Storia delle teorie politiche
Antica Grecia
- La prima, e universalmente nota, suddivisione all'interno delle forme di governo, è quella risalente all'Antichità ed elaborata da Aristotele nella sua Politica.
Egli elaborò tre modelli:
- Monarchia: il potere in mano ad una sola persona.
- Aristocrazia: il governo dei nobili (letteralmente "dei migliori").
- Democrazia: il governo del popolo.
- A queste tre forme di governo, Platone attribuisce la sua degenerazione:
- Tirannide: il potere è acquisito e mantenuto da una persona tramite l'uso della violenza.
- Oligarchia: il potere è costituito per favorire pochi.
- Oclocrazia: i poteri sono in mano alla massa ("popolo" inteso in senso dispregiativo).
Nel pensiero greco antico troviamo una classificazione delle forme di governo nel libro
- Storie
terzo delle di Erodoto, lo storico riferisce i discorsi di tre nobili persiani:
Otane, difensore della democrazia, polemizza contro il governo di uno solo, insolente, arrogante, invidioso, che può fare quello che vuole, senza renderne conto a nessuno.
Nel governo del popolo, invece, le magistrature sono estratte a sorte, tutti i decreti vengono approvati dall'assemblea e regna l'isonomìa, l'eguaglianza giuridica dei cittadini.
Megabizo condivide la polemica di Otane contro il governo di uno solo, ma nel contempo attacca duramente la moltitudine, priva di intelligenza, insolente, buona a nulla.
Dario approva la polemica di Megabizo contro la democrazia, ma critica anche il governo dei pochi, l'oligarchia, perché anch'essa è fonte di inimicizie come la democrazia, ed esalta invece il re come vera guida del popolo.
Da questi tre discorsi emergono altresì i pregi propri della forma di governo preferita da ciascuno degli interlocutori: la democrazia permette il consenso e la partecipazione dei cittadini, l'aristocrazia favorisce che nelle deliberazioni contino soltanto i migliori, la monarchia consente l'unità e la segretezza del comando soprattutto in politica estera.
Nel contesto della guerra del Peloponneso che oppose Atene a Sparta, Tucidide riporta il
- Discorso di Pericle tenuto in onore dei caduti ateniesi nel primo anno della guerra del Peloponneso.
Il discorso viene chiamato: “Elogio della democrazia ateniese” proprio perché in esso Pericle espone ed elogia tutti gli aspetti del governo democratico che governava la città di Atene.
Egli sottolinea che gli ateniesi hanno una costituzione che non imita le leggi dei vicini e che anzi è di grande esempio per essi, essa fa in modo che i diritti civili siano attribuiti alla maggioranza della popolazione e che la considerazione politica di un individuo emerge per quello che egli vale e non per la classe sociale a cui appartiene in modo da far capire al popolo che tutti possono essere partecipi della vita cittadina e che in un certo senso è orgoglioso di loro e della costituzione democratica ateniese.
Egli dice inoltre che il popolo vive in libertà e che tutti rispettano le leggi perché la loro violazione sarebbe motivo di grande vergogna.
Pericle parla successivamente della gioia di vivere e dei divertimenti possibili grazie all'istituzione di giochi e feste.
Dopo questo parla del grande valore militare e della grande potenza di Atene e in seguito della partecipazione politica di ogni individuo.
Conclude il discorso definendo la città di Atene: “Scuola della Grecia” ed elogiando il grande potere sia economico, sia militare, sia culturale della città, onora infine i caduti durante la guerra ed esorta soprattutto i sopravvissuti a lottare e a combattere per la patria fino alla fine, anche a costo di patire enormi sofferenze.
Roma
Il termine Repubblica (da res publica: cosa pubblica) vuole significare che il governo
- non spetta a un solo uomo, il re, ma al popolo che elegge liberamente i suoi governanti.
In realtà si trattava di una Repubblica aristocratica, poiché solo i membri maschi delle famiglie più importanti, detti patrizi, potevano eleggere ed essere eletti alle cariche del governo, dette magistrature, la più importante delle quali era il consolato.
I consoli avevano il potere politico e militare, e a Roma erano due.
In età repubblicana al Senato venne conferito formalmente il solo potere consultivo, ovvero il diritto di essere consultato prima di far passare una legge.
A lungo andare il resto della popolazione, i plebei, cominciò a rivendicare i propri diritti e riuscì ad avere un suo rappresentante, detto tribuno della plebe.