Estratto del documento

Tesina – anno scolastico 2007/2008

Giuseppe Turchiaro – V° A programmatori

Introduzione

Questa tesina introduce un argomento del tutto nuovo, desumibile certamente dall’immagine, ossia la New Economy. Con essa cercherò di definire il concetto di Nuova Economia, rapportandolo con la cosiddetta “Vecchia Economia”; introdurrò diverse parole legate alla New Economy, quali: e-commerce, trading on-line, home banking, e ne spiegherò il significato, inoltre, questa ricerca, si prefigge come obiettivo principale quello di analizzare i mutamenti avvenuti nelle banche e nella società, evidenziando, nelle singole materie scolastiche e quindi negli argomenti svolti nel corso dell’anno, la loro evoluzione futura non solo nella scuola, ma soprattutto nel mercato del lavoro.

Definizione di New Economy

La New Economy si può definire come l’insieme dei molteplici cambiamenti qualitativi e quantitativi che, durante gli ultimi 15 anni, hanno trasformato la struttura, le funzioni e le regole dell’economia.

La New Economy, quindi, può essere semplicemente ma efficacemente intesa come una nuova tecnica commerciale alla cui base vengono interposte le tecnologie informatiche e più in particolare Internet, la rete informatica internazionale per eccellenza, che appunto rappresentano esplicitamente gli strumenti essenziali per svilupparla. Per capire bene però la nascita del fenomeno analizzato, dobbiamo andare indietro nel tempo, ed analizzare sia in Italia che nel mondo, la situazione storico-sociale dell’epoca.

Capitolo primo: uno sguardo al passato… In Italia, Giuseppe Ungaretti

Italiano

Ungaretti, la cui fama fu dapprima ristretta negli ambiti della critica, è oggi considerato uno dei più grandi poeti contemporanei: egli è stato il dissolvitore del linguaggio poetico tradizionale e il creatore di un linguaggio poetico nuovo, meglio aderente al sentimento del poeta e alla disincantata vita moderna e per tale motivo conserva un posto particolare nella storia della poesia contemporanea. Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori lucchesi emigrati al tempo dei lavori per lo scavo del canale di Suez e dove il padre, quando lui aveva solo 2 anni, muore per un incidente sul lavoro. Frequentò la scuola superiore ad Alessandria, ma nel 1912 venne in Italia dove conobbe gli intellettuali Piero Jahier e Giuseppe Prezzolini. In seguito si trasferì a Parigi per studiare alla Sorbona dove venne a contatto con l’ambiente delle avanguardie europee, sia dell’arte (Picasso, De Chirico) sia della letteratura (Apollinaire, Papini, Palazzeschi) che ebbero una grande influenza sulla sua formazione. Da questi ultimi ricevette l’invito a collaborare alle riviste “Lacerba” dove pubblicò le sue prime poesie. Allo scoppio della prima guerra mondiale, si trasferì a Milano e poco dopo si arruolò volontario come soldato semplice. Combatté nel Carso e poi nel ’18 sul fronte francese. Finita la guerra si stabilì a Parigi dove cominciò a lavorare come corrispondente del “Popolo d’Italia”. Nel 1921 tornò in Italia con la moglie, Jeanne Dupoix, che aveva sposato l’anno precedente. Dal ’31 al ’35 viaggiò in varie regioni italiane e all’estero, come inviato speciale della “Gazzetta del Popolo”. Nel ’35 ricevette l’offerta della cattedra di lingua e letteratura italiana all’università di S. Paolo in Brasile. Si trasferì quindi in Sudamerica dove rimase fino al ’42. In quegli anni morirono il suo unico fratello e suo figlio di soli 9 anni. Rientrato in Italia ottenne la cattedra di letteratura italiana all’università di Roma e rimasto vedovo nel ’58, continuò la sua attività di poeta e traduttore fino alla morte che lo colse nel 1970. Lo stesso anno la Mondadori pubblicò in un unico volume “Vita di un uomo” tutta la produzione letteraria di Ungaretti. “Se la rileggo – dichiarò il poeta in un’intervista – ridisegno tutta la mia vita nel suo sviluppo. È un diario che ha carattere di diario anche dove l’animo trabocca e sembra oltrepassarmi.”

La prima fase dell’attività letteraria di Ungaretti è caratterizzata da una forte sperimentazione che si pone sulla scia della poesia simbolista francese. A questo periodo appartiene la prima raccolta “Il Porto Sepolto” (1916) che contiene le prime poesie scritte sul fronte di guerra in trincea, su pezzi di carta occasionali, che il poeta conserva nello zaino. Il titolo della raccolta si riferisce a un porto reale nei pressi di Alessandria, ha soprattutto un significato simbolico: il porto sepolto è il mistero, l’assoluto, alla cui ricerca il poeta si pone con la speranza di approdarvi come in un porto di pace.

