La vita raccontata come favola
Autore: Francesco Barbato
Scuola: Liceo Classico “L. Ximenes”
Classe: 3 E
Materie: argomento:
Tema generale della tesina: La vita raccontata come favola
(biografia e filmografia) di Roberto Benigni
- Italiano: Carlo Collodi
- Latino: Apuleio
- Greco: Luciano
- Storia: La Seconda Guerra Mondiale
- Educazione Fisica: Le Olimpiadi tra gli anni 1936-1948
- Geografia Astronomica: La luna
L'uomo non è altro che la serie delle sue azioni.
Friedrich Hegel
Roberto Benigni
Biografia
Ottiene una certa notorietà nel mondo dello spettacolo verso la metà degli anni '70, recitando divertenti e trasgressivi monologhi (in teatro con "Cioni Mario fu Gaspare di Giulia", scritto con Giuseppe Bertolucci; in televisione con "Onda libera"): l'esordio come attore cinematografico, datato 1977, è "Berlinguer, ti voglio bene" di Giuseppe Bertolucci, dove viene ripreso - nelle situazioni come nel linguaggio - il personaggio già da lui portato alla ribalta.
Dopo il grande successo avuto nella trasmissione televisiva "L'altra domenica" di Renzo Arbore (la collaborazione con quest'ultimo proseguirà nel 1980 con i film "Il pap'occhio" e, tre anni più tardi, "FF.SS."), egli recita in diverse pellicole, tra cui il bellissimo "Chiedo asilo" (1979) di Marco Ferreri ed il bizzarro "Il minestrone" (1981) di Sergio Citti.
Il suo debutto dietro alla macchina da presa risale al 1983 col film ad episodi "Tu mi turbi" (1983); successivamente, mentre prosegue la sua carriera di interprete con titoli di notevole livello - su tutti, "La voce della luna" (1990) di Federico Fellini, ma vanno anche segnalati "Daunbailò" (1986) di Jim Jarmusch ed "Il figlio della pantera rosa" (1993) di Blake Edwards, oltre a "Non ci resta che piangere" (1984), anche diretto assieme a Massimo Troisi - egli inaugura con "Il piccolo diavolo" (1988) una fortunata collaborazione con lo sceneggiatore Vincenzo Cerami: tutti i film in seguito da lui diretti sono firmati dai due, ed ognuno risulta campione d'incasso nella rispettiva stagione.
Pur con esiti artisticamente diseguali, il divertente "Johnny Stecchino" (1991) ed il meno riuscito "Il mostro" (1994) fanno assurgere Benigni ad una straordinaria popolarità; il successivo "La vita è bella" (1997) si guadagna - oltre al consueto, strepitoso successo di pubblico - numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Gran Premio della Giuria al 51° Festival di Cannes (1998) e ben tre Oscar (miglior attore, film straniero, musica).
Nel 1999 è tra gli interpreti del film "Asterix e Obelix contro Cesare" del regista Claude Zidi, insieme a Christian Clavier, Gerard Depardieu, Vittorio Gassman e Laetitia Casta.
Nel 2002 Roberto Benigni torna alla ribalta con il film "Pinocchio", nel duplice ruolo di attore e regista.
Filmografia
La vita è bella
Fine anni Trenta: due giovani di belle speranze lasciano le campagne per recarsi in città. Guido, estroverso e spensierato, vuole aprire una libreria nel centro del paese, mentre Ferruccio è tappezziere e, a tempo perso, poeta di versi sagaci. Guido trova un impiego come cameriere presso il Grand Hotel, Ferruccio si adatta a fare il commesso in un piccolo negozio di stoffe.
Durante le divertenti scorribande dei due in città, Guido conosce una maestrina e se ne innamora. Dora è timida e vive costretta in un ambiente borghese, fidanzata con un vecchio compagno di scuola del quale, però, non è più innamorata. Per conquistarla, Guido le tenta tutte: dal travestimento come ispettore scolastico, ad un breve rapimento con la sua Balilla. Il giovane, però, ignora che Dora sia sul punto di sposarsi. Lo scoprirà nel peggiore dei modi: proprio al Grand Hotel, infatti, con un sontuoso ricevimento si annunciano le nozze imminenti. Guido è disperato, ma non si perde d'animo e riesce a trascinare via Dora.
Qualche anno più tardi, Guido e Dora sono felici, sposati e con un figlio, Giosuè, di cinque anni. Guido ha finalmente aperto in centro la sua libreria, ma non ha molti clienti; la guerra imperversa e, con essa, arrivano le leggi razziali contro gli ebrei.
Dora e Guido tentano in tutti i modi di tenere Giosuè lontano dai dolori bellici: Guido ha origini ebraiche, incombe su di lui la minaccia dell'antisemitismo, ma egli inventa sempre nuove favole per il figlio, perché non si avveda della realtà. Un giorno, l'inevitabile arriva: la famiglia viene deportata, Guido e Giosuè divisi da Dora. Nel campo di concentramento, Guido persiste a raccontare al figlio la sua versione della vita, la favola.
La vita al campo è spietata, ma Guido la racconta quasi fosse un gioco, che ha come premio un vero carro armato. Ogni evento - il campo di concentramento, la morte, gli omicidi - viene trasformato in qualcos'altro, ma l'unico scopo è salvaguardare Giosuè dalle brutture della situazione. Giosuè sopravvive, grazie al padre, ai suoi sforzi ed alla sua allegria. La guerra finisce, si è portata via Guido, ma almeno Dora può riabbracciare il figlio.
Pinocchio
Le luci si riaccendono e si rimane senza parole... poi, a freddo, si comincia a capire... Forse il condividere la passione di Benigni per certa letteratura e per certi Autori aiuta, ma soprattutto è il ricordo delle tante volte in cui lo si è visto leggere, recitare, raccontare brani che sono parte della sua vita e non solo dei classici senza anima.
Questa la chiave di lettura - forse - per entrare nella regia della trasposizione di un libro secondo solo alla Bibbia come diffusione e che pare contendere al celebre testo del guelfo bianco il cuore del nostro Roberto. Proprio da Dante viene il concetto che meglio di ogni altro potrebbe spiegare il problema di questo film: l'incommensurabile. Come parlare di ciò che non si può dire? Come parlare di Pinocchio senza stravolgerlo, per chi ha un rispetto sacrale del testo scritto e dell'originale collodiano? Come riuscire ad accontentare fan e produttori facendo un film 'di Benigni' (tra l'altro il primo film del Benigni post-Oscar, con tutte le aspettative che questo comporta da una parte e dall'altra dell'Oceano) ed esserne soddisfatti?
Impresa non facile in verità, "per poco il cor non si spaura", soprattutto per un 'creatore' (certo meno per la produzione, che pure ha speso non poco e a volte forse esageratamente) che ha deciso di farsi protagonista (ma questa non è una novità), legandosi così a un ruolo che ben sapeva non gli avrebbe permesso troppe licenze.
Il Pinocchio di Benigni è una storia da citare, recitare, raccontare, ma non stravolgere. E così Pinocchio non è comico (anche se qualche sprazzo c'è, deve essere stato più forte di lui... o è una concessione al suo pubblico?), perché non lo è mai stato; alla fine è una sorta di trait d'union tra i vari personaggi che costellano il suo mondo e che sullo schermo hanno i volti e le fattezze di una serie di attori (Peppe Barra, Carlo Giuffré, Kim Rossi Stuart, Max Cavallari & Bruno Arena - sì, anche loro - Alessandro Bergonzoni), abituati a tenere la scena e che danno corpo al film con le loro prove a tratti eccelse, che restano in testa come veri mattatori... Proprio loro sono i nostri protagonisti, loro e le varie star dietro la macchina da presa (da Dante Spinotti fino a Danilo Donati, cui è dedicata la pellicola), che fanno di questo Pinocchio il film che è e che potranno avvicinare chi ancora non lo conosce (pur risultando incredibile che ci siano persone che non sappiano di cosa si stia parlando o che non siano in grado di ricordare qualcuno degli episodi creati dalla fantasia di Collodi e di riconoscere figure come Geppetto, la Fata Turchina, il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco e Lucignolo) a un contesto necessario per apprezzare meglio il film in sala.
Carlo Collodi
Biografia
Carlo Lorenzini, più noto con lo pseudonimo di Collodi (dal nome del paese natale della madre), nasce a Firenze il 24 novembre 1826. La madre, Angelina Orzali, benché diplomata come maestra elementare, fa la cameriera per l'illustre casato toscano dei Garzoni Venturi - la cui tenuta a Collodi rimarrà uno dei ricordi più cari del piccolo Carlo - e in seguito presso la ricca famiglia Ginori di Firenze. Il padre Domenico Lorenzini, di più umili origini, debole di carattere e fragile di salute, lavora come cuoco per gli stessi marchesi Ginori.
Primogenito di una numerosa e sventurata famiglia (dei dieci figli, sei ne muoiono in tenera età), Carlo frequenta le elementari a Collodi, affidato ad una zia. Malgrado il carattere vivace, inquieto e propenso all'insubordinazione, viene avviato agli studi ecclesiastici presso il Seminario di Val d'Elsa e poi dai Padri Scolopi di Firenze.
