Zanini Alessia, 5AS anno scolastico
2006/2007
TESINA MULTIDISCIPLINARE
“DI CUORE IN CUORE”
INDICE:
Introduzione……………………………………………………………………………………
……pag. 3
Italiano……………………………………………………………………………………………
……pag. 4
Inglese.....................................................................................................pag. 7
Storia
dell’Arte………………………………………………………………………………………pag.
8
Fisica e
Chimica…………………………………………………………………………………….pag.
11
Conclusione………………………………………………………………………………………
…..pag. 14
Mappa
concettuale……………………………………………………………………………….pag.
15
Bibliografia e
sitografia………………………………………………………………………..pag. 16 2
INTRODUZIONE
“Più grande di tutte le piramidi, dell’Himalaia, di
tutte le foreste e i mari è il cuore umano – è più
bello del sole e della luna e di tutte le stelle, più
radioso e fiorente – infinito nel suo amore, infinito
come la divinità, è la stessa divinità.”
(Heinrich Heine, 1853) “Le coeur a la forme d’une urne.
C’est un vase sacré tout rempli de secrets”.
“Il cuore ha la forma di un’urna.
C’è un vaso sacro tutto riempito di segreti.”
(A. De Vigny)
Il cuore è stato forse, tra gli organi interni, il primo a rivelarsi all’attenzione dei popoli
primitivi. La palpitazione percepita col palmo della mano sulla parete toracica, la
sensazione chiara e talvolta angosciosa della concitazione cardiaca durante gli sforzi
fisici o i gravi tumulti emozionali, lo spegnersi improvviso della vita quando il sangue
esce a fiotti dal cuore ferito, crearono nell’accesa fantasia dell’uomo preistorico il
concetto che al cuore siano legate l’essenza della vita e la felicità degli esseri umani
Nel corso dei secoli, quindi, dagli Egizi ai Romani, dagli Arabi ai Cinesi, è stato definito
come la sede dell’anima, dello spirito vitale, dell’intelletto, delle passioni e
dell’emotività.
Alle porte evolutive del 1600, però, si stava affacciando William Harvey (1578-1657).
Con assoluta chiarezza e precisione stabiliva quella realtà della circolazione: l’anima
non poteva ormai più risiedere nel cuore, al quale però rimanevano le miracolose
risposte agli stimoli emotivi.
Negli ultimi secoli nacque dunque una sorta di ambivalenza del concetto di cuore:
quello prettamente medico-scientifico che lo assoggettava progressivamente al ruolo
di semplice organo (al pari di cervello, polmoni, fegato, …), soggetto a regole e
comportamenti fisiologici ben precisi; e quello più propriamente sentimentale,
irrazionale, che deriva dalle concezioni tradizionali ma che è resistito intatto fino ai
nostri giorni.
Dal mio punto di vista, quindi, ho ritenuto interessante indagare su questo dualismo:
nell’immaginario collettivo, infatti, il cuore rimane un entità misteriosa, sebbene
fisiologicamente conosciuta. 3
?
LETTERATURA ITALIANA
Edmondo de Amicis, “Cuore”
Il libro “Cuore” di Edmondo de Amicis fu pubblicato nel 1886, e nacque come risposta
alle esigenze ideologiche dei ceti dirigenti negli anni difficili successivi all’Unità.
L’intento pedagogico è evidente: prese vita in un clima in cui non solo era fortemente
diffusa l’esigenza di un’educazione nazionale che formasse gli italiani, ma la scuola e il
sistema scolastico nel suo complesso erano fra le maggiori preoccupazioni della classe
dirigente. Edmondo de Amicis (1846-1908) fu un progressista aperto
alle nuove idee del socialismo. Fu un intellettuale
moderno, capace di capire la politica editoriale
spregiudicata di Treves e di adattarvisi, avendone in
cambio un enorme successo di pubblico.
Compose bozzetti sulla vita dei soldati e opere di vena più
ironica e maliziosa, ma il libro più importante resta
“Cuore”, racconto-diario di un bambino della buona
borghesia torinese che frequenta la terza elementare. Per
l’ideologia di cui era espressione e per il tipo di ricezione
che ebbe, Cuore fu un vero e proprio “codice della morale
laica e progressista” della borghesia umbertina.
Cuore è anzitutto il diario su cui Enrico Bottini registra la propria vita scolastica e
familiare. I compagni di scuola rappresentano uno spaccato della nuova Italia nelle sue
classi sociali, da quelle più umili (rappresentate da Precossi, Garrone, Betti, Coretti, il
“muratorino”) a quelle più elevate (rappresentate da Carlo Nobis), dai torinesi ai
meridionali, dai fanciulli studiosi (come Derossi, il primo della classe) ai delinquenti
(come Franti, che ride dei valori più nobili insegnati dal maestro). Non a caso il luogo
dove questi mondi devono incontrarsi ed unificarsi è la scuola, centro di ogni iniziativa
educativa dell’Italia postunitaria.
Alle pagine di Enrico si alternano poi i racconti edificanti che ogni mese il maestro
propone agli alunni e i messaggi educativi che i genitori e la sorella lasciano sul suo
diario.
Perché il titolo “Cuore”?
Il titolo è una precisa chiave di lettura e un chiaro referente della pedagogia morale e
sociale dell’autore. Il libro si intitola così proprio per le connotazioni, i significati
secondari del termine “cuore” che (meno banalmente di quanto non suoni oggi)
implica amore, amicizia, emozione passione. Il cuore allora diventa sinonimo di quei
valori di fondo della nuova Italia: l’esercito, la famiglia, lo Stato, la solidarietà fra le
classi sociali e fra Nord e Sud, la laboriosità, l’obbedienza, e la critica impietosa verso
qualsiasi forma di devianza. 4
Ecco allora un esempio per ciascuno di questi valori che il termine ‘‘cuore’’
rappresenta:
L’esercito, lo Stato, in una parola la fedeltà e l’ammirazione verso la Patria:
“
Nel 1859, durante la guerra per la liberazione della Lombardia, pochi giorni dopo la battaglia
di Solferino e San Martino, vinta dai Francesi e dagli Italiani contro gli Austriaci, in una bella
mattinata del mese di giugno, un piccolo drappello di cavalleggeri di Saluzzo andava di lento
passo, per un sentiero solitario, verso il nemico, esplorando attentamente la campagna. (…)
Arrivarono così a una casetta rustica, circondata di frassini, davanti alla quale se ne stava tutto
solo un ragazzo d'una dozzina d'anni (…).Appena visti i cavalleggeri, il ragazzo buttò via il
bastone e si levò il berretto. (…)La casa era bassa; dal tetto non si vedeva che un piccolo tratto
di campagna. - Bisogna salir sugli alberi, - disse l'ufficiale, e discese. (…)poi tutt'a un tratto
domandò al ragazzo (…)In pochi momenti il ragazzo fu sulla cima dell'albero (…)Il ragazzo
chinò il viso verso di lui, e facendosi portavoce della mano, rispose: - Due uomini a cavallo,
sulla strada bianca. (…)Poi disse: - Vicino al cimitero, tra gli alberi, c'è qualche cosa che luccica.
Paiono baionette. (…)Un terzo fischio rabbioso passò in alto, e quasi ad un punto si vide il
ragazzo venir giù, trattenendosi per un tratto al fusto ed ai rami, e poi pr