Il contesto storico e le influenze culturali
Non è facile indicare l’estensione del neorealismo in quanto affonda le sue radici già nella cultura degli anni Trenta. Generalmente ha il suo momento più autentico negli anni che vanno dal 1943 al 1948.
È un anno intenso sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista sociale. In questo anno, infatti, Mussolini viene arrestato e il comando passa al generale Badoglio, il quale firma l’8 settembre l’armistizio con gli angloamericani.
Si vede poi la formazione dei primi scioperi operai che da Torino e Milano si allargheranno a macchia d’olio in tutto il Nord Italia. Questi sono i primi scioperi dalla salita al potere di Mussolini e manifestano il disagio della popolazione.
Dopo l’armistizio l’Italia è spaccata in due: al Sud è presente il controllo degli Alleati, al Nord quello dei tedeschi. È proprio nel Nord Italia che nasce la Resistenza. Dapprima essa consiste negli scioperi, poi nel rifiutare il servizio militare per la Repubblica di Salò e infine nel compiere vere e proprie operazioni militari contro i nazifascisti.
La Resistenza è stata definita anche come “secondo Risorgimento”, poiché propone un rinnovamento politico e sociale.
La ricostruzione del dopoguerra
Con la fine della Seconda guerra mondiale gli italiani iniziano a fare i conti con un Paese devastato dal conflitto. La produzione agricola e industriale erano calate rispettivamente della metà e di un terzo rispetto alla disoccupazione dilagante in tutta Italia.
Le materie prime scarseggiano e i prezzi salgono alle stelle, con conseguente diffusione del mercato nero. Le comunicazioni tra Nord e Sud sono interrotte.
Nel clima della ricostruzione s’inserisce l’attività degli intellettuali, influenzati anche dall’engagement sartriano. L’impegno degli intellettuali, però, sarà destinato a concludersi già verso il con l’affermazione della Democrazia Cristiana e la guerra fredda.
La crisi definitiva si avrà dalla metà degli anni Cinquanta, con il crollo dello stalinismo, l’arretramento del movimento operaio e il boom economico.
La cultura italiana e l’influenza straniera
Con il crollo del fascismo la cultura italiana si apre al sapere straniero, subendo varie influenze. Gli intellettuali che animano il dibattito politico-culturale italiano sono Brecht e Sartre.
Jean-Paul Sartre
Sartre è una delle personalità più importanti dell’esistenzialismo. Egli afferma che l’uomo è responsabile di se stesso e del mondo.
Molto importante per il filosofo è il concetto di libertà, vista come struttura stessa dell’esistenza. Il suo romanzo più famoso, La nausea, esprime il disagio esistenziale dell’uomo moderno e la sua fatica a dare un senso all’esistenza.
Con la guerra, però, Sartre passa da un atteggiamento individualista a un legame con il sociale e qui prende inizio la sua teoria dell’impegno. L’uomo, tramite l’impegno civile, può dare un senso alla propria esistenza.
Peculiare è la posizione dell’intellettuale, che deve produrre un’arte capace di proporre nuovi valori e che sia civilmente impegnata.
Bertolt Brecht
Brecht è invece un autore teatrale, famoso per la sua opera Madre Courage e i suoi figli, che conduce a una dura polemica verso i valori borghesi.
Anche Brecht concepisce un’arte impegnata nella storia e capace di offrire un’analisi lucida del mondo.
Il significato del neorealismo
Il termine “neorealismo” è presente sin dagli anni Trenta, ma venne utilizzato in modo nuovo negli anni Quaranta, riferendosi al cinema.
Il significato di neorealismo, preso in accezione positiva, indica il richiamo alla letteratura ottocentesca, anche se arricchita con nuovi elementi. Preso invece in accezione negativa, indica il carattere occasionale, troppo legato alla cronaca immediata.
Con il neorealismo gli intellettuali italiani rifiutano la concezione di letteratura propria dell’Ermetismo e del Decadentismo. Viene proposta una letteratura impegnata, che partecipi ai problemi del Paese cercando anche di darne una soluzione.
La rivista più importante che divulga questa idea è Il Politecnico di Elio Vittorini. La rivista scaglia contro la cultura del passato, esclusivamente consolatoria.
