Il potere della donna: tra sopportazione e successo 0
Istituto professionale di istruzione secondaria superiore
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A.S. 2008/2009
Esame di Stato
Il potere della donna: tra sopportazione e successo
Il potere della donna: tra sopportazione e successo 1
Miriam Raguso
V A S.S.
Miriam Raguso
Il potere della donna: tra sopportazione e successo 1
Grazie a te, donna, per il fatto stesso che tu sia donna!
(Papa Giovanni Paolo II)
Il potere della donna: tra sopportazione e successo 1
Prefazione
Ho scelto “la donna” come tema centrale della mia tesina dopo aver letto il suggestivo libro
“Mille splendidi soli”, dello scrittore Khaled Hosseini, suggeritomi dalla professoressa di Italiano.
Nella mia tesina intitolata “Il potere della donna: tra sopportazione e successo” ho voluto proporre interrogativi nuovi rispetto alla condizione delle donne nel XXI secolo.
Infatti è il loro posto nella società, i loro ruoli e il loro potere, il loro silenzio e la loro parola che ho voluto comprendere.
Il lavoro svolto, inoltre, presenta un’impronta religiosa in quanto ho voluto constatare che in tutto l’insegnamento di Gesù, come anche nel suo comportamento, nulla si incontra che rifletta la discriminazione, propria del suo tempo, della donna. Al contrario, le sue parole e le sue opere esprimono sempre il rispetto e l’onore dovuto alla donna.
La tesina si suddivide in tre capitoli: nel primo capitolo ci si colloca all’interno delle pagine bibliche in cui la dignità della donna viene rappresentata come immagine e somiglianza di Dio. E in come le donne siano capaci di rivendicare i propri diritti. Il secondo capitolo “Nella storia”, tratta dei vari ruoli che la donna assume in disparate situazioni sociali: famiglia, casa, lavoro con riferimenti ai relativi diritti.
Infine il terzo capitolo vuole essere uno spunto di riflessione sul «genio femminile», che oggi più che mai, possiamo scorgere in ogni parte del mondo.
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Indice
Primo capitolo: Un segno dei tempi
Religione cattolica: Rivelazione............................................................... 3
Secondo capitolo: Nella storia…
Psicologia: La famiglia patriarcale e la famiglia nucleare.................... 6
Cultura medica: Carcinoma della mammella......................................... 9
Diritto ed economia: L’imprenditore...................................................... 13
Tecnica amministrativa: La retribuzione............................................... 18
Italiano: “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini............................... 21
Storia: Storia dell’Afghanistan.............................................................. 23
Inglese: Human rights........................................................................... 34
Terzo capitolo: Cristo promotore
Religione cattolica: (Nuovo testamento)
Cristo promotore della vera dignità della donna.................................. 36
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Primo capitolo: Un segno dei tempi
“Viene l’ora, l’ora è venuta, in cui la convocazione della donna si svolge con pienezza, l’ora in cui la donna acquista nella società un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto. È per questo che, in un momento in cui l’umanità conosce una così profonda trasformazione, le donne illuminate dallo spirito evangelico possono tanto operare per aiutare l’umanità a non decadere”
Queste sono le parole lungimiranti del documento del 1965 del Concilio Vaticano II, parole che esprimono giustizia nei confronti del ruolo femminile in cui soltanto le donne illuminate da uno spirito evangelico possono operare per la promozione effettiva della dignità e della responsabilità delle donne.
Per molto tempo le donne sono state lasciate nell’ombra della storia. Poi hanno incominciato ad uscirne, grazie anche allo sviluppo dell’antropologia, all’attenzione dedicata al tema della famiglia.
Soprattutto, è stato il movimento delle donne a portarle sul proscenio della storia, ponendo alcuni interrogativi sul loro passato e futuro.
Il femminismo o piuttosto i femminismi degli anni sessanta e settanta hanno avuto un ruolo di primo piano, in quanto hanno affermato l’essere donna come categoria fondamentale dell’identificazione politica e di decostruzione e di ricostruzione di sé.
