Alessio Brozzi
24/06/2009
Scuola media statale “Don Giuseppe Cavalli”
- Esame di stato conclusivo del primo ciclo d’istruzione -
- Tesina per l’esame orale -
“L’Era Spaziale”
Esame orale in data – 24/06/2009 Alessio Brozzi
Studente: 3^E
Classe:
TESINA PER L’ESAME ORALE “L’ERA SPAZIALE” Pagina 1
Alessio Brozzi
24/06/2009
Anno scolastico 2008/2009
Indice
1. Arte
- 1.1 – Il periodo neoclassico pag. 3
- 1.2 – La pittura neoclassica pag. 3
- 1.3 – La scultura neoclassica pag. 4
- 1.4 – L’architettura neoclassica e il teatro pag. 5
2. Musica
- 2.1 – Ludwig Van Beethoven pag. 7
- 2.2 – Sinfonie di Beethoven ascoltate in classe pag. 8
3. Storia
- 3.1 – La Guerra Fredda pag. 9
- 3.2 – L’Era Spaziale pag. 10
- 3.3 – La Televisione pag. 11
4. Scienze
- 4.1 – L’idrogeno pag. 13
- 4.2 – Gli isotopi dell’idrogeno: Deuterio e Trizio pag. 14
- 4.3 – La fusione nucleare; vita di una stella pag. 14
5. Tecnica
- 5.1 – L’idrogeno come fonte di energia pag. 15
- 5.2 – Progetti a livello europeo per lo sviluppo di energia da H pag. 15
- 5.3 – Le auto a idrogeno pag. 16
6. Francese
- 6.1 – Le réchauffement de la planète pag. 17
- 6.2 – Comment lutter contre le réchauffement; le protocole de Kyoto pag. 18
- 6.3 – Comment guérir la Terre pag. 19
7. Letteratura
- 7.1 – La letteratura durante la Guerra Fredda pag. 21
- 7.2 – Ray Bradbury pag. 22
- 7.3 – “Le Cronache Marziane” pag. 22
8. Geografia
- 8.1 – La Cina: territorio, politica e stato pag. 23
- 8.2 – Il Programma Spaziale Cinese pag. 24
9. Inglese
- 9.1 – Presentazione
- 9.2 – “The Canterville Ghost” con Oscar Wilde
- 9.3 – The Industrial Revolution
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Il Neoclassicismo
Il Neoclassicismo, che si sviluppò in Europa dagli anni Settanta del 1700 ai primi decenni del 1800, è un periodo che vide rinascere un interesse verso l’arte antica classica greca e romana. Durante quegli anni si svolsero alcuni fatti storici importanti tra cui la Rivoluzione Francese e l’ascesa al trono di Napoleone Bonaparte con il successivo Congresso di Vienna.
Gli artisti di questo periodo si occuparono di recuperare i valori e le forme dell’arte classica greco-romana per presentare un rinnovato interesse per l’arte antica e un’opposizione alla libera invenzione e creatività del Barocco.
Scomparirono i temi religiosi per lasciare spazio ai soggetti mitologici e agli eventi del tempo.
I personaggi più famosi e conosciuti vennero calati nell’età classica, cioè vennero raffigurati in un contesto storico del passato con vestiti che fanno parte della cultura greco-romana: un esempio è la scultura “Paolina Bonaparte raffigurata come Venere vincitrice” di Antonio Canova.
Il centro artistico europeo ritornò ad essere l’Italia siccome conservava la capitale del grande Impero Romano. Inoltre, nel 1719 e nel 1748 furono scoperti i resti di Pompei ed Ercolano (le due città sommerse nell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e rimaste intatte grazie ad essa) che contribuirono alla rivalutazione dell’arte del passato.
In questo periodo iniziò ad essere studiato il patrimonio artistico del passato. Winckelmann nella sua “Storia dell’Arte dell’Antichità” analizzò per la prima volta l’arte Classica. I principi del bello ideale teorizzati da lui (“l’opera deve esprimere il dominio sulle passioni umane e mirare ad una bellezza ideale superiore”) furono sperimentati in pratica da Canova, il quale scolpì soggetti in posa con atteggiamenti composti e con equilibrio tra le forme.
L’arte ebbe il compito di educare la società ai nuovi valori civili. L’architettura assunse in questo campo un ruolo chiave, siccome poteva affermare nelle città rinnovate i principi della nuova arte. Importante in questo periodo diventò la funzione dell’edificio: le strutture vennero costruite secondo regole precise appartenenti all’architettura greca e romana, ma ogni edificio doveva essere funzionale e svolgere un determinato ruolo nella pubblica utilità. Un chiaro esempio di questo principio è il Cisternone di Livorno, costruito con ornamenti classici, che è la sede dell’acquedotto della città.
La pittura neoclassica
In pittura le forme si fecero semplici e pure, il disegno fu caratterizzato da un segno nitido e diventò importante il chiaroscuro. I colori luminosi furono spesso evidenziati da una linea di contorno.
Il Neoclassicismo in Francia è rappresentato da due artisti che celebrarono le gesta napoleoniche ma che dipinsero con scopi diversi: Jacques-Louis David e Jean-Auguste-Dominique Ingres.
David svolse un ruolo di primo piano nella Rivoluzione Francese e documentò le imprese di Napoleone.
Dopo alcuni viaggi a Roma, dove osservò le architetture antiche e le opere di Michelangelo e Caravaggio, tornò in Francia e costruì forme rigorose ricche di volumi, grazie allo studio della scultura antica. Per le sue opere spesso trasse soggetti dal passato di Roma per trasmettere alla società del presente esempi di virtù morale e civile.
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- Il quadro “La Morte di Marat” costituisce un modello etico, capace di dare insegnamento morale all’osservatore. David firma e dedica l’opera al grande protagonista della Rivoluzione Francese.
- Nel quadro “Il Giuramento degli Orazi” David vuole esaltare le virtù morali dei protagonisti, che sacrificano sé stessi per la propria città, ovvero un alto valore civile. Anche il padre dei tre Orazi rispetta il dovere civile di accettare il sacrificio di due suoi figli.
Ingres si formò nello studio di David e soggiornò con lui per lunghi periodi a Roma. A differenza del suo maestro non si assunse il dovere civile di trasmettere valori morali, ma sviluppò un amore per la bella forma classica e costruì le sue opere sui sentimenti. Importante per lui fu il disegno. Può essere considerato un precursore del Romanticismo in quanto, come i pittori romantici, si soffermò sull’indagine interiore dei soggetti dipinti e non sui contenuti politici, come David.
- Napoleone diventò un simbolo dell’età classica rappresentato da diversi artisti fra cui David, Ingres, Appiani e Canova. Nel quadro “Napoleone in trono” Ingres rappresenta l’imperatore in trono facendolo apparire come Giove nell’Olimpo.
- Ingres è un artista che ragiona sui sentimenti e mette in luce il carattere interiore dei suoi soggetti. Nel suo quadro “Madame Moitessier” la ricchezza e lo sfarzo del vestito della donna contrastano con la sua serenità interiore.
La scultura neoclassica
In Italia il Neoclassicismo è rappresentato dallo scultore Antonio Canova. Egli ricevette importanti incarichi a Venezia, dove lavorò per tutta la vita. La sua fama assunse dimensioni internazionali e diventò lo scultore di corte di Napoleone. Canova era molto più interessato al progetto dell’opera che alla sua realizzazione, infatti lui ne eseguiva il modello in gesso e faceva scolpire la composizione finale ai suoi scalpellini di fiducia. Le sue ricerche sull’equilibrio e sulla perfezione gli permisero di immortalare attimi sospesi, tali che le forme naturali della scultura acquisirono una bellezza ideale superiore, corrispondente agli ideali neoclassici. Utilizzava una pietra abrasiva per conferire luminosità alla composizione in marmo.
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- Un esempio di ciò appena espresso è il suo complesso scultoreo “Amore e Psiche”, rappresentante un mito greco, il risultato di diversi studi preparatori che hanno permesso la realizzazione di un’opera secondo un preciso schema geometrico dominato dalla linea curva.
L’architettura neoclassica e il teatro
In architettura il teatro ha un grande sviluppo ed evoluzione. Nel Seicento l’interesse per il melodramma si diffuse anche fra le classi sociali meno abbienti, così nacquero i primi teatri pubblici a pagamento, subito considerati una forma di sicuro investimento. In periodo neoclassico il teatro pubblico in Italia subì una grande evoluzione: alcune innovazioni importanti furono introdotte e ancora oggi sono presenti nei nostri teatri.
La struttura dei teatri di questo periodo rispetta gli ideali di ritorno all’età classica: quindi troviamo entrate di teatri con colonne, timpano e frontone che assomigliano a quelle di un tempio greco (Teatro Regio di Parma e Teatro Massimo di Palermo).
Nacque la sala “all’italiana”, in cui la disposizione a gradoni dei teatri tardo-rinascimentali venne trasformata in una struttura a palchi sovrapposti orientati verso la scena: gli spettatori, in tal modo, potevano anche essere divisi secondo il loro ceto sociale. I palchi presero la forma di “ferro di cavallo” che racchiudeva il palcoscenico, appena più rialzato, nell’arco scenico. Questa disposizione a ferro di cavallo si trasformò con il tempo in una pianta ellittica.
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Ludwig Van Beethoven
Ludwig Van Beethoven è uno dei maggiori esponenti del periodo classico e della storia della musica. Ha introdotto riforme molto importanti che sono state utilizzate in periodo romantico.
Nato a Bonn, in Germania, nel 1770, diede il suo primo concerto a 7 anni e a soli 22 anni si trasferì a Vienna, considerata la capitale europea della musica. Si fece presto conoscere al pubblico viennese che lo amò e lo apprezzò molto, cosa che invece non aveva fatto con Mozart.
Seguendo l’esempio del grande genio riuscì a vivere lavorando in proprio, senza essere alle dipendenze di un nobile o di un cortigiano.
Giunto in età adulta iniziò ad accusare di una diminuzione dell’udito che lo rese completamente sordo a soli trent’anni. Nonostante ciò compose le sue opere più famose dal 1800 fino alla sua morte, avvenuta nel 1827. Vennero indetti i funerali di stato e una gran folla vi partecipò.
Beethoven è considerato il precursore del Romanticismo, infatti in alcune sue composizioni introdusse elementi che vennero utilizzati dai musicisti romantici: temi musicali brevi, contrasti tra piano e forte evidenti e l’utilizzo di un organico di dimensioni maggiori rispetto al passato.
Compose concerti, trii, quartetti e nove sinfonie. Questo numero è decisamente inferiore alle 108 e alle 43 composizioni sinfoniche rispettivamente di Haydn e Mozart, in quanto la sinfonia subì uno sviluppo sempre maggiore che la rese più lunga e complicata da comporre nel corso degli anni.
La sua musica non è descrittiva ma esprime i suoi sentimenti quali gioia, fratellanza e riconoscenza verso Madre Natura.
In classe abbiamo esaminato alcune delle sue composizioni più famose come le sinfonie n.3, n. 5, n. 6, n. 9.
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La sinfonia n. 3 venne inizialmente composta per Napoleone Bonaparte, un personaggio che Beethoven stimava molto. Ma quando il generale francese salì al potere e diventò imperatore perse il sostegno del compositore, il quale decise di chiamare la composizione semplicemente “Eroica” per non indicare un eroe preciso.
Le sinfonie n. 5 e n. 6 sono particolari in quanto sono state composte nello stesso periodo (Beethoven vi lavorava simultaneamente) e sono state eseguite insieme il 22 dicembre 1808 in un grandioso concerto, ma trattano temi opposti: la prima, più famosa, rappresenta il destino “che bussa alla porta”, mentre la seconda celebra la grandezza della Natura vista come una Madre in cui l’uomo può trovare conforto.
In classe ci siamo soffermati principalmente sulla sinfonia n. 9, la sua composizione più famosa.
Beethoven voleva da molti anni musicare la poesia “Inno alla Gioia” di Shiller. L’occasione arrivò nel 1822 quando la Philarmonic Society di Londra gli commissionò due sinfonie. Presto la società ridusse la richiesta ad una sola composizione, quindi Beethoven decise di unire le due precedenti in una unica grandiosa.
Questa sinfonia molto originale include alcune innovazioni molto importanti, quali l’introduzione di un coro nel quarto tempo (mai introdotto prima) e l’utilizzo di un organico molto vasto.
Il compositore decise di introdurre un coro per esprimere meglio le sensazioni già fornite dall’orchestra, e così facendo dimostrò che per lui gli strumenti e la voce hanno la stessa importanza.
Questa composizione, molto lunga (un’ora e dieci minuti), ha il suo culmine nel 4° movimento, quello che Beethoven volle mettere in risalto.
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