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Indice

  • Mappa concettuale Pag. 1
  • Motivazione della scelta tematica Pag. 2-3
  • Storia Pag. 4-14
  • Letteratura italiana Pag. 16-22
  • Letteratura inglese Pag. 24-27
  • Letteratura spagnola Pag. 29-41
  • Letteratura francese Pag. 43-48
  • Bibliografia Pag. 49

Motivazione della scelta tematica

Il dolore, un sentimento fortissimo, talmente intenso da poter cambiare intere generazioni, così struggente da abbattere le idee, è proprio tramite esso che ci miglioriamo, evitando di fare gli stessi errori che ci hanno provocato quella forte sensazione di sofferenza.

Ogni uomo affronta il dolore in maniera differente, c’è chi reagisce ad esso, chi si abbandona, oppure chi tenta di trasmetterlo, chi ne vuole parlare o chi cerca di reprimerlo, ma è sempre una costante dell’umanità. Tutta l’umanità tenta di non andare più incontro alle situazioni che gli hanno provocato quella sofferenza, che siano stati loro stessi, con i loro errori, o che siano stati errori “collettivi”, scaturiti ossia da un folto gruppo di persone, o da intere nazioni.

Gli artisti in particolare si vestono nel ruolo di araldi del dolore, in quanto sono proprio loro a trasmettere il disagio e la sofferenza di particolari situazioni, che siano esse guerre, come fece Picasso con la sua opera “Guernica”, diventata infatti emblema e denuncia contro la guerra per l’immediatezza con cui raffigura persone, animali ed edifici straziati dalla violenza e dal caos del bombardamento a tappeto, dando efficacemente il senso della disumanità, brutalità e disperazione della guerra.

O anche nella musica moderna si possono sentire toni di denuncia e di dolore, come fece Bob Marley combattendo il razzismo e il male con i suoi testi, e ancora il dolore psicologico, un dolore interiore, una sorta di tormento, un male profondo che divora l’anima, come ad esempio Schopenhauer e Montale con il pessimismo delle loro opere e i loro conflitti esistenziali.

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Il motivo principale della mia scelta sul percorso legato al dolore è perché secondo me il primo passo che si deve fare per trovare quiete e felicità è affrontare i nostri problemi che ci martirizzano, partendo dall’origine di essi, ed eliminarli dalla base; personalmente ritengo che l’interiorità delle persone che mi circondano sia la cosa più importante, perché è la causa dei nostri comportamenti.

Per questo non si può parlare di felicità o libertà se prima non si sono risolte, dove è possibile o per lo meno affrontate, le situazioni che la vita ci pone davanti, che in qualche modo ci fanno soffrire.

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Storia

Totalitarismi

Ponendosi in questo modo polemicamente nei confronti del regime, in quanto totalitarismo è un termine per indicare quei regimi politici che si propongono di occupare in maniera totale le istituzioni e la società. Li caratterizza il monopolio dei mezzi di comunicazione di massa e del sistema formativo; si differenzia perciò dall’autoritarismo: mentre quest’ultimo consente una certa possibilità di dissenso, il primo impedisce l’esistenza di ogni opposizione.

Ad un certo punto, l’espressione cominciò ad essere usata per designare tutte le dittature monopartitiche, nonostante le sostanziali differenze di fondo. Infatti rimangono tutta una serie di differenze di base sociale e di ideologia che rendono fascismo e comunismo due fenomeni chiaramente e decisamente contrapposti.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che sulla base di ideologie aventi contenuti diversi si possono costruire prassi di dominio politico sostanzialmente analoghe. E nella Germania hitleriana e nella Russia di Stalin si è verificato proprio questo fenomeno: sopra diverse basi sociali e diverse ideologie si è innescata una prassi politica fondamentalmente simile.

È legittimo quindi parlare di totalitarismo fascista e di totalitarismo comunista, nel senso appena indicato; ma ne segue anche che è illegittimo usare quelle espressioni se con esse si vuole affermare che il comunismo ed il fascismo sono per loro natura dei fenomeni necessariamente totalitari.

D’altra parte le differenze tra fascismo e comunismo producono effetti rilevanti sulla stessa prassi totalitaria. Questa assume nei differenti sistemi caratteri parzialmente diversi, in relazione all’indirizzo politico generale del sistema politico; e acquista inoltre nei differenti sistemi una diversa dinamica evolutiva.

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L’indirizzo politico generale del comunismo è l’industrializzazione e la modernizzazione forzate in vista della costruzione di una società senza classi; l’indirizzo politico generale del fascismo è l’instaurazione della supremazia assoluta e permanente della razza eletta.

Perciò nei due tipi di sistemi, il totalitarismo è collegato per esempio con una diversa politica economica: da un lato si procede a una statalizzazione completa delle attività economiche, dall’altro si mantiene la massima parte dell’economia nella sfera privata.

È da collegarsi anche a un diverso tipo di violenza: in un caso il risultato più caratteristico è il campo di lavoro forzato, espressione della violenza come mezzo per costruire un nuovo ordine, nell’altro caso il risultato è il campo di sterminio, espressione della volontà di distruzione, pura e semplice, di una razza considerata inferiore.

I sistemi comunisti sono meno vulnerabili, perché distruggono la vecchia classe dirigente e riplasmano interamente la struttura sociale. Al contrario, i sistemi fascisti sono più vulnerabili perché lasciano intatte, in larga misura, la vecchia classe dirigente e la stessa struttura economico-sociale; perciò essi vanno probabilmente incontro a crisi ricorrenti dalle quali non possono uscire vittoriosi se non per mezzo di una nuova intensificazione della violenza di massa e della politica totalitaria.

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Avvento del fascismo

Benito

I Fasci Italiani vennero istituiti il 23 marzo 1919, a Milano, da Mussolini, ex-socialista e direttore dell’“Avanti!”, espulso dal partito socialista per essersi schierato tra gli interventisti nel dibattito politico interno italiano concernente la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale (1915).

Il loro successo, prima limitato, crebbe col passare degli anni di pari passo con la crisi dello Stato liberale dovuta anche alla Guerra del ’15-’18. Essi apparvero subito come un movimento molto violento, addirittura le loro squadre venivano pagate dalla Confederazione degli Agrari e poi degli Industriali per sedare le rivolte dei movimenti operai e contadini, che puntualmente corrispondevano a devastazioni delle sedi dei sindacati, intimidazioni dei capi sindacali e addirittura eliminazioni fisiche dei più pericolosi rivoltosi.

Il Fascismo era anche caratterizzato da ideologie avanzatissime, come il passaggio da monarchia a Repubblica e la convocazione di un’assemblea costituente, ed era abilmente impostato come un movimento ambivalente che, ad esempio, durante l’ultimo ministero Giolitti (1920-1921) si presentò inizialmente come spalla subordinata all’uomo politico liberale, per poi impostare una campagna elettorale rivolta contro lo stesso Giolitti nelle elezioni del 1921.

In realtà Giolitti aveva forse sottovalutato questo nuovo partito, illudendosi di poterlo utilizzare a suo piacimento nello scacchiere della politica interna italiana. Giolitti si dovette dimettere nel 1921 e

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gli succedettero prima Bonomi (luglio 1921-febbraio 1921) e poi Facta (febbraio-ottobre 1921), sotto i quali ministeri il fascismo crebbe enormemente nei consensi.

Mussolini però era abilmente attento a non apparire troppo legato alle squadre d’azione che agivano nell’illegalità, e voleva a tutti i costi creare un’apparenza legale, e perciò trasformò il movimento dei Fasci in PNF, Partito Nazionale Fascista.

Sempre più influente in campo politico, il partito si accosta anche alla monarchia in un discorso molto ambiguo pronunciato il 20 settembre 1922. Dopo questa crescita e presentazione, il 28 ottobre 1922 i fascisti decidono di agire organizzando la famigerata “Marcia su Roma”, che portò il re ad affidare l’incarico di formare un nuovo governo a Benito Mussolini, come se fosse stato un normale avvicendamento al potere tra Mussolini e Facta.

Furbescamente Mussolini dichiarò inizialmente che, pur potendo formare un governo solamente fascista, avrebbe tuttavia lasciato spazio ad altri partiti come quello liberale, quello popolare e quello dell’esercito.

Tutto ciò fu proclamato nel famoso “Discorso del Bivacco”, al quale seguirono alcune riforme volte a trasformare il governo fascista in vero e proprio regime: dalla fine del 1922 le decisioni del Gran Consiglio del Fascismo divennero più importanti di quelle dello stesso governo, nello stesso periodo nacque la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che consisteva in un esercito di partito completamente illegale nella realtà, ma ora assolutamente normale e anzi adeguato all’andamento del regime.

Nel 1924 il Fascismo approvò le Legge Acerbo, che sarebbe stata

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determinante nelle successive elezioni, assegnando un vastissimo numero di seggi ai vincitori, prevedibilmente fascisti.

E così fu: i fascisti, grazie alle intimidazioni, alle sopraffazioni e alle minacce, stravinsero le elezioni del 1924, ma il regime fu sul punto di crollare sotto i colpi della denuncia alla Camera di Giacomo Matteotti, deputato Socialista, che contestò la validità delle elezioni fornendo un ampio e documentato elenco delle violenze fasciste e accusandoli dell’omicidio di un candidato “pericoloso”.

La Camera rimase sconvolta e molti esponenti del governo, anche fascisti, decisero di abbandonare la seduta. Mussolini allora rispose proclamando, il 3 gennaio 1925, la fine della libertà di opposizione al governo, dichiarando l’illegalità di ogni forma di disapprovazione nei confronti del governo: era il famoso Colpo di Stato che portò al Regime vero e proprio.

Da questo momento il fascismo fece in modo di controllare tutte le strutture dello Stato, annullando qualsiasi possibile reazione avversa, fondando organizzazioni volte all’esaltazione nazionale e quindi facendo leva sullo spirito nazionalista e sulla coscienza nazionale di ciascun italiano.

La scuola venne conformata al regime, in modo da formare provetti fascisti, nuove riforme modificarono progressivamente tutte le strutture statali, nacque uno Stato Corporativo nel 1927 con l’approvazione della Carta del Lavoro, e in questo Stato Corporativo si sostituirono alla Camera dei deputati la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, vennero istituiti il confino di polizia e un Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato.

Per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa, fino ad allora non proprio idilliaci, si ricordi il non-expedit, il fascismo capì che era necessario stabilire dei confini tra i due poteri, e infatti nel 1929 firmò i Patti Lateranensi che stabilivano, a prezzo di pericolose confusioni, l’istituzione della Città del Vaticano con, teoricamente, sovranità della Chiesa sia in campo giuridico normale

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che religioso, ma in realtà questa sovranità veniva intaccata da alcuni articoli degli stessi accordi.

Il Regime si caratterizzò anche per la politica volta all’autarchia, cioè al raggiungimento dell’autosufficienza nel maggior numero di settori possibili della produzione, e per il militarismo.

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Ascesa del nazismo

La Germania era uscita sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale ed era stata indicata come l’unica responsabile dello scoppio del conflitto, infatti le era stato imposto tramite il famoso Trattato di Versailles, detto anche Diktat per l’eccezionale durezza, del 1919, il pagamento di un’ingentissima somma come risarcimento ai vincitori della guerra, che, se ipoteticamente fosse stata pagata immediatamente, avrebbe completamente raso al suolo la potenza economica della nazione per secoli interi.

Trovatasi quindi in una situazione disastrosa, la Germania seppe avviare una ricostruzione interna, animata da forte spirito di rivalsa nei confronti degli autori del Diktat, che si avvalse anche dell’appoggio della Russia, altra potenza crollata di fronte alla Guerra e ora isolata dal resto del mondo per il suo comunismo.

La Repubblica di Weimar, fondata nel 1919 e di ispirazione socialdemocratica, si avvicinò decisamente alla Russia comunista firmando il 16 aprile 1922 il Trattato di Rapallo, col quale si impegnava a intensificare le reciproche relazioni economiche.

I due Stati si spalleggiarono nella reciproca ricostruzione industriale ma anche militare, infatti i tedeschi impiantarono nella vicina Russia le fabbriche di armi che la Società delle Nazioni aveva proibito di ricostruire in territorio tedesco.

Pur dimostrando notevoli capacità di ripresa, nella politica interna la Germania era animata da contrasti tra il partito nazionalsocialista e il partito comunista, che erano in opposizione coi socialdemocratici al governo, rimproverandogli, il primo di avere

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firmato il Diktat nonostante, a loro parere, la Germania avesse ancora la potenza per vincere la Guerra, e i secondi per aver rimpastato la vecchia Germania mutandone soltanto le istituzioni politiche.

Nel 1923, Francia e Belgio, non ricevendo ancora i risarcimenti della guerra dai tedeschi, decisero di occupare il bacino minerario della Ruhr, maggiore fonte di ricchezza e indispensabile condizione della rinascita tedesca, privando la Germania della spinta economica di base.

Da qui sprofonda in una grossa crisi, poiché il governo proclama una resistenza passiva dei lavoratori della Ruhr finanziata dallo stesso, ma che, per ovvi motivi, non può andare avanti a lungo.

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