Negli anni più recenti la dignità della donna e la sua vocazione hanno assunto un rilievo tutto particolare, infatti, se degli attenti osservatori della società occidentale fossero chiamati ad
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esprimere un parere sugli ultimi decenni di questo secolo, noterebbero lo scompiglio che ha colpito il mondo femminile. Dall’accresciuta partecipazione alla forza lavoro alla sempre maggiore incidenza del divorzio e del fenomeno delle ragazze-madri, le condizioni esistenziali delle donne
sono cambiate in modo significativo. Tuttavia, ancor prima che tali cambiamenti attirassero l’attenzione generale, il «femminismo» aveva colpito l’opinione pubblica, divenendo l’emblema della rinnovata – e in gran parte inattesa – capacità delle donne di rivendicare i propri diritti.
I segni di questa rinascita femminista si potrebbero scorgere in una vasta gamma di fenomeni.
Guardandosi indietro, qualcuno potrebbe ricordare i clamorosi gesti che i media esaltarono nel 1968, donne americane inscenarono la «sepoltura della femminilità tradizionale» con una fiaccolata al cimitero nazionale incoronarono Miss America una pecora, gettarono i reggiseni nella «pattumiera della libertà». Ci si potrebbe concentrare, più che sugli eventi pubblicizzati dai media, sui loro effetti politici. Si noterebbero, allora, le massicce dimostrazioni che contribuirono ad imporre cambiamenti nei programmi di sistemi politici spesso recalcitranti – come quelle che accompagnarono la campagna per la liberalizzazione dell’aborto in Italia da qui lo slogan: “l’utero è mio e lo gestisco io” – oppure le numerose leggi riformiste riguardanti le «questioni femminili» che diversi paesi approvarono negli anni ’70 e ’80.
Cos’è, allora, il femminismo?
La risposta a questa domanda varia a seconda dei contesti a cui si riferisce, poiché, nel mondo contemporaneo, il femminismo ha acquistato significati diversi in ambienti diversi.
A dispetto del dizionario, che considera il femminismo in maniera univoca «la teoria dell’uguaglianza politica, economica e sociale tra i sessi», oppure, dal punto di vista organizzativo, come la corrispondente mobilitazione volta ad «eliminare le restrizioni discriminatorie nei confronti delle donne», non sembra esservi una definizione universale.
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Si potrebbe dire, piuttosto, che il termine femminismo indichi insiemi di teorie e di pratiche storicamente variabili, incentrate sulla costituzione e sull’ampliamento della sfera di poteri in capo soggetti femminili.
Ma dove si parla seriamente della dignità della donna?
Innanzi tutto nella Rivelazione.
Dobbiamo collocarci nel contesto di quel «principio» biblico, in cui la verità rivelata sull’uomo come «immagine e somiglianza di Dio» costituisce l’immutabile base di tutta l’antropologia cristiana. «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Genesi 1, 27). Questo passo coinciso contiene le verità antropologiche fondamentali:
l’uomo è l’apice di tutto l’ordine del creato nel mondo visibile – il genere umano, che prende inizio dalla chiamata all’esistenza dell’uomo e della donna, corona tutta l’opera della creazione –;
ambedue sono esseri umani, in egual grado l’uomo e la donna, ambedue creati a immagine di Dio. Questa immagine e somiglianza con Dio, essenziale per l’uomo, dall’uomo e dalla donna, come sposi e genitori, viene trasmessa ai loro discendenti: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela» (Genesi 1, 28). Il creatore affida il «dominio» della terra al genere umano, a tutte le persone, a tutti gli uomini e a tutte le donne, che attingono la loro dignità e vocazione dal comune principio.