A questa nuova idea di letteratura contribuisce il pensiero di un importante letterato antifascista, Antonio Gramsci, il quale propone un intellettuale “organico” alla società, non più legato a Ippolito Pindemonte. Propone quindi una letteratura che sia “nazional-popolare”.
Anche se quasi tutti gli scrittori di quel periodo accolgono le istanze neorealiste, il neorealismo non si può definire un vero e proprio movimento. Manca infatti un manifesto di poetica comune e un piano linguistico collettivo.
Piuttosto si può definire uno stato d’animo o un’atmosfera. È in questo periodo che si ha la definitiva affermazione del romanzo, più adatto rispetto alla poesia a incidere sulla realtà.
Pur facendosi portavoce delle speranze di un popolo che visse la guerra, il neorealismo ha dei limiti: la mitologia populistica, lo schematismo ideologico elementare, l’uso di antiquate tecniche narrative, l’incapacità di descrivere le varie forze sociali e il loro complesso rapporto.
Il neorealismo negli anni Cinquanta
Negli anni Cinquanta il clima culturale inizia a cambiare e comincia il boom economico. La maggioranza in Parlamento è costituita dalla Democrazia Cristiana e si ha la crisi della sinistra.
Si sente l’esigenza di nuovi strumenti espressivi di fronte alla rivoluzione industriale. Tutto ciò è espresso dal sorgere di nuove riviste, quali Il Menabò, Il Verri e Officina.
Il neorealismo si conclude definitivamente con Metello di Pratolini. I temi riguardano soprattutto la guerra, la Resistenza, la miseria e l’Italia delle plebi, tutto raccontato in modo documentaristico.
Lo stile neorealista rifiuta il “bello scrivere” a favore di un linguaggio parlato, dell’uso di espressioni dialettali e gergali.
Gli scrittori maggiori, come Vittorini, Pavese e Calvino, non sono completamente neorealisti, in quanto esprimono nelle loro opere anche altri concetti al di fuori delle tematiche del neorealismo. Scrittori neorealisti si possono trovare in autori minori, come ad esempio Pratolini e Jovine.
Un importante filone del neorealismo è la memorialistica, che trova il suo grande esponente in Primo Levi.
Elio Vittorini e Il Politecnico
Vittorini è ricordato soprattutto come il fondatore de Il Politecnico, rivista che proponeva un impegno dell’arte e dell’intellettuale nella società, indipendente dai vari partiti politici.
Molto noto è l’articolo comparso nel primo numero de Il Politecnico, in cui egli attacca tutta la cultura passata e presente che non aveva fatto nulla per evitare la guerra e si era sempre limitata a consolare l’uomo.
Va inoltre ricordata la sua attività di traduttore di autori americani. Infatti, insieme a Pavese, contribuisce a creare il “mito dell’America”.
Anche Vittorini diffonde il mito della letteratura americana tramite traduzioni di scrittori statunitensi.
Cesare Pavese
Pur parlando in alcune sue opere della guerra e della Resistenza, Pavese non si può definire strettamente un neorealista, in quanto la sua narrativa è inserita all’interno di un contesto mitico-simbolico. La realtà pavesiana è una “realtà simbolica”.
La casa in collina è il romanzo che meglio rientra nel clima neorealista. Qui l’autore parla della lotta partigiana ed esprime la sua sofferenza attraverso il protagonista Corrado, per non aver voluto partecipare alla Resistenza.
Il neorealismo nel cinema
Il neorealismo raggiunge nel cinema la sua più alta espressione. Gli impulsi per il cinema neorealista furono diversi: la scarsità dei mezzi di produzione, la necessità di rappresentare aspetti della vita che durante il fascismo erano stati censurati e la raggiunta maturità artistica di alcuni registi.
L’elemento più importante, però, è la rappresentazione del vero, della realtà così com’è, che raffigura le miserie di una popolazione che ricomincia a vivere dopo la guerra.
Si passa quindi da storie individuali e borghesi, tipiche del cinema fascista, a storie collettive.
Dal punto di vista linguistico, i registi neorealisti inseriscono l’uso dei dialetti e la compresenza di più lingue, come l’italiano, l’inglese e il tedesco.
Roberto Rossellini
La stagione neorealista si conclude con Umberto D. di De Sica e con la realizzazione della commedia più leggera rispetto al cinema neorealista, che faceva dell’impegno uno dei suoi obiettivi.
Uno dei film più significativi è Roma città aperta di Rossellini. Il film s’ispira a un fatto realmente accaduto: la fucilazione di don Luigi Morosini. Il regista ne inserisce delle altre.
Esso incarna le principali caratteristiche del lungometraggio neorealista: uso della pellicola di scarto, scene girate in strada e recitazione affidata ad attori non professionisti, ad eccezione di Aldo Fabrizi e Anna Magnani.
Con s’impone il “nuovo stile rosselliniano”, ossia la capacità del regista di dare alla realtà una dimensione autentica, anche se all’interno del cinema una struttura che presenta solamente vicende verosimili.
Il film all’inizio ebbe in Italia scarso successo, invece all’estero i critici lo premiarono con la Palma d’oro al Festival di Cannes.
Vittorio De Sica
Un altro grande film del periodo neorealista è Ladri di biciclette di De Sica. Insieme a Sciuscià, viene rifiutato dalla borghesia benpensante, in quanto sembra voler esprimere una denuncia sociale.
La vicenda è ambientata nel dopoguerra e racconta la storia di Antonio, un uomo che tenta di recuperare la bicicletta che gli è stata rubata e che è essenziale per il suo lavoro.
Questa vicenda, però, non avrà un lieto fine: Antonio non ritroverà la sua bicicletta, perdendo così anche l’impiego.
Il film presenta un neorealismo che non vuole identificarsi con la realtà, ma vuole essere un discorso sulla realtà. Anche qui, come in Roma città aperta, sono registrati i suoni della città, l’uso del romanesco, la raffigurazione della quotidianità e l’impiego di attori non professionisti.
Il film di De Sica, come quello di Rossellini, non riscosse in un primo momento successo in Italia, ma venne subito acclamato in Francia.
Il neorealismo artistico
Il neorealismo artistico nasce in concomitanza a quello letterario e cinematografico. Come questi, concepisce l’arte come uno strumento di analisi e denuncia sociale.
Esso si sviluppa in opposizione alle correnti astratte che, a partire dagli anni Quaranta, cominciano a diffondersi nel panorama artistico italiano. Come per gli altri tipi di neorealismo, anche questo entra in crisi verso gli anni Cinquanta, quando il problema fra arte e società diventa più acuto.
Renato Guttuso
Nell’ambito del neorealismo artistico opera Guttuso, il quale, come molti altri artisti, ha voluto partecipare al clima di denuncia e rinnovamento presente in Italia, unendosi con altri intellettuali all’opposizione fascista.
Questo è il punto di partenza che offre al pittore lo spunto per quadri come La crocifissione.
In Guttuso, però, c’è spazio anche per altre tematiche: la ritrattistica, sia di donne sia di uomini; la paesaggistica, fatta di luoghi urbani e naturali; le nature morte; i nudi e gli avvenimenti storici.
Ian McEwan e Black Dogs
Ian McEwan non è un autore neorealista, ma con il suo Black Dogs pone l’attenzione sul tema del ricordo della guerra e sulla funzione dello scrittore.
Il letterato, infatti, è colui che ricorda a ciascuno di noi gli errori fatti nel passato, i quali non vanno ripetuti.
There is not an English Neorealism movement because art in that period was not censored and because there was not a dictatorship like Fascism and Nazism. English writers rather focused on the importance of the past.
Ian McEwan, a contemporary author, describes the evil present in all human beings. Moreover, these animals are symbolical and they represent a link between present and past.
The concentration camp of Majdanek is recalled in the passage called “The author sums up the main ideas of the book”.
Il neorealismo e la Resistenza
Il neorealismo è un movimento che sorge durante il secondo conflitto mondiale, quando l’Italia era governata da Benito Mussolini al potere sin dal 1922. Il fascismo operò una dura censura verso tutti i mezzi d’informazione e tutte le produzioni artistiche che mettevano in discussione l’ideologia fascista.
La conseguenza fu che molti intellettuali espatriarono all’estero e, insieme a coloro che rimasero in Italia, denunciarono lo stato totalitario nel quale era finito il Paese.
