Geografia
Giappone
Geografia del territorio
Territorio
Il Giappone è un arcipelago, situato nell’Asia orientale. Si trova nell’Oceano Pacifico ed è bagnato a nord dal Mar di Ohotsk, a sud e a est dal Pacifico, a sud-ovest dal Mar Cinese orientale e a ovest dal Mar del Giappone (Mar dell’Est). È formato da 6852 isole, disposte di fronte alla Siberia, alla Manciuria, alla Corea.
Le 4 più grandi isole sono Honshu, Hokkaido, Kyushu e Shikoku, che rappresentano il 97% della superficie terrestre del Giappone. Molte isole sono montagne, alcune di origine vulcanica; per esempio, la vetta più alta del Giappone, il Monte Fuji, considerato sacro dai Giapponesi, è un vulcano attivo.
Presenta frequenti fenomeni sismici, spesso accompagnati da maremoti (tsunami).
Il monte Fuji
Il territorio del Giappone è prevalentemente montuoso; il 73% è composto da foreste e montagne, rendendolo inadatto per l’uso agricolo, industriale o residenziale. Il sistema montuoso principale è costituito dalle Alpi Giapponesi, situate al centro di Honshu. Le vette in alcuni casi superano i 3000 metri (più alta Monte Fuji, 3776 m).
Le isole del Giappone si trovano in una zona vulcanica all’interno della Cintura di Fuoco del Pacifico. Il Giappone ha 108 vulcani attivi. Terremoti distruttivi, spesso con conseguenti tsunami, si verificano più volte ogni secolo.
Idrografia
I fiumi che attraversano il Giappone sono generalmente brevi. Essi, inoltre, sono rigonfi durante il disgelo primaverile o le piogge estive, diventano esigui corsi d’acqua durante la stagione asciutta; la scarsa profondità e le frequenti rapide ne permettono la navigazione a imbarcazioni molto leggere.
Il fiume più lungo è Shinano, nell’isola di Honshu, con un corso di circa 370 km. Numerosi sono i laghi, alcuni di origine vulcanica e altri formati da sbarramenti delle valli fluviali (dighe); in gran parte sono situati in montagna (dove spesso sono diventati luoghi di soggiorno estivo).
Il principale è il lago Biwa, nell’isola di Honshu, che ha una superficie di 670 km2 e una profondità di 104 m.
Lago Biwa Fiume Shinano
Clima
Il Giappone, per la sua estensione in latitudine, presenta diversi ambienti: il Paese ha molti boschi di conifere a nord e vegetazione di tipo tropicale a sud.
Il clima del Giappone è generalmente temperato ma varia a volte da nord a sud. La temperatura media invernale è 5°C mentre la temperatura media estiva è di 25°C. La stagione delle piogge inizia a maggio. Fondamentalmente è possibile dividere l’arcipelago in sei zone:
- Hokkaido – all’estremo nord della regione, ha un clima montano.
- Mar del Giappone – ad ovest, in inverno vi sono forti nevicate; le temperature possono raggiungere picchi elevati.
- Isola Centrale – clima caratterizzato da forti sbalzi di temperatura.
- Seto Naikai – caratterizzata da un clima mite durante tutto l’anno.
- Oceano Pacifico – la costa est in cui gli inverni sono rigidi con poche precipitazioni e le estati calde e afose.
- Isole a sud ovest – zona caratterizzata da un clima subtropicale; le precipitazioni sono abbondanti e a volte si abbattono tifoni.
Geografia politica
Divisioni amministrative
Il Giappone è suddiviso in 8 regioni geografiche (Hokkaido, Tohoku, Kanto, Chubu, Kansai, Chugoku, Shikoku, Kyushu) e in 47 prefetture (giurisdizioni/province).
Città
Il Giappone ha oggi 10 città che superano il milione di abitanti; la capitale è Tokyo ed è anche la città più popolata. È inoltre il più imponente centro finanziario del paese: la Borsa di Tokyo è la terza a livello mondiale dopo New York e Londra.
Altre città importanti sono:
- Osaka, è il secondo polo industriale del Paese ed è la terza città per popolazione.
- Nagoya, sede di industrie, famosa per porcellane, tessuti e ceramica, è la quarta città per popolazione.
- Yokohama, è un grande porto internazionale, seconda città per popolazione.
- Kyoto, è il più importante centro storico del Paese, nota soprattutto per la produzione di oggetti d’arte, tra cui la tessitura e la stampa della seta.
- Kobe, è il più attivo porto giapponese, tra le città più apprezzate dai turisti.
