Sommario
Premessa………………………………………………………………………………….3
Geografia astronomica
1 L’Universo ....................................................................................................................... 5
1.1 Le galassie ................................................................................................................ 5
1.1.1 Le galassie in movimento.................................................................................... 6
1.1.2 Legge e costante di Hubble ................................................................................. 7
1.2 Ipotesi cosmologiche sull’espansione dell’Universo ......................................... 8
1.2.1 Prove a favore del Big Bang .............................................................................. 10
Storia dell'arte
2 La rappresentazione dell’infinito in arte ........................................................... 12
2.1 Caspar David Friedrich ........................................................................................ 12
2.1.1 Luoghi dell’infinito di Caspar David Friedrich ................................................... 14
2.1.2 Monaco in riva al mare ..................................................................................... 15
Letteratura italiana
3 Dante Alighieri ............................................................................................................ 17
3.1 La Divina Commedia ............................................................................................. 18
3.2 La tensione finito-infinito nel Paradiso dantesco ............................................ 19
3.2.1 Analisi del Canto XXXIII del Paradiso ................................................................ 19
4 Giacomo Leopardi ...................................................................................................... 24
4.1 Psicologia dell’infinito di Leopardi .................................................................... 26
4.1.1 “L'infinito” ...................................................................................................... 27
Letteratura inglese
5 Percy Bysshe Shelley .................................................................................................. 31
5.1 The infinity for Shelley ......................................................................................... 32
1
5.1.1 “Ode to the West Wind” .............................................................................. 33
Letteratura francese
6 Charles Baudelaire .................................................................................................... 36
6.1 Paradis Artificiels ................................................................................................. 37
6.1.1 “Le poème du haschisch” .................................................................................. 39
Letteratura tedesca
7 Johann Wolfgang von Goethe ............................................................................... 42
7.1 Faust ........................................................................................................................ 43
7.1.1 “Nacht”: Der Tragödie erster Teil ..................................................................... 44
Filosofia
8 L’infinito in filosofia................................................................................................. 45
8.1 Il concetto di infinito nel pensiero greco ........................................................... 45
8.2 Il concetto di infinito nel pensiero cristiano ..................................................... 45
8.3 Il concetto di infinito nel pensiero moderno..................................................... 45
8.3.1 Hegel ................................................................................................................ 46
Matematica
9 L’infinito in matematica .......................................................................................... 51
9.1 Breve storia dell’infinito matematico ................................................................ 51
9.1.1 Il paradosso dell’Hotel Hilbert .......................................................................... 51
10 Bibliografia .............................................................................................................. 53
11 Sitografia ................................................................................................................. 53
2
Premessa
L’approccio all'infinito rappresenta una delle più affascinanti avventure
dell'intelletto umano. Generalmente l’uomo si interroga su tutto ciò che ai suoi
occhi appare poco chiaro e definito. Per trovare una risposta egli non si accontenta
di guardare dentro di sé, nel proprio Io. La risposta sta fuori, in tutto ciò che lo circonda,
che lo caratterizza, che lo realizza. La natura è l’elemento predominante in questa ricerca:
l’uomo è da sempre affascinato nell’osservare spettacoli naturali incommensurabili in cui è
facile ritrovare lo specchio della propria anima. L’anima umana è immensa e la natura è
immensa. Parlare di infinito significa dunque riferirsi a una duplice entità: un infinito che sta
dentro e fuori di noi.
Per infinito si intende tutto ciò che non ha limite in estensione, quantità, durata. Questa
entità è molto difficile da immaginare nel suo complesso: possiamo avere un accenno
ammirando un cielo stellato e limpido oppure osservando la distesa del mare: il pittore
tedesco Caspar David Friedrich vedeva l’infinito nel mare e nel cielo e rappresentava tali
elementi naturali nei propri dipinti.
Si incominciò a parlare di infinito però solo in seguito allo sviluppo del pensiero
matematico, il quale riuscì a staccarsi dai problemi pratici e raggiungere un livello astratto
più ampio.
L’immensità, l’indefinito, l’incommensurabile hanno spesso originato pareri diversi, anche
del tutto opposti. Tale concetto ha influenzato praticamente tutti gli aspetti della vita
umana. Sicuramente esso avrà significati diversi in ambito filosofico, poetico-letterario,
matematico e artistico.
Possiamo affermare innanzitutto che il concetto di infinito è moderno, perché risalendo
all’antichità si trova il concetto di indeterminato, il famoso “apeiron”.
Ma l’infinito esiste davvero in natura? Certamente il primo concetto che affiora nella nostra
mente pensando all’infinito è l’Universo e la sua composizione. Ammesso che l’Universo sia
realmente infinito, il problema dal punto di vista scientifico è come vedere e misurare tale
infinitezza. Questa capacità è senza dubbio limitata dai nostri strumenti di misura, che
rivelano sempre e solo oggetti finiti.
Forse questo è uno dei tanti motivi che ha spinto l’uomo a cercare tutti i mezzi possibili per
avere un contatto, anche spirituale, con l’infinito.
Questa ricerca si sviluppa come ricerca fisica ma anche spirituale. Figura emblematica di
tale indagine è senza dubbio Ulisse: l’eroe che, assetato di conoscenza, si spinse oltre le
“Colonne d’Ercole” per affrontare nuove realtà, per entrare in contatto con nuovi mondi. E
come non collegarci da questo aspetto al Leopardi: un uomo prigioniero della società
aristocratica, dal vil borgo natio, che aveva come unico desiderio quello di andare al di là
della siepe e del colle, quelle Colonne d’Ercole che gli impedivano di conoscere il mondo
3
che si celava oltre l’orizzonte. Si tratta di una ricerca interiore, uno struggente desiderio di
dare un senso alla propria esistenza. E per fare questo, la sua mente immaginò l’infinito,
l’ultrareale.
Anche Baudelaire, uno dei maggiori esponenti della letteratura francese, ricercava
affannosamente l’infinito e, per soddisfare questo desiderio, egli immaginava dei Paradisi
artificiali, luoghi in cui tutto si sublima, l’io si vaporizza e si raggiunge la perfezione.
C’è addirittura il Faust che, stanco della propria condizione terrena, decise di vendere
l’anima al diavolo, Mefistofele, con il desiderio di elevarsi finalmente verso l’infinito.
Attraverso questo percorso multidisciplinare intendo dare forma ad uno dei più complessi
concetti dell’intelletto umano. Un cammino certamente difficile e tortuoso, in cui si
fondono i pareri di artisti, letterati, filosofi, matematici e scienziati. Come si può notare,
nessun parere riguardo l’infinito coincide: ciò a dimostrazione che l’infinito è un concetto
totalmente astratto, potrei dire inesistente, un semplice frutto dell’immaginazione. Ma c’è
almeno una possibilità che l’infinito esista nel concreto? Forse mai nessuno arriverà a darne
una risposta. Per ora ci accontentiamo di un infinito immaginario! 4
1 L’Universo
Nel campo astronomico molti studiosi hanno indagato sull’infinito, cimentandosi
nell’osservazione diretta della Natura e nella possibile interpretazione dei suoi
fenomeni. È bene ricordare che, da tempo immemorabile, i misteri che
circondano l’origine e la possibile fine dell’Universo hanno suscitato stupore e timore. Nel
corso della storia diversi filosofi si sono posti il problema dell'origine e dell'evoluzione
dell'Universo, fornendo quasi sempre come soluzione quella dell'esistenza di una entità
infinita ed incommensurabile,
spesso identificata con la nostra
stessa Galassia. L'ipotesi di una
pluralità di universi-isola, fu invece
postulata per la prima volta nel
XVIII secolo da Kant, secondo il
quale il Sistema Solare era
contenuto in un immenso
contenitore di stelle (la Via Lattea),
che insieme ad altre analoghe
strutture popolavano l'intero
cosmo. Ambedue le ipotesi furono
ampiamente discusse dagli studiosi
fino ai primi 20 anni del secolo
scorso, finché non arrivò la scoperta dello spazio extragalattico, ad opera di E. Hubble nel
1924, che dettando la parola fine sulla questione, disegnava l'immagine completamente
nuova di uno spazio immenso e sconfinato suddiviso a sua volta in diversi "universi-isola",
le galassie, ognuna delle quali composta da centinaia di miliardi di stelle ed altri oggetti
celesti. Nasceva così la moderna cosmologia, una scienza dedita allo studio delle origini e
dell'evoluzione dell'Universo, la quale ci fornisce tuttora, la configurazione di un gigantesco
sistema strutturato in livelli gerarchici. Partendo infatti dalla Terra, che non è un punto
privilegiato, ma solo il nostro posto d'osservazione, arriviamo al Sole, e quindi al Sistema
Solare, giungendo poi, attraverso la nostra Galassia, agli ammassi di galassie ed ai
superammassi, sino ad arrivare concettualmente ai "confini dell'universo", da dove questo
appare uguale in ogni direzione ed in ogni luogo (principio cosmologico).
Prima di parlare delle ipotesi cosmologiche, bisogna comprendere cosa sono le Galassie e
come esse si comportano nell’Universo.
1.1 Le galassie
Nell’Universo le stelle non sono mai isolate, ma fanno parte di veri e propri sistemi,
chiamati galassie. In una galassia sono presenti miliardi di stelle, polveri e gas tenuti
insieme dalla forza di gravità. Ogni galassia è una sorta di “isola”, un sistema autogravitante
5
distante milioni di anni luce da quelli circostanti. Il numero stimato delle galassie è di
qualche centinaio di miliardi.
Anche se sono molto grandi, le galassie difficilmente sono osservabili a occhio nudo a causa
della loro distanza dalla Terra. Si riconoscono a occhio nudo solo la galassia di Andromeda e
le due Nubi di Magellano, due piccole galassie visibili nell’emisfero australe, che orbitano
intorno alla Via Lattea. Tutte le stelle che possiamo vedere a occhio nudo appartengono alla
nostra galassia, cioè alla Via Lattea (normalmente indicata come la Galassia), riconoscibile
come una striscia debolmente luminosa che attraversa la sfera celeste.
Le galassie sono corpi molto complessi che possono avere forma e dimensioni diverse. Le
più grandi contengono migliaia di miliardi di stelle e hanno un diametro di diverse centinaia
di migliaia di anni luce. In una stessa galassia possono coesistere stelle in fasi evolutive
diverse, formatesi in epoche diverse della storia dell’Universo. Lo spazio tra una stella e
l’altra non è vuoto: si trovano particelle di gas estremamente rarefatti e polveri cosmiche,
costituite di atomi, ioni e molecole di varia natura, che formano il mezzo interstellare. In
alcune regioni dello spazio poi le particelle si addensano creando nubi molecolari, nubi di
idrogeno atomico, nubi di gas ionizzati o nubi di polveri, che nascondono alla vista le stelle
più distanti e rendono più difficile l’osservazione del cielo.
Le galassie distano una dall’altra 2 o 3 milioni di anni luce e in certi casi sono
sufficientemente vicine da risentire di una reciproca attrazione gravitazionale. Si formano
così sistemi più ampi, detti ammassi di galassie. La Via Lattea fa parte, insieme ad
Andromeda, alle Nubi di Magellano e a una ventina di altre galassie, di un ammasso
denominato Gruppo Locale, nel quale sono presenti galassie irregolari e galassie a spirale.
Gli ammassi sono spesso organizzati in sistemi più complessi: i superammassi.
1.1.1 Le galassie in movimento
Ogni galassia presenta un moto di rotazione intorno al suo nucleo centrale, e un moto di
traslazione insieme alle altre galassie che fanno parte dello stesso ammasso. Poiché la
distanza tra le galassie è relativamente ridotta, nel loro moto di traslazione le galassie
possono entrare in collisione. Tali “collisioni galattiche”, non implicano normalmente una
vera interazione tra le stelle, perché all’interno di ciascuna galassia la distanza tra un astro e
un altro è in genere molto superiore al loro diametro. Le collisioni coinvolgono invece il
materiale interstellare: nebulose, polveri e gas. Gli effetti di questa attività possono essere
vari: le galassie possono deformarsi e disgregarsi parzialmente oppure fondersi,
producendo movimenti di materia e formazione di nuove stelle nelle zone di contatto, dove
gli urti tra nubi di polveri creano vortici e collisioni tra particelle. I movimenti delle galassie
appartenenti ad uno stesso ammasso hanno rivelato molte sorprese. Si sa che la forza
responsabile del moto è la forza gravitazionale, ma la velocità di traslazione di alcune
galassie supera di molto i valori previsti applicando la legge di gravitazione alle masse
realmente osservate. Ciò indica che in molti ammassi è presente una quantità di massa
maggiore di quella osservata. A questa materia che non può essere rilevata con strumenti
6
ottici, perché non assorbe radiazioni e non ne emette, è stato dato il nome di materia oscura.
1.1.2 Legge e costante di Hubble
Edwin Hubble è senz’altro una delle figure chiave dell’astronomia. Nel 1929, Hubble notò
che le righe spettrali della luce di lontane galassie presentavano lunghezze d’onda maggiori
di quanto ci si sarebbe aspettato, concludendo, in base all’effetto Doppler, che le galassie si
allontanavano dalla Terra, con una velocità proporzionale alla distanza.
L’effetto Doppler, evidenziato per la prima volta dal fisico
austriaco Johann Christian Doppler nel 1842, è un
cambiamento apparente della frequenza delle lunghezze
d’onda percepito da un osservatore al variare della sua
distanza dall’origine dell’emissione.
Quando la sorgente si allontana da noi, le creste delle
onde emesse in successione impiegano un tempo
maggiore per raggiungerci, mentre quando si avvicina il
tempo di percorrenza è minore. Una analogia
frequentemente utilizzata per spiegare questo effetto è
quella del viaggiatore che scrive a casa una lettera alla settimana mentre si allontana dal
luogo di origine. Le lettere, sempre inviate con cadenza regolare, saranno recapitate ad
intervalli di tempo sempre maggiori man mano che lo scrivente si allontana.
L’effetto Doppler si osserva comunemente quando siamo superati da un’ambulanza a tutta
velocità. Sebbene la reale emissione sonora della sirena non cambi (il guidatore
dell’ambulanza non avverte alcuna variazione), le nostre orecchie percepiscono un
abbassamento della tonalità man mano che la sirena si allontana da noi, registrano cioè il
cambiamento apparente della lunghezza d’onda.
L’effetto Doppler si applica a qualsiasi tipo di onda; nel caso della luce, la sua conseguenza
osservabile è un redshift (spostamento verso il rosso) delle righe spettrali se la sorgente si
allontana, e un blueshift (spostamento verso il blu) quando si avvicina. 7
Hubble rilevò che la luce di lontane galassie presentava un redshift, e dimostrò che la
velocità di recessione era proporzionale alla distanza: più distante era l’oggetto, più
pronunciato era lo spostamento verso il rosso. Questa relazione lineare tra velocità e
distanza, denominata legge di Hubble, fu la prima importante osservazione empirica che
suffragava la teoria del Big Bang, un’esplosione primordiale seguita dall’espansione - se le
galassie si stanno separando, in passato dovevano essere certamente più vicine tra loro.
Nel 1929 pubblicò la legge che porta il suo nome (Legge di Hubble) e secondo la quale:
tutte le galassie si allontanano fra loro con una velocità che è direttamente proporzionale
alla loro distanza: V = H * D
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