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Indice

Italiano:

“In memoria” di Giuseppe Ungaretti.

Filosofia:

Schopenhauer e le vie di liberazione dal dolore.

Storia: Il giovedì nero, la crisi economica del 1929.

Latino: Seneca, Lucano, Petronio.

Storia dell’arte:

Vincent Van Gogh. 1

Prefazione

Per suicidio – dal latino suicidium, sui caedere, uccidere sé stessi – si intende l'atto col quale un individuo si procura volontariamente e consapevolmente la morte.

Il suicidio è il gesto autolesivo più estremo, tipico in condizioni di grave disagio psichico, particolarmente in persone affette da grave depressione o disturbi della personalità di tipo psicotico.

Lo status giuridico del suicidio nel diritto italiano è oggetto di dibattito. Secondo la dottrina dominante, questo è un atto legittimo e comunque non può essere punito; infatti non è prevista alcuna sanzione civile o penale nei confronti di chi tenta il suicidio. Al contrario, vengono puniti gli atti che influiscono su una terza persona determinandola al suicidio.

L'articolo 580 del codice penale punisce severamente – da 5 a 12 anni di reclusione – l'istigazione al suicidio, il rafforzamento del proposito suicida, nonché l'agevolazione in qualsiasi modo dell'altrui suicidio.

L'art. 14 della Legge n. 58 dell’8 febbraio 1948 sulla “Stampa” sanziona con le pene di cui all'art. 528 codice penale, originariamente previste per le pubblicazioni e gli spettacoli osceni, le pubblicazioni destinate ai fanciulli e agli adolescenti allorché, per la sensibilità e impressionabilità di essi proprie, siano idonee ad incitare al suicidio.

In molti Paesi esteri, il “suicidio” è reato; nello Stato della California, dove in molti si recano per cercare la morte sul Golden Gate Bridge in San Francisco, il tentato suicidio continua a costituire reato.

Dal punto di vista medico-psichiatrico, numerosi dati di letteratura indicano che è sicuramente possibile prevenire il suicidio nella popolazione, riducendo drasticamente il numero di morti, e ciò semplicemente mediante apposite campagne di informazione, nonché attraverso programmi e centri di aiuto e assistenza.

Sociologicamente, il suicidio è stato approfonditamente trattato da Émile Durkheim, che lo categorizza in quattro diverse modalità:

  • Egoistico
  • Altruistico 2
  • Anomico
  • Fatalista

Egoistico in quanto i comportamenti troppo individualisti possono a volte degenerare in forme patologiche, determinando condizioni di solitudine sociale che possono sfociare in ciò che è il suicidio.

Altruistico in quanto alla base morale dell’uomo vi sono dei comportamenti che sì possono essere altruistici, ma possono essere, altresì, considerati come gesto iniziale del “do ut des do ut facere” – ti do perché mi dai, ti do perché tu faccia –. Codesta condizione di falsa solidarietà può spingere l’uomo a compiere questo gesto estremo, quando non vede ricambiato il proprio fare, che nella realtà dovrebbe prescindere dalla ricompensa.

Il concetto di anomia è centrale nelle analisi di Durkheim, soprattutto per quanto riguarda i suoi studi sul suicidio.

Sempre secondo il sociologo francese, l'anomia è uno stato di dissonanza cognitiva tra le aspettative normative e la realtà vissuta; essa può essere di due tipi:

  • Acuta: segue di solito a un improvviso cambiamento, come la morte di un parente.
  • Cronica: dovuta a un continuo mutamento sociale, proprio di una moderna società industriale.

Durkheim, ne “Il Suicidio” del 1897, tende a definire uno stato oggettivo di carenza normativa, piuttosto che uno stato soggettivo. Ne deriva un concetto di anomia come mancanza di norme sociali, di regole atte a mantenere, entro certi limiti appropriati, il comportamento dell'individuo. Inoltre, poiché per Durkheim le regole morali vengono sempre codificate in leggi, l'anomia non si configura solo come mancanza di norme sociali, ma soprattutto come mancanza di regola morale.

Per il sociologo Durkheim, lo stato di anomia definirebbe, in sostanza, una caratteristica del sistema culturale di riferimento – norme, valori e tradizioni –, in cui l'individuo si trova inserito e la reazione a questo, quasi che l'anomia rappresentasse in Durkheim l'antitesi della solidarietà sociale. Da una parte la rappresentazione di un gruppo, dall'altra, con lo stato di anomia, il suo disintegrarsi.

Fatalista, poiché la vita dell’uomo può essere considerata come un alternarsi di vicende che ha come fato prestabilito la morte. L’uomo, fatalista per natura, può decidere di non continuare a vivere la propria vita per raggiungere la morte, e dunque può, attraverso la libertà intellettuale e morale, scegliere di far terminare la propria vita ricorrendo al suicidio.

3

Il suicidio in psicologia

Dal punto di vista psicologico, esso può essere interpretato, oltre che come estrema forma di richiesta di aiuto – in questo caso, spesso, il suicidio è la conclusione involontaria di un tentativo che si vorrebbe inconsciamente o consciamente volto al fallimento –, o come espressione di un bisogno, altrimenti inappagabile, di mettere a tacere una sofferenza, un disagio, a cui il soggetto non riesce a dare risposta.

Nella soppressione della vita, in realtà, il desiderio reale in questa interpretazione sarebbe quello di affermare l'ideale di una vita liberata, finalmente, da una sofferenza rivelatasi ingestibile e insostenibile per colui che la patisce.

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