La morte nella storia della filosofia
Serra Valeria 5°B
A.S. 2012-2013
Esame di Stato
Liceo Scientifico Statale “Michelangelo” di Cagliari
Indice
- Introduzione.....................................................................................................................................................2
- Ordine cronologico dei filosofi ..................................................................................................................3
- Socrate e Platone............................................................................................................................................4
- Fedone...........................................................................................................................................................
- Finale del Fedone: la morte di Socrate...............................................................................................
- Epicuro...............................................................................................................................................................8
- Lettera a Meneceo.....................................................................................................................................
- Michel de Montaigne.....................................................................................................................................11
- Pascal.................................................................................................................................................................12
- Hume..................................................................................................................................................................13
- Kant....................................................................................................................................................................14
- L’obbligazione originaria..........................................................................................................................
- Hegel..................................................................................................................................................................15
- Autocoscienza..............................................................................................................................................
- Dialettica signoria servitù.................................................................................................................
- Paura della morte..........................................................................................................................
- Servizio ...........................................................................................................................................
- Autonomia........................................................................................................................................
- Organismo animale....................................................................................................................................
- Schopenhauer.................................................................................................................................................16
- Kierkegaard.....................................................................................................................................................18
- La malattia mortale....................................................................................................................................
- Nietzsche..........................................................................................................................................................19
- Simboli............................................................................................................................................................
- Freud..................................................................................................................................................................21
- Heidegger........................................................................................................................................................22
- Essere e Tempo...........................................................................................................................................
- Conclusione....................................................................................................................................................25
- Bibliografia......................................................................................................................................................26
1
Introduzione
Ho scelto di fare una tesina sulla morte nella storia della filosofia perché è un tema che mi affascina e mi fa riflettere. Ogni uomo immagina la morte in modo differente.
Rifacendomi alla filosofia ho pensato di costruire un percorso cronologico delle più conosciute riflessioni sulla morte. Vedremo che le concezioni sono diverse, ogni filosofo cerca di farsi un’immagine della morte che lo porti a non temerla. Vedremo che non tutti indicano col termine morte il momento in cui la vita finisce.
Qualsiasi cosa la gente dica sulla morte, nessuno potrà dire l’assoluta verità, che è inconoscibile.
Iniziamo il nostro viaggio nella storia della filosofia e torniamo indietro di 2500 anni. Valeria Serra
(Pieter Bruegel, , Museo del Prado di Madrid)
Il trionfo della morte,1562ca 2
Ordine cronologico
- Socrate 470-69-399 a.C.
- Platone 428-27 – 348-47 a.C.
- Epicuro 341-271 a.C.
- Michel de Montaigne 1533-1592
- Pascal 1623 - 1662
- Hume 1711 - 1776
- Kant 1724 -1804
- Hegel 1770-1831
- Schopenhauer 1788-1861
- Kierkegaard 1813-1855
- Nietzsche 1844-1900
- Freud 1856-1939
- Heidegger 1889-1976 3
Socrate e Platone
Come punto di partenza ho preso Socrate, vissuto ad Atene nel 469-399 a.C., un abilissimo oratore che venne accusato da Meleto, Licone e Anito di corrompere i giovani, di ateismo e di rendere migliori i discorsi peggiori, e venne così condannato a morte. Egli non scrisse filosofia ma fu Platone ad inserirlo come protagonista in quasi tutti i suoi 36 dialoghi.
Ideale platonico era che la filosofia fosse una preparazione alla morte e che la morte stessa rappresentasse quindi un “tornare a casa”.
Fedone
Nel “Fedone” viene raccontato l’ultimo giorno di Socrate, il giorno in cui, in carcere, al tramontar del sole, il filosofo avrebbe dovuto bere la cicuta. Platone ci dà un immagine del suo maestro per niente preoccupata al pensiero della morte. Egli, circondato dagli amici, è il più sereno di tutti.
Un passo celebre del Fedone, riproduce il paradosso platonico della vita e della filosofia come esercizio di morte.
