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Introduzione

Non appartengo alla categoria degli storici, non ho la presunzione di sostituirmi a loro, ma mi contraddistinguono un grande amore ed una grande passione per la storia.

Questo mio modesto lavoro è il risultato di un’attenta e impegnata analisi di svariate opere che riguardano, principalmente, i settori della mitologia, dell’archeologia e del folclore.

Compresi come la mia Sicilia è forse la terra che più delle altre offre uno dei migliori scenari culturali e folcloristici in grado di provocare nel visitatore grande suggestione ed emozione.

Culla di passate e varie dominazioni come quella dei remoti Fenici, Greci e Bizantini e dei “più vicini” Normanni, Spagnoli ed Austriaci.

Crocevia di miti, leggende e tradizioni sacre e profane, millenarie dalle radici che affondano nelle tradizioni greche, nella religione e nelle più profane credenze popolari.

Il popolo siciliano, nella sua ricca fantasia dovuta alla sua vivacità spirituale, determinata dal clima mediterraneo e dal suo effervescente carattere, ha trasfigurato in leggende anche l’origine stessa della sua terra: ‘la chiamaru "Sicilia" li genti, ma di l’Eternu Patri è lu diamanti!’

I tre promontori, che danno alla Sicilia il suo tipico aspetto triangolare, sarebbero il frutto dell’estro gentile di tre ninfe, che vagavano per il mare prendendo dalle parti più fertili del mondo un pugno di terra mescolata con sassolini; e, postesi tutte e tre sotto il cielo più limpido ed azzurro del mondo, da tre punti gettarono il loro pugnetto di terra nel mare, e vi lasciarono cadere i fiori e le frutta che esse recavano nei flessuosi veli che le ricoprivano, dolcemente danzando sui piedi leggeri.

Il mare, al loro apparire, si vestì di tutte le luci dell’arcobaleno, e rise nelle sue grazie leggiadre ed infinite; e a poco a poco si solidificò, e dalle onde emerse una terra variopinta e profumata, ricca di tutte le seduzioni della natura; e i tre vertici del triangolo, dove le tre bellissime ninfe avevano iniziato la loro danza, divennero i tre promontori estremi della nuova isola, che poi i geografi avrebbero chiamato Trinacria, cioè la terra dalle tre che si chiamarono capo Faro o Peloro dal lato di Messina, capo Passero o Pachino dal lato di Siracusa, e capo Boeo o Lilibeo dal lato di Palermo.

Anche il nome stesso dell’isola è nato da una leggenda, che parla di una principessa bellissima, che si chiamava appunto Sicilia, e alla quale il destino ordinò di lasciare, sola e giovinetta, la propria terra natia, altrimenti sarebbe finita nelle fauci dell’ingordo Greco-levante, che le sarebbe apparso sotto le mostruose forme di un gatto mammone, divorandola.

Per scongiurare questo pericolo, non appena compì quindici anni il padre e la madre, piangenti, la posero in una barchetta, e la affidarono alle onde.

E le onde, dopo tre mesi, deposero la giovinetta su una spiaggia meravigliosa, piena di fiori e di frutti, ma assolutamente deserta e solitaria.

Quando la giovinetta ebbe pianto tutte le sue lacrime, ecco improvvisamente spuntare accanto a lei un bellissimo giovane, che la confortò, e le offerse amore e ricetto, spiegando che tutti gli abitanti erano morti a causa di una peste, e che il destino voleva che fossero proprio loro a ripopolare quella terra con una razza forte e gentile, per cui l’isola si sarebbe chiamata col nome della donna che l’avrebbe ripopolata; ed infatti si chiamò Sicilia, e la nuova gente crebbe forte e gentile, e si sparse per le coste e per i monti.

Quando mi sono avviata alla stesura, il mio obiettivo era quello di conoscere i miti dell’antica Sicilia e di vedere come tracce di alcuni di essi influenzino ancora oggi la nostra cultura e la nostra religione.

Allo stato attuale, sono riuscita, solo in parte, a raggiungere il mio obiettivo, in quanto dovrei continuare a girare per tutta la regione, per poter rinvenire, fra quelle manifestazioni popolari, le tracce di un paganesimo morente ma che non si è ancora estinto.

Tra gli autori da me consultati, posso citare classici come Omero, Teocrito di Siracusa e Cicerone; studiosi del passato come Giovanni Verga, Luigi Pirandello, e anche; autori e artisti a noi più vicini come Leonardo Sciascia, Camilleri e Guttuso.

Queste sono solo alcune definizioni della mia isola che offre un’alta concentrazione artistica ed umana dai significati e contenuti elevati e profondi che contribuiscono ad aumentarne il fascino e la magnificenza, l’importanza e l’imponenza, inoltre, la sua storia millenaria, il fatto d’essere la patria di filosofi, santi, artisti, scienziati e poeti, le sue tradizioni ed i suoi valori.

Se a tutto questo si unisce la maestosità delle sue caratteristiche ambientali, la bellezza del suo mare e delle sue montagne, lo splendore dei suoi monumenti, la bontà della sua cucina e la cordialità e forte senso dell’ospitalità di noi abitanti, si evince che la Sicilia offre uno scenario complessivo davvero unico nel suo genere.

Avevo trovato risposta alle mie domande; riprendo una citazione del latino Seneca che al meglio racchiude il mio pensiero: Sono nato per un solo cantuccio, la mia patria è il mondo intero.

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