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Liceo Scientifico Rescigno” Roccapiemonte

“B. di

La ricerca della felicità

Dov’è la felicità? … è un percorso lungo e tortuoso che riporta

al punto d’ inizio: l’uomo e la sua interiorità.

Maria Negri

Classe V C

a. s. 2008/2009

LONDRA - "La felicità è un cucciolo caldo" , dice Linus abbracciando Snoopy, nei "Peanuts", gli indimenticabili fumetti di Charles M.

Schultz. Ma cosa sia esattamente, la sensazione di essere felici, e come la si ottenga, è una questione su cui l'umanità si interroga dai tempi

dell'antica Grecia, senza avere trovato ancora una risposta che metta d'accordo tutti.

Le risposte al quesito "cosa vi rende felici?"sono state date da un gruppo di Vip, intellettuali e artisti britannici.

Lo scrittore Alexander McCall Smith, ha risposto: "Il modo più sicuro di essere felici è causare felicità al prossimo, e poi goderne i frutti".

L'imprenditore Charles Dunstone, re dei telefonini, ha risposto: "Il mio consiglio per sentirsi felici è credere che tutti possano dare il meglio.

Se vivi con questa mentalità, raramente sarai deluso e vedrai il mondo attraverso occhi assai più felici”.

David Cameron, leader del partito conservatore (e secondo i sondaggi prossimo primo ministro), ha detto: "Per me la felicità è qualcosa di

molto distante dal mondo della politica. Nuotare all'alba davanti a una deserta spiaggia della Cornovaglia, per esempio”. Per quanto, con le

temperature dell'acqua da quelle parti, specie all'alba, non molti sarebbero pronti a condividere con lui una felicità del genere.

Il problema di cosa ci rende felici è dibattuto da sempre da filosofi e scienziati. Qualche mese fa la San Francisco State University ha voluto

"i soldi non danno la felicità”.

mettere alla prova scientificamente il famoso detto secondo cui Be', è risultato che la danno, a patto che vengano

spesi per semplici piaceri, come andare a teatro e a mangiare fuori, mentre coloro che ammassano una fortuna e vogliono accumulare sempre più

beni materiali non sono necessariamente più felici, afferma lo studio. ENRICO FRANCESCHINI

(24 giugno 2009)

La Repubblica.it

(La felicità deriva dalla saggezza quotidiana di chi sa aderire alla vita)

Ho sceso, dandoti il braccio,almeno un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio,almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue. Eugenio Montale

(La natura ci ha concesso solo il desiderio della felicità)

L’ infinito

Giacomo Leopardi

(La vita è un tortuoso viaggio da affrontare tenendo unita la “social catena”)

“ Così fatti pensieri

Quando fien, come fur, palesi al volgo,

E quell'orror che primo

Contra l'empia natura

Strinse i mortali in social catena,

Fia ricondotto in parte

Da verace saper, l'onesto e il retto

Conversar cittadino,

E giustizia e pietade, altra radice

Avranno allor che non superbe fole,

Ove fondata probità del volgo

Così star suole in piede

Quale star può quel ch'ha in error la sede”

Da “La Ginestra”

(La vita è un tortuoso viaggio da affrontare tenendo unita la “social catena”)

“Viviamo, Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare

quella parte che il destino ci ha stabilita, dei mali della nostra specie. Si

bene attendiamo a tenerci compagnia l’un l’altro … per compiere nel miglior

modo questa fatica della vita. … E quando la morte verrà, allora non ci

dorremo … gli amici e i compagni ci conforteranno: e ci rallegrerà il pensiero

che, poi che saremo spenti, essi molte volte ci ricorderanno, e ci ameranno

ancora.” Da “Dialogo di Plotino e di Porfirio”

Come Leopardi anche Schopenhauer deplora il

suicidio perché non è dettato da un annullamento

della volontà bensì dall’insoddisfazione

dell’individuo di una situazione particolare che sta

vivendo; Il suicidio è inutile poiché non elimina la

volontà di vivere, la via che per eccellenza porta

all'annullamento della volontà è l'ascesi: Per

Schopenhauer annullare la volontà significa

entrare in uno stato di distacco ascetico che

permette l'annullamento del desiderio di gioia e

di vita.

Per Kant la morale si basa su tre postulati:

 libertà

 vivere come se dopo la vita ci fosse possibilità di

miglioramento

 vivere come se Virtù e Felicità fossero sintetizzabili in

sommo bene

Coloro che perseguono un comportamento morale basato sui tre postulati

fanno parte di una comunità di élite:“il regno dei fini” e in loro, l’umanità

deve ricercare lo spunto per migliorare.

Seneca: Epistulae ad Lucilium 95, 4-6

[4] 'beata' inquiunt 'vita constat ex actionibus rectis; ad actiones rectas praecepta perducunt; ergo ad beatam vitam

praecepta sufficiunt'. Non semper ad actiones rectas praecepta perducunt, sed cum obsequens ingenium est; aliquando

frustra admoventur, si animum opiniones obsident pravae. [5] Deinde etiam si recte faciunt, nesciunt facere se recte. Non

potest enim quisquam nisi ab initio formatus et tota ratione compositus omnis exsequi numeros ut sciat quando oporteat et

in quantum et cum quo et quemadmodum et quare. Non potest toto animo ad honesta conari, ne constanter quidem aut

libenter, sed respiciet, sed haesitabit.

[6] 'Si honesta' inquit 'actio ex praeceptis venit, ad beatam vitam praecepta abunde sunt: atqui est illud, ergo et hoc.' His

respondebimus actiones honestas et praeceptis fieri, non tantum praeceptis.

4 Ma lasciamo da parte ogni preambolo ed entriamo in argomento. "La felicità," sostengono, "si basa sull'agire onestamente; alle azioni oneste ci portano i precetti; quindi i precetti

bastano per arrivare alla felicità." Non sempre i precetti ci portano ad agire onestamente, ma solo se trovano un carattere docile; a volte è inutile impartirli, se l'animo è ingombro di idee

distorte.

5 Inoltre, certi individui, anche se agiscono rettamente, non ne sono consapevoli. Nessuno, a meno che non sia educato dall'inizio e regolato dalla ragione perfetta, può adempiere a tutte

le regole per sapere quando è opportuno agire, in che limiti, con chi, come e perché. Non può tendere all'onestà con tutte le sue forze e neppure con costanza o volentieri, ma si volterà

indietro e avrà delle esitazioni.

6 "Se le azioni oneste sono frutto dei precetti," dicono, "questi sono più che sufficienti per arrivare alla felicità: la prima proposizione è vera, quindi, è vera anche la seconda." A costoro

risponderemo che le azioni oneste sono frutto dei precetti, ma non solo di essi.

Epistulae ad Lucilium 95, 51-53

[51] Ecce altera quaestio, quomodo hominibus sit utendum. Quid agimus? quae damus praecepta? Ut parcamus sanguini

humano? quantulum est ei non nocere cui debea

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