Successivamente queste poesie confluiscono nella raccolta “Allegria di naufraghi” (’16 – ’19) che poi diventerà “L’Allegria” (’32), un titolo anche questo allusivo: la guerra è come un naufragio della vita, i superstiti del naufragio sono presi da una sorta di ebbrezza per lo scampato pericolo e superano lo sgomento e il dolore con la fede e la speranza di un domani migliore. Le due raccolte sono caratterizzate da una forte componente autobiografica e rievocano sia gli anni trascorsi in Egitto che la cruda esperienza del fronte ed emerge chiaramente la concezione che il poeta ha della guerra che è vista, in contrasto con la retorica dannunziana e nazionalista, non come occasione di eroismo o di esaltazione patriottica, ma come una fatalità ineluttabile che si abbatte sulla povera gente e restituisce quindi l’uomo alla condizione di creatura fragile e indifesa.

Per esprimere questa condizione umana, Ungaretti usa poesie brevi, a volte brevissime, ridotte a semplici notazioni, ma estremamente concentrate e dense di significato, poesie da meditare, non da declamare. Introduce quindi una serie di novità sul piano stilistico come:

  • Adozione di un linguaggio scarno, essenziale, frammentario;
  • Abolizione della rima e del verso tradizionale;
  • La scomparsa della punteggiatura;
  • La riduzione del verso alla misura di singola parola;
  • L’uso frequente di spazi bianchi, pause, silenzi.

Fu l’esperienza della guerra a influire notevolmente nella poesia di Ungaretti, anche al di fuori di quelle liriche che ne affrontano direttamente il tema (Fratelli, Veglia). Gli orrori vissuti in prima persona influirono sulle scelte e creazione di un linguaggio poetico scarno ed essenziale. Al termine di tale tragica esperienza, egli continuò la meditazione sulla poesia e la condizione dell’uomo.

Qui si può dire che inizi la seconda fase dell’attività poetica di Ungaretti che coincide essenzialmente con la raccolta “Sentimento del tempo”. Anche in questo caso il titolo è allusivo, significa sentimento del veloce scorrere del tempo, del rapido fluire delle cose, delle persone amate, che produce, per contrasto, la nostalgia del passato e un più tenace attaccamento alla vita. Accanto appare anche l’altro tema della raccolta, il sentimento di Dio, in cui si placa l’angoscia esistenziale del poeta. A livello formale si ha il recupero della sintassi, della punteggiatura e delle forme metriche tradizionali, in particolare dell’endecasillabo. Anche il linguaggio si fa più ricercato e ricco di aggettivi. Per giudizio unanime della critica le poesie contenute ne “L’Allegria” e “Il sentimento del tempo” sono tra le più suggestive di Ungaretti.

La terza fase della produzione poetica comprende la raccolta “Il dolore” (scritta tra il ’40 e il ’47), ispirata a due esperienze del poeta, una personale e individuale, la morte del figlio, l’altra universale, la tragedia della seconda guerra mondiale. “La terra promessa”, “Un grido e paesaggi” e “Il taccuino del vecchio” sono raccolte successive che fanno parte di questa nuova fase dove Ungaretti recupera la tradizione classica attraverso nuovi ritmi, fatti di pause e suggestioni musicali. Il tono delle liriche è meno intimo, ma si apre al colloquio con gli altri uomini, trattando contenuti più umani e concreti, nel comunicare il proprio dolore, quello per la morte del figlio, e quello dell’umanità intera, per la seconda guerra mondiale.

Veglia (1915)

Da “L’Allegria”, sezione “Il porto sepolto”

Cima Quattro, il 23 dicembre 1915

Un’intera nottata

Buttato vicino

A un compagno

Massacrato

Con la bocca

Digrignata

Volta al plenilunio

Con la congestione

Delle sue mani

Penetrata

Nel mio silenzio

Ho scritto

Lettere piene d’amore

Non sono mai stato

Tanto

Attaccato alla vita.

