Esami di maturità
5BT Anno scolastico 2012/13
Tesina di Boscolo Giada “Cegion”
Influenza della psicologia nel ‘900
Introduzione
L’inizio del Novecento fu determinato dalla nascita di una nuova concezione scientifica del tempo, dello spazio, della materia e dell’energia. Sul primo terreno si assiste all’uso di massa non solo del telegrafo, ma anche del telefono e della radio, che permettono comunicazioni in “tempo reale”, mentre la nozione stessa di velocità e il rapporto fra spazio e tempo vengono sconvolti dall’impiego di macchine che consentono spostamenti più rapidi e prospettive del tutto nuove.
Sul secondo terreno, quello scientifico. La teoria della relatività elaborata da Einstein e la teoria dei “quanti elaborata da Planck pongono in crisi la fisica newtoniana e una concezione unitaria e oggettiva dell’universo.
Una grande rivoluzione, questa volta nel campo delle scienze umane è compiuta dal medico viennese Sigmund Freud che studia l’inconscio e dà vita alla psicanalisi.
L’interpretazione dei sogni
Freud scrive un volume intitolato nel 1900, un libro rivoluzionario, con esso l’identità individuale e il concetto stesso di unitarietà del soggetto entrano in crisi. L’uomo appare nel profondo diviso in una zona inconscia, che emerge nei sogni, nelle nevrosi, nei lapsus e in cui dominano pulsioni, per lo più rimosse, di cui non è cosciente e una zona consapevole, in cui valgano la ragione e la volontà.
Secondo Freud, la vita psichica cerca un difficile equilibrio fra tre elementi diversi: Es, Io e Super io.
L’Es è la domanda posta all’origine della personalità; è composto da tutti i fattori psicologici ereditari e presenti alla nascita, compresi gli istinti.
L’Io obbidisce al principio di realtà (aggiustamento alle condizioni imposte dall’esterno) e quindi trattiene, rallenta o sposta la carica della tensione fino a quando localizza all’esterno un oggetto adatto ad assorbirla. Scopo del principio di realtà è impedire che la tensione si scarichi prima che sia disponibile un oggetto adatto a soddisfare il bisogno. L’Io emerge quando il bambino sviluppa la capacità di separare concettualmente se stesso e gli altri.
L’Io entra spesso in conflitto con il Super Io che è l’ultimo a svilupparsi in ordine di tempo (tra i 3 e i 5 anni) e che rappresenta l’interiorizzazione dei valori morali e degli ideali della società trasmessi al bambino dai genitori. Con la formazione del Super-Io l’autocontrollo si sostituisce al controllo dei genitori. Pagina 1 di 12
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Tesina di Boscolo Giada “Cegion”
Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
Pirandello è lo scrittore italiano del Novecento più famoso nel mondo. Con Pirandello entrano per la prima volta nella letteratura italiana alcuni dei caratteri fondamentali dei cambiamenti del ‘900: la crisi delle ideologie e il conseguente relativismo, il gusto per il paradosso, la tendenza alla scomposizione e alla deformazione grottesca ed espressionistica, la scelta della dissonanza, dell’ironia, dell’umorismo, dell’allegoria.
A questi esiti Pirandello non perviene subito. Anzi non bisogna dimenticare mai che egli è un uomo dell’Ottocento (era nato nel 1867) e che solo lentamente e gradualmente, in evoluzione peraltro ininterrotta, egli giunge alle prese di posizione, culturali e artistiche, che ne determinarono la modernità.
Quando si parla di Pirandello non si può non citare la poetica dell’umorismo. L’arte forma vita umoristica dell’autore è volta continuamente ad evidenziare il contrasto tra e e tra personaggio e persona. L’uomo ha bisogno di autoinganni: deve cioè credere che la vita abbia un senso e perciò organizza l’esistenza secondo convenzioni, riti, istituzioni che devono rafforzare in lui tale illusione. Gli autoinganni individuali e sociali costituiscono la forma dell’esistenza. La forma blocca la spinta delle pulsioni vitali, la tendenza a vivere momento per momento al di fuori di ogni scopo ideale e di ogni legge civile.
Il soggetto, costretto a vivere nella forma, non è più una persona integra, coerente e compatta, fondata sulla corrispondenza armonica fra desideri e realizzazione; ma si riduce a una maschera (o a un personaggio) che recita la parte che la società esige da lui (impiegato, marito, padre, figlio ecc.) e che egli stesso si impone attraverso i propri ideali morali. Proprio per questo nell’arte umoristica non sono possibili né persone né eroi ma solo maschere e personaggi.
Pirandello usa il termine personaggio non nel senso comune: sono maschere o personaggi perché tutti recitano una parte. Il personaggio non è coerente, solido, unitario, perché non è più una persona. Ha davanti a sé solo due strade: o scegliere l’incoscienza, l’ipocrisia, l’adeguamento passivo alle forme, oppure vivere consapevolmente, amaramente e autoironicamente la scissione tra forma e vita. Nel secondo caso la riflessione interviene continuamente a porre una distanza fra il soggetto e i propri gesti fra l’uomo e la vita: più che vivere, il personaggio «si guadagna da vivere».
Analisi psicologica del romanzo
Il romanzo del “il fu Mattia Pascal” fu scritto dopo la grave crisi famigliare del 1903, che pose Pirandello in cattive condizioni economiche e scatenò la malattia mentale della moglie.
Esso è il romanzo della svolta, infatti è evidente la crisi d’identità individuale ed del concetto stesso di unitarietà del soggetto dovuta alle nuove scoperte del ‘900.
Rispetto ai modelli narrativi precedenti, e in particolare rispetto ai romanzi ottocenteschi, questo romanzo presenta una notevole novità strutturale e stilistica.
Anzitutto Il fu Mattia Pascal è una narrazione retrospettiva in prima persona che comincia a vicenda chiusa e in cui l’inizio coincide con la fine. Pagina 2 di 12
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5BT Anno scolastico 2012/13
Tesina di Boscolo Giada “Cegion”
In secondo luogo racconto e riflessione teorica sul racconto si mescolano, ponendo così in discussione la “naturalezza” e la “verità” della narrazione.
«L’opera stessa è scritta – dice Pascal – solo per distrazione dall’unica verità a cui egli è arrivato: che niente ha senso e che a questa legge non si sottrae nemmeno la scrittura».
È una mossa, questa, attraverso cui l’autore induce il lettore a diffidare dalla storia che racconta così da sollecitarne lo spirito critico e collaborativo: anche Svevo ne compie una analoga all’inizio della Coscienza di Zeno, avvisando, attraverso la premessa del dottor S., che quanto sta per raccontare è solo un cumulo di “verità e bugie”.
Mentre il narratore ottocentesco (si pensi a Manzoni o Verga) intende persuadere il lettore di stare raccontando la verità, Pirandello invece non crede più ad alcune verità, neppure alla propria, e invita il lettore alla diffidenza e alla sorveglianza critica.
In terzo luogo il romanzo è un romanzo-soliloquio, segnato dal ricorso continuo alle interiezioni, alle esclamazioni, alle interrogazioni, alle domande retoriche, a espressioni come «dico io», «pensate voi», «ecco qua». Lo stile è quello di un “recitativo” quasi teatrale, che anch’esso contribuisce a togliere incanto, fluidità e naturalezza alla narrazione.
Pascal non riesce a trovare la sua identità e per tutto il romanzo è presente una costante ricerca di essa. Ha un rapporto difficile non solo con la propria anima, ma anche con il proprio corpo. Ha difficoltà a identificarsi con se stesso. Spia di questo malessere è l’occhio strabico, che guarda sempre altrove.
- Italiano - Pirandello e analisi psicologica de "Il fu Mattia Pascal"
- Arte - La Venere di Milo a cassetti di Dalì
- Storia - La psicologia delle masse nel Fascismo e nel Nazismo