Di Blandino Valeria
C’era una volta una bambina, bella, sorridente e dolce, una bambina come tante, una bambina come le nostre, figli, fratelli, nipoti... Il suo nome era Cappuccetto Rosso. Cappuccetto voleva molto bene alla sua mamma ed anche alla sua nonnina che viveva nel bosco vicino alla sua casetta. Tutti i giorni la mamma di Cappuccetto preparava una deliziosa torta di mele e mandava la bambina dalla nonna con un cestino colmo di provviste.
Quel giorno, come di consueto, la mamma porse il cestino alla dolce bimba e le chiese di andare nel bosco, ma si raccomandò affinché la piccolina passasse per la strada principale, poiché un lupo pericoloso era stato avvistato nel bosco. Una volta nel bosco, però, Cappuccetto intravide, non molto distante dalla strada che stava e doveva seguire, una stupenda aiuola di tanti fiori dai colori sgargianti.
Stupita da quello spettacolo, abbandonò il sicuro sentiero per raccogliere quei fiori profumati e portarli alla nonna…
I fanciulli trovano tutto nel nulla, gli uomini trovano il nulla nel tutto. (G. Leopardi)
Esame di Stato
Liceo delle Scienze Sociali
A.S. 2008/2009
Indice
Italiano
Giovanni Pascoli (la poetica del Fanciullino)
Storia
La Prima Guerra Mondiale (bambini e adolescenti durante la 1ª Guerra Mondiale)
Biologia
Lo Sviluppo Fetale
Diritto
L’Organizzazione delle Nazioni Unite (l’evoluzione degli strumenti di tutela internazionale dei Diritti dell’Infanzia)
Scienze sociali
L’infanzia (sviluppo e socializzazione)
Francese
Zola et l’histoire de Nana
Filosofia
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU)
La prima organizzazione sovranazionale che ha come finalità primaria la ricerca e il mantenimento della pace mondiale è la Società delle Nazioni, sorta al termine della prima guerra mondiale (1919).
Membri originari di questo organismo sono gli Stati vincitori della guerra (Inghilterra, Francia, Italia, Giappone) e altri 13 Paesi neutrali.
Sul finire degli anni Trenta, in seguito al recesso dell’Italia, della Germania e del Giappone, nonché all’espulsione dell’Unione Sovietica, avvenuta nel 1939, l’organizzazione è in fatale declino e, di fatto, cessa di esistere con l’inizio del secondo conflitto mondiale.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nasce il 26 giugno 1945 in seguito alla Conferenza convocata a S. Francisco dai Paesi usciti vincitori dalla guerra (Regno Unito, Francia, Stati Uniti).
Lo Statuto ha previsto la possibilità dell’ingresso successivo di altri Paesi con l’approvazione dell’Assemblea; è invece totalmente esclusa la facoltà di recesso, dal momento che nel patto istitutivo non vi è alcuna menzione di tale facoltà, salvo “circostanze eccezionali” o di “palese insuccesso dell’Organizzazione nel raggiungere i suoi scopi”.
Le finalità e gli interventi dell’ONU
Lo Statuto delle Nazioni Unite, costituito da 11 articoli, è preceduto da un preambolo nel quale sono evidenziate le finalità dell’Organizzazione e cioè:
- La riaffermazione dei diritti fondamentali dell’individuo, della dignità e del valore della persona umana, dell’uguaglianza dei diritti fra uomo e donna e fra nazioni grandi e piccole;
- La creazione delle condizioni in base alle quali possa essere assicurata la giustizia e il rispetto degli obblighi assunti attraverso i trattati e di quelli derivanti dalle altre fonti di diritto internazionale;
- L’impegno al progresso sociale e al miglioramento delle condizioni di vita di tutti i popoli, nel quadro di una più ampia sfera di libertà, da perseguirsi attraverso la pace, la tolleranza e la cooperazione fra le nazioni.