In questa lirica la guerra è vista nella sua tragica ed assurda disumanità, in modo del tutto opposto alle celebrazioni retoriche dei futuristi, che la chiamarono “sola igiene dei popoli (Marinetti)” di D’Annunzio e degli interventisti. “Veglia” è scritta con la tecnica consueta di Ungaretti, volta alla ricerca della parola scarnificata, essenziale, pura o assoluta, immune dalle incrostazioni del linguaggio ipocrita convenzionale: Ungaretti stesso spiegò la ragione di tale ricerca. “Stando tra i morti – egli scrisse – non c’era tempo: bisognava dire delle parole decise, assolute, e allora questa necessità di esprimersi con pochissime parole, di ripulirsi, di non dire che quello che era necessario”.

La poesia indica la ragione della veglia notturna del poeta. Per una intera notte, egli dice, buttato come uno straccio accanto ad un compagno massacrato, con la bocca deformata rivolta verso il plenilunio, e con le mani gonfie e arrossate dal freddo, impresse nel silenzio assorto della mia anima col gesto disperato di aggrapparsi alla vita, ho scritto lettere d’amore, mosso da un immenso bisogno d’affetto. Mai come in quel momento, davanti all’orrore della morte violenta, ho sentito un più intenso attaccamento alla vita, un attaccamento non egoistico, ma sentito come protesta contro la guerra, come proclamazione del diritto di tutti gli uomini alla vita

Capitolo secondo: uno sguardo sul mondo, la crisi del ’29 e il New Deal

Storia

Come in Ungaretti rimase un’impronta indelebile lasciata dalla Guerra, altre cose stavano succedendo negli Stati Uniti in quel periodo. Nel corso della storia, la Borsa di New York è sempre stata un punto di riferimento per tutte le altre Borse, siano esse di qualsiasi città, tanto che ancora oggi, quando bisogna esprimere un giudizio sull’andamento di un determinato titolo, o studiare un particolare effetto economico, ci si rapporta ad essa. C’è da dire però, che intorno agli anni ’30 è stata travolta da un periodo di enorme crisi economica, che proprio in quegli anni divampava negli Stati Uniti, denominato “Grande Depressione”.

Voglio adesso far riaffiorare gli avvenimenti principali di questa crisi, tracciando un breve excursus storico in proposito.

Negli anni che intercorrono tra il 1920 e il 1929 gli Stati Uniti attraversano un periodo di grande prosperità. Nel novembre 1920, anno nel quale le donne ottengono il diritto di voto, le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti inaugurano un’era di isolazionismo che durerà circa un ventennio. Il programma del nuovo presidente, Warren G. Harding, un repubblicano promosse lo sviluppo produttivo interno, lasciando ampio spazio di azione alle imprese senza interferenze statali, difendendo il mercato interno con le alte tariffe doganali e limitando l’emigrazione. Il successore di Harding è Calvin Coolidge, che si attiene fondamentalmente alle stesse linee di condotta. Il periodo di prosperità iniziata sembra non dover subire arresti; nel 1928 viene eletto alla presidenza un altro repubblicano Herbert C. Hoover.

Al culmine di un periodo di prosperità, in un giorno del 1929, giovedì 24 ottobre (che sarà ricordato come il “giovedì nero”) alla Borsa di Wall Street, a New York, si registra un calo vistoso del valore dei titoli delle più importanti imprese americane; sono svendute quasi 13 milioni di azioni. La frana sembra arrestarsi il giorno successivo, ma poi riprende, devastante più che mai, martedì 29 (il “martedì nero”), il più disastroso di tutta la storia finanziaria degli Stati Uniti: sono scambiati, a prezzi sempre più cedenti, 33 milioni di titoli. Gli sforzi dei banchieri e degli agenti di cambio sono del tutto inefficaci, di fronte alla dimensione della catastrofe.

Gli Stati Uniti, in meno di una settimana, sono diventati, da nazione prospera, un paese alle soglie della povertà ed in preda al panico. La crisi, che continua con effetti devastanti, sino al 1932, provoca un crollo della produzione mondiale di circa il 50%. Le cause di un crollo così rapido ed inaspettato sono sicuramente da ricercarsi in un insieme di elementi divenuti ingovernabili, poiché sommati nelle errate proporzioni a determinati fattori dell’economia americana.

Per comprenderle si deve esaminare la situazione dell’economia degli Stati Uniti negli anni tra 1925 e il 1929. In quegli anni le industrie prosperano, producono un gran numero di oggetti e di beni da vendere, ma hanno sempre più bisogno di denaro per aumentare le quantità prodotte, e chiedono ed ottengono prestiti, soprattutto dall’Europa. I compratori, dal canto loro acquistano molti oggetti, ma soprattutto a rate, visto che la maggior parte degli operai e degli impiegati hanno ancora bassi salari, e non dispongono quindi di molto denaro liquido.

