Liceo Scientifico “G. Marconi” - Pesaro
Musica: da linguaggio primitivo ad arte dei suoni
Excursus sull’arte della musica dalle origini al Novecento
Tesina di maturità di:
Filippo Fabi
Classe 5^ sez. I
Anno scolastico 2006 – 2007
Indice 1
Introduzione 1
1. La musica primordiale: funzione pratica e linguaggio arcaico 1
2. La musica in Grecia: perfezione ed estetismo 2
2.1. Matematica, astronomia e musica: dalle intuizioni di Pitagora alle scoperte successive 3
3. Seicento e settecento: il risveglio della musica 4
3.1. Seicento e settecento: musica e cultura
3.1.1. Gianlorenzo Bernini: Apollo e Dafne 5
3.1.2. Antonio Canova: Amore e Psiche 6
7
Le metamorfosi di Apuleio 8
4. Ottocento: la musica romantica 9
4.1. Musica e filosofia: dalla “teoria delle arti” alla “nascita della tragedia”
4.1.2. Arthur Schopenhauer 9
4.1.2. Friedrich Nietzsche 10
12
Wilhelm Richard Wagner 12
4.2. Musica e letteratura: i cori di Alessandro Manzoni 15
L’Adelchi 16
5. Novecento: la musica popolare 16
5.1. Musica e movimenti nazionalisti: i canti di propaganda fascista 18
Il movimento fascista 18
5.2. La musica diventa di massa
Introduzione
La musica è sempre esistita, da prima ancora che ne rimanesse traccia storica, e come ogni forma d’arte si è evoluta nel tempo, perfezionandosi sempre più, fino a giungere ad oggi, elemento essenziale della nostra vita: pensiamo non soltanto all’insistenza delle trasmissioni radio e televisive, alla diffusione capillare di tecnologie quali CD, MP3, iPod, ma tutto il frastuono del mondo circostante, che è fatto più di “rumori” che di “suoni”, ma che spesso ci spinge ad un’attenzione selettiva affine a quella dell’ascolto musicale.
1. La musica primordiale: funzione pratica e linguaggio arcaico
Sin dai primordi l’uomo ha usato la musica come un vero e proprio linguaggio per comunicare con i propri simili, dapprima con funzione pratica ed in seguito anche con intelligente e cosciente funzione estetica, traducendo sentimenti e sensazioni in suoni efficaci ed espressivi. L’uomo primitivo prima di imparare a dipingere e a scolpire, prima di raggiungere questo stadio evolutivo, si servì delle proprie doti naturali: egli possedeva un corpo ed una voce con la quale poté istituire un linguaggio rudimentale e sommario, formato non tanto da parole articolate quanto da suoni convenzionali e gestualità.
Questi suoni possono essere considerati vera e propria musica, ed è da qui che quest’arte, vera invenzione umana, ha avuto origine e da allora è una caratteristica intrinseca del genere umano, accompagnandolo passo per passo nella sua evoluzione, storica e culturale, perché non c’è civiltà al mondo che non abbia elaborato un proprio sistema musicale e che non abbia proprie tradizioni musicali differenti da ogni altra civiltà.
2. La musica in Grecia: perfezione ed estetismo
Il significato del termine musica deriva dalla parola greca “musa” ed, infatti, l’idea occidentale di musica è generalmente collegata alle muse che in questo senso alludevano ad ogni scienza ed arte che risveglia il senso di perfezione, bellezza, gradevolezza ed ordine.
Proprio nel periodo greco la musica arrivò ad occupare un ruolo di gran rilievo nella vita sociale e religiosa e proprio qui che la musica fu elevata a vera e propria arte, sottolineandone la funzione estetica ed educativa, che essi gli attribuivano.
Importante era la valenza, già citata in precedenza, che la musica vantava in ambito religioso: i greci ritenevano sacra quest’arte e compivano veri e propri culti adulatori nei confronti di divinità quali Apollo e Dionisio, ritenute creatrici e protettrici di questa nobile arte. Questa civiltà originò e portò allo sviluppo quelli che potremmo definire veri e propri fenomeni culturali, in cui la musica assumeva un ruolo di primo ordine, quali la tragedia, il teatro ed i canti corali che furono notevolmente ripresi sia in campo musicale che in diversi ambiti quali potevano essere la pittura, la scultura, l’architettura e, non di meno importanza, la filosofia e la letteratura dei primi anni del settecento fino ad arrivare all’ottocento romantico.
2.1. Matematica, astronomia e musica: dalle intuizioni di Pitagora alle scoperte successive
Di notevole importanza sono gli studi che i greci fecero in campo matematico ed astronomico accostandoli alla musica. Impossibile non citare la figura di Pitagora che con le sue affermazioni portò alla formazione di un vero e proprio sistema musicale a cui dobbiamo le nostre conoscenze di divisione e metrizzazione della musica, in cui la matematica ha un ruolo di grande importanza.
Il sistema greco fu poi ripreso e riadattato nel tempo, passando per la scoperta delle note nel periodo medievale, per l’invenzione del pentagramma per merito di Guido D’Arezzofino a giungere alle notevoli scoperte ottenute dai grandi teorici e compositori che si alternarono nella scena musicale europea dal 1500 fino ad epoche a noi contemporanee. 2
Inoltre Pitagora nelle sue intuizioni accosta l’armonia e la perfezione della musica alla rispettiva grandezza e armoniosità del cielo stellato, ed è proprio dallo studio delle stelle e dall’accostamento che fece tra il movimento d’astri e pianeti e la musica, che egli arrivò a dedurre il rapporto tra quest’ultima e la matematica che lo portò ad affermare che la musica è regolata da precise leggi matematiche.
Pitagora Rappresentazione musicale nell’arte greca
3. Seicento e settecento: il risveglio della musica
Facendo un salto temporale, tralasciando epoche in cui la musica visse periodi più cupi, e come nel caso delle altre arti, fu sconvolta (senza però sminuire tutte le scoperte in ambito musicale ottenute in periodo medievale e la svolta radicale che la musica compie in campo religioso con l’avvento del cristianesimo) dai fatti storici e sociali che si alternarono nel periodo medievale e nei secoli successivi, arriviamo a trattare il periodo seicentesco e settecentesco.
La musica in questi secoli si risveglia da una rigidità e da una limitatezza che l’ha caratterizzata negli anni precedenti e si sviluppò con straordinaria rapidità arrivando allo sviluppo del sistema tonale che ebbe una delle sue pietre miliari nell’opera di J. S. Bach “Clavicembalo ben temperato” (1722), che portò ad assumere l’autore il soprannome di “architetto della musica” (sottolineando ancor più l’importanza della matematica e della fisica nell’evoluzione della musica). 3
In questo periodo e nei secoli a seguire la musica si distinse sempre più fino a giungere al vero e proprio “periodo d’oro” di quest’ultima, anticipato dalla gran presenza di W. A. Mozart, senza dubbio uno tra i grandi: grazie a lui l’evoluzione della musica può poggiare su un grande pilastro creato, che si estende in tutti i campi, sinfonia, opera, musica da camera, serenate, ma soprattutto egli è il legame tra la musica del settecento e quella romantica del diciannovesimo secolo.
J. S. Bach W. A. Mozart
3.1. Seicento e settecento: musica e cultura
La musica è sempre stata considerata un’arte a sé, il cui sviluppo procede sulla base d’autonomi postulati, indipendentemente dall’evoluzione delle altre arti e al di fuori della stessa storia.
Al contrario anche la musica, come ogni altra branca dell’attività umana, fa parte della storia ed ogni momento musicale riflette il senso dell’epoca storica in cui si colloca non meno di quanto lo riflettano la pittura, la poesia ed il pensiero filosofico, e proprio in questi secoli che vanno dal 600 al periodo romantico dell’800 che la musica si rispecchia totalmente nelle altre forme d’arte riprendendo temi e valori che si riflettono in tutti i campi artistici dell’epoca, ponendo attenzione maggiormente per le tecniche plastiche come l’architettura e la scultura.
In queste ultime la ripresa dei temi classici e mitologici si fece sempre più forte ed è proprio nella maestosa ed austera architettura greca e nella profondità ideale della sua drammaturgia, non poteva certo non trovare la musica un corrispettivo più degno. 4
3.1.1. Gianlorenzo Bernini: Apollo e Dafne
E così, nel seicento, la musica, la sua perfezione ed il suo estetismo, vengono magnificamente rappresentati da uno tra i migliori esempi del movimento artistico che siamo soliti definire “barocco”: Gianlorenzo Bernini, che con la sua “Apollo e Dafne” sottolinea la stessa perizia tecnica e la stessa importanza per i particolari che caratterizzano sia questa scultura che la musica del tempo.
Apollo e Dafne
1621 – 1623
Gianlorenzo Bernini
Galleria Borghese, Roma 5
Nel testo d’Ovidio (Le metamorfosi), da cui Bernini riprende il fatto, Apollo si era vantato di saper usare come nessun altro l’arco e le frecce e per la sua presunzione Cupido lo punisce colpendolo e facendolo innamorare della bella ninfa Dafne, la quale però aveva consacrato la sua vita a Diana e alla caccia.
L’amore di Apollo è irrefrenabile, Dafne chiede aiuto al padre Peneo, dio dei fiumi, il quale per impedire ai due di congiungersi la trasforma in un albero, il lauro, che da quel momento diventerà sacro per Apollo.
Questo è in breve l’episodio che Bernini rappresenta fedelmente proprio nel momento della trasformazione della ninfa in pianta mentre Apollo, con un ultimo sforzo, cerca di raggiungerla.
Bernini esalta il movimento, sottolinea la disperata fuga della ragazza che si può cogliere nei gesti, nelle posizioni e addirittura nel movimento dei capelli, ma anche nell’espressione disperata della ninfa, che terrorizzata assiste alla sua metamorfosi; tutto questo arricchito dai magnifici particolari, minuziosi e curati: basti pensare alle sottili dita e ai lunghi capelli nell’atto di trasformarsi in piccolissime foglie e minutissimi ramoscelli.
3.1.2. Antonio Canova: Amore e Psiche
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