Estratto del documento

Istituto tecnico per attività sociali

“Matteo Ricci”

Esami di maturità

A.S. 2007/2008

Socio psico-pedagogico

Classe: 5° B

Salvucci Roberta

Indice

  • Introduzione..............................................................................................................................................................3
  • Presentazione dell’autore..............................................................................................................................4
  • Presentazione del libro.....................................................................................................................................6
  • Trama.............................................................................................................................................................................6
  • Osservazioni sull’opera..............................................................................................................................................8
  • Inglese.........................................................................................................................................................................10
  • The novel.....................................................................................................................................................................10
  • A non anti-utopian novel...............................................................................................................................................11
  • The author...................................................................................................................................................................12
  • Storia.............................................................................................................................................................................13
  • I totalitarismi del XX secolo: propaganda e persuasione delle masse...........................13
  • Il regime fascista........................................................................................................................................................16
  • Il regime nazista.........................................................................................................................................................18
  • Il regime stalinista....................................................................................................................................................20
  • Metodologia...........................................................................................................................................................24
  • Teorie e studi sugli effetti dei media.....................................................................................................24
  • Introduzione: lo sviluppo dei media e della società dell’informazione.......................................................24
  • Studi sui media............................................................................................................................................................25
  • Interrogativi etici sui media....................................................................................................................................29
  • Pedagogia..................................................................................................................................................................31
  • Educazione e mass media...................................................................................................................................31
  • Sociologia.................................................................................................................................................................34
  • Il significato delle comunicazioni di massa......................................................................................34
  • Conclusione..............................................................................................................................................................35

Introduzione

Come si evince dal titolo della mia trattazione, ho deciso di condurre una riflessione sul ruolo dei mass media nel condizionamento delle masse prendendo spunto dal confronto con l’Orwelliano “1984”, che mi è sembrato avere non pochi punti in comune col suddetto argomento.

I motivi che mi hanno portato a scegliere questa e non altre materie sono presto detti.

Prima di tutto sono sempre stata interessata ai modi in cui la mente umana può essere manipolata e condizionata, e quindi alla maniera in cui molto spesso senza accorgercene non siamo veri padroni delle nostre scelte ma semplici esecutori.

Non nego che la mia attenzione a questo tipo di circostanze possa derivare da un mio personalissimo pessimismo riguardo al mondo e alla società, ma molte volte nella mia vita mi sono trovata a chiedermi qual era davvero la mia opinione ed ho notato che è molto più difficile di quanto si pensi non lasciarsi influenzare da fattori esterni; che essi siano amici, parenti, insegnanti o figure autorevoli, o che si tratti dei mass media e degli impliciti messaggi che riceviamo dalla società, senza ombra di dubbio possono condizionarci in bene o in male.

A noi spetta la capacità critica, la voglia di conservare la nostra libertà nelle idee e nelle scelte.

Ma è qui che giungo al nodo centrale della mia analisi: vogliamo davvero essere liberi?

O è forse vero, come in fondo teorizzava Orwell, che abbiamo un terrore inconscio per la nostra autonomia di giudizio e di espressione e che è proprio su questo terreno fertile che il seme dell’irrazionalismo sociale e, nella sua forma peggiore, dei totalitarismi riesce a germogliare?

Ovviamente dunque la mia tesina non verterà solamente sul confronto del Grande fratello con gli odierni mass media, ma analizzerà in modo più o meno approfondito i totalitarismi della storia e il modo in cui essi sono riusciti ad imporsi asservendo le menti dei popoli che hanno assoggettato, senza tralasciare gli ovvi riferimenti alla psicologia, alla sociologia e alla pedagogia riguardo a queste tematiche.

Presentazione dell’autore

George Orwell (1903-1950), il cui vero nome era Eric Arthur Blair, nacque a Motihari, nel Bengala, dove il padre era impiegato nell’Indian Civil Service.

Lì trascorse la sua infanzia fino al 1907, anno in cui si trasferì con la famiglia in Inghilterra.

Fin da bambino pensò di diventare scrittore e, in seguito, collegò questa sua iniziale aspirazione al senso di isolamento ed all’impressione di essere sottovalutato che lo accompagnarono fino all’adolescenza.

Particolarmente dolorosa fu per lui la permanenza presso il collegio di St. Cyprian a cui fu iscritto nel 1911.

Conclusi gli studi nella prestigiosa Public School di Eton, alla quale era stato ammesso con una borsa di studio, rinunciò agli studi universitari per arruolarsi nella Indian Imperial Police in Birmania e nel 1929, dopo circa cinque anni di servizio si congedò e ritornò in Europa per iniziare la sua carriera di scrittore.

Per molti anni scrivere romanzi non gli diede alcuna sicurezza economica e solo nel 1945, con la pubblicazione de La fattoria degli animali, raggiunse una fama internazionale ed anche una tranquillità finanziaria che gli permise di scrivere esclusivamente quello che voleva.

Negli anni precedenti, infatti, si era guadagnato da vivere svolgendo del lavoro giornalistico per varie riviste e curando trasmissioni per la BBC; ancor prima aveva fatto il lavapiatti a Parigi, era stato commesso di libreria a Londra, aveva insegnato presso scuole private, aveva gestito per un breve periodo un negozio, era stato bracciante nei campi di luppolo ed aveva persino vagabondato con i mendicanti.

Questo elenco di attività è indicativo non solo della precarietà economica che Orwell, come molti scrittori, sperimentò agli inizi della carriera letteraria, ma anche di un interesse personale a condividere, a sperimentare personalmente le condizioni di vita degli strati sociali più umili.

Si è detto molto a proposito del “senso di colpa” maturato dal giovane Orwell, poliziotto borghese, nei confronti delle vittime dell’imperialismo e più in generale maturato, per via della sua provenienza dal ceto medio, nei confronti del proletariato e degli emarginati.

Egli stesso ha spiegato nel libro La strada di Wigan Pier questo suo abbassarsi al livello degli “infimi fra gli infimi” come bisogno di “espiare” e di conoscere dall’interno l’altra faccia del mondo, quella in cui non era nato.

Tuttavia l’itinerario personale di Orwell non va interpretato solo come conflitto psicologico, ma soprattutto, in positivo, come ricerca di esperienze e valori incompatibili con le certezze, gli schemi ed i valori socialmente istituiti.

Orwell non fu solo distante dall’orizzonte ideologico della borghesia ma anche dai dogmi e dai conformismi degli ambienti di sinistra; in generale si oppose a tutti i modelli di pensiero e di comportamento adatti ad occultare i bisogni e le aspirazioni umane più profonde.

L’assidua analisi dei miti della borghesia e la sofferta comprensione dei drammi degli sfruttati e dei poveri segnarono in maniera evidente il percorso interiore ed intellettuale di Orwell, ma nonostante i continui riferimenti al piano politico, questi non ridusse mai il suo impegno esclusivamente a tale piano.

La concezione orwelliana, non riflette una interpretazione del socialismo, ma costituisce una lettura più che politica dei problemi sociali.

Anche se Orwell si è sempre schierato politicamente, al punto di dichiarare di aver scritto “libri senza vita” quando gli era mancata una chiara “intenzione politica” (2), ha sempre sottolineato soprattutto l’intreccio fra il conformismo sociale e le tensioni interne all’individuo.

Nel 1948, alle prese con la seconda stesura del suo ultimo romanzo, 1984, uno dei più significativi sul piano politico, Orwell scrisse a George Woodcock di essere convinto che nella vita degli uomini fosse presente una solitudine irriducibile alle circostanze esterne socialmente definite (3); possiamo considerare questa convinzione una indicazione del fatto che nella concezione orwelliana l’uomo non è tanto un animale sociale quanto un individuo inserito in una realtà sociale.

Per questo, Orwell non è stato solo (come spesso sembra) uno dei primi intellettuali di sinistra a denunciare lo stalinismo; egli ha da un lato denunciato il totalitarismo nelle sue manifestazioni storiche e nei suoi potenziali sviluppi, e da un altro lato ha descritto con acutezza i fattori che possono rendere le persone complici dell’autoritarismo sociale.

Presentazione del libro

Trama

In un futuro prossimo (l’anno 1984) la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia.

In Oceania, la cui capitale è Londra, la società è amministrata secondo i principi del Socing (il socialismo inglese) e governata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini (la sua figura somiglia molto a quella di Stalin).

I suoi occhi sono le telecamere che spiano la vita di qualunque cittadino e il suo braccio la psicopolizia che interviene in ogni situazione sospetta.

Ovunque vi sono grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello e gli slogan del partito: «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza».

Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un membro subalterno del partito, incaricato di censurare i libri e gli articoli dei giornali non in linea con la politica ufficiale.

Apparentemente docile, in realtà mal sopporta i condizionamenti del partito.

Accanto a lui agiscono altri due personaggi: Julia, della quale Winston è innamorato malgrado il partito vieti il sesso, e O’Brien, un importante funzionario che il protagonista crede amico.

Nonostante il partito imponga la castità (il sesso è permesso al solo scopo di procreare) Winston e Julia diventano amanti e decidono di collaborare con un’organizzazione clandestina di resistenza chiamata “Confraternita”.

Ma una volta confidati con O’Brien si scopre che questi è un membro della psicopolizia, governata dal Minamor (il ministero dell’amore, la cui funzione è torturare i dissidenti).

Il fine di O’Brien è insegnare a Winston la tecnica del Bipensiero attraverso tre fasi: apprendimento, comprensione, accettazione.

La prima fase consiste nell’infliggere un dolore di intensità sempre crescente al condannato in modo che egli accetti una realtà che non è tale.

Winston riesce a resistere alla prima fase e, nella seconda, egli capisce di essere “l’ultimo uomo in Europa” (il primo titolo che Orwell aveva pensato di dare al libro), vale a dire l’ultimo guardiano dello spirito umano, e di avere l’aspetto — dopo le innumerevoli torture subite — di uno scheletro; ma è felice perché è conscio di non aver tradito Julia.

Nella terza fase, Winston — che ha ancora qualche pensiero non ortodosso — viene portato nella Stanza 101: l’inferno personale di ogni persona.

Per il protagonista è prossima una maschera con dentro due topi che O’Brien sta per mettergli sul volto.

E viene definitivamente sconfitto quando, per fermare O’Brien, urla “Fatelo a Julia”, perdendo il suo ultimo sentimento umano.

Winston apprende dunque da O’Brien i principi fondamentali del sistema sul quale si fonda lo stato e scopre che non è sufficiente confessare e obbedire alle regole, ma che il Grande Fratello vuole possedere anche l’anima e il pensiero dei suoi sudditi.

Alla fine, Winston viene costretto a cedere: rinuncia all’amore per Julia e al libero pensiero, sottomettendosi e amando completamente il Grande Fratello.

Osservazioni sull’opera

1984 appartiene a quella serie di romanzi che compaiono nell’Europa del primo e del secondo dopoguerra caratterizzati da connotazioni negative, segno di una profonda crisi di valori che colpisce la borghesia e gli intellettuali in particolare.

Con quest’opera Orwell intendeva lanciare un monito contro gli abusi del potere (manifestatisi in forme gravissime ed allarmanti negli anni intorno alla seconda guerra mondiale) contro l’appiattimento della coscienza e dei sentimenti e contro la sopraffazione mentale compiuta dalle ideologie.

Il presente viene proiettato in una parabola futura per rendere maggiormente visibile il processo di massificazione in atto che i più sembrano accettare come prezzo da pagare in cambio della prosperità economica: la presenza di un numero ristretto di grandi potenze che si dividono la terra, la riscrittura faziosa del passato e l’uso propagandistico dei mass media sono temi ed aspetti della realtà attuali al tempo di Orwell, come attuali ci appaiono oggi.

In 1984 lo Stato si identifica con il Partito Interno al cui capo vi è l’onnipotente Grande Fratello, modellato sul partito comunista sovietico in epoca staliniana.

Il Partito realizza un regime totalitario che ottiene un controllo assoluto della coscienza individuale con i sistemi della persuasione e della tortura.

La violenza fisica è l’emblema del rapporto di necessità che si stabilisce in un regime totalitario fra violenza ed esercizio del potere.

L’intreccio strettissimo tra teoria politica e finzione romanzesca è rappresentato, ad esempio, dalla professione del protagonista, Winston Smith, il cui nome è denso di significato: “Winston” come Winston Churchill, eroe della seconda guerra mondiale, e “Smith”, il più comune cognome inglese, ad indicare che siamo tutti chiamati in causa.

Analogamente, la questione del passato e della storia ha una doppia valenza, romanzesca e teorica.

Il problema della memoria ossessiona il protagonista, che cessa di essere un oppositore del sistema solo quando cessa di credere al passato.

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