In questa situazione, improvvisamente, si susseguono due avvenimenti inaspettati:

  • La Banca di Inghilterra limita il flusso di sterline verso gli Stati Uniti facendo mancare così di colpo forti finanziamenti alle industrie americane.
  • I consumatori americani, nella grande maggioranza non ricchi, si trovano impossibilitati a comprare altri beni, perché già indebitati con le rate; le fabbriche continuano a produrre, ma gran parte delle merci restano invendute.

Il crollo di Borsa dell’ottobre 1929, che pare all’origine della catastrofe soltanto un evento destinato a concludersi, è il movimento rivelatore di uno stato di latente dissenso, di uno sbilancio acutissimo tra domanda e offerta; esso nasce da accentuati movimenti speculativi, trainati da un’euforia che porta ad un irreale gonfiamento di mercato.

Gli anni tra 1930 e il 1940 sono dedicati ad una sorta di «ricostruzione»; l’uomo assunto a simbolo di questo decennio e che si preoccuperà di risollevare il paese dalla crisi, è F. D. Roosevelt, eletto presidente degli Stati Uniti nel 1932, che vara proprio in quegli anni, il grandioso programma politico ed economico noto come New Deal. La politica e sociale di Roosevelt, se per un verso si propone di rilanciare i consumi e gli investimenti, dall’altro cerca di mettere fine a quelle situazioni di privilegio e di disordine che, per lo meno in parte, sono state l’origine della crisi.

L’obiettivo primo che il programma del New Deal si pone è quello di stimolare il rialzo dei prezzi, ridare fiducia agli investimenti, mettere in grado i consumatori di avere un certo potere di acquisto e a disposizione una crescente massa monetaria.

Questi i provvedimenti più significativi:

  • Si proibiscono il tesoreggiamento e l’esportazione dell’oro;
  • Svalutazione del dollaro, per incoraggiare le esportazioni e, quindi, far crescere la produzione interna;
  • Si opera un rialzo generalizzato dei salari e si finanziano importanti lavori pubblici.

Il programma e l’azione di Roosevelt raggiungono successi non trascurabili, nel senso che, nel 1939 gli Stati Uniti sono quasi ritornati a buoni livelli produttivi; ma le conseguenze della grande crisi non sono definitivamente superate; la disoccupazione nel 1937 rimane ancora una vera piaga.

Capitolo terzo: gli effetti della crisi del ’29 e il bilancio

Scienze delle finanze

Il bilancio dello Stato, le sue teorie e quelle dell’attività finanziaria

In seguito alla grande crisi economica del 1929 si afferma la teoria della finanza funzionale sulla base delle teorie keynesiane ed in particolare di quella del moltiplicatore. Prima della crisi era prevalente un’altra concezione del ruolo dello Stato nell’economia basata sulla teoria della finanza neutrale. Queste teorie sono entrambe molto importanti in quanto hanno contribuito alla formulazione di due importanti concezioni del bilancio dello Stato: quella del pareggio (finanza neutrale) e quella del bilancio funzionale (finanza funzionale).

Secondo la teoria della finanza neutrale, l’attività finanziaria dello Stato deve incidere il meno possibile sull’economia del paese, lo Stato deve quindi prestare pochi ed essenziali servizi e richiedere ai cittadini meno tributi possibili. Si tratta di una concezione legata allo stato ottocentesco, definito con molteplici accezioni: “stato gendarme” in quanto prestava solo servizi di ordine pubblico, difesa e pochi altri; stato del laissez-faire, secondo l’espressione di un economista fisiocratico, Jean-Claude-Marie-Vincent de Gournay, il quale affermava “laissez faire, laissez passer que le monde va de lui-même” proprio per sottolineare che lo stato non doveva intralciare l’economia; stato liberista, nel senso che l’economia doveva essere libera di funzionare secondo i meccanismi naturali del mercato; stato non interventista.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 34
Tesina sulla New Economy Pag. 1 Tesina sulla New Economy Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tesina sulla New Economy Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tesina sulla New Economy Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tesina sulla New Economy Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tesina sulla New Economy Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tesina sulla New Economy Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Tesina sulla New Economy Pag. 31
1 su 34
Sintesi

Sintesi tesina sulla New Economy

La seguente tesina di maturità ha come obiettivo quello di descrivere il tema della New Economy nel mondo, effettuando dei collegamenti interdisciplinari con i seguenti argomenti: la poetica di Giuseppe Ungaretti, la poesia Veglia, la crisi del 1929 e il New Deal.

D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi