Luise Federica
Classe V
Liceo Classico Europeo “S. Benedetto”
Anno scolastico 2007-2008
La doppia personalità
La doppia
personalità
Non sempre gli occhi ci permettono di
vedere la realtà così com’è
Non sempre gli occhi ci
permettono di vedere la realtà
così com’è
Percorso multidisciplinare per la prova orale dell’esame di Stato
Oggigiorno la società e il mondo del lavoro richiedono alle persone sempre più attenzione, accuratezza, disponibilità e un buon sorriso nel porsi con gli altri. Si prenda ad esempio il lavoro di un semplice cameriere: per le quattro o cinque ore alla sera che dedica al suo lavoro, per il quale percepisce una retribuzione, deve essere veloce, attento a non sbagliare, disponibile ad ogni richiesta dei clienti del ristorante dove lavora e avere stampato sulle labbra un sorriso a trentadue denti.
Magari proprio quel giorno quel cameriere è stato lasciato dalla fidanzata, gli hanno rubato la macchina e ha perso l’esame all’università per colpa di un ritardo del treno. Il sorriso di quel cameriere è reale e sincero?
No. Ma “il protocollo” impone così. E allora si crea in uno stesso uomo una doppia personalità, come se due persone vivessero nello stesso corpo. L’una è l’uomo vero, quello che è cresciuto fino adesso, tranquillo e sereno. L’altra è l’uomo che compare quando la situazione si fa difficile, quando il vero uomo non ce la può fare contando solo sulle proprie forze, e si affida su qualcuno – il suo alter ego – che possa aiutarlo a districarsi dall’ingarbugliamento della sua vita.
Questo è uno sdoppiamento elementare, basilare. Tuttavia esistono casi più complessi, in cui lo sdoppiamento della personalità raggiunge esiti più profondi e talvolta estremi. Può capitare infatti che un evento traumatico possa creare in un uomo una situazione di instabilità e insicurezza, una sorta di cambiamento dell’habitat dell’animo umano che porta l’uomo a non sentirsi più a suo agio con se stesso e con il mondo e le persone che lo circondano.
Così e sostituisce completamente a se stesso
per affrontare il quotidiano crea un uomo nuovo, che del vecchio ha solo il nome e l’aspetto esteriore. Gli altri non si accorgono del cambiamento, perché gli occhi consentono di vedere solo l’esterno, e continuano a vivere e a rapportarsi con esso come se nulla sia cambiato. Solo l’uomo in questione sa del cambiamento, forse per i primi tempi, poi ne è completamente assorbito che nemmeno si rende conto se è l’uno o l’altro.
Un po’ come Dottor Jekyll e Mr Hyde: il caro dottore e la bestia della notte, il tranquillo e il ribelle, il più e il meno. Henry Jekyll è uno scienziato che durante i suoi studi sulla psiche umana riesce, miscelando particolari ingredienti chimici, a mettere a punto una pozione che può separare le due nature dell’animo umano, quella buona e quella malvagia.
La sua personalità diventa così scissa in due metà speculari che, alternativamente, bevendo la pozione o l’antidoto, prendono possesso del suo corpo, trasfigurandone anche l’aspetto. Ma le due identità sono contrapposte sia nel modo di apparire che in quello di essere: Dottor Jekyll infatti è alto, rispettabile ed educato, con le mani “pulite”, Hyde al contrario è malvagio, basso, con le braccia corte e le mani pelose e tozze, con tutte le sembianza di un uomo primitivo.
La scoperta della doppia personalità di Jekyll viene fatta da Utterson, un avvocato che, passeggiando per la strada viene a conoscenza della storia della “porta”. Una notte infatti è stata vista una figura strana, che si scoprirà poi essere quella di Hyde, che travolge una bambina e scappa; costretto poi in seguito a pagare i danni alla famiglia della bambina firmerà un assegno a nome del Dottor Jekyll.
Cominciano da qui una serie di eventi strani. Hyde lentamente però prende sempre più il controllo su Jekyll; le dosi di antidoto per tornare il dottore devono essere sempre di più e non è raro che si trasformi anche senza la pozione. Sino a giungere all’epilogo, in cui Jekyll scrive una lettera che sarà poi anche la lettera della sua confessione a Utterson, spiegandogli perché e come ha funzionato il suo esperimento.
Il romanzo di Stevenson è l’esempio fantastico ma più appropriato per definire la doppia personalità, che pare un fenomeno tanto lontano ma non ci si immagina neanche quanto ci sia vicino. Forse perché dal doppio siamo circondati e anche un po’ attratti: tutto il mondo è fatto di opposti, che si attraggono e si respingono, ma che appartengono allo stesso essere.
Il magnetismo, il parlare “del più e del meno”, il bianco e il nero, il caldo e il freddo, il nord e il sud, il giorno e la notte… Non uno, ma centinaia di esempi. Ci paiono normali, sono cosa ordinaria se esterni a noi e a noi lontani. Ma nel momento in cui si tratta di noi stessi, il doppio pare strano, mostruoso, e ce ne distanziamo volentieri. Non sappiamo che il doppio è parte di noi stessi, è la nostra doppia personalità.
Indice
- Italiano: il tema della sfaccettatura della personalità in Pirandello
- “Uno, nessuno e centomila”, “Così è (se vi pare)”
- Analisi di
- Letteratura Latina: il doppio per creare la vis comica
- Menaechmi di Plauto
- Filosofia: spirito apollineo e spirito dionisiaco, due impulsi contrapposti nell’animo umano (Nietzsche)
- Deutschsprache: Geist und Leben
- Tonio Kröger, Thomas Mann
- Storia: la politica del doppio volto di Giolitti
- Italiano: “Così è (se vi pare)”, “Il fu Mattia Pascal” e “Uno, nessuno, centomila” di Pirandello
Italiano
Il tema del doppio, della scissione e della moltiplicazione dell’io, che ha un antecedente nella letteratura fantastica dell’Ottocento, da Hoffmann a Poe e Stevenson, trova larga diffusione nella narrativa europea del Novecento, con l’approfondirsi della crisi di identità dell’artista e la scoperta psicanalitica della contraddittoria complessità della psiche.
La frammentazione della coscienza in una molteplicità dell’io caratterizza l’opera di Proust e di Joyce; lo sdoppiamento tra la coscienza e il lato oscuro dell’inconscio ispira i romanzi di Conrad; in Italia la consapevolezza dell’unità fittizia della psiche si conferma con forza nei romanzi di Svevo e nelle opere narrative e teatrali di Pirandello.
Questo motivo ispira infatti la poetica pirandelliana dell’umorismo, ovvero del sentimento del contrario, che presiede alla decostruzione dell’eroe tradizionale fino al dissolvimento stesso del personaggio. Ne è un esempio il protagonista Fu Mattia Pascal,
del diviso tra più anime, tra anima e corpo, tra il corpo e l’ombra: la non identificazione di Pascal con la propria immagine esprime il rifiuto della maschera sociale che lo imprigiona e la ricerca di un se stesso più autentico, di un “oltre” che sta sotto la vita normale e sconfina nella follia. Il
Fu Mattia Pascal
dramma dei personaggi di Pirandello, dal protagonista del alla
Uno, nessuno e centomila),
scelta del rifugio di Vitangelo Moscarda (in incapace
di trovarsi in sintonia con se stesso e con gli altri, denuncia l’ispirazione impossibile nella società moderna all’unità e all’armonia dell’io.
Uno, nessuno e centomila
Tema centrale di è la disgregazione della personalità di Vitangelo Moscarda, il protagonista, che a causa del suo naso – pendente leggermente a destra – da’ il via ad un processo mentale di disgregazione dell’io che si sviluppa con una serie di reazioni a catena.
Se la moglie -ragiona Vitangelo- sotto l’aspetto fisico lo vede diversamente da come egli crede di essere, lo stesso e a maggior ragione avverrà per quanto riguarda l’aspetto morale. Chi è Vitangelo Moscarda che la moglie crede di amare? che gli amici invitano al bar?
Ci sono tanti Moscarda quanti sono quelli che lo vedono, quante sono le possibilità di conoscere, le circostanze, i casi, le relazioni, le realtà mentali di ognuno. Dal momento in cui ogni estraneo lo vede in maniera diversa da quello che egli realmente è, Vitangelo inizia una disperata ricerca di questo se stesso, per coglierlo nella sua spontaneità, nella sua espressione prima e genuina.
Impossibile, è come voler scavalcare la propria ombra. L’uomo infatti, frustrato dai problemi derivanti anche dalla società, si crea una maschera diversa in base alle varie occasioni o alle varie persone che incontra; centomila
quindi è persone. In realtà, dentro se stesso sa che lui è in un
uno
determinato modo che gli altri potrebbero anche non accettare, dunque è
nessuno
solo. Ma in fondo è semplicemente perché nella vita di tutti giorni assume maschere e comportamenti diversi che non lo soddisfano, lo gettano nello sconforto e lo fanno perdere nei meandri dei suoi pensieri e delle sue sofferenze.
Questa coscienza di finitezza del singolo, del suo essere in sé, prima di tutto deve essere consapevole in ogni uomo. Invece tra gli uomini avviene esattamente il contrario: ognuno vede nell’altro ciò che più gli aggrada, ciò che gli è più simile, ciò che se lo fa più piacere.
È questo il dramma dell’essere, in cui l’identità dell’io finisce con l’affogare. Allora Moscarda si impone di cancellare completamente il vecchio se stesso, quello condizionato dalla nascita, dall’ambiente, dall’educazione, vale a dire cancellare l’immagine che gli altri hanno di lui: l’immagine di usuraio ereditata dal padre, associata alla banca da cui trae i mezzi per la sua vita agiata di borghese benestante.
Per questo si da’ a compiere atti di liberalità, che paiono in contrasto con i criteri di una sana amministrazione e gli procurano un attestato di pazzia da parte della moglie, dei soci d’affari e delle stesse persone da lui beneficiate. Interdetto dai familiari, abbandonato dalla moglie, finisce in un ricovero per vecchi da lui stesso fondato con le sue cospicue elargizioni.
Così è (se vi pare)
In la personalità doppia non è più creata dalla persona stessa, incapace di relazionarsi con il mondo esterno, bensì dalle persone con cui essa entra in contatto.
Infatti la donna in questione è per il marito -il signor Ponza-, Giulia, la seconda moglie; per la suocera è la figlia mai morta. Da qui nasce il dubbio: ma chi è veramente la signora Ponza?
L’unica cosa è chiederlo alla stessa, che conferma di essere sia la seconda moglie del marito, sia la figlia della signora Frola, sino alla clamorosa “verità” svelata, ossia che per se
“colei che mi si crede”.
stessa non è nessuno.