L’anima è considerata da Socrate come prigioniera di un corpo in cui amori, passioni, paure, vanità e fantasmi di ogni genere non le permettono di raggiungere la totale concentrazione necessaria per arrivare alla verità.
Ogni sforzo dell’anima sarà quindi rivolto a lasciare la terra per fare ritorno al divino cui appartiene. La conseguenza è che ciò che i più considerano vita, per l’anima è morte, mentre invece la morte è vita vera. Forse proprio per questo motivo, in chiusura del Fedone, Platone farà dire a Socrate morente di dovere un gallo ad Esculapio, dio della medicina: la morte, per Socrate, è vera guarigione.
Socrate, nel dialogo con Simmia, fa notare che le guerre sono sempre e soltanto causate dal corpo con le sue passioni e afferma:
“Dunque, è chiaro che se vogliamo giungere alla pura conoscenza di qualche cosa, dobbiamo staccarci dal corpo e contemplare con la sola anima le cose in sé. Soltanto allora, a quel che sembra, noi avremo ciò che desideriamo e che dichiariamo di amare: la sapienza, ma dopo che saremo morti e non certo da vivi, come tutto questo discorso vuol dimostrare.”
La morte per il filosofo è il raggiungere la verità, lo staccarsi dal corpo, dalle passioni, per raggiungere la concentrazione tale da permettere il raggiungimento della sapienza.
Socrate, dopo la sua condanna, disse: “io vado a morire e voi rimanete qui, per chi sia meglio lo sa solo Dio”
Per Platone se uno è stato filosofo in vita potrà poi contemplare meglio le idee, cioè ciò che è degno di essere oggetto di scienza. 4
Fedone, IX
« Gli uomini non sospettano affatto che chi si dedica alla filosofia, nel senso più vero della parola, non miri ad altro che a morire presto. E, dunque, sarebbe veramente ben strano che chi per tutta la vita ha desiderato la morte, quando poi essa giunga, si addolorasse proprio di ciò che ha, per tanto tempo, desiderato e cercato.» Sorrise Simmia e:« Per Giove, Socrate,» disse, «io non ne avevo voglia e tu mi hai fatto sorridere perché penso a tutta quella gente che, nell'ascoltare queste tue parole, crederà che tutti i filosofi siano degli aspiranti alla morte; specialmente, poi, i miei concittadini direbbero che essi se la meritano.»
«E avrebbero ragione di dire così, Simmia, salvo poi a capirne qualcosa; però, credo che non comprenderebbero in che senso i veri filosofi aspirino alla morte e a quale specie di morte e come di essa ne siano degni. Ma lasciamo perdere la gente e ragioniamo, dunque, tra noi. Orbene, a nostro avviso, la morte è qualcosa?»
«Sicuro.»
«E che altro è se non separazione dell'anima dal corpo? E il morire cos'è se non un distinguersi del corpo dall'anima, un isolarsi in sé, un separarsi dall'anima e, questa, a sua volta, dal corpo? Che altro è la morte se non questo?»
«Proprio così .»
«Guarda, ora, mio caro, se sei d'accordo con me, perché questo è importante per comprendere meglio quello di cui discutiamo. Ti pare che un vero filosofo possa curarsi di piaceri come quelli del mangiare e del bere ?»
«Niente affatto.» «E di quelli d'amore?» «Nemmeno.»
«E degli altri piaceri del corpo, come, per esempio, bei vestiti, scarpe di marca, altri ornamenti del genere, tu credi che il filosofo li tenga in gran conto e, comunque, più di quanto la necessità lo richieda?»
«Credo che il vero filosofo le disprezzi tutte queste cose.»
«E allora,» proseguì, «non ti pare che tutte le preoccupazioni di un uomo simile siano rivolte non al corpo, che anzi, per quanto può, egli trascura, ma all'anima?»
«Sì, certo.»
«E, allora, non è chiaro, tanto per cominciare, che, in tutto questo, il filosofo cerca di liberare, per quanto possibile, l'anima da ogni influenza del corpo, riuscendovi assai meglio degli altri?»
«Pare.»
«Per questo motivo, Simmia, la maggior parte della gente giudica indegno di vivere colui che non prova diletto per certi piaceri materiali, anzi come se fosse già col piede nella tomba chi non si cura di quei piaceri che sono propri del corpo.» «Dici proprio giusto.» […]
«E allora,» soggiunge Socrate, «necessariamente, tutte queste considerazioni inducono i veri filosofi a un ragionamento presso a poco di questo genere: ‹Esiste come un sentiero che ci porta nella direzione giusta, ma fino a che avremo un corpo e la nostra anima sarà confusa a una simile bruttura, noi non giungeremo mai a possedere ciò che desideriamo, che è, poi, quello che noi chiamiamo verità. E non solo il nostro corpo ci procura infiniti fastidi, per il fatto stesso che, ovviamente, dobbiamo nutrirlo, ma quando si ammala, sorgono sempre nuovi impedimenti che ci distolgono dalla nostra ricerca della verità; e, poi, ancora, amori, desideri, timori, visioni fallaci d'ogni genere, vanità innumerevoli, non fanno che frastornarci (è la parola giusta) così che, fino a quando siamo in sua balia, non possiamo concentrarci su nulla. E così pure le guerre, le discordie, le zuffe, è il corpo che le fa nascere con le sue passioni. La brama di possesso, ecco la causa di tutte le guerre e se noi ci affanniamo a procurarci la ricchezza, è il corpo di cui siamo gli schiavi. Da tutto questo deriva il fatto che noi non troviamo più il tempo per dedicarci alla filosofia. E il peggio è che, se pure, riusciamo, per un momento, a liberarcene e a volgere la nostra mente a qualcosa, subito ne siamo distolti, per la sua importuna intrusione, che ci confonde, ci distrae, ci frastorna, al punto di renderci incapaci, ormai, di distinguere la verità. ‹Dunque, è chiaro che se vogliamo giungere alla pura conoscenza di qualche cosa, dobbiamo staccarci dal corpo e contemplare con la sola anima le cose in sé. Soltanto allora, a quel che sembra, noi avremo ciò che desideriamo e che dichiariamo di amare: la sapienza, ma dopo che saremo morti e non certo da vivi, come tutto questo discorso vuol dimostrare.
5
Finale del Fedone: la morte di Socrate
Come egli ebbe detto così, -
Fedone, LXIV
Ebbene, o Socrate, disse Critone, hai nessun ordine da dare a questi tuoi amici o a me per i tuoi figlioli o per altra persona o cosa? che cosa possiamo fare per te che ti sia particolarmente gradito? - Quello, rispose, che dico sempre, o Critone, niente di nuovo: che se voi avrete cura di voi medesimi, farete cosa grata a me e ai miei e a voi stessi qualunque cosa facciate, anche se ora non mi promettete niente; se invece non avrete cura di voi e non vorrete vivere seguendo le tracce di quel che s’è detto ora e in ragionamenti precedenti, non vale che v’affanniate a ripeterne di gran promesse in questo momento; non farete niente di meglio. - Quanto a questo, si certo, disse, procureremo di fare come tu dici; ma.. in che modo dobbiamo seppellirti? - Come volete, rispose: dato che pur riusciate a pigliarmi e io non vi scappi dalle mani! E ridendo tranquillamente e vòlti gli occhi verso di noi, soggiunse: Non riesco, o amici, a persuadere Critone che io sono Socrate, questo qui che ora sta ragionando con voi e ordina una per una tutte le cose che dice; ed egli invece séguita a credere che Socrate sia quello che tra poco vedrà cadavere, e, naturalmente, mi domanda come ha da seppellirmi. E quello ch’io mi sono sforzato di dimostrare tante volte da tanto tempo, che, dopo bevuto il farmaco, io non sarò più con voi, e me n’andrò via lontano di qui, beato tra i beati; questo, per lui, è come se io lo dicessi così per dire, quasi per consolare voi e al tempo stesso anche me. Ora voi mi dovete far garanzia, disse, presso Critone; ma una garanzia contraria a quella che egli mi fece davanti ai giudici: ai giudici egli garantì su la fede sua che io non sarei scappato; e voi dovete garantire a Critone su la fede [e] vostra che dopo morto io non sarò più qui, e me ne andrò via lontano; e così Critone sopporterà la cosa più facilmente; e, vedendo il mio corpo o bruciato o sepolto, non si affliggerà per me come s’io stessi soffrendo pene tremende, e non dirà nel funerale che è Socrate che espone e Socrate porta via e seppellisce. Perché tu devi pur sapere, aggiunse, mio ottimo Critone, che parlare scorrettamente non solo è cosa brutta per se medesima, ma anche fa male all’anima. Dunque bisogna non avere di queste preoccupazioni, e dire che è il mio corpo che seppellite: il mio corpo seppellitelo come vi piace e come credete sia meglio conforme alle leggi comuni.
