Estratto del documento

Che importa se non riusciamo a ricavare il senso giusto di questa grande armonia?

Non è come quando la mano si posa sulla corda e col suo tocco trae tutti insieme i vari accordi?

È il linguaggio della bellezza, la carezza che arriva dal cuore del mondo, direttamente fino al nostro cuore.

Rabindranath Tagore

È necessaria una disciplina rigida, di ferro, per ottenere qualcosa di grande e duraturo.

Una simile disciplina non si conquista con il puro dibattito accademico, o con il loro ricorso alla ragione e alla logica.

La disciplina si impara alla scuola delle avversità.

Gandhi 1

Introduzione

L’India “eterna” di Moravia e Pasolini

India – “Un’economia emergente”

L’outsourcing in India

Le privatizzazioni delle imprese pubbliche

India – Italia

La matematica in India

Politica interna: India – Italia

Il colonialismo e l’indipendenza

Dell’India

La Compagnie des Indes orientales

2

World Trade Organisation (WTO)

What is globalisation

Conclusione

3

L’India di oggi

“La gente che in India ha studiato sa che non ha speranza”. Così scriveva Pier Paolo Pasolini nel suo diario di viaggio del 1961, L’odore dell’India.

Rileggendolo oggi sembra che parli di un altro paese, ma Pasolini non poteva certo immaginare quello che sarebbe accaduto nell’arco di pochi decenni. All’interno dei suoi confini si sta affermando una nuova idea della modernità, a cui l’Occidente guarda con stupore, incredulità e ammirazione.

L’India è il secondo paese più popoloso del pianeta, è la più grande democrazia del mondo, ha un’antica e complessa civiltà, inoltre, nonostante persistenti problemi di povertà e di analfabetismo, ha un’economia che, trainata da settori di punta, quali l’industria del software, negli anni ’90 del ’900 si è sviluppata al ritmo del 6-7% all’anno. Tanto che essa fa sentire il suo peso nella storia contemporanea e sicuramente la sua centralità per il nostro futuro.

Gli indiani nati in quel 1961 di Pasolini e negli anni successivi hanno espresso una leva d’imprenditori, scienziati, ingegneri, matematici, artisti, come Amartya Sen – premio Nobel per l’Economia – e Muhammad Yunus – premio Nobel per la Pace – tra i più brillanti innovatori del nostro tempo, che si lanciano con entusiasmo alla conquista del mondo.

L’India di oggi è la patria di multinazionali che dominano la tecnologia dell’informazione, dove l’età media dei lavoratori è di ventisette anni, una linfa vitale che scorre nelle vene della new-India. Ci sono squadre di biologi indiani appena trentenni che sono i nuovi cervelli della ricerca medica internazionale.

Se c’è un luogo dove oggi la speranza è giovane, questa è l’India. 4

L’India di Moravia e Pasolini

L’India con le sue interpretazioni antiche, cattura intellettuali raffinati dell’Occidente, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini.

Come scrittori italiani che nel capodanno 1961 atterrano a Bombay e intraprendono insieme ad Elsa Morante (moglie di Moravia) una lunga traversata del paese, che racconteranno agli italiani in vari reportage e libri: “Un’idea dell’India” – Moravia 1962, “L’odore dell’India” – Pier Paolo Pasolini 1962.

L’idea dell’India come negazione del mondo materiale ricorre nelle magistrali descrizioni che Moravia fa dei paesaggi dove domina la decadenza, la putrefazione e la morte. «Sulle aiuole si levano qua e là alberi enormi, dai tronchi membruti, carnosi, morbidi, carichi di un fogliame pesante e grasso. Corvi neri e grossi in grande quantità, come se in un luogo del parco pettinato ci fosse un campo di battaglia sparso di cadaveri, svolazzano pesantemente da un albero all’altro, gracchiando con voci sonore.

L’esotismo si rifugia nelle friggitorie fumanti che offrono cibi dai colori vivi, giallo zafferano o rosso paprika, e nei negozi di spezie che esibiscono nelle ciotole piramidi di grani e di farine violette, verdi e arancioni. Ma l’esotismo vero è soprattutto in un’aria di corruzione ossessionante e capillare che non risparmia niente, né il frutto appena colto dall’albero né il cemento appena colato: il clima indiano annerisce e decompone… L’odore dolciastro, penetrante, disfatto e nauseabondo, come di fiori putrefatti, di frutta marce che si sente nei vicoli di Benares mentre ci si fa largo tra la folla dei pellegrini, quell’odore mi solleva lo stomaco e mi fa venire in bocca l’acquolina del vomito, la sensazione nella schiena del muso morbido e umido di una vacca sacra che mi spinge e mi manda incontro a sei o sette lebbrosi che camminano in fila, con i moncherini avvolti in bende e le facce lustre di muco e di pus».

“Dovresti sentire l’India come si sente al buio la presenza di qualcuno che non si vede, che tace, eppure c’è. Dovresti sentirla, laggiù, a Oriente, al di là del Mediterraneo, dell’Asia minore, dell’Arabia, della Persia, dell’Afghanistan, laggiù, tra il Mare Arabico e l’Oceano Indiano, che c’è e ti aspetta”: fin dall’introduzione Moravia mostra l’India come un paese il quale attira e “tenta” l’uomo europeo, che nel suo delirio di onnipotenza si illude di essere al centro del mondo, perché presenta una concezione profondamente diversa della vita e della morte. In India “la vita terrena è solo un pellegrinaggio verso la propria casa nell’aldilà” e la morte un semplice passaggio verso ciò che realmente è: nel rogo che brucia un cadavere “non si consuma una persona unica e irripetibile bensì un vestito logoro che non servirà più, una pelle vecchia abbandonata per una nuova”. 5

Povertà, che un altro aspetto che Moravia sottolinea è la in India sembra un tratto costituzionale del paese, così che modificarla vorrebbe dire addirittura cambiare il carattere del popolo indiano.

La povertà in India è ovunque, sia nelle strade che nelle stazioni e nei templi, è l’India è povertà…….

Scolpita nelle facce della gente, nei loro gesti…

Forse Pasolini è un osservatore molto più coinvolto del suo compagno di viaggio Moravia. Il suo è il punto di vista di un artista estremamente vivace e versatile.

Poeta, scrittore di romanzi, regista di film, intellettuale, incapace di accettare o fare compromessi e per questo amato dagli amici e odiato dai detrattori. I suoi pezzi di colore, che appariranno sul quotidiano “Il Giorno”, tra il 26 febbraio e il 26 marzo 1961, scandiscono le tappe di un percorso “come un segugio sulla peste dell’odore dell’India”. Un odore reale, non metaforico. Pasolini, infatti, non ha paura di confrontarsi direttamente con l’umanità. Quello che cerca è proprio l’ebbrezza dell’ignoto che si può celare dietro un contatto occasionale. Le sue famose passeggiate notturne non falliscono mai di procurargli materiale per un’entusiastica analisi a caldo e spunti per successive riflessioni di approfondimento, assai più amare, sugli argomenti favoriti: la religione, la borghesia, la cultura, la morte.

Le impressioni più forti sono di amore e di impotenza. Quello che colpisce di più l’autore è l’assoluta disponibilità delle persone, che associa all’influsso della religione indù e che gli indiani sintetizzano in un tipico cenno con la testa, che è un gesto di assenso e di disponibilità.

Questo immediato fluire di affetto, in queste brevi relazioni, porta a dei commiati dolorosi. “…. si ha l’impressione di lasciare un moribondo … ormai, tutta la strada dell’India dietro a me era seminata di naufraghi…”.

Per venire a capo del caos di questo groviglio di corpi, Pasolini deve ridurre tutto nei termini ricorrenti della sua poetica. “Ci si può smarrire in mezzo a questa folla di quattrocento milioni di anime … come in un rebus di cui, con la pazienza, si può venire a capo: sono difficili i particolari”.