Sulla base di tali scopi lo Statuto indica gli interventi da attuare: dal mantenimento della pace e della sicurezza internazionale all’eventuale ripristino della pace venuta meno o turbata da dissidi tra le nazioni; dallo sviluppo di relazioni amichevoli fra gli Stati attraverso molteplici forme di cooperazione alla cooperazione fattiva in campo economico, sociale, culturale e umanitario, affinché si riducano le disuguaglianze esistenti fra i diversi Paesi e fra i popoli.
L’attività dell’ONU finora si è orientata in tutti i settori richiamati, talvolta con notevole successo, come nel caso del processo di decolonizzazione, e altre volte con meno successo o meno convinzione. A questo proposito va richiamata l’attenzione su due problemi rispetto ai quali non sembra che a tutt’oggi l’ONU sia riuscita a dare un apporto adeguato alla loro urgenza e rilevanza: quello delle misere condizioni di vita e di lavoro in cui si trovano le popolazioni del Terzo e Quarto mondo, e quello della pace internazionale, sistematicamente violata o minata da continue rivendicazioni e dall’emergere di odi razziali e intolleranze religiose.
Gli organi dell’ONU
L’art. 7 della Carta delle Nazioni Unite considera quali organi principali:
- L’Assemblea generale
- Il Consiglio di sicurezza
- Il Segretariato
- La Corte internazionale di giustizia
- Il Consiglio di amministrazione fiduciaria
- Il Consiglio economico e sociale
L’Assemblea generale
È l’organo in cui sono rappresentati tutti gli Stati membri senza alcuna esclusione, e ciascun Paese ha diritto ad un solo voto, ossia ha lo stesso peso decisionale. L’Assemblea elegge il proprio presidente e 17 vicepresidenti, tenendo conto delle ripartizioni territoriali. Le competenze si estendono a tutte le materie di cui si occupa l’Organizzazione, con particolare riferimento a quelle concernenti il mantenimento della pace.
Il Consiglio di sicurezza
Rappresenta l’organo esecutivo delle Nazioni Unite; è composto di 15 membri, di cui 5 qualificati permanenti e i restanti temporanei, nominati dall’Assemblea ogni due anni. I membri permanenti sono di fatto i Paesi usciti vincitori dal secondo conflitto mondiale; essi hanno un particolare potere rispetto agli altri membri presenti nel Consiglio di sicurezza: il voto contrario anche di uno solo di essi su una qualsiasi deliberazione comporta automaticamente l’impossibilità di adottare il relativo provvedimento (cosiddetto diritto di veto).
Le funzioni del Consiglio di sicurezza sono prettamente politiche. Spetta a questo organo la concreta risoluzione delle controversie internazionali, da realizzarsi mediante l’adozione di qualunque misura considerata idonea nel caso specifico.
Il Segretariato generale
È l’unico organo monocratico delle Nazioni Unite, anche se ad esso fanno capo uffici e funzionari dell’Organizzazione. Viene nominato dall’Assemblea su indicazione del Consiglio, dura in carica 5 anni ed è rieleggibile.
Ha varie funzioni: amministrative in quanto nomina il personale dell’Organizzazione e coordina le attività dei vari organi dell’Ente; tecniche in quanto collabora mediante studi e ricerche all’opera degli organi delle Nazioni Unite; finanziarie perché predispone il bilancio dell’Organizzazione; di rappresentanza in quanto negozia e conclude trattati con le altre istituzioni sovranazionali, in nome delle Nazioni Unite, e politiche in quanto assume iniziative politiche all’esterno per conto dell’Organizzazione.
La Corte internazionale di giustizia
Rappresenta il principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite. È composto di 15 giudici che vengono designati a titolo individuale, indipendentemente dalla loro nazionalità.
La Corte amministra la giustizia in relazione al contenzioso fra due o più Stati membri ed opera altresì, sul piano generale, nell’interesse della giustizia internazionale. La Corte ha anche competenze a esprimere pareri all’Assemblea e al Consiglio, ed eventualmente ad altri organi o enti delle Nazioni Unite.
Il Consiglio di amministrazione fiduciaria
È un organo che, in passato, si è occupato dei regimi di amministrazione fiduciaria cui erano sottoposte le Colonie appartenenti agli Stati europei ed extraeuropei, prima di ottenere l’indipendenza e diventare Stati sovrani.