La donna è un altro «io» nella comune umanità. Certamente si tratta della campagna della vita, con la quale, come con una moglie, l’uomo può unirsi divenendo con lei «una sola carne» e abbandonando per questo «suo padre e sua madre» (cf. Genesi 2, 24). La descrizione biblica, dunque, parla dell’istituzione, da parte di Dio, del matrimonio contestualmente con la creazione dell’uomo e della donna, come condizione indispensabile della trasmissione della vita alle nuove generazioni degli uomini, alla quale il matrimonio e l’amore coniugale per la loro natura sono ordinati: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela» (Genesi 1, 28).
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Secondo capitolo: Nella storia…
Alla luce della Rivelazione creazione significa nello stesso tempo inizio della storia della salvezza.
Luogo abituale della riproduzione biologica delle popolazioni umane, luogo privilegiato della loro riproduzione sociale, la famiglia è anche il luogo in cui si intersecano i rapporti sociali fondati sulla differenza dei sessi e sulle relazioni di filiazione, di affinità e di co-residenza.
La struttura della famiglia degli ultimi anni è molto diversa dal modello tradizionale della famiglia italiana.
Fin dall’epoca degli antichi romani, la famiglia è stata sempre il fulcro della vita dell’intera società.
I ruoli all’interno della famiglia sono stati sempre ben definiti e differenziati, di conseguenza, la moglie era quella che si occupava della cura della casa e dell’educazione dei figli; il marito era il capo indiscusso, colui che provvedeva ai bisogni economici e che dominava su tutti gli altri membri; i figli maschi, una volta raggiunta una certa età, imparavano dal padre tutte quelle “tecniche” e atteggiamenti necessari per diventare, anche loro, un capo famiglia; mentre le figlie femmine aiutavano la madre nei lavori domestici, preparandosi a diventare anch’esse casalinghe.
Inoltre, soprattutto nel periodo che precede la rivoluzione industriale, il modello di famiglia era quello esteso (patriarcale), vale a dire che si viveva assieme con i parenti più stretti, i quali occupavano dei ruoli più marginali ma in ogni caso ben definiti.
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In quest’ambiente, però, le possibilità di crescita personale, e le esperienze erano assai limitate; lasciando non solo il bambino, ma anche l’uomo e la donna, intrappolati nell’ambiente familiare per tutta la vita.
Con l’avvento della rivoluzione industriale e la necessità di disporre di mano d’opera anche femminile, la famiglia subì alcuni mutamenti: la donna ebbe sempre meno tempo da dedicare ai propri figli e ai lavori domestici, i bambini cominciarono ad essere educati a scuola e, di conseguenza, la madre perse in parte il ruolo d’educatrice.
Tuttavia, bisogna aspettare fino agli anni Sessanta del Novecento per vedere i cambiamenti davvero importanti. In questo periodo, la donna acquisì la consapevolezza del suo ruolo nella società, e proiettò sé stessa al di fuori delle mura domestiche, lottando per far valere i propri diritti, il che la portò ad un ulteriore distacco dalla propria famiglia. Man mano che i bisogni della società, ormai diventata capitalista, crescevano, anche le donne più restie dovettero cedere ad abbandonare il ruolo di casalinghe per allinearsi alle nuove esigenze.
Nella società moderna, con il miglioramento della vita, uomini e donne sono divenuti più individualisti, per cui l’unico modo per garantire una vita senza mancanze d’alcun genere, è avere il minor numero possibile di figli.
È necessario, però, rendersi conto che nella realtà di oggi non esiste “una famiglia”, ma una varietà di “tipi di famiglia” con caratteristiche peculiari.
La stessa “famiglia tipo” costituita da due coniugi e da uno o più figli si presenta con diverse tipologie di organizzazione e di problemi, per cui è necessario un sostegno differenziato.
La casa dovrebbe rappresentare il luogo della sicurezza per chi la abita, il nido, la tana dove ci si può rifugiare, le pareti domestiche invece sono un “gran ring”, dove ci si scontra fino al K.O.
In Italia, un problema rilevante è quello dei delitti commessi in famiglia: 230-250 all’anno
Le frustrazioni si accumulano: avere successo, avere un ruolo adeguato ed essere accettati è difficile.
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A tutto ciò si aggiunge l’automobile in panne, la coda alla cassa del supermercato, la gestione difficile di una relazione extraconiugale. Uomini e donne tornano a casa con un pesante fardello di frustrazioni e, quindi, mal disposti, si tolgono l’abito formale e indossano un abbigliamento sciatto, e perdono il controllo della propria immagine e dei propri sentimenti.
La casa e la famiglia, dunque, diventano il cassonetto in cui svuotare il sacco delle immondizie.
Infatti, alla più banale delle contrarietà si reagisce in maniera spropositata.
A peggiorare la situazione ci si mette anche la TV: case, uomini e donne sempre più belli e più bravi. La realtà è sicuramente più sgradevole e la coppia vorrebbe essere “sempre da un’altra parte”.
La violenza domestica verso le donne è una conseguenza diretta di questa situazione; gli omicidi sono l’esito estremo, ma ci sono anche le botte e gli abusi psicologici molto diffusi.
La famiglia diventa in questi casi un campo di battaglia, per evitare tutto questo occorre cambiare, trovare un nuovo punto di equilibrio se quello tradizionale non funziona più. Una formula dove l’altro sia considerato una ricchezza non una “rottura di scatole” su cui sfogare gli istinti peggiori.
La famiglia in difficoltà è sempre a rischio di diventare una famiglia multiproblematica, perché anche una minima difficoltà relazionale può tramutarsi in problemi che possono divenire patologici quindi difficilmente risolvibili.
Pertanto, l’operatore sociale in campo sociale deve essere in grado di riconoscere le potenzialità della famiglia.
Il tecnico dei servizi sociali deve individuare, in tempi brevi, la famiglia multiproblematica al fine di attivare un progetto di aiuto che rientri in un progetto globale che non si limiti alla risposta del bisogno emergente. Il progetto d’intervento definisce obiettivi, metodi, tempi, momenti di verifica e valutazione e ha come tappa centrale la definizione del contratto con la famiglia.
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Il contratto può diventare uno strumento di grand’utilità nella misura in cui richiama la famiglia al piano di realtà, la sollecita a partecipare al progetto d’aiuto, pone in risalto, attraverso una verifica costante, i risultati raggiunti, ma anche i problemi irrisolti, in modo che la famiglia possa maturare, per quanto possibile, una presa di coscienza rispetto ai propri limiti e difficoltà.
Le donne oltre ad essere amareggiate dai problemi, che possono emergere, in famiglia, a volte sono afflitte anche da una malattia denominata “carcinoma della mammella” molto diffusa nel mondo occidentale.
Si tratta di un tumore, che difficilmente colpisce le donne prima dei trent’anni e la sua incidenza cresce con l’aumentare dell’età, raggiungendo un picco intorno al cinquantesimo anno d’età. La fascia di età più colpita nel 2000 è stata quella delle donne con più di sessant’anni.
I fattori di rischio riconosciuti sono: l’età: è il più importante fattore di rischio e cresce con l’aumentare dell’età; la familiarità: infatti, hanno una maggiore probabilità di ammalarsi le donne che hanno parenti (mamme o sorelle) con lo stesso problema; i fattori ormonali: l’importanza di questi fattori è stata identificata partendo dall’osservazione statistica: più alto il rischio per le donne che non hanno avuto figli, che non hanno allattato, che hanno avuto un menarca precoce e una menopausa tardiva; e ancora fattori nutrizionali: deve essere inteso come fattore negativo l’eccesso alimentare in quanto il soprappeso e soprattutto l’obesità sono statisticamente fattori di rischio; ed infine l’allattamento: è dimostrato statisticamente che il carcinoma mammario colpisce poco le donne che hanno allattato a lungo.
Una risposta alla prevenzione primaria è sicuramente: l’autoesame del seno.
Quest’ultima è una pratica di facile attuazione che tutte le donne dovrebbero imparare a fare con correttezza. Va eseguita ogni mese nei giorni successivi al ciclo mestruale a partire dai trentacinque anni.
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