e l’azione visti come un insieme di

fotogrammi che si susseguono uno dopo l’altro e con il medesimo intervallo, è una

semplificazione ad uso scientifico che ha poco o nulla da condividere con l’ineluttabile

fluidità dello spirito e della coscienza umana.

Ad esempio si faccia riferimento al paradosso di Zenone, il quale, constatando che la

traiettoria di una freccia era come un insieme di istantanee ferme messe in fila una dopo

l’altra, assumeva che non esisteva movimento alcuno, poiché il movimento non può avere

origine dall’immobile.

Bergson ci accorre in aiuto, affermando che la suddivisione dell’azione in istantanee è un

processo a posteriori messo in atto dalla mente umana che incorre nel pallido tentativo di

ordinare una realtà altrimenti sfuggente e inafferrabile.

Il moto di istantanee è quindi una subdola convenzione a scopo semplificativo, la realtà

vissuta è a dir poco elusiva, non classificabile, in nessun sistema.

Si viene così a creare un bivio: da un lato vi è il tempo della fisica e del positivismo, in cui

ogni attimo è uguale all’altro e la loro successione avviene ad intervalli di tempo regolari.

Questa categorica visione del tempo permette ai fisici o chi per loro di prevedere il futuro

basandosi su un determinato stato di cose presente. Il tempo meccanico della fisica è

dunque una rigida e convenzionale divisione in millesimi di secondo della realtà.

Dall’altro lato vi è invece la realtà caotica, fluida e sgusciante della coscienza umana: il

2

by skuola.net

«Tutto quello che avreste voluto sapere sul Tempo ma non avete mai osato chiedere» di Christian Centamore

tempo percepito dallo spirito cosciente non coincide con quello rilevato dai fisici. La

coscienza avverte il tempo come durata, ovvero la coscienza vive il presente sforando in

parte nel passato e in parte nel futuro, vive il presente abbracciando l’immediato passato e

l’immediato futuro, nell’impossibilità di congelare il presente in un unico momento

definito.

Il tempo della coscienza umana vive un presente che non è riconducibile ad un solo

attimo, bensì un insieme di ricordo del passato e di anticipazione del futuro, inoltre la

durata della coscienza non vive necessariamente il tempo in modo eguale, per la coscienza

sussistono attimi più intensi di altri ed attimi più lunghi di altri. Per la coscienza un attimo

può protrarsi per l’eternità, altri sembrano talmente veloci da non meritare nemmeno di

essere annoverati nella nostra memoria.

La durata della coscienza è il moto ondoso del presente che, tendendo sempre e comunque

verso il futuro, trascina con sé anche i brandelli del passato.

Il moto delle sensazioni

Il presente è un moto della sensazione che termina la sua corsa nell’azione. In questo

presente fluido e vorticoso nascono in noi le idee delle azioni, ma per poterle metter in

atto ci prefissiamo degli obiettivi da raggiungere, traguardi immobili che agognano uno

stato di fluidità impossibile da congelare.

Per permetterci l’azione, noi concepiamo la realtà come un susseguirsi di mete immobili,

trascurando così tutto il vorticoso fluire della coscienza tra una meta e l’altra. Se tutto fosse

un vortice inafferrabile di significati, non potremmo agire.

Basti pensare a quante sensazioni si accendono e si sovrappongono nella nostra mente in

stato cosciente e a quante di esse diamo un reale significato nel nostro tentativo quotidiano

di raggiungere le mete che ci prefiggiamo. Queste mete sono il nostro metro temporale,

dei “paletti spirituali” che ci permettono di dare un senso al fluire degli avvenimenti.

Bergson considera il corpo umano come l’anello di congiunzione tra passato e futuro: il

nostro corpo, essendo la sede delle sensazioni e quindi delle azioni che ne conseguono, è la

materia che permette la durata della coscienza, ovvero quel moto della coscienza in

divenire che è il nostro presente.

Intelligenza ed intuizione

Bergson distingue l’intelligenza dall’intuizione, assegnando a quest’ultima una posizione

di particolare rilievo.

L’intelligenza è quella qualità umana che è più strettamente correlata alla qualità della

materia cerebrale. L’intelligenza è quindi responsabile dell’interpretazione meccanica della

realtà. Essa è razionalità pura, intelletto, per questo l’intelligenza nega la durata della

coscienza tentando di mettere ordine nella realtà fluida delle sensazioni.

Nonostante ciò una parte dell’intelligenza rimane ancora libera dai vincoli della materia, e

questa parte risponde al nome di intuizione. L’intuizione è l’istinto dell’intelligenza,

un’illuminazione dello spirito, repentina e folgorante.

L’intelligenza, nella sua atavica e incessante lotta contro la materia, ha in qualche modo

esaurito la sua energia in questa lotta, cosicché, in epoca moderna, essa sembra costituire

l’unica via praticabile alla soluzione dei problemi, come ci dimostra l’atteggiamento

positivista della scienza moderna. 3

by skuola.net

«Tutto quello che avreste voluto sapere sul Tempo ma non avete mai osato chiedere» di Christian Centamore

L’importanza dell’intuizione, secondo Bergson, va riscoperta: l’intuizione va posta al di

sopra della ragione intelligente, in quanto, non risentendo della rigidità del pensiero

razionale, è la via più genuina e istintivamente umana alla soluzione di ogni problema.