Il neorealismo pone le sue basi sulle opere antifasciste e rappresenta un importante riflesso delle condizioni sociali del tempo. Esso avrà ripercussioni sulla letteratura successiva, ad esempio verrà largamente ripreso nel corso delle contestazioni giovanili.
Il neorealismo mi ha colpito per il particolare messaggio che trasmetteva: rispetto alle altre correnti del passato voleva cercare di cambiare veramente il ruolo dell’intellettuale e i valori sui cui poggiava fino ad allora la cultura italiana.
Inoltre il neorealismo ha accolto alcuni dei miei scrittori preferiti, come Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. Infine avrà una ripercussione su un’arte che sarebbe diventata da lì a poco importante per comunicare messaggi alla società e che viene usata anche al giorno d’oggi, ossia il cinema.
Sarà infatti il cinema neorealista a diffondersi in tutto il mondo, riscuotendo grande successo e facendo conoscere le dure condizioni del popolo italiano.
La Resistenza italiana
Non è facile indicare l’estensione e i confini del neorealismo, poiché si sviluppa nel nuovo clima del dopoguerra, ma ha le sue radici nella cultura degli anni Trenta. Comunque il momento più autentico del neorealismo è quello della Resistenza e dell’immediato dopoguerra.
È un anno intenso sia per quanto riguarda la situazione sociale sia per la situazione politica. È in questo anno che sfociò in scioperi e contestazioni il malcontento popolare.
Il bombardamento sulle città si intensifica, la disponibilità di materie prime viene ancora di più ridotta a causa del blocco navale e della politica autarchica. Inoltre il razionamento degli alimenti aumentò.
Alla situazione di difficoltà si aggiungono numerosi scioperi a Torino e Milano e nascono organismi clandestini antifascisti.
L’8 settembre dello stesso anno il generale Pietro Badoglio dichiarava agli italiani l’armistizio con gli Alleati: “Ogni atto di ostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo”.
Antonio De Sideri, Mario T. e altri ricordano il periodo dell’armistizio e la situazione politica italiana.
È importante notare che il generale Badoglio divenne dopo Mussolini il nuovo capo del governo, in quanto il Duce fu arrestato il 25 luglio e isolato in un albergo del Gran Sasso.
Con l’armistizio comincia la guerra civile: da una parte i fedeli di Mussolini, il quale, liberato dai tedeschi, viene portato al Nord dove fonda la Repubblica di Salò sul lago di Garda; dall’altra i partigiani e coloro che al Sud combattevano a fianco degli Alleati.
Dal punto di vista sociale è un anno importante, in quanto comincia a diffondersi la Resistenza italiana. Questa nacque con gli scioperi nelle regioni settentrionali, ma l’inizio vero e proprio si ebbe quando alcuni reparti dell’esercito, sostenuti dalla popolazione, ostacolarono l’entrata dei tedeschi a Porta San Paolo, a Roma.
Anche i reparti militari in missione in Europa, all’annuncio dell’armistizio, passarono alla Resistenza contro i tedeschi. La Resistenza al Nord Italia ebbe origini spontanee e si passò dal semplice rifiuto della leva militare ordinata dal governo Mussolini alla lotta armata vera e propria.
Si costituirono brigate che programmarono operazioni militari con lo scopo di occupare centri urbani importanti. Si è stimato che gli uomini che parteciparono alla lotta antinazista furono oltre 200.000.
I partigiani provenivano da tutte le classi sociali, ma la maggioranza era formata da operai. I gruppi partigiani erano strettamente legati ai partiti.
- Le brigate “Garibaldi” erano espressione del Partito Comunista.
- Le brigate Matteotti appartenevano al partito socialista.
- Le Gielliste erano del Partito d’Azione.
- Nel Veneto vi furono unità con alla base il Partito Democratico Cristiano.
- I partiti denominati indipendenti erano di orientamento liberale e monarchico.
Il movimento partigiano era coordinato dai Comitati di Liberazione Nazionale e nel 1944 si tenne un congresso a Bari con lo scopo di riorganizzare la vita politica.
Nei territori occupati dai tedeschi i Comitati di Liberazione formarono il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Il Comitato fu riconosciuto dagli Alleati, anche se con perplessità, in quanto i partiti di sinistra volevano proporre organi di autogoverno.
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