Martina Ruberto
Esame di Stato 2010
Liceo scientifico linguistico
Falcone e Borsellino
Ci meritiamo
L’eternità?
La lotta alla cronofobia attraverso l’arte
Indice
Introduzione pag. 1
Italiano: il concetto di cronofobia
Gabriele d’Annunzio - La sabbia del tempo pagg. 2, 3, 4
Latino: la lotta alla cronofobia
Seneca - De brevitate vitae pagg. 5, 6
Orazio - Non omnis moriar pagg. 7, 8
Spagnolo: l’arte come sconfitta della cronofobia, l’immortalità dei personaggi letterari
Miguel Unamuno – Niebla pagg. 9, 10, 11
Inglese: cenni a Shakespeare pag. 12
Italiano: cenni a Foscolo pag. 13
Arte: l’artista che plasma il tempo
Dalì - La persistenza della memoria pagg. 14, 15
Bibliografia pag. 16
Introduzione
L'obiettivo di ogni artista è di arrestare il movimento, cioè la vita, con mezzi artificiali, e tenerlo fermo di modo che un centinaio di anni più tardi, quando un estraneo gli rivolgerà lo sguardo, tutto si muoverà nuovamente, perché è vita.
E dal momento che l'uomo è un essere mortale, per lui la sola possibile immortalità è lasciare ai posteri qualcosa che sia eterno.
È questo il modo con cui l'artista scarabocchia "C'ero anch'io" sul muro dell'oblio finale e irrevocabile attraverso il quale un giorno o l'altro dovrà passare.
William Faulkner
La cronofobia, la paura del tempo e in particolare della sua fugacità, è un’ansia che la maggior parte degli uomini, anche inconsapevolmente, si porta dentro.
Nel caos della modernità, siamo tutti vittime della stessa ossessione, come se ci fosse un ticchettio di sottofondo che ci accompagna in ogni momento della nostra vita, spingendoci alla frenesia.
Siamo ben consapevoli di non poter manomettere il grande orologio del Tempo, ma non sappiamo rassegnarci a una fine, così cerchiamo in ogni modo di fermare il nostro passaggio nel mondo.
La vita può essere paragonata al cammino di un uomo sulla sabbia: l’impronta che si lascia alle spalle sarà cancellata poco dopo dalla marea, e la spiaggia tornerà liscia e levigata come se nessuno fosse passato.
Leopardi scriveva “tutto passa e quasi orma non lascia”.
Io credo che, proprio lui, sia la testimonianza che l’eccezione esiste.
L’arte, forse la manifestazione più alta e vera dell’umanità, ha lo straordinario potere di vincere il tempo e superare “di mille secoli il silenzio".
Attraverso l'arte, in ogni sua forma, la vita dell'uomo è sublimata.
Ci meritiamo l’eternità? Sì, per alcuni uomini penso sia un diritto.
E per tutti quelli che verranno, la loro immortalità artistica è una ricchezza irrinunciabile.
Il mio percorso parte da una poesia di Gabriele d’Annunzio, che a mio parere esemplifica perfettamente il concetto stesso di cronofobia e l’angoscia umana a esso associata.
In seguito mi sono soffermata sugli artisti che hanno “sfidato il tempo”, coloro, cioè, che hanno creduto nella funzione eternatrice dell’arte, proponendo le loro opere come immortali: da Seneca e Orazio a Unamuno, fino ad arrivare a Dalì, con degli accenni a Shakespeare e a Foscolo. 1
La sabbia del tempo - Gabriele d’Annunzio
Come scorrea la calda sabbia lieve
Per entro il cavo della mano in ozio,
Il cor sentì che il giorno era più breve.
E un'ansia repentina il cor m'assalse
Per l'appressar dell'umido equinozio
Che offusca l'oro delle piagge salse.
Alla sabbia del Tempo urna la mano
Era, clessidra il cor mio palpitante,
L'ombra crescente d'ogni stelo vano
Quasi ombra d'ago in tacito quadrante
La Sabbia del tempo fa parte di un insieme di madrigali, chiamati "Madrigali dell'estate", in cui il poeta ripercorre cronologicamente le tappe della calda stagione, dal suo approssimarsi, al suo culmine (es. “A Mezzodì”), fino al suo termine. Ognuno di questi madrigali esprime una forte unione tra il poeta e la natura, che spesso assume i connotati di una vera e propria fusione spirituale, che viene definita come panismo.
Le immagini costruite lungo i versi, assieme alle metafore numerose, sono la descrizione di uno scenario quasi surreale: in spiaggia, al tramonto, vediamo il poeta che con la mano accarezza la sabbia e se la fa scivolare tra le dita. A quest’ immagine se ne sovrappone subito un'altra, quella della trasformazione del poeta in una clessidra vivente e palpitante, seduto su un enorme quadrante silenzioso e inquietante, (rappresentato dalla spiaggia stessa). 2
È una visione quasi onirica e metafisica del rapporto tra l'uomo e il tempo, che ci può ricordare i quadri di un De Chirico o di un Dalì, dove oggetti e uomini sono ridotti a funzione simbolica.
La Sabbia del tempo è un titolo assai significativo, che fa immediatamente ricordare un oggetto legato a entrambi i sostantivi, la clessidra.
Essa è il mezzo con cui anticamente si misurava lo scorrere del tempo, ma anche il luogo in cui, materialmente, oltre al tempo, scorre la sabbia, da un'estremità del vetro all'altra.
In questo titolo sono perciò riassunte l'idea del tempo che passa, la vista materiale dello scorrere dell'esistenza e la nostalgia del passato, ma anche la ciclicità del rapporto vita/morte nell'interscambiabilità fra l'alto e il basso, perché, per funzionare, la clessidra deve essere continuamente rovesciata.
La poesia si compone di tre strofe, di cui le prime due sono terzine e la terza una quartina.
I versi sono endecasillabi. Questo schema riprende quello del madrigale antico.
La forte musicalità del madrigale, capace di esprimere da sé sola l'intero senso racchiuso nei versi, è tipica della poesia dannunziana.
Il movimento:
- Lo scorrere della sabbia in contrasto con l'ozio (l'immobilità) della mano (vv. 1-2);
- L'assalto al cuore dell'ansia all'appressarsi dell'equinozio (v. 4-5);
- Il cuore che palpita e l'ombra che cresce (8-9).
La morte:
- Il giorno che diventa più breve e quindi muore (v. 3);
- L'urna della sabbia del Tempo (v. 7);
- L'immagine dell'ombra che cresce e invade il giorno, la solarità dell'estate che finisce (v. 9);
- L'inutile vitalità delle piante (ogni stelo vano, v. 9);
- Il silenzio del tacito quadrante (v. 10). che ritorna in tutte e tre le
Una figura retorica importante è l’anafora della parola cor, strofe, rafforzata da termini della stessa area semantica che esprimono la misurazione psicologica del tempo, (sentì, m’assolse, palpitante, v. 3, 4 e 8).
Tutto il senso di ciò che esprime la poesia è tradotto e letto attraverso la ricettività del cuore del poeta: nella prima strofe il cuore sente che il giorno è più breve; nella seconda, l'ansia assale il cuore; nella terza, il cuore è palpitante; il tutto in un crescendo emotivo (o climax) che accompagna la riflessione dell'anima sulla fuggevolezza dell'essere.
Tuttavia, la figura retorica sulla quale si costruisce l'intera poesia è la metafora, a livello microscopico ma soprattutto a livello macroscopico: la calda sabbia che scorre nel cavo della mano (vv. 1-2), la mano come urna della sabbia come cenere (vv. 7-8), il cuore come clessidra (v. 8) e gli steli delle piante come ago di un quadrante (9-10) sono tutte espressioni che rappresentano un'unica, grande metafora che vuole il corpo del poeta come una clessidra vivente in cui sentire, fisicamente e psicologicamente, lo scorrere inesorabile del tempo. 3
Il madrigale esprime il disincanto del poeta, che si riallaccia con un forte senso del declino umano.
La natura stessa, la legge del ciclo naturale che aveva fomentato la pretesa e l’ansia del divino del superuomo d’annunziano all’inizio dell’estate, ora richiama inesorabilmente alla caducità.
Motivo, questo, che troviamo molti anni prima in Petrarca, che scrive “la vita fugge e non s’arresta un’ora”.
Nella sabbia del tempo assistiamo al trionfo del tempo, che cancella l’uomo, portandogli via la sua “estate”, la sua gloria, mettendo fine dunque a quest’esperienza di immersione panica e generando in lui un sentimento angoscioso.
Nella considerazione che ormai le giornate si fanno più brevi, possiamo notare come tenda a prevalere l’oscurità sulla luce, che, vista in ottica simbolica non è che l’allusione al trionfo finale della morte, lenta ma inesorabile, sulla vita.
Ogni piccolo particolare della realtà è avvertito come segno del fluire del tempo, gli steli delle piante, le cui ombre con il declinare dell’estate si fanno più lunghe, evocano lo spostarsi dell’ombra dell’ago nel quadrante silenzioso della meridiana. 4
La lotta alla cronofobia
Il conflitto con il tempo e la sua fugacità hanno fortemente condizionato l’uomo da tutti i tempi, prima che nella letteratura italiana la cronofobia è stata, infatti, una tesi fondamentale nella letteratura latina.
La percezione che l’uomo ha di sé, della sua intelligenza e “superiorità” rispetto al mondo che lo circonda, fa apparire ingiusta la prospettiva di una vita mortale, in cui obiettivi e desideri sono frustrati da una morte che viene considerata “prematura”.
Seneca, per esempio, si concentra nella lotta alla cronofobia, in particolare cercando di dimostrare la sua infondatezza e insensatezza nella sua opera “De brevitate vitae”, un dialogo dedicato e rivolto a Paolino.
Proprio in questo dialogo, smentendone di fatto il titolo, Seneca