Le risposte ai grandi quesiti esistenziali sono ancora principalmente intuitive, la ragione ci

lascia ad un certo punto al buio sulle questioni che riguardano il senso profondo del

nostro esistere. “Tuttavia, l’intuizione sussiste sempre, ancorché vaga e, soprattutto.

Discontinua, simile ad una lampada quasi spenta, che si rianimi solo a tratti, per brevi

istanti.”

Va sottolineato quanto questa concezione della conoscenza sia vicina alle posizioni che i

poeti francesi avevano elaborato; è opportuno aggiungere anche che la particolare

concezione del tempo come durata eserciterà presto un’azione determinante sulla

produzione letteraria. Pochi anni dopo la pubblicazione e il successo dell’Evoluzione

creatrice, tale Marcel Proust, che ben conosceva Bergson, iniziava a realizzare Alla ricerca del

tempo perduto, la monumentale opera narrativa – ritenuta la più importante del

decadentismo europeo – nella quale la concezione bergsoniana del tempo trova piena

attuazione.

Il tempo perduto di Monsieur Marcel

Cenni biografici (vita, morte e miracoli)

Per rendere al meglio le idee, il pensiero, la produzione letteraria di quell’impareggiabile e

talentuoso artista quale Monsieur Proust, verrà utilizzata da qui alla fine del paragrafo la

sua lingua madre, il francese.

Marcel Proust naît a Paris en 1871, son père est médecin et sa mère appartient à la grande

bourgeoisie israélite. Le petit Marcel grandit dans une famille aisée et cultivée et dans un

climat familial chaleureux. Touché par l’asthme à l’age de neuf ans, il connait une enfance

très protégée et développe une sensibilité presque maladive. C’est tout naturellement que

le jeune homme se tourne vers l’étude des Lettres.

Il aime la litterature. Non seulement il connait les classiques, mais il lit les modernes. Avec

ses amis, il fonde une revue littéraire, le Banquet ; il écrit de nombreaux articles de

littérature, d’art, de moers. Il passe ses journées entre les bibliothèques, les musées, et les

salons. Car il est très introduit dans la société élégante du tout Paris. Entre ses lectures, ses

voyages (notamment à Venice) et les mondanités, Proust passe pour une aimable

dilettante. Et pourtant ces années seront la sourrce inépuisable de son oeuvre. En 1896, il

publie son premier livre, Les Plaisirs et les jours, qui tombe dans la plus parfaite

indifférence.

Proust commence néanmoins un nouveau livre, Jean Santeuil, qui mele ses souvenirs

d’enfance et des observations sur la vie mondaine. Ce livre, inachevé, est le prélude de la

Recherche. Deux deuils viennent alors à la fois assombrir la vie de l’écrivain et lui donner

l’impulsion nécessaire pour commencer le grand-oeuvre qu’il sent germer en lui : la mort

de son père en 1903, puis celle de sa mère en 1905. Proust se met au travail.

En 1908, il commence la Recherche. Or la maladie l’a de nouveau cruellement atteint. Proust

a conscience que le temps lui est compté. Il s’enferme dans sa chambre et il écrit sans

relache. Il écrit sur des cahiers ; il colle des feuilles supplémentaires, ne cessant de faire des

ajoutes au texte initial. Le texte prend toujours plus d’ampleur. Proust propose un premier

4

by skuola.net

«Tutto quello che avreste voluto sapere sul Tempo ma non avete mai osato chiedere» di Christian Centamore

volume aux éditeurs qui le refusent. Il décide alors de publier à compte d’auteur. C’est

ainsi que parait en 1913 Du coté de chez Swann. Proust écrit toujours ; la maladie, qui

l’oblige du reste à se retrancher du monde, devient en quelque sorte sa «collaboratrice

inspirée ». En 1919, c’est enfin la reconnaissance: A l’Ombre des jeunes filles en fleurs obtient

le Prix Goncourt. Proust redouble ses efforts. Au printemps 1922, il termine le seizième

volume et appose le mot fin. Son projet est accompli et il meurt en octobre 1922.

A la recherche del tempo perduto

Proust est l’auteur d’une seule grande oeuvre, A la recherche du temps perdu, dont les

différentes volumes sont comme les pièces d’un puzzle qui assemblées révèlent le sens de

l’œuvre tout entière.

  • 1. Du Coté de chez Swann qui comprend Combray, Un Amour de Swann, Nom de pays
  • 2. A l’ombre des jeunes filles en fleures
  • 3. Le Coté de Guermantes I et II
  • 4. Sodome et Gomorrhe
  • 5. La Prisonnière
Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 17
Tempo, storia Pag. 1 Tempo, storia Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tempo, storia Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tempo, storia Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tempo, storia Pag. 16
1 su 17
Sintesi

tesina di maturità sulla storia del tempo

D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi