Uno snack andato a
male
Vita, morte e miracoli del sistema finanziario americano
Camisassa Andrea
Sommario
1950-1970............................................................................................................3
Le Lobby........................................................................................................3
Big Labor.......................................................................................................3
Baby Boom.....................................................................................................4
1970-1980............................................................................................................5 8
.............................................................................................................................5
.......................................................................................................................5
Nixon e la “mala gestione”.............................................................................5
Monetarismo...................................................................................................6
La scuola di Chicago.......................................................................................7
Paul Volcker e la guerra dell’inflazione...........................................................8
..........................................................................................................................9
1980-1990.........................................................................................................9
Leveraged Buyout.........................................................................................9
The Savings and Loans’ Crisis.....................................................................10
.....................................................................................................................11
1990-2000....................................................................................................11
La bolla dot-com..........................................................................................11
La prima crisi dei mutui................................................................................12
.....................................................................................................................12
.....................................................................................................................13
1987: il crollo della borsa.............................................................................13
LTCM.............................................................................................................14
2000-..................................................................................................................15
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino......................................16
.....................................................................................................................17
La più grande bolla immobiliare della storia................................................17
Il teatro delle marionette.............................................................................18
I Colpevoli?.........................................................................................................19
Il “Boom” delle dighe.........................................................................................20
Turbine Francis.............................................................................................22
Fonti e Bibliografia.............................................................................................23
1950-1970
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Le lobby
Confrontando l’elenco delle maggiori aziende americane di inizio ‘900 con quelle degli anni Settanta si può notare come buona parte non sia cambiata.
La US Steel sin dalla nascita iniziò ad organizzare una serie di accordi di spartizione del mercato, contrattando i prezzi con la concorrenza. Il suo proprietario sosteneva che se le concorrenti avessero tenuto alti i prezzi seguendo la politica della US Steel avrebbero di conseguenza mantenuto le proprie quote di mercato. Con l’avanzare del tempo tutti i settori cominciarono ad adottare questa politica dei prezzi.
Le guerre mondiali contribuirono a foraggiare questa “pigrizia” industriale. Le aziende lucravano sia sugli appalti di ricostruzione che sugli ordinativi di materiale bellico e contemporaneamente schiacciavano la concorrenza estera.
Il prezzo che l’America pagò per questa sua politica fu la perdita di innovazione tecnologica e ricerca in quanto senza concorrenza veniva meno la necessità di proporre prodotti migliori per mantenere vivo il business.
L’Europa ed il Giappone divennero il cuore della ricerca tecnologica. Quando la concorrenza estera tornò a bussare alla porta le aziende americane si trovarono spiazzate. Alla fine degli anni Settanta la produzione di radio e televisioni era cessata, il settore siderurgico e delle macchine versava in condizioni catastrofiche. Persino aziende affermate a livello mondiale come l’IBM si trovavano in difficoltà.
Big Labor
La politica del “Big Labor” fu introdotta nel sistema industriale negli anni Cinquanta attraverso la cosiddetta “Formula General Motors” per gli accordi sindacali. Di norma, l’azienda che fissava i prezzi nel settore guidava la contrattazione con la controparte sindacale. I contratti di lavoro, al tempo, avevano tipicamente una durata di tre anni e comprendevano incentivi legati alla produttività. In seguito, col crescere dell’inflazione, i contratti previdero sia un premio di produttività sia un correttivo annuale legato all’inflazione. Quando, negli anni Settanta, la produttività si fermò e al tempo stesso l’inflazione cominciò a crescere, le aziende si trovarono ad affrontare un problema di costi a cui non poterono sottrarsi.
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Baby Boom
La generazione del Baby Boom aveva compiuto vent’anni, creando un flusso dilagante di lavoratori senza alcun tipo di formazione professionale. La disponibilità di una forza lavoro a basso costo portò ad una ulteriore graduale riduzione degli investimenti.
Nel 1960 la popolazione di età compresa tra i 18 e 20 anni era il 4.3%, mentre negli anni Settanta era salita al 5.6%: una variazione apparentemente modesta, ma che in cifre si traduce in un aumento di quasi 4 milioni di persone.
Baby Boom – Le cause
Durante gli anni della Depressione il tasso di natalità aveva subito una brusca diminuzione, così che negli anni Cinquanta, in un contesto di domanda crescente, il numero di coloro che si affacciavano sul mercato del lavoro era relativamente scarso. La differenza salariale fra vecchie e nuove generazioni di lavoratori era insolitamente ridotta, e di conseguenza i giovani tendevano sempre di più a sposarsi e a mettere su famiglia. L’incremento nella ricchezza pro-capite determinò una decisa diminuzione della criminalità.
Un aumento così marcato di bambini comportò però diversi problemi. In primis la carenza di strutture scolastiche, molte delle quali furono costruite da zero in fretta e furia. Poi un improvviso aumento della criminalità giovanile si abbatté sull’America tanto che le forze di polizia furono costrette a “scegliere” quali reati avessero priorità su quali altri.
Infine, negli anni Settanta, il numero di giovani universitari crebbe a dismisura e con esso le rivolte studentesche. Un piano del governo volto a diminuire i disagi dei giovani si risolse in un aumento drastico delle proteste, fino ad arrivare alle rivolte urbane.
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1970-1980
Nixon e la “mala gestione”
Quando Nixon si insediò per la prima volta nel 1969, l’economia stava già pericolosamente sprofondando verso il baratro. Il neopresidente fece del suo meglio per darle il colpo di grazia.
Nei cinque anni precedenti, il tasso di crescita al netto dell’inflazione era circa il 5%. Durante il secondo anno di Nixon, il tasso di crescita rasentava lo 0% mentre l’inflazione era salita al 6%, e non accennava a diminuire.
Con cifre simili il presidente rischiava di non essere rieletto per il secondo mandato. Per risolvere il problema riunì il suo staff economico in un meeting full immersion. La settimana successiva annunciò che avrebbe ridotto le tasse, imposto controlli su prezzi e salari, soprattassato tutte le importazioni e abolito la parità aurea a 35 dollari l’oncia.
Politicamente funzionò. Con i prezzi sotto controllo fu possibile aumentare l’offerta di moneta senza troppe preoccupazioni e grazie alla maggiore disponibilità di liquidi la crescita economica trovò nuova linfa, crescendo del 5% nel 1972 e Nixon fu rieletto. Non fosse che questo sistema portò ad una rapida e incessante svalutazione del dollaro. 44 dollari/oncia nel 71, 100 nel 73 fino a quasi 800 nell’80.
Una diminuzione così drastica del valore del dollaro ha avuto due effetti principali: una consistente perdita di capitale per gli investitori stranieri (se prima il loro investimento di 100000 dollari valeva 1 nel 1970, nel 1979 sarebbe valso 0.2) e un drastico aumento del prezzo del petrolio.
L’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) reagì alla svalutazione aumentando il prezzo del greggio, prima triplicandolo nel 1973 e nuovamente nel 1979. Un simile aumento contribuì alla crescita dell’inflazione che ancora non aveva rallentato la sua corsa.
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I provvedimenti del governo, di una durata prevista di 90 giorni, restarono invece in vigore per tre anni. Nel 1974 il Congresso rimosse i controlli, ad eccezione di quello sul prezzo del petrolio. Con tempismo, Nixon viene coinvolto nello scandalo Watergate e il paese si trovò senza una guida in un momento di delicato equilibrio economico. L’America precipitò in una spirale di recessione e inflazione in aumento costante, fino a toccare il 14% nel ‘79.
Il nuovo presidente cercando di mettere una pezza al disastro Nixon introdusse una più rigida politica energetica, razionamento del carburante e nuove imposte. Oltre alle difficoltà economiche si aggiunse alla scena un colpo di stato in Iran, con imprigionamento di molti americani. Un brutto colpo sia economico perché il mercato del greggio subiva una profonda trasformazione che morale, con più di 40 americani tenuti ostaggio per un anno e mezzo.
Approfittando della delicata posizione americana i russi invasero l’Afghanistan. I tentativi falliti del governo di risolvere la situazione fecero cadere il prestigio dell’America agli occhi del mondo sempre più in basso. Paul Volcker salìd alla presidenza della Federal Reserve.
Il decennio era stato impietoso verso l’America, ma mai quanto quelli a venire.
Monetarismo
Come dice il nome, il “monetarismo” è una teoria che ha il suo epicentro nella moneta. Il suo creatore, Milton Friedman, aveva fatto lunghe ricerche sulla
era sempre stata un
storia dell’economia, e si era convinto che l’inflazione “
fenomeno monetario”: vale a dire che, se la disponibilità di moneta cresce più che l’economia reale, allora crescono anche i prezzi. Inoltre, Friedman era convinto che in qualsiasi sistema economico il tasso di disoccupazione fosse definito dalla tecnologia disponibile e dalla capacità della forza lavoro. Qualsiasi tentativo di incrementare il tasso di occupazione attraverso l’uso della leva fiscale oltre questa soglia avrebbe avuto come unico risultato un incremento nel tasso d’inflazione.
Secondo i monetaristi, la disponibilità monetaria è conseguenza dell’ammontare di moneta circolante in un dato momento. In sintesi, la somma data dalle monete, dalle banconote, dai conti correnti e via dicendo, moltiplicata per il tasso di ricambio del circolante: in altre parole, della sua velocità. Gli studi compiuti convinsero Friedman che storicamente la velocità era più o meno costante: dunque la politica di un qualsiasi governo
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