Liceo Scientifico Statale
“N. Copernico”
Tesina
La guerra civile spagnola
Clara Ermacora
Classe 5^ G
Anno scolastico 2012/2013
Indice
3 La guerra civile in Spagna
Homage to Catalonia
10 George Orwell and
Guernica
14 Pablo Picasso e
19 Bibliografia
La guerra
civile
in Spagna 3
La guerra civile in Spagna
Agli inizi del ‘900, la situazione della Spagna era molto differente da quella degli altri Paesi europei.
Dopo la fine della dittatura di Primo de Rivera e la caduta della monarchia, la Spagna aveva attraversato un periodo di grave instabilità economica e sociale, che aveva visto il succedersi di un fallito colpo di Stato militare (estate ’32) e di una insurrezione anarchica sanguinosamente repressa (autunno ’34). Alle tensioni che percorrevano l’intera Europa negli anni della grande depressione si sommavano quelle specifiche di un paese arretrato e prevalentemente agricolo qual era allora la Spagna, legato ad un’attività arcaica, di tipo feudale, con la prevalenza della grande proprietà fondiaria, sostenuta da una chiesa cattolica autoritaria e reazionaria.
Quando, nel febbraio del 1936, le sinistre unite in una coalizione di Fronte Popolare (che vedeva per la prima volta i comunisti schierati assieme a repubblicani e socialisti) si affermarono nelle elezioni politiche e si insediarono al governo, la tensione esplose in tutto il Paese. Le masse proletarie vissero la vittoria come l’inizio di una rivoluzione sociale: un’autentica esplosione di collera popolare si rivolse contro i grandi proprietari, i notabili conservatori e soprattutto contro il clero cattolico. 4
Iniziata nel luglio del 1936, la ribellione contro il nuovo governo ebbe il suo punto di forza nelle truppe coloniali di stanza nel Marocco spagnolo e fu organizzata da una giunta di cinque generali: fra essi Francisco Franco, assurto al ruolo di capo degli insorti. I ribelli assunsero inizialmente il controllo di gran parte della Spagna Occidentale; le prime fasi dello scontro parvero però favorevoli al governo repubblicano che, appoggiato da una parte delle stesse forze armate e sostenuto da un’intensa mobilitazione popolare, poté mantenere il controllo della capitale e del Nord-est, le più ricche e industrializzate.
Ciò che fece pendere la bilancia a favore dei nazionalisti di Franco fu il comportamento delle potenze europee. Italia e Germania aiutarono massicciamente gli insorti franchisti. Mussolini inviò in Spagna un contingente di 50.000 “volontari” oltre a una notevole quantità di materiale bellico. 5
Meno rilevante quantitativamente, ma ugualmente prezioso, fu l’aiuto della Germania nazista, che inviò soprattutto aerei e piloti e si servì della guerra per sperimentare l’efficienza della propria aviazione.
Nessun aiuto venne invece alla Repubblica da parte delle potenze democratiche. I governi conservatori inglesi si tennero ad una rigida neutralità che mal nascondeva una certa simpatia per i nazionalisti.
Frenato dagli alleati inglesi, ma anche da ampi settori della sua stessa maggioranza e preoccupato dal rischio di uno scontro aperto con gli Stati franchisti, il governo francese del Fronte Popolare si astenne da ogni aiuto palese ai repubblicani e si illuse di bloccare gli aiuti al campo opposto promuovendo un accordo generale tra le grandi potenze per il non intervento nella crisi spagnola.
Sottoscritto nell’agosto del 1936 anche da Italia e Germania, l’accordo fu però rispettato solo da Francia e Gran Bretagna.
L’unico stato a portare un aiuto efficace alla repubblica fu l’URSS che non solo rifornì il governo spagnolo di materiale bellico, ma favorì, attraverso il Comintern, la formazione di brigate internazionali: reparti volontari composti in buona parte da comunisti ma aperti ad antifascisti di tutte le tendenze e di tutti i paesi. Numerosi furono gli italiani e tedeschi che trovarono nella guerra l’occasione per combattere in campo aperto quella battaglia che non potevano affrontare in patria. “Oggi in Spagna, domani in Italia” fu lo slogan lanciato da Carlo Rosselli a nome dell’emigrazione antifascista italiana.