Così detto, Socrate si alzò per andare in una stanza a lavarsi; e Critone lo seguiva; e a noi ci disse di rimanere.
Fedone, LXV
E noi rimanemmo lì ad aspettare; e intanto si ragionava tra noi delle cose dette, e si rimeditavano una per una, e anche pensavamo alla nostra sventura, quanto era grande, sapendo bene che il rimanente della nostra vita, privati come del padre, saremmo stati orfani veramente. E quando si fu lavato e gli ebbero portati i figlioletti - n’aveva due piccolini e uno più grandicello - e anche si furon recate da lui le sue donne di casa, egli s’intrattenne a parlare con loro, alla presenza di Critone; e poi, fatte le raccomandazioni che voleva fare, disse alle donne e ai figlioli di andarsene, e ritornò fra di noi. S’era vicini ormai al tramonto del sole; perché in quella stanza s’era intrattenuto parecchio tempo. Ritornato dal bagno, si mise a sedere, e dopo d’allora non si disse quasi più niente.
Ed ecco venne il messo degli Undici, il quale, fermatosi davanti a lui, - O Socrate, disse, io non avrò certo a lagnarmi di te come ho da lagnarmi di altri che si adirano meco e mi maledicono, quando io vengo ad annunziar loro, per ordine degli arconti, che devon bere il veleno. Ma te, in tutto questo tempo, ho avuto modo più volte di conoscere che sei il più gentile e il più mite e il più buono di quanti mai capitarono qui; e ora specialmente so bene che tu non ti adiri meco, perché li conosci coloro che ne hanno colpa, e con quelli ti adiri. Ora dunque - tu lo sai quello che sono venuto ad annunziarti - addio, e vedi di sopportare meglio che puoi il tuo destino. E così dicendo scoppiò a piangere, voltò le spalle e se n’andò. E Socrate, levato un po’ il capo a guardarlo, - E anche a te, disse: addio; e io farò come dici. E, rivolto a noi, - Che gentile persona, disse. Per tutto questo tempo egli veniva spesso a trovarmi; e talvolta s’indugiava a conversare meco ed era uomo eccellente; e vedete ora come sinceramente mi piange? Su via Critone, diamo retta ora a colui, e qualcuno porti il veleno, se è pestato; se no l’uomo lo pesti.
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Sintesi tesina sulla morte
L'obiettivo della mia tesina di maturità è quello di descrivere la morte e la sua concezione nella filosofia. Ho scelto di fare una tesina sulla morte nella storia della filosofia, perché è un tema che mi affascina e mi fa riflettere. Ogni uomo immagina la morte in modo differente. Rifacendomi alla filosofia ho pensato di costruire un percorso cronologico delle più conosciute riflessioni sulla morte. Vedremo che le concezioni sono diverse, ogni filosofo cerca di farsi un’immagine della morte che lo porti a non temerla. Vedremo che non tutti indicano col termine morte il momento in cui la vita finisce. Qualsiasi cosa la gente dica sulla morte, nessuno potrà dire l’assoluta verità, che è inconoscibile.
Iniziamo il nostro viaggio nella storia della filosofia e torniamo indietro di 2.500 anni. Ho cercato di descrivere nella mia tesina di maturità il tema della morte attraverso il pensiero di vari filosofi: Socrate, Platone, Epicuro, Michel De Montaigne, Pascal, Hume, Kant, Hegel, Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche, Freud, Heidegger.