Storia
Le conclusioni della seconda guerra mondiale e la guerra fredda
Alla fine della guerra la situazione mondiale era mutata radicalmente:
L’Europa usciva dal conflitto in posizione di dipendenza rispetto alle due potenze vincitrici, Stati Uniti e Unione Sovietica, attorno alle quali si configurò un nuovo equilibrio politico mondiale. L’alleanza tra USA e URSS, che era stata determinante ai fini della vittoria contro Hitler, si trasformò, negli anni successivi al conflitto, in un’aspra rivalità che si manifestò nella cosiddetta Guerra Fredda. La rivalità scaturì da una forte competizione sul piano ideologico, economico, politico, tecnologico, scientifico per il controllo totale del mondo. Due opposti sistemi si confrontarono tra fasi alterne, ora di distensione ora di tensione, anche acuta.
Occorreva, perciò, trovare un luogo di discussione e di accordi affinché il mondo non precipitasse in un’altra guerra. Su impulso americano venne decisa la costituzione di una nuova organizzazione internazionale. Fondata il 24 giugno 1945, con la firma dell’Accordo di San Francisco, fu chiamata ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), che si proponeva lo stesso obiettivo della Società delle Nazioni, ovvero un futuro di pace e prosperità.
Lo Statuto dell’ONU fu l’espressione di due diverse concezioni: quella utopistica, che si richiamava ai principi di libertà dei popoli e di uguaglianza fra le Nazioni sostenuti da Wilson dopo la prima guerra mondiale; e quella realistica, espressione della visione di Roosevelt, che riteneva necessario, per governare il mondo, costituire un “direttorio” formato da potenze vincitrici.
L’aspetto utopistico è presente nell’Assemblea Generale degli Stati membri che ha il potere di adottare delle “risoluzioni” non vincolanti.
L’aspetto realistico lo ritroviamo nel Consiglio di Sicurezza. Si tratta di un organo costituito da 15 membri: 5 permanenti e con diritto di veto (si tratta delle potenze che hanno vinto la seconda guerra mondiale: USA, URSS – dal 1992 Russia –, Gran Bretagna, Francia e Cina); 10 eletti a turno. Il Consiglio di Sicurezza ha il potere di adottare, in caso di crisi internazionali, decisioni vincolanti per gli Stati e può decidere anche l’intervento armato (le truppe che operano per l’ONU sono dette Caschi blu). La FAO e l’UNESCO si ispirano invece al principio di solidarietà.
Le premesse della Guerra Fredda
Le premesse della Guerra Fredda erano insite nella conduzione e nella conclusione della seconda guerra mondiale. Infatti, sin dal 1943, l’Unione Sovietica, forte dell’apporto militare determinante ai fini della sconfitta del nazismo, non aveva nascosto il progetto di estendere il suo controllo all’Europa centrorientale. La liberazione da parte dell’Armata Rossa di quell’area europea fu la condizione per attuare un progetto di egemonia comunista.
Da questo punto di vista appare chiaro che lo sforzo militare contro la Germania nazista non rispondeva soltanto alla difesa dell’integrità nazionale dello stato sovietico, ma aveva lo scopo di condurre una guerra al tempo stesso ideologica e di conquista, attraverso la quale il sistema comunista avrebbe potuto estendersi su vaste aree europee e asiatiche.
Dopo il 1945, l’URSS vide confermata la grande espansione conseguita a partire dal 1940, con il possesso sia dei territori annessi in virtù del patto di non aggressione firmato con la Germania (le tre Repubbliche baltiche, Lettonia, Estonia, Lituania) sia delle regioni conquistate nella guerra contro Hitler, e cioè la Bessarabia e la Bucovina settentrionale ottenute dalla Romania nel 1944, ampie regioni polacche situate nella Bielorussia e nella Galizia, nonché una zona della Prussia orientale tolta alla Germania. Il confine tra Polonia e Germania, tracciato lungo la linea Oder-Neisse, ricompensava la Polonia con le regioni tedesche della Pomerania e della Slesia.
