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Esami di stato 2008 / 2009

I.P.S.I.A. Enzo Bari – Badia Polesine (RO) – classe 5° TIE

Nucleo tematico proposto dal candidato: fondamenti di elettronica, elettrotecnica ed informatica

Italiano

Luigi Pirandello, I quaderni di Serafino Gubbio

Operatore terza area

Sistemi ed automazione informatica, reti ed sistemi di controllo infrastrutture (server) retroazionati

Storia

La terza rivoluzione industriale

Elettrotecnica

Inglese

Rifasamento

Inexhaustible energy sources

Matematica

Educazione fisica

Lezioni di primo soccorso

Studio del dominio di una funzione

Anno scolastico 2008/2009

Italiano:

Luigi Pirandello, I quaderni di Serafino Gubbio

Candidato: Cappellari Danny – 5ATIE

Luigi Pirandello nacque ad Agrigento il 28 giugno 1867 da Caterina Ricci Gramitto, la cui famiglia aveva partecipato alle lotte anti-borboniche a favore dell'Unità d'Italia, e da Stefano Pirandello, garibaldino. La vita familiare non era affatto serena a causa della personalità forte e prevaricatrice del padre: forse già da questa precoce esperienza Luigi Pirandello ricavò la concezione della famiglia come trappola. Spostandosi prima a Palermo, e in seguito a Roma e poi a Bonn, egli completò i propri studi umanistici nel 1891. Dopo essersi sistemato nella capitale, il 27 gennaio 1894 sposò, a Girgenti, Maria Antonietta Portulano, donna bellissima ma di salute cagionevole e psicologicamente fragile, dalla quale ebbe tre figli.

Lo scrittore si trovò poi in gravi difficoltà economiche fino quasi al punto di suicidarsi. Con l’aiuto economico del padre la coppia poté vivere a Roma, dove l’autore ebbe la possibilità di frequentare gli ambienti letterari della capitale e conoscere alcuni intellettuali del tempo.

Successivamente alla frana che distrusse la miniera di zolfo del padre, Antonietta venne colpita da una crisi nervosa causata dal disastro finanziario, così fu costretta a letto. Mentre assisteva la moglie malata, Pirandello compose il più celebre dei suoi romanzi, Il fu Mattia Pascal. Iniziò per lui una carriera letteraria scrivendo testi da mettere in scena tra cui Lumie di Sicilia, ed altre opere in dialetto siciliano. Nel mezzo di questo periodo fu presa la dolorosa decisione di internare la moglie in una clinica per malattie mentali dove rimase fino alla morte. Nel frattempo continuò il suo successo mondiale che lo portò a ricevere, nel 1934 a Stoccolma, il premio Nobel per la letteratura. Morì il 10 dicembre 1936 per un attacco di polmonite.

Le opere

Tra i componimenti di Luigi Pirandello troviamo: saggi, novelle e romanzi.

Tra i primi citati il più celebre è quello intitolato L’umorismo, mentre tra le novelle la più celebre è Il treno ha fischiato insieme a La carriola.

Fra i romanzi ricordiamo L'esclusa; Uno, nessuno e centomila; Il fu Mattia Pascal e I quaderni di Serafino Gubbio operatore.

Cenno storico

Pirandello - nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore - si misura criticamente con alcune delle nuove problematiche legate alla nascente società industriale italiana, che, nel primo decennio del '900, vede mutare le forme di vita collettiva delle grandi città.

Nel romanzo emerge una tematica particolare, che riguarda il ruolo delle macchine nella vita dell'uomo. L'analisi di tale tematica ci permette di rintracciare la posizione critica di Pirandello sul nuovo mondo industriale che va imponendosi. Nel Quaderno primo Serafino, parlando della sua mansione di operatore, già indica la passività estraniata del suo lavoro. La macchina da presa ha il compito di rifare le vane mosse della vita, creando lo spettacolo dell'esistenza, per un pubblico che vuole illudersi di vivere la sua parte anche sullo schermo. Ma - dice Pirandello - la finzione cinematografica è del tutto falsa e fragile, poiché si basa sull'altrettanto falso movimentarsi dei ruoli sociali, sulla replicazione dell'azione e non invece sull'analisi della parola (come opera invece l'unica vera arte illuminante: il teatro). Tanto è povero e falso l'intrattenimento cinematografico, che l'uomo non vi ha quasi parte attiva; l'operatore non ha che mansioni ripetitive, si limita ad annotare i tempi delle riprese ed i metri di pellicola necessari e poi non è null'altro che una mano che indolente ed estraniata gira una manovella.

La vita talvolta si prende la sua rivincita sullo spettacolo, facendolo precipitare in tragedia, come avverrà nella parte finale del romanzo. Se il concetto di inettitudine vale dunque per il personaggio pirandelliano di Serafino Gubbio, esso si può sintetizzare nell'alienata impotenza dell'uomo di fronte al potere frastornante e non liberante della macchina. Pirandello si limita a denunciare il potere spersonalizzante e falsamente straniante di tali strumenti: il suo è un elogio della lentezza, dei ritmi quieti di esistenze ripiegate su se stesse e ancora sensibili ai vecchi valori, mentre è critico di fronte ai ritmi caotici ed insensati delle nuove città.

Riassunto della vicenda

Una rigida sera di novembre Serafino Gubbio, giovane napoletano attualmente senza impiego, giunge a Roma, dove gli viene offerto un impiego come operatore alla Casa cinematografica "Kosmograph" da Nicola Polacco, amico d'infanzia e compagno di studi, ora regista nella stessa compagnia. Serafino accetta l'impiego anche perché era incuriosito da Varia Nestoroff, un'inquietante avventuriera russa, che, con la propria rapace e crudele personalità aveva distrutto la vita di Giorgio Mirelli, pittore di Sorrento e vecchia conoscenza di Serafino. Giorgio viveva con la nonna e la sorella Lidia (Ducella), fidanzata ad Aldo Nuti, giovane aristocratico napoletano, attore dilettante e amico del fratello. Alla vigilia delle nozze tra Giorgio e Varia, Aldo Nuti, per dimostrare all'amico l'indegnità della donna che stava per sposare, ne diviene l'amante. Giorgio, ferito dal tradimento, si uccide e l'orrore del tragico evento allontana i due amanti. Ma Aldo Nuti, diviso tra amore e odio per la donna (che intanto è divenuta prima attrice della Kosmograph), volendo riavvicinarla, si fa scritturare come attore dalla Casa cinematografica. La Nestoroff è ora l'amante di un attore siciliano, Carlo Ferro, uomo rozzo e violento. I rapporti di Varia con gli uomini sono oggetto di particolare studio e curiosità da parte di Serafino Gubbio. Intanto cresce la simpatia provata da Serafino nei confronti di Luisetta, figlia del padrone di casa Cavalena (sciagurato commediografo, a causa di una difficile situazione famigliare), la quale però è, forse a causa della giovane età, ingenuamente attratta dal Nuti. Alla Kosmograph si prepara da tempo un nuovo film di soggetto indiano, La donna e la tigre, con una scena finale molto rischiosa, in cui un cacciatore dovrebbe affrontare senza alcuna protezione esterna una tigre reale. Il ruolo del cacciatore è affidato a Carlo Ferro, ma all'ultimo momento Aldo Nuti ottiene di sostituirlo. Al "si gira", nella gabbia viene introdotta la tigre; Aldo Nuti imbraccia il fucile, ma rivolge la mira, attraverso uno spiraglio tra le sbarre, sulla Nestoroff che cade fulminata; la tigre si lancia su Nuti e lo sbrana prima di essere abbattuta. A Serafino, che con impassibile professionalità aveva ripreso la scena, la voce, per il terrore, "s'era spenta in gola, per sempre". Il film si rivelò un successo e Serafino, ridotto a un "silenzio di cosa", pur acquisendo l'agiatezza continuò "- solo, muto e impassibile - a far l'operatore".

Personaggi principali

Serafino Gubbio "operatore" è il protagonista del romanzo e la voce narrante.

Si definisce "operatore" in quanto la propria professione consiste in "una mano che gira una manovella". Per molti aspetti egli si sente schiavo della macchina da lui azionata, ma allo stesso tempo riesce a sopportare tale situazione isolando il proprio superfluo (ovvero quell'insieme di sensazioni che spingono l'uomo a provare ulteriori esigenze rispetto a quelle di sopravvivenza, e che dunque rendono differente l'uomo stesso dalla bestia). Gubbio si fa portavoce della sofferenza dei personaggi con cui vive; li osserva, li analizza, scopre loro la "maschera" facendosi specchio. Afferma di voler essere l'albergo di tutti, per poter confortare loro con lo stesso conforto che loro stessi pretenderebbero.

Questo proposito muterà poi nell'animo del protagonista fino a ripudiare una realtà assurda e feroce, chiudendosi dietro la propria macchina da presa, come freddo, impassibile operatore.

Fondamentale è stato per lui l'incontro con un personaggio secondario, il suonatore di violino, che ha influenzato la sonata finale del suo film, nella quale la tigre rappresenta un ultimo tentativo di ribellione nei confronti di questa società in cui finzione e meccanizzazione stanno soffocando il sentimento e "la vita".

Varia Nestoroff, diva della Kosmograph, è una donna dai capelli color fulvo, quasi cupreo; corpo elegantissimo, ritto, rigido, snello; ha un sorriso dolcissimo e due occhi freddi e sicuri nell'ombra delle sue lunghissime ciglia. In lei spesso si notano repentini turbamenti, espressioni sconvolte sconosciute persino a lei sulla pellicola. Essa non riesce a conoscere e capire l'"ossessa che è in lei", che si manifesta nella sua immagine "alterata e scomposta" che appare sullo schermo, e "Vede lì (sullo schermo) una, che è lei, ma che ella non conosce".

Varia cerca aiuto negli uomini, che però sono solo attratti dal suo aspetto fisico. Il solo Mirelli fu in grado di apprezzarne sentimenti più profondi, che ella stessa non comprendeva, e da cui, per questa ragione, era impaurita. Con il suicidio del pittore essa decise di auto-infliggersi una grande punizione, ponendosi in una posizione di "esilio dagli altri uomini" attraverso un rozzo, bruto, manesco e maleducato Carlo Ferro come compagno. Neanche l'illuso barone aristocratico napoletano Aldo Nuti, amico del Mirelli, ma anche causa della sua morte, riesce a conquistare questa donna, e, conscio di non poterla avere, la uccide.

Aldo Nuti innamorato di Ducella, cerca di difendere la famiglia dalla venuta della Nestoroff: convince Giorgio che egli riuscirebbe ad avere da lei quello che lui non ha avuto svelandone la sua vera personalità. Il tradimento del patto stipulato da Giorgio con il suicidio, lascerà un baratro di demoniacale struggezza nell’animo del Nuti. Dapprima cerca inutilmente di confortarla con la solitudine; ecco quindi la scelta di condividere il suo dolore con la causa: la Nestoroff. Prese delle partecipazioni della casa cinematografica, riesce ad accaparrarsi alcune parti da attore, come quella che strappa ingenuamente a Carlo Ferro, cadendo nelle grinfie della Varia come aveva progettato: fargli capire che lei poteva manipolarlo ed esporlo ai pericoli più rischiosi del lavoro; comparire dinnanzi ad una tigre per spararle a pochi metri.

Ecco quindi l'unica via possibile d'uscita: l'omicidio della Varia ed il proprio suicidio.

Narratore – narrazione

Gubbio è il narratore delle vicende di questo romanzo, esposto sotto forma di diario dallo stesso narratore. Egli dunque è un narratore interno, in quanto è direttamente coinvolto negli eventi da lui stesso esposti. La focalizzazione è posta sul narratore: nel momento in cui Gubbio narra, egli ha già coscienza di come i fatti si evolveranno. Il narratore è molto "coinvolto" nelle vicende, tanto che molto spesso si sofferma, proponendo proprie riflessioni e idee filosofiche che spezzano il ritmo narrativo.

Lingua e stile

Il lessico proposto nel romanzo è molto ricercato; ciò è dimostrato dall'utilizzo abbastanza costante di termini tecnici e specifici del linguaggio cinematografico. Tale utilizzo può avere il duplice scopo di far entrare ed ambientare il più possibile il lettore nell'opera, e di sottolineare l'importanza sempre maggiore acquisita dalle macchine nella società. Nonostante questa ricercatezza, comunque, i periodi, anche se piuttosto lunghi e articolati in varie subordinate, risultano abbastanza comprensibili. Una particolarità del romanzo è l'utilizzo da parte dell'autore di citazioni di altre proprie opere, sia letterarie che teatrali. Non mancano inoltre alcuni cenni autobiografici da parte di Pirandello.

