Esame di Stato 2008
Percorso interdisciplinare
Caforio Fabio
ITC “Carmelo Colamonico”
Classe 5 E/Mercurio
Acquaviva delle Fonti
Storia e italiano
Bipolarismo europeo
Società del consumismo
Boom economico in Italia
Montale e “Satura”
L’alluvione ha sommerso il
Situazione politica italiana
nel 2° dopoguerra pack dei mobili
Referendum 02/06/1946
Diritto e scienze delle finanze
Referendum
Bilancio dello Stato Italiano
Altri istituti di democrazia
diretta
Servizio di Tesoreria
Iter di legge
Banca d’Italia
Inglese ed economia aziendale
Banking services
Funzioni delle banche
Operazioni di
to business
intermediazione creditizia
Internet banking
Pronti-contro-Termine
Informatica e matematica
Reti di computer
Problema del trasporto
Classificazione delle reti
Metodo di Vogel
Topologie di rete
Metodo di Stepping-stone
Storia
Bipolarismo europeo e inizio della “Guerra fredda”
La Seconda Guerra Mondiale determinò la formazione di un nuovo ordine internazionale. L’Europa ne uscì molto indebolita, mentre i veri vincitori furono le cosiddette superpotenze: gli USA e l’URSS.
La solidarietà creatasi fra le due per combattere il nazismo ebbe breve durata; infatti, sconfitto il nemico comune, le divergenze politiche, economiche ed ideologiche fra le due potenze si manifestarono con sempre maggiore intensità.
Nel 1947 il giornalista statunitense Lippman coniò il termine “guerra fredda” per indicare lo stato di tensione esistente fra USA e URSS. Dal 1945 al 1989 (anno della caduta del Muro di Berlino, eretto dalle autorità della Germania Est nell’agosto 1961 per arginare la fuga degli abitanti verso la zona occidentale della città), il mondo ha vissuto un lungo dopoguerra in cui le due superpotenze combatterono con le armi della diplomazia e della propaganda ideologica.
Già prima della fine della Guerra, Roosevelt-Churchill-Stalin (USA-UK-URSS), nella Conferenza di Yalta (febbraio 1945), avevano pianificato il futuro assetto dell’Europa. Si accettò l’idea di una divisione in sfere di influenza, ma nel dopoguerra le posizioni si irrigidirono rapidamente sino a trasformare le sfere di influenza in 2 blocchi contrapposti, cioè in alleanze politico-militari controllate dall’una o dall’altra superpotenza.
Nel febbraio 1946 Stalin pose fine alla tregua ideologica, ribadendo il contrasto fra capitalismo e comunismo. Un mese dopo, Churchill affermò la presenza di una “cortina di ferro” che divideva l’Europa e che si stendeva da Stettino a Trieste. Dal febbraio 1947 Truman attuò la politica del contenimento, che consisteva nell’arginare ogni tentativo di espansione dell’URSS e nel combattere l’influenza sovietica all’interno dei Paesi del blocco occidentale.
Le tensioni fra le due superpotenze divennero evidenti alla Conferenza di Pace di Parigi (1946), soprattutto riguardo alla sistemazione territoriale della Germania. In base agli accordi di Yalta, la Germania era stata divisa in 4 zone d’occupazione (→) e anche Berlino, che si trovava all’interno della zona sovietica era divisa in quattro settori, tale che la zona ovest si trovava isolata nel blocco orientale.
I tentativi di unificazione risultarono vani perché la Germania si trovava in una importante posizione strategica e nessuna delle due potenze era disposta ad accettare l’annessione del Paese al blocco avversario.
L’URSS vedeva nella Germania un importante avamposto politico nell’Europa occidentale; inoltre, essa intendeva prelevare risorse dalla Germania per ripagarsi dei danni causati dall’invasione di Hitler.
Gli USA puntavano, invece, ad accelerare il processo di ricostruzione della Germania per integrarla nel sistema economico e politico occidentale.
Nel febbraio 1948 UK, FR e USA riunificarono le proprie zone d’occupazione. Questa decisione, che violava gli accordi di Yalta, aprì la Crisi di Berlino: i sovietici bloccarono i canali di accesso via terra alla città; la controrisposta degli USA fu l’organizzazione di un ponte aereo che per diversi mesi rifornì Berlino Ovest.
Nel maggio 1949 venne sancita la divisione della Germania in 2 Stati: ad ovest la RFT e ad est la RDT.
Blocco orientale
La logica dei “blocchi” determinò un forte condizionamento della vita politica di ciascuno stato. Nel blocco orientale, il governo sovietico si proponeva di creare intorno ai propri confini occidentali una fascia di sicurezza costituita da Paesi satelliti, da cui trarre risorse per la propria ricostruzione economica.
Gli strumenti utilizzati da Mosca condussero alla sovietizzazione forzata dei Paesi dell’Europa orientale; l’URSS non disponeva, nei confronti di questi Paesi, di una superiorità politica o economica, perciò usò principalmente la sua supremazia militare.
I Paesi del blocco orientale non costituivano una realtà omogenea; alcuni Paesi (Germania est, Cecoslovacchia) possedevano già un notevole grado di industrializzazione, altri invece (Bulgaria, Romania) erano estremamente arretrati e basati essenzialmente sull’economia agricola.
L’imposizione dell’egemonia sovietica seguì fasi e modalità diverse. In un primo periodo (1945-47) Mosca appoggiò i comunisti all’interno dei governi di coalizione formatisi nei diversi Paesi. Questi governi realizzarono riforme agrarie e nazionalizzazioni. Il controllo sovietico era solido in Bulgaria e Romania, per la supremazia del Partito Comunista nei governi, mentre incontrava difficoltà in Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia.
Dalla metà del 1947, e per tutto il periodo 1948-53, l’URSS trasformò il proprio controllo in dominio. Con brogli elettorali, intimidazioni, arresti e colpi di stato, i governi di coalizione furono liquidati e si crearono regimi a partito unico. Successivamente, un’ondata di “purghe” colpì gli oppositori del Partito. Il rapporto fra Mosca e l’Europa orientale assunse un carattere sempre più oppressivo e Stalin poté imporre la propria dittatura all’interno del Paese.
Blocco occidentale
Nel blocco occidentale, gli USA costruirono un sistema di alleanze che, per la netta superiorità del potenziale economico-militare degli USA nei confronti degli Stati europei, si tradusse in una sostanziale subordinazione politica di questi ultimi. Ciò fu ottenuto esercitando pressioni affinché le forze di sinistra uscissero dai governi (come in Italia) e legando la ricostruzione economica europea all’aiuto statunitense.
In tal senso, ebbe particolare importanza il Piano Marshall (1947) che concedeva fondi a titolo gratuito o a tassi di interesse bassissimi per finanziare la ripresa dell’industria europea. Il Piano fu un efficace strumento di integrazione politica del blocco occidentale e di stabilizzazione della situazione europea.
L’edificazione del blocco occidentale fu completa con la nascita della NATO (1949), una forza militare che realizzava gli obiettivi del Patto atlantico, un’alleanza politico-militare di tipo difensivo.
Boom economico in Italia e consumismo
L’adesione dell’Italia alla NATO fu importantissima per il nostro Paese e permise il suo ingresso nel moderno blocco occidentale. Tutti i Paesi europei, alla fine della Guerra, faticavano a ricostruire le proprie economie; per combattere l’inflazione e la svalutazione della moneta dovettero adottare politiche deflazionistiche (contenimento salari e consumi, riduzione importazioni) che rendevano difficile il rilancio della produzione. Il Governo USA era consapevole che un ulteriore sviluppo dell’economia statunitense era legato alla ripresa di quella europea, e perciò adottò il Piano Marshall.
L’Italia, che per molti aspetti era ancora sottosviluppata, conobbe un rapido sviluppo che l’avrebbe trasformata in un paese industriale. È il periodo del “boom economico” in cui la crescita dei settori industriali determinò un aumento del reddito e una conseguente diffusione di nuovi stili di vita e di consumo. Gli italiani conobbero un benessere prima sconosciuto che provocò dei cambiamenti nella mentalità sociale.
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, prima fra tutti la televisione, incise sulla nascita della cosiddetta “società del consumismo”. Diventa ora incerta la distinzione fra bisogni primari e secondari; il consumo viene considerato un segno della condizione sociale della persona. Inoltre, anche l’ampia disponibilità di beni e le sempre più raffinate tecniche di pubblicità rendono difficile distinguere bisogni autentici e bisogni indotti dall’esterno.
La società dei consumi ha avuto convinti sostenitori, i quali sottolineavano come grazie a questo sistema grandi masse di persone venissero messe in condizione di godere di beni prima riservati a pochi privilegiati, ma anche coscienti critici che, invece, condannavano le storture di una società in cui il consumo non serve più a soddisfare un bisogno, ma lo crea.
Italiano
Satura e “L’alluvione ha sommerso…”
Tra i critici della società del consumismo vi è Eugenio Montale, autore italiano che nelle sue opere si impegnò anche in senso sociale esprimendo la sua polemica nei confronti della società del suo tempo.
Soprattutto nella sua ultima fase, e particolarmente in “Satura”, Montale si esprime in maniera pessimistica su quale sia il ruolo dell’uomo nella realtà quotidiana.
Il titolo “Satura” vuole richiamare l’antica satira latina e i suoi caratteri, come la varietà di stile e di contenuti, la critica dei vizi della società, la parodia dei temi “alti”.
Con quasi costante ironia, lessico non ricercato e con un linguaggio basso e immediato, talvolta volgare, Montale espone la triste realtà contemporanea che egli non apprezza per la mancanza di spazi per la cultura.
Ora la poesia montaliana vuole denunciare le conseguenze della massificazione di cui soffre l’uomo moderno; se infatti la comunicazione è “di massa”, le persone non si intendono più e, in questo quadro, la funzione della poesia è messa in grave pericolo. Gli intellettuali devono quindi porsi come coscienza critica del proprio tempo; la poesia deve continuare a giudicare e a svelare la verità oltre le apparenze, smascherando i falsi idoli del tempo presente.
Questo componimento esprime efficacemente il pensiero del poeta:
L’,
Alluvione ha sommerso il pack dei mobili
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a cera lacca con la barba di Ezra,
il Valéry di Alain, l’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
di una realtà incredibile e mai creduta.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.
Di questa poesia, indirizzata alla moglie Drusilla (Mosca), si possono ipotizzare due chiavi di lettura. In senso oggettivo, il poeta parla dell’inondazione che colpì Firenze nel 1966 e del fango che travolse tutto quello che egli aveva conservato, cose nobili e cianfrusaglie; in senso metaforico, si può comprendere la descrizione della società contemporanea, in cui una “marea” affonda la preziosità culturale per lasciare spazio ai valori materiali. L’autore vuole descrivere una società di individui travolti dal consumismo, in cui i valori reali vengono trascurati.
Montale si chiede anche quale sia il ruolo dei poeti in questa società e vi risponde con una metafora. Egli immagina che i libri di valore, che conservava nella cantina, abbiano lottato prima di lasciarsi sommergere dal fango, e così deve operare anche il poeta che deve cercare di mantenere integro il proprio ruolo all’interno della società, in cui sembra non esserci più spazio per la cultura e la poesia.
Montale tenta di conservare la propria identità, anche con l’aiuto della moglie, ma in questa società tutto finisce con l’essere travolto dalla “marea”, nulla è un argine davvero sicuro (doppio lucchetto), tutto è ridotto all’apparenza e altri valori non ce ne sono.
Nel componimento, in versi liberi, l’autore adopera un lessico tecnico (pack) e utilizza il correlativo oggettivo dove nafta e sterco sta per società spazzatura.
Eugenio Montale: vita e altre opere
VITA Montale nasce a Genova il 12/10/1896 in una famiglia agiata; si diploma ragioniere; frequenta le biblioteche, studia canto operistico. Arruolatosi nel 1917, ha il grado di ufficiale di fanteria. Nel 1920 comincia qualche collaborazione letteraria. Conosce Anna degli Uberti (Annetta). Nel 1925 pubblica Ossi di seppia.
Nel 1927 viene assunto come redattore dall’editore Bemporad e si trasferisce a Firenze; poi dal 1929 dirige come bibliotecario il Gabinetto Viesseux. Conosce Irma Brandeis (Clizia) con cui avrà una relazione fino al 1939; conosce anche la futura moglie Drusilla Tanzi (Mosca). Nel 1938 viene licenziato dal Viesseux perché si rifiutava di prendere la tessera del partito fascista; comincia un’attività di traduttore di scrittori stranieri. Nel 1939 pubblica Occasioni. Vive gli anni della guerra a Genova.
Dal 1948 comincia a scrivere sul Corriere della Sera; nel 1951 si trasferisce a Milano. Invitato in diverse occasioni, prende a viaggiare in tutta Europa. Nel 1949 inizia l’amicizia con la poetessa Maria Luisa Spaziani (Volpe). Nel 1956 pubblica La bufera e altro. Nel 1963 sposa Drusilla, che muore dopo pochi mesi. Montale viene accudito dalla governante Gina.
Nel 1967 il presidente Saragat lo nomina senatore a vita per i suoi altissimi meriti nel campo letterario e artistico. Nel 1971 pubblica Satura; nel 1973 cessa la sua collaborazione col Corriere. Nel 1975 ottiene il Premio Nobel per la letteratura. Muore a Milano il 12/09/1981.
Ossi di seppia (1925)
La poesia di Ossi di seppia serve per comprendere questo mondo e non per paragonarlo ad un altro perfetto: è poesia calata nel reale, senza misteri e segreti da illuminare. Il poeta è una persona come le altre, descrive la realtà della vita, positiva e negativa, senza fornire soluzioni.
Nasce da uno sforzo verso la semplicità e la chiarezza; il rinnovamento investe contenuti e forme. Il giovane Montale non utilizza il linguaggio della tradizione: il tono è quello familiare, tanto che la poesia tende a presentarsi come un diario quotidiano; il linguaggio è naturalmente quello comune, se non dialettale. La mescolanza di versi eterogenei suggerisce la percezione di disarmonia.
I temi principali sono: l’aspro paesaggio ligure, l’amore, la negatività del mondo. Quest’ultima si lega alla filosofia del francese Boutroux che sostiene l’assenza di leggi che governano l’uomo e la natura; di qui la diffidenza del poeta verso qualsiasi fede, religiosa o politica, considerata certa e sicura.
Il titolo rimanda a ciò che resta di un organismo che era vivo, ma che ora è secco e senza vita (il mare, simbolo di vita, è in contraddizione con gli ossi); si riferisce alla scarna realtà dell’esistenza dominata dal male di vivere cui l’uomo è inesorabilmente condannato.
Il poeta afferma di avere incontrato spesso il male di vivere, e lo fa con modalità modernissime: usa il correlativo oggettivo che consiste nel mostrare la condizione o il sentimento umano riferendosi a realtà oggettive (cose, situazioni, fatti) esterne al soggetto.
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