Tokyo
Popolazione
Demografia
Il Giappone ha una popolazione di circa 127.000.000 abitanti (127.770.794). Ha una densità di circa 343 abitanti/km2, di quasi 7 volte superiore alla media mondiale. La popolazione è distribuita in megalopoli (le principali sono Tokyo, Osaka, Nagoya e Yokohama), in maggioranza nella capitale Tokyo.
La società giapponese dal punto di visto etnico è abbastanza omogenea.
Religioni
Le religioni più praticate sono lo Shintoismo e il Buddismo. Una buona parte di popolazione è rappresentata dai non credenti.
Lingua
Quasi la totalità della popolazione (più del 99%) parla come prima lingua il Giapponese. La maggior parte delle scuole pubbliche e private richiedono agli studenti di seguire corsi sia in giapponese sia in inglese.
Ordinamento dello Stato
Il Giappone è una monarchia parlamentare ereditaria, ma il ruolo dell’Imperatore, l’unico al mondo ad avere questo titolo, è esclusivamente simbolico. La successione avviene secondo la linea maschile della famiglia imperiale; in mancanza di un erede, l’imperatore può essere scelto all’interno di quattro famiglie di classe pari a quella imperiale.
Il governo giapponese è quindi identificabile come una democrazia parlamentare, con l’unica differenza che vi è un’evidente distinzione fra i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), dovuta all’influenza degli Stati Uniti durante la stesura della Costituzione.
All’Imperatore spetta anche la nomina del Primo Ministro. L’attuale imperatore è Sua Maestà Imperiale Akihito.
Il Paese pratica la pena di morte.
Economia
Il Giappone è la seconda potenza industriale nel mondo. Nel settore primario, nonostante solo il 12% del territorio sia coltivabile, il suolo è molto produttivo, grazie alla coltivazione intensiva e all’utilizzazione di una tecnologia molto avanzata. Si producono riso, frumento, soia, legumi, ortaggi, patate, tè e gelso.
L’allevamento, eccetto quello bovino e suino, non è diffuso, mentre la pesca è un’importantissima risorsa. Il Giappone, sprovvisto di materie prime ha costruito il suo straordinario sviluppo industriale soprattutto trasformando materie prime importate ed esportando prodotti finiti.
Particolarmente sviluppate sono le industrie siderurgica, metallurgica, meccanica, chimica e quella ad alta tecnologia. Nel terziario hanno un ruolo particolarmente importante il settore della finanza e del commercio.
Il turismo è una risorsa importante; il Giappone è risultato la terza meta turistica come destinazione più popolare secondo un sondaggio nel 2011. Il turismo interno è altrettanto importante.
Nel 2008, il 46,4% dell’energia del Giappone veniva prodotta dal petrolio, il 21,4 dal carbone, il 16,7% dal gas naturale, il 9,7% dal nucleare il 2,9% dall’energia idroelettrica.
Nel 2009 l’energia nucleare prodotta rappresentava il 25,1% di tutta l’energia elettrica del Giappone. Tuttavia, a partire dal 5 maggio 2012, tutte le centrali nucleari del Paese sono state dismesse a causa della continua opposizione dell’opinione pubblica a seguito del disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi, anche se da settembre 2012 sono stati riattivati i reattori considerati sicuri per far fronte al fabbisogno delle aziende, con il programma di chiuderli definitivamente entro il 2030.
Data la sua forte dipendenza dalle importazioni di energia, il Giappone ha l’obiettivo primario di diversificare le fonti e mantenere elevati i livelli di efficienza energetica.
Convivenza civile
La cultura giapponese
La cultura giapponese ha subito molte modifiche nel corso dei secoli, cambiando da quella originaria (detta Jomon), fino a quella contemporanea, che combina influenze asiatiche, europee e statunitensi.
L’arte tradizionale giapponese include le arti dell’Ikebana, dell’origami, dell’ukiyo-e, delle bambole, delle lacche, delle ceramiche, del teatro e delle tradizioni.
Il Giappone inoltre promuove e tutela la cultura, le iniziative culturali e il patrimonio nazionale.
Sedici siti sono stati iscritti nella Lista del Patrimonio Nazionale dell’UNESCO, dodici dei quali hanno un’elevata importanza culturale.
Ikebana
L’Ikebana è l’arte di disporre i fiori. È un’arte molto antica, ebbe origine in Oriente (India, Cina), ma si sviluppò solo nella cultura giapponese, trasformandosi, da iniziale offerta agli dei, in una multiforme espressione artistica.
Le origini risalgono al VI secolo d.C., al periodo in cui il buddhismo penetrò nell’arcipelago introducendovi, fra le altre, l’usanza delle offerte floreali votive.
In origine l’arte dei fiori era praticata solo dai nobili e dai monaci buddhisti, le classi elevate del Giappone; molto più tardi si diffuse anche nelle altre classi sociali (ceti), diventando popolare con il nome di Ikebana.