Quando il fratello Paolo Lorenzini diventa dirigente nella Manifattura Ginori, la famiglia acquista finalmente un po' di serenità e di agiatezza, e Carlo può iniziare la carriera di impiegato e di giornalista.
Nel 1848, partecipa come volontario alla prima Guerra d'Indipendenza nelle file dei mazziniani.
Nell'estate dello stesso anno fonda il quotidiano di satira politica "Il Lampione", ben presto soppresso dalla censura - in seguito alla restaurazione del '49 del Granduca Leopoldo - e riaperto undici anni dopo, per la tenacia del fondatore, in occasione del plebiscito sull'annessione al Piemonte. In quell'arco di tempo, il foglio satirico viene sostituito dal giornale di carattere strettamente teatrale "Scaramuccia".
Nel 1856 scrive il libro "Un romanzo in vapore", con accenti trasgressivi e pieni di humour, a cui fa seguito "Il viaggio per l'Italia di Giannettino".
Nel '59, spinto dagli ideali del patriottismo, partecipa alla seconda Guerra d'Indipendenza.
Collodi, scrittore dal carattere spiritoso, versatile, da taluni considerato molto pigro, collabora, fino al 1875, a numerosi giornali; scrive pure romanzi e drammi teatrali, nessuno dei quali però di particolare valore creativo.
Il primo testo dedicato all'infanzia è del 1876: "I racconti delle fate", splendide traduzioni di fiabe francesi commissionate dalla libreria editrice Paggi. Da allora, Collodi si cimenta nel genere della letteratura infantile, con la realizzazione di una serie di testi scolastici che lo rendono un benemerito dell'istruzione pubblica nell'Italia appena unita.
La vera notorietà di Collodi arriva, però, con la pubblicazione del romanzo "Le avventure di Pinocchio", storia del burattino più famoso del mondo. Pubblicato inizialmente a puntate, a partire dal 7 luglio 1881, sul "Giornale per i bambini" di Ferdinando Martini, con il titolo di "Storia di un burattino", esce integralmente nel 1883 con l'editore Felice Paggi di Firenze. L'opera è stata pubblicata in 187 edizioni e tradotta in 260 lingue o dialetti.
Prima di aver goduto del meritato successo, Carlo Collodi muore, improvvisamente, il 26 ottobre 1890 a Firenze.
Le sue carte, donate dalla famiglia, sono conservate nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino
« C'era una volta... - Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori. No ragazzi, avete sbagliato: c'era una volta un pezzo di legno. » (Collodi, Le avventure di Pinocchio)
Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è il titolo del romanzo ottocentesco che ha come protagonista un notissimo personaggio di finzione, appunto Pinocchio, che l'autore chiama impropriamente burattino, pur essendo morfologicamente più simile a una marionetta (corpo di legno, presenza di articolazioni) al centro di celeberrime avventure. Si tratta di un classico della cosiddetta letteratura per ragazzi e fu scritto nel 1881 da Collodi (pseudonimo dello scrittore Carlo Lorenzini) e pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi di Firenze con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.
Il personaggio di Pinocchio - burattino umanizzato nella tendenza a nascondersi dietro facili menzogne e a cui cresce il naso in rapporto ad ogni bugia che dice - è stato fatto proprio con il tempo anche dal mondo del cinema e da quello dei fumetti. Sulla sua figura sono stati inoltre realizzati album musicali e allestimenti teatrali in forma di musical.
Nelle intenzioni di Collodi pare non vi fosse quella di creare un racconto per l'infanzia: nella prima versione, infatti, il burattino moriva, impiccato a causa dei suoi innumerevoli errori. Solo nelle versioni successive, pubblicate a puntate su un quotidiano (il Giornale per bambini diretto da Ferdinando Martini, a partire dal n. del 7 luglio del 1881), la storia venne modificata con il classico finale che oggi si conosce, con il burattino che assume le fattezze di un ragazzo in carne ed ossa.
Valore pedagogico del romanzo
Va detto che la letteratura per ragazzi dell'Ottocento cominciava a riservare un sensibile riguardo verso opere talvolta tristi e crudeli, come ad esempio quelle del Dickens, che scaraventavano sul giovane lettore le amare emozioni suscitate dalla vita di un bambino nella rivoluzione industriale, quasi che il supporto pedagogico della novellistica dovesse irrinunciabilmente muovere da un "fiat" di pronta disillusione.
