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Wadi Bel Gadir e lo stupendo santuario di Demetra e Kore

Veduta dall’alto di Cirene 1

Indice

Capitolo primo: Il santuario di Wadi Bel Gadir

1- Un mito legato alla fertilità della terra……………………………….. 5

2- Un luogo di culto tra polis e chora…………………………………… 10

Capitolo secondo: Storia degli studi e degli scavi

1- Missioni archeologiche nel santuario………………………………… 12

2- Scavi e ritrovamenti…………………………………………………… 14

3- …un altro santuario di Demetra?.................................................. 17

Capitolo terzo: Descrizione del monumento

1- Organizzazione del santuario………………………………………… 22

Capitolo quarto: Interpretazione e datazione

1- L’uso nel tempo del santuario……………………………………… 26

Conclusione……………………………………………………………… 28

Indice immagini………………………………………………………… 29

Bibliografia essenziale………………………………………………… 30 2

Premessa

Situata nella Libia orientale e inserita nella World Heritage List dell’UNESCO, Cirene fu nell’antichità il centro principale della Pentapoli Libica. Nelle città greche il rapporto tra la polis e la chora, cioè tra la “città” in senso stretto e il territorio che si sviluppa intorno a questa, non era sempre il medesimo.

Nei vari contesti geografici e nei vari periodi troviamo situazioni diverse: in alcuni casi non esisteva una vera e propria separazione (c’era pertanto una generica continuità dei culti religiosi e della giurisdizione legale come, pur con le opportune precisazioni, nell’Atene classica), in altri era invece percepibile una separazione precisa (come per esempio, in età ellenistica, ad Alessandria, dove la divisione tra abitato e territorio presentava anche valenze sociali). Probabilmente anche per ciò che riguarda l’assetto di Cirene possiamo tener conto di queste due “categorie” e a questo riguardo, sebbene sia piuttosto complesso determinare i rapporti che nel tempo sono intercorsi tra loro, un ruolo interessante potrebbe essere stato ricoperto dal santuario extraurbano di Demetra e Kore; tenendo presente l’assetto topografico generale di Cirene, infatti, sembrerebbe quasi che questo luogo sacro sia stato, per lo meno in alcuni periodi, un tramite cultuale tra la polis e le propaggini più vicine della “campagna”.1

La città si sviluppa su quattro colline vicine divise tra loro da profonde valli di origine fluviale (quelli che oggi chiamiamo widian – sing. Wadi), e il santuario, pur sorgendo sulla collina sud, sul fianco meridionale dello scosceso Wadi Bel Gadir, fuori dal complesso cittadino vero e proprio, fronteggiava il lato sud della collina occidentale, cioè il centro stesso della città, l’agorà, sulla quale era tra l’altro presente un altro santuario dedicato alle medesime Demetra e Kore (la cui struttura circolare è stata a lungo ritenuta erroneamente la tomba dell’ecista Batto).2

L’antico centro urbano era segnato da tre grandi strade principali. La strada della valle che segue il percorso in pendenza tra le due colline sino al santuario di Apollo con il suo ingresso monumentale, i templi, gli altari, le fontane, un teatro e le terme di epoca romana.

La seconda strada, che reca il nome del primo re della città, Batto, collega l’area dell’acropoli, tuttora non scavata, con il ginnasio della città e il foro di età romana. La terza strada, infine, taglia l’asse principale della città a est del foro.

1 Bonacasa, Topografia ed urbanistica, pp. 37-39.

2 Igor Cherstich, Il santuario di Demetra e Kore a Wadi Bel Gadir, pp. 16-18. 3

All’incrocio con la strada della valle si trovavano altri templi, una basilica e una serie di importanti ville urbane risalenti al periodo romano. Nella parte nord-est, all’interno della cinta muraria, si trova un impressionante tempio dorico dedicato a Zeus e il circo o ippodromo della città, anch’esso non scavato.

Un’ampia serie di necropoli, ricche di tombe anche molto elaborate tagliate nella roccia, fiancheggia le strade e gli wadi che conducono fuori città, in particolare nelle direzioni nord, sud e ovest.

A sud-est della città, nello Wadi Bel Gadir, si trovano il santuario extraurbano di Demetra e Persefone, un tempio greco scoperto di recente, un complesso teatrale e inoltre, tuttora inesplorati, i sobborghi di Cirene e la necropoli che si estende lungo la strada che conduce da Cirene a Balagrae (la moderna el-Beida).3

La costruzione del Santuario extraurbano di Demetra e Kore ebbe inizio appena una generazione dopo la fondazione di Cirene (620 a.C. circa) e il suo uso fu protratto fino a tutto il periodo romano. Nel 262 d.C. il Santuario venne seriamente danneggiato da un grave terremoto e infine totalmente distrutto nel 365 d.C. da un secondo terremoto ancora più rovinoso.

Nel periodo del suo apogeo, che in termini architettonici sembra essere coinciso con l’epoca che va dal regno di Traiano a quello di Antonino Pio (98-161 d.C.), il Santuario copriva un’area di oltre 9000 metri quadrati. Le sue strutture erano distribuite su un terreno in forte pendio, per una profondità di circa 20 metri, interrotte da tre terrazzamenti principali noti come Santuario Inferiore, Medio e Superiore.

Il Santuario situato sulla collina fu uno dei più grandi e meglio conservati tra quelli dedicati a Demetra e Persefone nel Mediterraneo orientale e consiste di tre livelli o terrazzamenti sostenuti da diversi muri di sostegno (l’area del Santuario Superiore è tuttora in gran parte inesplorata).

L’importanza del Santuario e i copiosi ritrovamenti testimoniano la ricchezza della città di Cirene; in sette stagioni di scavo venne rinvenuta una grande quantità di oggetti votivi che coprono tutta la vicenda storica del Santuario. Essi comprendono circa 4500 figurine di terracotta, circa 750 opere complete o frammenti di sculture e rilievi in marmo o calcare, una grande quantità di ceramiche di pregio di origine attica (a figure rosse o nere), corinzia, rodia, chiota e di altre località greco-orientali e della Laconia. Sono state ritrovate, inoltre, suppellettili di natura pregiata di epoca ellenistica e romana, bronzetti votivi, gemme e scarabei di epoca arcaica, gioielleria, ceramiche, vetri, lucerne, iscrizioni e monete in oro, argento e bronzo.4

3 Ghislanzoni, Notizie sulla Cirenaica, pp. 65-67. 4

4 Norton, The excavation at Carene, pp. 143-143. 5

Capitolo primo

Un mito legato alla fertilità della terra

Nella città di Cirene erano dedicati due edifici al culto di Demetra e Kore: uno di essi è un culto urbano praticato in un tempietto sull’agorà, mentre l’altro è un culto extraurbano praticato in un imponente santuario eretto oltre le mura meridionali.

Demetra apparteneva alla seconda generazione divina, quella degli dei olimpici, figlia di Crono e di Rea e secondogenita della coppia. Era considerata più giovane di Estia e contemporanea di Era.

Conosciuta con l’appellativo di Dea materna della Terra, la sua personalità sia religiosa che mistica è molto diversa da quella di Gaia, la Terra concepita come elemento cosmogonico e primordiale, potenza e riserva inesauribile di fecondità, Madre Universale e Madre degli Dei.

Demetra, invece, è la divinità della terra coltivata, è essenzialmente la dea del grano. Le sue leggende si sono sviluppate, infatti, in tutte le regioni del mondo ellenico in cui cresce il frumento. I suoi luoghi d’elezione sono le pianure di Eleusi e la Sicilia, ma si riscontrano anche in Tracia, a Creta e nel Peloponneso.

Figura 1. Demetra, copia romana, Museo Pio-Clementino

Nella leggenda come nel culto Demetra è strettamente unita alla figlia Persefone, formando una coppia che spesso viene chiamata Le Dee. 7

Persefone nella versione più corrente è figlia di Zeus e Demetra ed unica figlia della dea, mentre una tradizione minore ne fa la figlia di Zeus e Stige, la ninfa del fiume infernale. È la dea degli Inferi e la compagna di Ade.

Figura 2. Persefone, Pergamon Museum Berlino

Viene identificata anche con l’epiteto Kore, cioè “fanciulla”, e presso i Romani fu presto identificata con la dea Proserpina e a questa assimilazione probabilmente si deve il carattere infero della dea. Proserpina in origine fu senza dubbio una dea agreste, che presiedeva alla germinazione e il suo culto fu introdotto insieme a quello di Dis Pater (assimilato ad Ade) nel 249 a.C. In loro onore si celebravano i Giochi Tarantini, così chiamati da una località nel Campo Marzio, il Tarentum appunto. L’origine di questo luogo è avvolta nella leggenda, è il più antico luogo di culto dell’area situato all’estremità occidentale, presso l’attuale ponte Vittorio, dov’era l’altare di Dite e Proserpina.

Il nucleo centrale della leggenda di Demetra e Kore, quello alla base dell’iniziazione dei Misteri Eleusini, è costituito dal rapimento di Persefone e dalle peregrinazioni di Demetra alla ricerca della figlia.