Poteva dirsi realizzato il disegno di Stalin di togliere l’Unione Sovietica dall’isolamento internazionale in cui era stata posta dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917, di ricostruire un grande stato russo che non solo recuperasse i territori perduti nella prima guerra mondiale ma ampliasse i vecchi confini, e di presentarsi nelle relazioni internazionali come una grande potenza in grado di stare alla pari con gli Stati Uniti.
Infine l’Unione Sovietica poteva usufruire del sostegno dell’opinione pubblica di parte democratica e antifascista, che le riconosceva il merito di avere impedito la nazistizzazione totale dell’Europa. Il ricordo della battaglia di Stalingrado confermava tale giudizio.
Nel dopoguerra, la divisione dell’Europa in due blocchi, l’uno orientale filosovietico, l’altro occidentale filoamericano, fu il risultato della conduzione politica e diplomatica della guerra.
Sulla Germania la spartizione si esercitò compiutamente, con la sua divisione nel 1945 in quattro zone d’occupazione militare affidate a Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica, e con la creazione nel 1949 di due stati: la Germania Occidentale, o Repubblica Federale Tedesca, appartenente al blocco capitalistico, e la Germania Orientale, o Repubblica Democratica Tedesca, che divenne parte del blocco sovietico.
La spartizione fu completata con la divisione dell’ex capitale Berlino in due settori, orientale e occidentale, settori che nel 1961 saranno delimitati da un Muro.
L’Italia al termine della guerra
La situazione dell’Italia nel 1945 non era migliore di quella degli altri stati europei. I mezzi di trasporto, le industrie, le abitazioni avevano subito gravi danni e le condizioni di vita della popolazione erano difficili: miseria, fame, disoccupazione erano realtà quotidiane. Inoltre, l’economia si riprendeva con grande lentezza.
In questo periodo, l’Italia era divisa in due. Nella parte settentrionale e centrale, vi erano vivissime aspettative e una forte volontà di cambiamento. Non si voleva tornare all’Italia liberale precedente al fascismo; si voleva costruire una democrazia più aperta alle nuove esigenze delle masse popolari. Era il cosiddetto Vento del Nord.
Al Sud, al contrario, la società era rimasta ferma, immobile: le classi dirigenti tradizionali, appoggiate dagli alleati, avevano mantenuto il loro predominio politico e sociale. Le attese di molti operai, contadini e borghesi di un radicale cambiamento furono incarnate dal governo guidato da Ferruccio Parri, uno dei capi della Resistenza. Questo governo compì, però, molti errori e durò pochi mesi.
Italiano: il Neorealismo
La letteratura nata in Italia negli anni del Fascismo che precedettero la guerra corse continuamente il rischio di esaltare il momento aristocratico della solitudine e di astenersi dal dramma della realtà storica. La guerra ha fatto giustizia di molte di quelle posizioni, in ciò che esse avevano di astratto, di volontario “esilio” intellettuale: la Storia non consente rifiuti, ma scelte.
Quando il dopoguerra irruppe con la folla dei suoi problemi, che investirono direttamente la funzione e la definizione stessa della cultura e dei suoi rapporti con le masse popolari, tornate a essere soggetto di storia e perciò di cultura, la letteratura dovette allargare gli orizzonti del suo impegno. Fu un travaglio difficile, che durò parecchi anni.
Sorto nell’immediato dopoguerra, il Neorealismo si svolse tra il 1945 e il 1955 e fu il frutto delle grandi esperienze storiche di quegli anni: la Resistenza, l’occupazione straniera, gli anni duri e difficili della ricostruzione, i primi passi della Repubblica democratica.
Il Neorealismo dell’immediato dopoguerra si proponeva di indagare e rappresentare la vita quotidiana e la realtà sociale del tempo, descrivendo in particolare le condizioni delle classi popolari.
I caratteri essenziali del Neorealismo sono:
- Oggettività della rappresentazione ottenuta attraverso documenti e testimonianze di fatti realmente accaduti.
- Scelta di una lingua antiletteraria, largo utilizzo del dialogo capace di riprodurre le modalità dialettali e gergali del linguaggio parlato.
Questo modo di raccontare fu largamente utilizzato dal cinema Neorealista che ebbe una fioritura ricchissima nell’Italia del dopoguerra.