Tutti gli elementi utilizzati per quest’arte devono essere strettamente di natura organica. Le scuole più famose, ognuna col proprio stile, sono: Ikenobo, Ohara, Sogetsu.
Un capitolo a parte è costituito dalle composizioni floreali per la cerimonia del tè, che sono di solito molto contenute e vengono chiamate Chabana, cioè “fiori per il tè”.
Ukiyo-e
L’Ukiyo-e, “immagine del mondo fluttuante”, è un genere di stampa artistica giapponese su blocchi di legno, fiorita nel periodo Edo, tra il XVII e il XX secolo.
Il fatto che queste stampe potessero essere prodotte in serie le rese disponibili ad un’ampia fetta della popolazione giapponese, specialmente quella parte che non si poteva permettere i dipinti originali.
La grande popolarità degli ukiyo-e ne fece un’arte riconosciuta tra quelle tradizionali giapponesi, con conseguente influenza negli stili dei moderni spot pubblicitari, cartelloni e altre arti, inclusi i manga.
Artisti come Manet, Van Gogh, Klimt e tutto il movimento impressionista furono profondamente influenzati da queste stampe che, sebbene fossero eseguite da artisti contemporanei, si rifacevano a tradizioni pittoriche antichissime, che non si curavano tanto dei volumi e delle prospettive quanto del colore.
Il tratto semplice e netto, privo di chiaroscuro, e la stesura omogenea dei colori, sempre smaglianti e chiari, furono aspetti che piacquero molto, all’epoca, poiché rendevano queste stampe (spesso applicate su tavole lignee) estremamente decorative.
Il soggetto nipponico, quindi, cominciò spesso ad essere rappresentato anche da artisti europei, come Claude Monet, che dipinse la moglie con il kimono e il ventaglio, o lo stesso Van Gogh, che nel 1887 dipinse “La cortigiana”, il ritratto di una donna nei tipici costumi nipponici.
Abbigliamento
Il Kimono (letteralmente = cosa da indossare) è un vestito tipico giapponese nonché il costume nazionale del Giappone. Il kimono è una veste a forma di T, dalle linee dritte, che arriva fino alle caviglie, con colletto e maniche lunghe.
Le maniche solitamente sono molto ampie all’altezza dei polsi, fino a mezzo metro. Tradizionalmente, le donne nubili indossano kimono con maniche estremamente lunghe che arrivano fin quasi a terra, chiamato furisode.
La veste è avvolta attorno al corpo, sempre con il lembo sinistro sopra quello destro (tranne che ai funerali dove avviene il contrario), e fissato da un’ampia cintura annodata sul retro chiamata obi.
Indossare il Kimono è molto complicato anche perché è costituito da più parti. Esistono corsi e scuole che insegnano il giusto modo di mettere il Kimono.
Nel Giappone moderno il Kimono viene usato per feste tradizionali e per la cerimonia del tè. A Kyoto, città che fu sede imperiale quasi ininterrottamente fino al 1868, quando l’imperatore Meiji si trasferì a Tokyo, c’è un quartiere storico e le persone che abitano in questo quartiere sono invitate a vestire nel modo tradizionale.
Geisha
La Geisha è una tradizionale artista e intrattenitrice giapponese, le cui abilità includono varie arti, quali la musica, il canto e la danza.
Le geisha erano molto comuni tra il XVIII e il XIX secolo, ed esistono tutt’oggi, benché il loro numero stia man mano diminuendo. La traduzione letterale, quindi, del termine geisha in italiano potrebbe essere “artista”, o “persona d’arte”.
L’apprendista geisha è chiamata maiko. Le prime figure presenti nella storia del Giappone che potremmo in qualche modo paragonare alle geisha sono le cosiddette saburuko: esse erano cortigiane specializzate nell’intrattenimento delle classi nobili, che ebbero il loro apice attorno al VII secolo.
Per cominciare però a parlare di una figura simile all’odierna “donna d’arte”, dobbiamo aspettare fino al 1600, quando alle feste importanti, dove erano chiamate le juuyo, presero a partecipare le prime geisha, che in principio erano uomini.
Anche se può sembrare strano, queste figure maschili avevano il compito di intrattenere con danze, balli e battute di spirito gli ospiti e le juuyo partecipanti, qualcosa di simile ai nostri giullari e buffoni medioevali.
Col passare degli anni, circa attorno alla metà del secolo successivo, cominciarono a comparire le prime donne geisha, che presero rapidamente piede, contrapponendo alle rudi figure degli uomini la grazia della figura e dei movimenti femminili.