Il Consiglio economico e sociale
È un organo collegiale formato dai rappresentanti di 27 Stati eletti dall’Assemblea generale per un periodo di 3 anni.
Le sue funzioni consistono nel fornire pareri ad altre organizzazioni dell’ONU in materia economico-finanziaria, al fine di favorire l’equità economica e la giustizia sociale tra i popoli.
Le agenzie dell’ONU
Il Consiglio economico e sociale ha, fra i suoi compiti, quello di coordinare l’attività delle Agenzie e istituti specializzati delle Nazioni Unite, impegnati in particolari settori d’intervento. Fra questi vanno ricordati:
La FAO
Con sede a Roma, istituita nel 1945, che si occupa di elevare le condizioni di vita delle popolazioni degli Stati membri.
L’UNESCO
Creata nel 1946 e con sede a Parigi; ha come principale obiettivo la cooperazione internazionale nei settori dell’educazione, della scienza e della cultura.
L’UNICEF
Istituito nel 1946, ha il compito di sensibilizzare i Paesi membri sul problema dell’assistenza all’infanzia, di acquistare e distribuire materiali e attrezzature destinati ai bambini, di finanziare campagne umanitarie per il miglioramento delle condizioni di vita dei minori che vivono nei Paesi economicamente arretrati.
La WHO
Organizzazione mondiale della sanità, con sede a Ginevra; si occupa di coordinare l’azione dei Paesi membri nella lotta contro le malattie, promuovendo la salute pubblica e migliorando la prevenzione e la cura delle malattie.
L’ILO
Sorta nel 1919, si propone di promuovere il miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle popolazioni lavoratrici dei Paesi membri e di garantire alle stesse libertà di associazione.
L’evoluzione degli strumenti di tutela internazionale dei diritti dell’infanzia
La dichiarazione di Ginevra del 1924
Il primo strumento internazionale in assoluto a tutela dei diritti dell’infanzia è stata la Dichiarazione di Ginevra, o Dichiarazione dei diritti del bambino, adottata dalla Quinta Assemblea Generale della Società delle Nazioni nel 1924.
Tale documento non è però ancora concepito come strumento atto a valorizzare il bambino in quanto titolare, ma solo in quanto destinatario passivo di diritti.
La stesura della Dichiarazione è dovuta agli eventi drammatici che hanno caratterizzato l’inizio del ’900, in particolar modo la 1ª Guerra Mondiale.
La scomparsa di milioni di persone, il problema delle vedove e degli orfani ponevano in primo piano la questione della salvaguardia delle generazioni future.
La dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959
Dopo lo scioglimento della Società delle Nazioni Unite e la nascita dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e del Fondo Internazionale delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), si fa strada il progetto di una Carta sui diritti dei bambini che integri la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, con lo scopo di sottolinearne i bisogni specifici.
La Dichiarazione consiste in una sorta di “statuto” dei diritti del bambino e contempla un Preambolo, in cui si richiamano la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1949 e la Dichiarazione sui diritti del fanciullo del 1924, e dieci principi.
La nuova Dichiarazione include una serie di diritti non previsti nella precedente Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, quali:
- Il divieto di ammissione al lavoro per i minori che non abbiano raggiunto un’età minima;
- Il divieto di impiego dei bambini in attività produttive che possano nuocere alla loro salute o che ne ostacolino lo sviluppo fisico o mentale;
- Il diritto del minore disabile a ricevere cure speciali.
La dichiarazione del 1959:
- Introduce il concetto che anche il minore, al pari di qualsiasi altro essere umano, sia un soggetto di diritti;
- Riconosce il principio di non discriminazione a quello di un’adeguata tutela giuridica del bambino sia prima che dopo la nascita;
- Ribadisce il divieto di ogni forma di sfruttamento nei confronti dei minori e auspica l’educazione dei bambini alla comprensione, alla pace e alla tolleranza.
Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia
La Convenzione sui diritti dell’infanzia rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia.
La Convenzione è stata approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990.
L’Italia ha ratificato la Convenzione il 27 maggio 1991 con la legge n. 176 e a tutt’oggi 193 Stati, un numero addirittura superiore a quello degli Stati membri dell’ONU, sono parte della Convenzione.
In quanto dotata di valenza obbligatoria e vincolante, la Convenzione del 1989 obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.
Gli articoli della Convenzione possono essere raggruppati, per l’analisi, in quattro categorie.
La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia definisce, all’art. 1, “fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciotto anni, salvo che abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”.
I quattro principi fondamentali della Convenzione sono:
Principio di non discriminazione
Il principio, sancito all’art. 2, impegna gli Stati parti ad assicurare i diritti sanciti a tutti i minori, senza distinzione di razza, colore, sesso, religione, opinione del bambino e dei genitori.
Il principio di superiore interesse del bambino
Il principio, sancito dall’art. 3, prevede che in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente.
Diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo
Il principio è sancito dall’art. 6, che prevede il riconoscimento da parte degli Stati membri del diritto alla vita del bambino e l’impegno ad assicurarne, con tutte le misure possibili, la sopravvivenza e lo sviluppo.
Ascolto delle opinioni del bambino
Il principio, sancito dall’art. 12, prevede il diritto dei bambini a essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano, soprattutto in ambito legale. L’attuazione del principio comporta il dovere, per gli adulti, di ascoltare il bambino capace di discernimento e di tenerne in adeguata considerazione le opinioni.
Tuttavia, ciò non significa che i bambini possano dire ai propri genitori che cosa devono fare. La Convenzione pone in relazione l’ascolto delle opinioni del bambino al livello di maturità e alla capacità di comprensione raggiunta in base all’età.
Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna, da una famiglia della piccola borghesia rurale. Egli è il quarto di ben dieci figli. La vita sostanzialmente tranquilla di questa famiglia viene sconvolta da una tragedia il 10 agosto 1867, quando il padre fu ucciso a fucilate, mentre tornava a casa, probabilmente da un rivale che aspirava a prendere il suo posto da amministratore.
Al primo lutto in un breve giro di anni ne seguirono altri, in una successione impressionante: infatti nel 1868 morirono la madre e la sorella maggiore, seguiti da altri due fratelli.
Pascoli riceve una rigorosa formazione classica che costituisce la base essenziale della sua cultura. Esponente del Decadentismo, una corrente letteraria la cui visione del mondo è un irrazionalismo misticheggiante, il cui nucleo fondamentale è il rifiuto della ragione e della scienza a vantaggio di una realtà misteriosa ed enigmatica, capace di dare la vera conoscenza del reale.
Nel 1882 si laurea e inizia subito la carriera di insegnante liceale e chiama a vivere con sé le due sorelle, ricostituendo quel “nido” familiare che i lutti avevano distrutto.
La chiusura nel “nido familiare” e l’attaccamento morboso alle sorelle rivelano la fragilità della struttura psicologica del poeta che, fissato ad una condizione infantile, cerca la protezione da un mondo esterno, quello degli adulti, che gli appare minaccioso.
Le esigenze affettive del poeta sono interamente soddisfatte dal rapporto con le sorelle, che rivestono un’evidente funzione materna. Da questo nido intimo e caldo, il sesso e la procreazione restano esclusi.
Muore il 6 aprile 1912, malato di cancro allo stomaco.
La visione del mondo pascoliano
La formazione di Pascoli è essenzialmente positivistica, dato il clima culturale che dominava negli anni in cui egli compì i suoi studi liceali e universitari.
Ma in Pascoli si riflette anche la crisi della scienza che caratterizza la cultura di fine secolo, segnata dall’esaurirsi del positivismo e dall’affermarsi di tendenze idealistiche e spiritualistiche. Anche in lui insorge una sfiducia nella scienza come strumento di conoscenza e di ordinamento del mondo, e si apre invece l’ignoto, il mistero, l’inconoscibile verso cui l’anima si protende ansiosa.
Il mondo, nella visione pascoliana, appare frantumato, disgregato.
Il mondo è visto attraverso il velo del sogno e perde ogni consistenza oggettiva. Si instaurano così legami segreti fra le cose, che solo abbandonando le convenzioni della visione corrente, logica e positiva, posso esser
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