Il Positivismo e la nascita dell’antropologia criminale attraverso gli studi di Cesare Lombroso
Anno Scolastico 2009/2010
A cura di: Sacchetti Martina
Classe: V R LT I.T.C.S. “SCHIAPARELLI – GRAMSCI”
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Indice
INDICE Pag.
- Prefazione 3
- Introduzione: La nascita della fisiognomica 4
- Come Lombroso si inserisce nel clima generale del Positivismo 6
- La nascita della criminologia in Italia: Cesare Lombroso 8
- Cenni biografici 9
- Gli studi sulla povertà, l’emarginazione e la devianza criminale 11
- Caso Passannante 12
- Fisiognomica criminale 13
- La forma della criminalità femminile: la donna prostituta e delinquente 15
- La raccolta scientifica 17
- L’eredità degli studi lombrosiani 19
- Bibliografia, sitografia 21
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Prefazione
Il percorso che mi ha portato alla scelta del tema affrontato in questo lavoro è strettamente legato ad un mio spiccato interesse per la fotografia.
Ma quale “taglio” proporre alla mia ricerca per sviluppare questo argomento? Partire da una breve storia della fotografia mi avrebbe condotto troppo lontano e, probabilmente, a dilungarmi in una successione cronologica di eventi e in una raccolta di dati tecnici poco interessante e non corrispondente comunque a ciò che avevo vagamente ipotizzato.
Un approccio storico-letterario mi pareva d’altro canto possibile soprattutto dopo la scoperta che Giovanni Verga, principale esponente del Verismo italiano, era stato altresì un appassionato fotografo, tanto da lasciare ai posteri qualche sua immagine, seppur sfocata, della campagna siciliana della seconda metà dell’Ottocento, teatro dei suoi scritti più celebri.
Vi erano poi le fotografie segnaletiche della propaganda dell’Italia unita contro il brigantaggio meridionale: foto di briganti, dalla postura minacciosa, ritratti ormai morti, ma con il fucile impugnato per sottolinearne la pericolosità sociale.
La riflessione sulla manipolazione dell’immagine fotografica, anche in tempi più recenti e con tecniche sempre più sofisticate - si pensi all’epurazione anche iconografica di alcuni membri del partito bolscevico ai tempi di Stalin o all’ipotesi fantasiosa di un falso sbarco statunitense sulla Luna realizzato in un set fotografico -, che rende oggi più che mai incerta la catalogazione della fotografia come “documento” o “fonte” sicuramente attendibile, era un tema senza dubbio degno di attenzione.
Mi sono infine imbattuta in alcune immagini presenti in un testo di criminologia di Ando Gilardi, dedicato alla “storia, tecnica e estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria”, attraverso il quale ho raccolto alcuni cenni sugli studi di fisiognomica di Cesare Lombroso. Da lì sono partita alla lettura di brani tratti dal suo scritto sulla donna criminale e di notizie sull’incredibile vicenda dell’anarchico Passannante e del suo cervello, e non ho avuto più dubbi. La fotografia mi aveva condotto su una strada diversa da quella originaria, ma ugualmente appassionante, soprattutto per la modernità di alcuni interrogativi scientifici sollevati dagli studi lombrosiani. Avrei lavorato su questo.
Introduzione: la nascita della fisiognomica
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Riferimenti a relazioni tra l’aspetto di una persona ed il suo carattere risalgono all’antichità e si possono rinvenire in alcune antiche poesie greche. Le prime indicazioni allo sviluppo di una teoria in questo senso risultano nell’Atene del V secolo a.C. dove un certo Zopyrus si proclamava esperto di quest’arte. Il filosofo Aristotele, nel IV secolo a.C., si riferiva spesso a questo tipo di teorie anche con citazioni letterarie. Aristotele stesso era d’accordo come testimonia un passaggio di Analitici primi (2.27).
«È possibile inferire il carattere dalle sembianze, se si dà per assodato che il corpo e l’anima vengono cambiati assieme da influenze naturali: dico ‘naturali’ perché se forse, apprendendo la musica, un uomo fa qualche cambiamento alla sua anima, questa non è una di quelle influenze che sono per noi naturali; piuttosto faccio riferimento a passioni e desideri quando parlo di emozioni naturali. Se quindi questo è accettato e anche il fatto che per ogni cambiamento c’è un segno corrispondente, e possiamo affermare l’influenza e il segno adeguati ad ogni specie di animale, saremmo in grado di inferire il carattere dalle sembianze».
Il primo trattato sistematico sulla fisiognomica giunto fino ad oggi è il volumetto Physiognomica attribuito ad Aristotele, ma più probabilmente frutto della sua scuola. È diviso in due parti e quindi probabilmente in origine erano due lavori separati. La prima sezione tratta soprattutto del comportamento umano sorvolando su quello degli animali. La seconda sezione è incentrata sul comportamento animale dividendo il regno animale in maschile e femminile. Da questo vengono dedotte corrispondenze tra l’aspetto umano ed il comportamento.
Il principale esponente della fisiognomica moderna è stato il pastore svizzero Johann Kaspar Lavater (1741 - 1801) che fu amico, per un breve periodo, di Goethe. Il saggio di Lavater sulla fisiognomica fu pubblicato per la prima volta in tedesco nel 1772 e divenne subito popolare. Venne poi tradotto in francese ed inglese influenzando molti lavori successivi. Le fonti principali dalle quali Lavater trasse conferma per le sue idee furono gli scritti di Giambattista della Porta (1535 - 1615) e del fisico e filosofo inglese Thomas Browne (1605 - 1682) del quale lesse ed apprezzò Religio medici. In questo lavoro Browne discute della possibilità di dedurre le qualità interne di un individuo dall’aspetto esteriore del viso:
«Nei tratti del nostro volto è scolpito il ritratto della nostra anima».
In seguito Browne affermò le sue convinzioni sulla fisiognomica nella sua opera Christian Morals (1675 circa):
«Poiché il sopracciglio spesso dice il vero, poiché occhi e nasi hanno la lingua, e l’aspetto proclama il cuore e le inclinazioni basta l’osservazione ad istruirti sui fondamenti della fisiognomica[…]. Spesso osserviamo che persone con tratti simili compiono azioni simili. Su questo si basa la fisiognomica». 4
A Thomas Browne è accreditato l’uso della parola “caricatura” in inglese, sulla quale si cercò di basare con fini illustrativi l’insegnamento della fisiognomica. Browne possedeva alcuni scritti di Giambattista della Porta tra cui Della celeste fisionomia nel quale egli sosteneva che non sono gli astri ma il temperamento ad influenzare sia l’aspetto che il carattere. In De humana physiognomia (1586) Porta usò delle xilografie di animali per illustrare i tratti caratteristici dell’uomo. I lavori di Porta sono ben rappresentati nella libreria di Thomas Browne ed entrambi erano sostenitori della dottrina delle firme — cioè, le strutture fisiche in natura come le radici, i gambi ed i fiori di una pianta, sono chiavi indicative o firme delle loro proprietà medicamentose.
Tavole tratte dall’opera di Giambattista della Porta “De humana physiognomonia [vol. 3] ”
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Come Lombroso si inserisce nel clima generale del Positivismo
L’indirizzo filosofico denominato Positivismo, sorto in Francia nella prima metà del XIX secolo e successivamente sviluppatosi in tutti i paesi europei, è il principale riferimento teorico della ricerca di Lombroso il quale, operante in questo contesto storico, assimila da esso diverse linee di pensiero, in modo più o meno dichiarato. La caratteristica distintiva del Positivismo è la considerazione della scienza esaltata a unica guida della vita singola ed associata dell’uomo: unica conoscenza e morale possibile. Volendo delineare un quadro generale delle conseguenze teoriche di questo presupposto, enucleiamo le seguenti tesi fondamentali.
- La scienza è l’unica conoscenza possibile e il metodo della scienza è l’unico valido. Pertanto il ricorso a cause o principi che non sono accessibili al metodo della scienza, non dà origine a conoscenza e la metafisica (che ricorre a tali cause e principi) è priva di valore.
- Il metodo della scienza è puramente descrittivo, in quanto descrive i fatti mostrandone i rapporti costanti, espressi dalle leggi che ne consentono la previsione e in quanto mostra la genesi evolutiva dei fatti più complessi a partire da quelli più semplici.
- Il metodo della scienza, essendo l’unico valido, va esteso a tutti i campi dell’indagine e dell’attività umana, e l’intera vita umana, singola e associata, deve essere guidata da esso.
Il fatto che l’unico metodo di indagine sia quello scientifico presuppone dunque una sostanziale unità fra mondo umano e mondo naturale. Questa assimilazione fa sì che l’uomo venga trattato come mero fenomeno, indagato come qualsiasi altro dato naturale, sottostante alle medesime leggi, anche nella sfera psicologica. Infatti le manifestazioni mentali ed emotive possono essere spiegate a livello fisico e biologico. Il fine di molta ricerca medica dell’epoca è ricercare motivi materiali per fenomeni che fino ad allora erano stati spiegati come espressioni dell’anima, della ragione o del sentimento.
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