Fatto sta che donne geisha furono così tanto richieste che in pochi anni soppiantarono i loro antenati uomini, acquistando l’esclusiva su questa professione.
In tutte le principali città del Giappone (Kyōto e Tokyo in particolare) furono approntati dei quartieri, detti hanamachi, perché in essi vi potessero sorgere le case da tè (ochaya) e gli okiya (le case delle geisha), ben distinti dai bordelli, dove le geisha avrebbero potuto svolgere la loro professione, distinguendola definitivamente da quella delle prostitute.
I primi hanamachi furono quelli di Kyoto, capitale imperiale, che avevano nome Yoshiwara e Shimabara.
Nel frattempo, in Europa e nel mondo occidentale, il Giappone stava cominciando a fare la sua comparsa nella cultura popolare. Il fenomeno denominato giapponismo, infatti, alla fine dell’800 dilagò in tutto il continente, poiché le navi mercantili inglesi si trovarono d’improvviso davanti ad un porto nuovo, che fino ad allora era stato chiuso ai loro commerci: il Giappone, appunto, che tra il 1866 e il 1869, con un radicale cambiamento politico, pose fine al lungo periodo di isolamento che aveva caratterizzato la sua politica estera fino a quel momento, aprendosi alle importazioni occidentali ed esportando in occidente molte stampe ukiyo-e, che furono immediatamente molto conosciute.
Tradizionalmente le geisha cominciavano il loro apprendimento in tenerissima età. Anche se alcune bambine venivano e vengono ancora vendute da piccole alle case di geisha (“okiya”), questa non è mai stata una pratica comune in quasi nessun distretto del Giappone.
Spesso, infatti, intraprendevano questa professione in maggior numero le figlie delle geisha, o comunque ragazze che lo sceglievano liberamente. Gli okiya erano rigidamente strutturati; le fanciulle dovevano attraversare varie fasi, prima di diventare maiko e poi geisha vere e proprie, tutto questo sotto la supervisione della “oka-san”, la proprietaria della casa di geisha.
Geisha
Due maiko che danzano con il ventaglio.
Kamogawa, Tokyo
Origami
Con il termine origàmi si intende l’arte di piegare la carta e, l’oggetto che ne deriva. Esistono tradizioni della piegatura della carta anche in Cina, tra gli Arabi ed in occidente.
Arte
Postimpressionismo
Negli ultimi anni dell’800 alcuni artisti consideravano conclusa l’esperienza impressionista e cercano nuovi modi di dipingere, che poi influenzeranno il linguaggio artistico del primo ‘900.
Cézanne semplifica e scompone geometricamente le forme. Van Gogh adotta una pennellata violenta che esprime la sua tormentata esistenza. Gauguin va fino in Polinesia alla ricerca di autentici valori morali, illudendosi di catturarli nei suoi dipinti. Toulouse-Lautrec raffigura con disincanto il mondo equivoco di Parigi.
Vincent Van Gogh – Notte stellata
Neoimpressionismo
Attorno al 1885, alcuni artisti cercano di dare un valore scientifico agli studi sulla percezione sviluppati dall’impressionismo. Nasce così il Neoimpressionismo, che adotta in pittura la tecnica del “pointillisme” che si basa sulla teoria del cerchio cromatico elaborato dal chimico Chevreul.
George Seurat – Una domenica pomeriggio alla Grande Jatte
Influenze giapponesi
La seconda esposizione universale parigina, tenutasi nel 1867, ebbe una particolare importanza per la presenza di una sezione giapponese.
Questa esposizione fece conoscere, oltre ai manufatti, le opere degli artisti giapponesi e in particolare le stampe, entusiasmarono il pubblico e influenzarono profondamente la ricerca personale di molti pittori.
I pittori impressionisti rimasero influenzati soprattutto dal linguaggio artistico popolare chiamato Ukiyo-e, “stile delle immagini del mondo fluttuante”. Questa tecnica aveva avuto un’enorme diffusione con le stampe a colori realizzate con la tecnica dell’incisione sul legno (xilografia).
Quasi tutti gli impressionisti ne rimasero affascinati. In particolare, si appassionarono alla produzione del pittore e scrittore Hokusai.
Nelle sue stampe gli impressionisti apprezzarono la semplificazione delle forme e i colori stesi in superficie, luminosi e privi di chiaroscuro.
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Collegamenti interdisciplinari
- Geografia – Giappone
- Educazione civica – La cultura giapponese
- Arte – Postimpressionismo
- Tecnica – Energia nucleare
- Scienze – I vulcani
- Storia – Fine della 2^ Guerra Mondiale
- Italiano – Se questo è un uomo
- Letteratura – Primo Levi
- Inglese – Canada
- Francese – Québec