Il Neorealismo nel cinema
Più valido e artisticamente più efficace fu il Neorealismo nel cinema, e non soltanto per le genialità dei registi famosi, balzati subito alla notorietà mondiale, come Eduardo De Filippo, ma anche perché il cinema era un’arte giovane e non aveva problemi di dipendenza con la tradizione.
Il Neorealismo nella letteratura
Più lento e travagliato e con risultati artistici più limitati fu il Neorealismo nella letteratura, che si trovò di fronte a notevoli difficoltà. Mentre nel cinema i nuovi contenuti balzarono sullo schermo per l’evidenza realistica delle immagini, la semplicità di attori improvvisati presi dalla strada, e le scene girate all’aperto, nella letteratura non bastava proporre i nuovi contenuti, ma occorreva accompagnare la narrazione con una profonda analisi storica dell’epoca, cosa che mancò agli scrittori neorealisti; gran parte delle loro opere fa solo carattere di cronaca, di testimonianza e di documento.
Un’ulteriore difficoltà era la ricerca di un linguaggio adeguato alla novità dei contenuti umani e sociali. Questo linguaggio doveva essere formato da un impasto nuovo, fatto di lingua tradizionale e di forme dialettali storicamente più efficaci e diffuse, capaci di concorrere alla formazione di una linguistica che escludesse sia le forme dotte della tradizione letteraria sia le forme dialettali, per effetto dell’allargamento della coscienza nazionale alle grandi masse popolari dopo la caduta del Fascismo, e della loro partecipazione alla vita democratica del paese.
Eduardo De Filippo
Eduardo De Filippo nasce a Napoli nel 1900 e muore a Roma nel 1984.
Occupa un posto di assoluto rilievo nel teatro italiano, sia in qualità di attore che di commediografo. Egli è indubbiamente fra le personalità più interessanti e geniali di tutto il mondo recente; anzi possiamo dire che sia solo che degnamente s’interseca nel grande filone del nostro teatro.
Dalla prodigiosa capacità di aderire alla vita di tutti i giorni, e specialmente a quella tragica e comica insieme, miserabile e allegra, mutevole e rumorosa, che si agita nelle vie e nelle case di Napoli, Eduardo De Filippo trae gli aspetti umoristici della sua arte: si tratta di un umorismo amaro, che presuppone un’esperienza di vita sofferta, una dolente ma non rassegnata volontà di andare al fondo delle cose, di illuminare i visi dietro le maschere, di ritrovare la verità dietro le menzogne e le ipocrisie.
Nella sua inscindibile attività di autore e di attore, Eduardo è veramente il “napoletano che si trova ad impersonare l’uomo d’oggi”.
Più di tutti gli altri commediografi contemporanei, Eduardo ha stabilito col pubblico una comunione diretta, che tenta sempre di escludere ogni mediazione culturale, ogni velleità di messaggio dall’alto, di giudizio dal di fuori.
L’esplicita intenzione di Eduardo è costringere il pubblico a ridere e a piangere, a piangere di se stesso. Si propone, inoltre, di aiutare il suo pubblico a vedere in se stesso e fuori di sé, additandogli le miserie più evidenti, i desideri e i sogni più accarezzati e più irrealizzabili.
Natale in casa Cupiello
Fra le opere del primo periodo merita un cenno particolare Natale in casa Cupiello, come atto unico ma poi sviluppato in tre atti. In questa commedia, accanto alle situazioni comiche si sviluppano anche i motivi poetici, che nascono e si intrecciano in una vicenda molto umana.
Qui si può già riconoscere la particolare caratteristica del teatro di Eduardo: la comicità si mescola alla sofferenza, il riso trapassa nel pianto e la buffoneria degenera nella tragedia.
Un ulteriore motivo tipicamente eduardiano è il realismo genuino e immediato delle scene, tratte dalla vita reale di tutti i giorni, colte dal vivo: è la vita di tutti i giorni a Napoli, con personaggi del piccolo mondo della povera gente emarginata e costretta a vivere in condizioni di miseria nei vicoli e nelle strade della più grande città del Sud. Natale in casa Cupiello segna l’inizio delle grandi commedie di Eduardo.
Napoli milionaria è una commedia scritta ed interpretata da Eduardo De Filippo nel 1945 e inserita dall’autore come primo lavoro nella raccolta Cantata dei giorni dispari.
La commedia venne composta nel giro di poche settimane e fu messa in scena per la prima volta il 15 marzo 1945 al Teatro di San Carlo a Napoli. Nel 1950 venne girato un film con la regia dello stesso Eduardo De Filippo, che contribuì alla sceneggiatura e al cast cinematografico, basato sullo stesso soggetto della commedia.
Come tutte le commedie di De Filippo anche questa fu rappresentata in molti paesi europei, ma la rappresentazione forse più importante fu quella di Londra nel 1972.
Dalla commedia è rimasta celebre la frase entrata nell’uso comune Ha da passà ’a nuttata nel senso di dover sopportare le difficoltà dell’esistenza con la speranza che si risolvano.
Trama
Gennaro Jovine, povero abitante di un “basso” napoletano, durante la guerra, assiste impotente alla borsa nera che la moglie Amalia e i figli fanno per sopravvivere, e, durante un sopralluogo della polizia, è costretto a fingersi morto per non far scoprire la merce.
Gennaro viene fatto prigioniero e Amalia intrattiene un’amicizia, non solo d’affari, con il giovane Errico Settebellizze, mentre la figlia Maria Rosaria rimane incinta di un soldato americano, e il figlio diventa ladro d’auto.
Gennaro ritorna improvvisamente dalla prigionia, mentre tutto il vicolo festeggia a casa sua il compleanno di Errico. Nell’euforia generale nessuno vuole ascoltare le sue vicende. Gennaro abbandona il pranzo e va a vegliare Rituccia, la figlia più piccola, gravemente ammalata.
A fornire la medicina giusta sarà il ragionier Spasiano, a cui Amalia, con la borsa nera, ha tolto ogni bene: “ha da passà ’a nuttata” per superare la crisi di Rituccia, della famiglia, di Napoli.
Diritto: Costituzione repubblicana
La nascita della Costituzione
La Costituzione repubblicana – La nascita della Costituzione:
L’Assemblea costituente, eletta il 2 giugno 1946, aveva il compito di elaborare un nuovo testo costituzionale. Essa era composta da 556 membri, ristretti a 75 deputati che si articolavano in:
- Diritti e doveri dei cittadini.
- Organizzazione costituzionale dello Stato.
- Rapporti economico-sociali.
Il 1° gennaio 1948 la Costituzione entrò in vigore.
La struttura della Costituzione
È composta da 139 articoli, ed è distinta in due parti principali:
- Principi fondamentali: sovranità popolare, diritti inviolabili, diritto al lavoro, ripudio della guerra…
- Parte I, diritti e doveri dei cittadini: rapporti civili, etico-sociali, economici, politici ecc…
- Parte II, ordinamento della Repubblica: competenze del Parlamento, Presidente della Repubblica, Governo, magistratura, autonomie locali (potere riconosciuto dallo Stato agli enti pubblici territoriali di emanare norme giuridiche e di svolgere funzioni proprie), garanzie costituzionali.
- Disposizioni transitorie e finali: insieme di norme che consentono il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento.
I caratteri della Costituzione
La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato che regola i rapporti tra i cittadini e stabilisce le norme per l’organizzazione dello Stato stesso. Essa è:
- Votata: votata da un’assemblea democraticamente eletta dal popolo.
- Compromissoria: perché alla sua formazione hanno collaborato forze politiche differenti, ma tutte unanimi nel ricercare un patto democratico a tutela dei diritti umani.
- Lunga: non si limita a disporre l’organizzazione dello Stato e a garantire libertà civili e politiche, ma riconosce altri diritti riguardo ai rapporti etici, sociali ed economici.
- Rigida: le norme costituzionali non possono essere cambiate da leggi ordinarie ma solo da leggi di revisione costituzionale.
- Democratica: perché il popolo partecipa alla vita dello Stato ed esercita la sovranità.
- Programmatica: perché consiste in un programma che le forze politiche hanno il compito di attuare in modo da farne una Costituzione sostanziale.
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