Anno scolastico 2008/2009

Storia:

La terza rivoluzione industriale

Candidato: Cappellari Danny – 5° TIE

Tabella riassuntiva degli eventi che hanno portato alla terza rivoluzione industriale:

  • Utilizzo del vapore per controllare le macchine
  • I° Rivoluzione Industriale durante l'estrazione dei metalli. Uso della prima
  • Motore a vapore
  • Forma di automazione: il che sostituiva la forza animale.
  • Uso del petrolio per alimentare le macchine;
  • Elettrica
  • II° Rivoluzione Industriale imbrigliamento dell'energia per automatizzare il settore industriale. In questa fase si denota ancora di più lo spostamento dell'attività economica dall'uomo alla macchina.
  • Organizzazione delle attività economiche della
  • Dominio della mente:
  • III° Rivoluzione Industriale società. Uso di macchine a controllo numerico, software più potenti e sofisticati
  • e Rete Internet

Alla fine del secondo millennio, e all'alba del terzo, è in atto un'interazione di sei nuove tecnologie - microelettronica, informatica, telecomunicazioni, nuovi materiali di sintesi, robotica e biotecnologia, per la creazione di ciò che gli storici dell'economia chiameranno la terza rivoluzione industriale. I progressi della scienza di base in queste sei aree hanno creato nuove tecnologie che hanno permesso la nascita, e stanno permettendo il rapidissimo sviluppo, di un insieme di nuove industrie. La terza rivoluzione industriale portò alla scoperta e all’utilizzo di nuove fonti energetiche come l’atomo, già usato nelle bombe atomiche del 1945 sul Giappone, all’energia solare, del vento, prendendo spunto dai mulini, all’aumento del consumo del petrolio e all’invenzione della plastica da parte di Moplen. Oltre a queste invenzioni si creò la I.A., cioè l’intelligenza artificiale assemblata ai robot.

Con l’avvento della terza rivoluzione industriale si ebbero diverse conseguenze:

L’invenzione di nuove forme di energia

A seguito del crescente fabbisogno energetico e del progressivo esaurimento delle fonti tradizionali di combustibile le ricerche sull’energia nucleare si posero come possibile impiego l’uso di tale energia anche in campo civile. A partire dagli anni cinquanta, così, sono entrate in funzione in Europa, negli Stati Uniti e nell’Unione Sovietica numerose centrali nucleari per la produzione di elettricità. Purtroppo il processo di fissione comporta la produzione di una certa quantità di scorie con rischi di inquinamento radioattivo. La soluzione al problema potrebbe essere rappresentata dalla creazione di centrali basate su un diverso tipo di reazione atomica, un processo inverso a quello della fissione, ovvero quello della fusione. Tuttavia la costruzione di centrali elettriche basate sulla fusione nucleare appare ancora lontana, perché l’innesco di questa reazione richiede temperature dell’ordine di milioni di gradi. Gravi incidenti come quelli avvenuti a Three Miles Island (Stati Uniti) nel 1979 e di Chernobyl (Ucraina) nel 1986 hanno aperto la strada a una fase di ripensamento. La crisi petrolifera del 1973-1974 e i limiti sempre più evidenti delle attuali tecnologie relative allo sfruttamento dell’atomo portano all’utilizzazione di fonti di energia rinnovabili e non inquinanti, le cosiddette fonti di energia alternative. Tra queste vi sono l’energia solare, mareale, geotermica, eolica e da biomassa.

Tentativi di convertire direttamente l’energia solare in energia elettrica vennero effettuati già agli inizi del novecento attraverso i forni centrali dotate di specchi solari, parabolici che concentravano i raggi del sole in modo da portare a ebollizione l’acqua di caldaie che poi azionavano le turbine. Il procedimento, tuttavia, si rivelò assai costoso e poco redditizio in termini di quantità di energia prodotta. Con il passare degli anni si è passati all’utilizzo di celle fotovoltaiche, realizzati con materiali che, investiti dalla radiazione luminosa, producono una differenza di potenziale generando energia elettrica a basso voltaggio

Oggi è possibile ottenere rilevanti apporti energetici anche dalle maree, soprattutto nelle zone in cui i periodici sollevamenti e abbassamenti del livello del mare sono particolarmente forti. Sono già state realizzate centrali elettriche che utilizzano il processo di riempimento svuotamento di un bacino prodotto dalla marea per creare un salto d’acqua in grado di produrre energia idroelettrica.

L’energia geotermica ha origine dall’energia calore termica presente nel sottosuolo. Il calore imprigionato in profondità può infatti generare potenti getti di vapore, i soffioni boraciferi, in grado di far funzionare turbine. Conosciuta già nel XIX secolo, l’energia geotermica è sfruttata, nelle zone geologicamente attive (aree sismiche, vulcaniche e orogenetiche), per produrre energia elettrica e per riscaldare l’acqua che, attraverso un’apposita rete di distribuzione, giunge all’utenza.

L’energia eolica si ottiene

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