Persefone cresceva felice e spensierata tra le ninfe, in compagnia delle sorelle Atena e Artemide, per nulla interessata al matrimonio, quando suo zio Ade si innamorò di lei. Zeus però si oppose al matrimonio, ripugnandogli l’idea di sapere sua figlia eternamente prigioniera nelle tenebre del mondo degli Inferi. Allora Ade la rapì, forse con la complicità dello stesso Zeus, che ne divenne il connivente segreto.

Il luogo del rapimento è generalmente collocato nella pianura d’Enna, in Sicilia, ma Omero nell’Inno a Demetra menziona vagamente la pianura di Misa, un nome mitico per indicare, quasi sicuramente, un luogo privo di significato geografico. Altre tradizioni pongono il luogo del ratto ora a Eleusi lungo il Cefiso, ora in Arcadia ai piedi del monte Cillene, dove si mostrava una grotta che era ritenuta una delle entrate all’Oltretomba, ora a Cnosso. 8

Nel momento in cui Persefone stava raccogliendo un narciso (o secondo un’altra tradizione un giglio), la terra si aprì e apparve Ade, che la condusse nel suo regno.

Demetra in quel momento era lontana, ma udì ugualmente il grido della figlia prima che la terra la inghiottisse, e accorse immediatamente in suo aiuto, ma arrivò troppo tardi: Persefone era già scomparsa. Per nove giorni e nove notti la dea vagò per il mondo senza mangiare né bere né lavarsi, portando una fiaccola accesa in ogni mano. Il decimo giorno incontrò Ecate, la dea che sovrintende alla magia e agli incantesimi; anch’ella aveva udito il grido di Persefone, ma non aveva riconosciuto il suo rapitore, la cui testa era ammantata delle ombre della Notte. Soltanto il Sole, che tutto vede e tutto ode, le rivelò ciò che era accaduto realmente. Ma secondo una tradizione locale furono gli abitanti di Ermione, in Argolide, a rivelarle il nome del colpevole. Adirata per l’accaduto, Demetra decise di non ritornare mai più in cielo e di restare sulla terra, abdicando ai suoi compiti divini finché non le fosse stata restituita la figlia. Assunse quindi l’aspetto di una vecchia e si recò a Eleusi. Dapprima sedette su una pietra che prese il nome di Pietra senza Gioia, poi si recò presso il re Celeo, che in quel tempo regnava sul paese. La dea passò poi al servizio di Metanira, moglie di Celeo, come nutrice. Il piccolo che le venne affidato era Trittolemo. Demetra cercò di renderlo immortale ma non vi riuscì a causa dell’intervento inopportuno della madre e, dopo essersi rivelata, la dea regalò al piccolo il primo chicco di grano, allora sconosciuto ai mortali, e gli affidò la missione di diffondere nel mondo la coltivazione del grano. Si ricollegano vari episodi alle peregrinazioni di Demetra: a Sicione si attribuiva alla dea l’invenzione del mulino, che ella stessa avrebbe insegnato a usare agli abitanti; altrove introdusse la coltivazione dei legumi, in particolare della fava, o dei frutti, come il fico.

Però l’esilio volontario di Demetra stava rendendo la terra sterile e l’ordine del mondo rischiava di essere compromesso. Zeus ordinò, quindi, a Hermes di scendere nell’Oltretomba e di riportare Persefone sulla terra, per farla riunire alla madre. Ma ciò non era più possibile perché, durante la sua permanenza negli Inferi, Persefone aveva mangiato un chicco di melograno e apparteneva a quel mondo per sempre. Fu necessario giungere a un compromesso: Demetra avrebbe ripreso il proprio posto tra gli Dei e Persefone avrebbe diviso l’anno tra sua madre e il suo sposo. Così, ogni primavera, Persefone fugge dal suo soggiorno sotterraneo e sale al Cielo, insieme ai primi germogli che spuntano dai solchi, per poi ritornare nuovamente tra le Ombre al momento della semina. Ma il suolo resta sterile per tutto il tempo in cui la fanciulla resta separata dalla madre, ed è la stagione invernale. 9

In onore di Demetra e Kore erano celebrati i Misteri Eleusini, che sono il più noto dei culti misterici dell’Antichità; essi debbono il proprio nome alla città di Eleusi, in Attica, e risalgono al VII secolo a.C. Secondo la tradizione sarebbe stata la stessa Demetra ad ordinare che a Eleusi venisse eretto un tempio in onore suo e della figlia e che vi venissero celebrati i misteri della fertilità. In origine si trattava semplicemente di una festa per il raccolto, legata al ciclo delle stagioni. Nel rito originario, infatti, il momento più importante era costituito dalla cerimonia durante la quale veniva seppellito un seme di grano in onore di Demetra e di sua figlia.

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