In ciò, che era ormai consuetudine, non è dunque strano incontrare crudeltà e cattiveria (poi alleviate nel succedersi delle versioni) anche nell'opera del Collodi che, a rileggerla scevri di addolcimenti della memoria infantile, potrebbe oggi non risembrarci tanto allegra. E del resto, su altri filoni letterari di primaria diffusione, erano i tempi in cui il verismo Verghiano nervosamente andava a rimestare il peggio dell'esistenza popolana.
Di fatto, quasi nessuno scrittore componeva davvero (sentitamente) per il pubblico infantile, ma piuttosto scriveva quanto l'idealità pedagogica abbracciata gli suggeriva. Comunque, va ribadito che l'iniziale creazione collodiana era attendibilmente rivolta ad un pubblico adulto, come del resto la storia personale dell'autore aiuta ad ipotizzare.
Molti commentatori effettivamente convengono che Pinocchio, piuttosto che una favola per ragazzi, sia in effetti un'allegoria della società moderna, uno sguardo impietoso sui contrasti tra rispettabilità e libero istinto, in un periodo (fine Ottocento) di grande severità nell'attenzione al formale.
Il racconto
Il vecchio falegname Mastro Antonio, più noto come Mastro Ciliegia, vuole fare di un semplice pezzo di legno da catasta una gamba di un tavolino ma, mentre è sul punto di lasciar cadere l'ascia sul pezzo di legno, sente una vocina sottile che gli grida: "Non mi picchiar tanto forte!". Il falegname rimane allibito e, credendo di aver sentito male, riprende a lavorare. Tuttavia la vocina continua a farsi sentire implorando all'uomo di non fargli male e il povero falegname, esasperato, sviene.
In quel mentre arriva nella sua bottega il vecchio Mastro Geppetto, chiamato anche Polendina per via della sua parrucca gialla somigliante alla polenta di granturco; egli si è recato dall'amico falegname per chiedere un pezzo di legno: Geppetto ha intenzione infatti di creare una marionetta (nel libro è chiamato burattino). Mastro Antonio cede così volentieri all'amico quel pezzo di legno che tanto lo ha fatto penare.
Subito Geppetto inizia ad intagliare il burattino ma questo, appena gli è stata fatta la bocca, inizia a deriderlo e a canzonarlo. Quando poi gli vengono fatte le gambe, Pinocchio esce dalla porta di casa e inizia a scappare, incappando nei carabinieri, che riportano il burattino a casa e arrestano il padre Geppetto.
Pinocchio è intanto a casa e incontra un Grillo parlante, il quale lo ammonisce riguardo alle scappatelle che ha commesso, ricordandogli che i ragazzi che abbandonano la casa del padre ne avranno da pentirsene e rimarranno ignoranti; il burattino tuttavia non ascolta le prediche del saggio Grillo e gli lancia un martello, che spiaccica al muro l'insetto.
Dopodiché, rimasto da solo, decide di prepararsi una frittata, ma dall'uovo che ha intenzione di usare, invece che tuorlo e albume, esce un neonato pulcino che fugge via dalla finestra. Pinocchio pensa allora di cercare di elemosinare per strada qualcosa da mangiare ma, essendo notte inoltrata, dopo aver svegliato un anziano signore per chiedergli un tozzo di pane, ottiene solo una secchiata d'acqua.
Il giorno dopo, quando Geppetto torna a casa, Pinocchio si convince a mangiare anche la buccia della pera, che è tutto quello che può offrire il povero padre, ed esprime il suo desiderio di andare a scuola; il babbo mostra il suo amore verso il figlio vendendo la sua giacca per acquistare l'abbecedario.
La mattina dopo Pinocchio, mentre si avvia verso scuola, inizia subito a pensare a ciò che imparerà e a come inizierà a guadagnare e a diventare ricco; i suoi pensieri vengono distratti dall'idea di entrare al Gran Teatro dei Burattini: attratto dalla folla attorno al baracchino dei biglietti, la marionetta vende il suo abbecedario per pagare i quattro soldi l'ingresso.
Seguiranno l'incontro con le marionette, con Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, la notte degli assassini, la fantomatica apparizione della "bambina dai capelli turchini", ovvero la fata, e altre avventure e altri incontri.
Una serie di avventure vissute da Pinocchio lo vede crescere e maturare in un cammino fatto di scelte dissacratorie e individualistiche, di trasformazioni incredibili, fra cattivi maestri e cattive compagnie, la condanna e la prigionia, ma anche di promesse e di voglia di vivere.
Allegoria di Pinocchio, R. Dughetti
Apuleio
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