Uno di questi particolari è rappresentato dalla borghesia indiana. Già incontrata nei suoi viaggi in Africa, riconosciuta per la sua chiusura disperata, rimane serrata nella vita familiare, nella cura dei figli. L’osservazione della cultura corre in aiuto della comprensione.

Negli interpreti dei film, nei protagonisti dei drammi teatrali, Pasolini isola un “ideale eroico ed erotico degli indiani … di colore bianco, dotato di rotondità rispettabili”, un tipo di borghese indiano, in genere piuttosto raro, ma diffuso alle onnipresenti riunioni del Rotary Club, negli alberghi frequentati dall’autore. Borghesi che tuttavia “possiedono una qualità assolutamente rara, nel mondo moderno: la tolleranza”.

Come nell’Africa di Moravia, l’India di Pasolini è monotona e iterativa. Ma se l’Africa è una distesa sconfinata, l’India è il ripetersi di una sequenza: “gli stagni, i villaggi, la giungla, le coltivazioni di miglio, le file dei carretti coi bufali, gli stagni, i villaggi….”, una monotonia nella quale i monumenti marmorei si stagliano come corpi estranei.

L’odore dell’India è anche il diario del viaggio di tre amici, alla scoperta di un paese mitico ma essenzialmente ancora sconosciuto.

“A Calcutta, Moravia, la Morante e io siamo andati a conoscere Suor Teresa”. Amici a cui rivolgersi per cognome, (anche se la Morante qualche volta è “Elsa”), con i quali affrontare le incombenze degli incontri ufficiali all’ambasciata, amici con cui affrontare il cammino con l’atteggiamento giusto: “... disponibili, allegri, curiosi come scimmie, con tutti gli strumenti dell’intelligenza pronti all’uso, voraci, goderecci, spietati”. 7

India: un’economia emergente

New Delhi

L’India è uno stato dell’Asia con capitale e comprende gran parte del subcontinente indiano. Rappresenta una delle cosiddette “economie emergenti”, o meglio in “transizione”, in quanto si tratta di un’economia “già emersa” da diversi anni, anche se la crescita è stata spesso accompagnata da non poche contraddizioni e disfunzioni più o meno macroscopiche.

L’India è la seconda nazione più popolosa dopo la Cina e ciò comporta una forte domanda di alimenti e rende necessaria una crescita rapida della produzione agricola. I problemi principali della popolazione sono la scarsa disponibilità di acqua potabile, le condizioni igieniche scadenti e l’alto tasso di analfabetismo (in diminuzione), causati principalmente dal forte inquinamento idrico, dal ridotto accesso all’acqua e alla rete fognaria, dalla scarsità di medici e ospedali e dalla scarsità di strutture scolastiche nel passato.

Il paese è una repubblica federale con il più alto numero di lingue: tra cui l’hindi, considerato prima lingua ufficiale, e l’inglese, lingua ufficiale secondaria, e con la maggior prevalenza della religione induista e, a seguire, quella musulmana, cristiana, sikh, buddhista e gianista.

Con la dominazione coloniale ad opera del Regno Unito, però, l’economia indiana declina vistosamente. Questo declino, secondo gli storici, fu dovuto ad un triplice meccanismo: il progressivo ridimensionamento delle attività artigianali, l’orientamento verso un tipo di produzione agricola sempre più destinato all’esportazione anziché al mercato interno, un sistema d’industrializzazione subordinato agli interessi della madrepatria. Per cui fin dai primi anni dell’indipendenza l’intervento dello Stato nella gestione dell’economia è stato preponderante. Con l’inizio degli anni ’80 l’India imbocca un “nuovo corso” che la porterà, nel volgere di due decenni, a pieno nel novero dei paesi sviluppati, anche se la transizione ancora non si può dire compiuta. Questo porterà a delle riforme significative che hanno l’effetto di ridimensionare l’area d’intervento pubblico nell’economia e potenziare l’area di mercato, allentando i controlli sulle imprese private. 8

In questo modo si verifica una rapida progressione dell’export che consente al paese asiatico di accrescere l’importazione di macchinari ad alta tecnologia e di aprire il paese alla rivoluzione elettronica. World Trade Organisation (WTO)

All’inizio degli anni ’90 con l’ingresso nel World Trade Organisation (WTO) e la progressiva destatalizzazione, l’India ha inaugurato un periodo di crescita economica.

All’interno del sistema economico attuale si verifica un’incapacità di far arrivare la ricchezza alle fasce più deboli e povere della popolazione. Infatti, uno dei problemi rilevanti che il paese deve ancora affrontare è proprio quello della povertà che, anche se diminuita del 10 per cento a partire dagli anni ’80, ancora affligge una larga percentuale della popolazione. Inoltre a questa si collegano la disuguaglianza economica e la disparità tra regioni ricche e aree povere.

L’economia dell’India è abbastanza diversificata e spazia dall’agricoltura di sussistenza (praticata nei terreni meno fertili di molti paesi poveri e caratterizzata da una grande quantità di manodopera, soprattutto di sesso femminile, e da scarsa produttività) ai settori industriali più avanzati.

Nel settore dell’agricoltura i risultati sono ancora più evidenti con la cosiddetta rivoluzione verde avviata dalla FAO (organismo delle Nazioni Unite che si occupa della fame del mondo) a partire dagli anni ’60 del XX secolo per aumentare la produttività agricola e la disponibilità alimentare nei paesi più poveri. In India la coltivazione più diffusa è quella del riso (secondo paese dopo la Cina) e a seguire si coltivano: frumento, canna da zucchero, tè, cotone e iuta. Molto importanti sono anche gli ortaggi, il mais e l’orzo.

Ampiamente sfruttati, oltre all’agricoltura, sono i settori della pesca e del legname e inoltre l’India è il principale allevatore di bovini, utilizzati come forza motrice nei campi, nella produzione di latte e nella fornitura di pellame. In questo paese è esclusa la macellazione per via della religione induista che considera l’animale sacro e proibisce il consumo di carne.

L’India è povera di petrolio e gas naturale, ma dispone di ricchi giacimenti di carbone. Molto diffuse per la produzione di energia elettrica sono le centrali termoelettriche, che contribuiscono alla produzione dei quattro quinti dell’energia totale, e al secondo posto vi sono quelle idroelettriche.

Mentre l’industria più sviluppata è quella siderurgica e tessile, e in forte crescita è quella automobilistica e farmaceutica. La forma più diffusa è quella di piccola industria a conduzione familiare, ma vi sono anche grandi industrie come quella della famiglia Parsi di industriali Tata, che ha lanciato sul mercato la Tata Nano, la macchina da 2500 dollari destinata a motorizzare il terzo mondo. 9

È ben sviluppata, inoltre, la rete ferroviaria, che fu costruita durante la dominazione inglese; in particolare, molto utilizzato dagli indiani è il treno. Mentre non si è ancora sviluppata la rete stradale, il trasporto aereo ha avuto una forte evoluzione negli ultimi anni, anche se il numero dei passeggeri è ancora molto basso.

Ma il settore trainante dell’India di oggi è quello dei servizi, anche se due terzi degli indiani ricavano il loro reddito direttamente o indirettamente dall’agricoltura.

Negli ultimi anni è diventata una delle maggiori destinazioni per le multinazionali che intendono delocalizzare i servizi alla clientela in paesi a più basso reddito.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 35
India (17810) Pag. 1 India (17810) Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
India (17810) Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
India (17810) Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
India (17810) Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
India (17810) Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
India (17810) Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
India (17810) Pag. 31
1 su 35
Sintesi

Indice

  • L’India “eterna” di Moravia e Pasolini
  • India – “Un’economia emergente”
  • L’outsourcing in India
  • Le privatizzazioni delle imprese pubbliche: India – Italia
  • La matematica in India
  • Politica interna: India – Italia
  • Il colonialismo e l’indipendenza dell’India
  • La Compagnie des Indes orientales
  • World Trade Organisation (WTO)
  • What is globalisation
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi