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Nel settembre del 1969 esce Abbey Road dei Beatles: un album come gli altri, un altro grande LP dei Fab Four.
Apparentemente...
Già, apparentemente, perché sulla copertina c'è qualcosa che non convince del tutto gli appassionati.
Una serie di indizi contribuisce a far nascere quella che è una delle più affascinanti e cupe leggende metropolitane della musica pop.
La morte di Paul McCartney
Beatles
I Beatles sono stati un gruppo musicale britannico, originario di Liverpool e attivo dal 1960 al 1970.
Pop Art: furono e sono, certamente ancora oggi, la più grande band in assoluto, l'unica ad avere avuto un impatto non solo musicale, ma anche culturale, letterario e sociologico, innovando tutto il panorama musicale contemporaneo.
Considerati fra i maggiori fenomeni della musica contemporanea, a distanza di parecchi anni dal loro scioglimento e dalla morte di due dei quattro componenti, i Beatles contano ancora un enorme seguito. Le immagini che più rappresentano l'impatto dei Beatles nella società del tempo sono le scene di isteria collettiva che accompagnavano i loro concerti e i trasferimenti da un continente all'altro.
Nel giugno del 1965 furono insigniti dell'onorificenza di Membri dell'Ordine dell'Impero Britannico dalla Regina Elisabetta II, con il rango di Cavalieri e titolo “Sir”.
La rivista Billboard li pone al primo posto nella classifica basata sulla permanenza dei singoli nella “Single Chart” americana nel periodo dal 1958 al 2008.
La rivista Time li ha inseriti tra le cento personalità più importanti e influenti del XX secolo.
Infine, l'aura che circonda lo sviluppo del loro successo a livello mediatico e che ha favorito la nascita della cosiddetta “Beatlemania” e lo straordinario esito artistico raggiunto come musicisti sono tuttora oggetto di studio di università, psicologi e addetti del settore.
Le molte e controverse informazioni sul gruppo nel suo insieme o sui singoli componenti hanno spesso generato miti e leggende: la più nota fu certamente quella della morte di Paul McCartney (Paul Is Dead, PID).
PID
La leggenda ammette due versioni: ogni versione presenta inoltre una “variante B”.
La leggenda PID, versione 1 (“Classica”)
La sera del 12 ottobre 1969, durante una trasmissione radiofonica, il dj Russell Gibb raccontò di aver ricevuto una telefonata agghiacciante la sera precedente. L'interlocutore, H. Alfred, gli aveva parlato di un incidente stradale avvenuto il 9 novembre 1966, in cui, durante l'impatto, si sarebbe staccata la testa del guidatore, poi ritrovata ma completamente sfigurata, rendendo il corpo della vittima impossibile da identificare.
Alfred sostenne che la vittima fosse Paul McCartney e spiegò che subito dopo l'incidente venne compiuta un'azione di copertura per evitare che la notizia trapelasse.
L'interlocutore raccontò anche che quattro mesi dopo l'incidente, nel febbraio del ’67, il funzionario ufficiale dei Fans Club Fab Four avesse lanciato il concorso “Paul McCartney look-alike contest”, ovvero “Cercasi sosia di Paul McCartney”.
Centinaia di persone mandarono le loro foto, ma il vincitore sembra non essere mai stato nominato.
Sembra però che un sosia fu trovato: William Campbell, attore londinese, tanti dicono anche scozzese, senza alcuna esperienza in campo musicale, che comunque dovette sottoporsi a diversi interventi di chirurgia plastica per aumentare la sua somiglianza con Paul.
A riprova di queste sue dichiarazioni Alfred portò alcuni indizi contenuti nelle copertine degli album dei Beatles e nella musica stessa, nascosti in sussurri, voci confuse e nastri alla rovescia.
Ovviamente la notizia fece il giro del mondo e i fan si cimentarono nell'impresa di scoprire tutti i messaggi nascosti nei dischi dei Beatles.
Per completare il quadro si disse che, malgrado gli interventi chirurgici, Campbell rivelasse ancora alcune differenze: l'attore infatti era un po' più alto di Paul, la testa più allungata e il naso leggermente più largo; si parlò molto anche della presenza di una cicatrice sul labbro di Campbell. Per nascondere meglio la sostituzione, i Beatles smisero di fare esibizioni dal vivo e si fecero crescere tutti barba e baffi, come si può notare nell'ultimo live sul tetto della Apple, il 30 gennaio 1969.
Si afferma che in macchina con Paul ci fosse un'autostoppista, Rita: sarebbe stata proprio lei la causa dell'incidente, perché avrebbe abbracciato con foga il bello dei Beatles. Altri dicono che si fosse distratto a guardare una bella “parcheggina” e proprio per questo non si sarebbe accorto del cambiamento della luce del semaforo da verde a rosso, andando così incontro al fatale incidente.
Si aggiunsero altri particolari che modificarono leggermente la versione di Alfred: il Beatle non sarebbe morto sul colpo, ma successivamente, a causa delle ferite al cranio.
C'è chi dice inoltre che quella mattina fatale, poco prima dell'incidente, Paul fosse insieme a Brian Epstein, il manager dei Fab Four; la sera precedente infatti Paul avrebbe avuto un diverbio furioso con gli altri Beatles e lo stato di alterazione nervosa avrebbe contribuito alla sua morte. Per finire si disse che i giornali della mattina stessa sarebbero stati censurati per evitare che la notizia trapelasse.
Le reazioni dei Beatles riguardo le voci sulla presunta morte di McCartney furono tutto sommato meno veementi e decise di quello che ci si potesse aspettare e si limitarono a dichiarare che il 9 novembre del ’66 Paul si trovava nella sua fattoria scozzese con la famiglia.
La prima smentita ufficiale fu riportata dalla rivista londinese Life il 7 novembre 1969. In quel numero fu rilasciata un'intervista fatta a Paul, il quale smontò tutte le tesi e gli indizi affermando che la leggenda metropolitana della sua morte non era altro che una trovata pubblicitaria, visto che era parecchio tempo che non compariva sui giornali a causa della sua scelta di passare un po' di tempo con la propria famiglia.
La leggenda PID, versione 1B
La variante della leggenda non offre un diverso resoconto dello svolgimento dei fatti, li legge solo in chiave diversa.
L'incidente infatti fu probabilmente organizzato dalla CIA, ma coloro che ebbero l'incarico di metterlo in pratica commisero parecchi errori a partire dalla vittima designata, che non era McCartney, bensì Epstein, il manager omosessuale dei Beatles. Negli anni ’60 i gay erano odiati quasi quanto i molestatori di bambini, inoltre era ebreo, per di più un ebreo molto potente. La CIA fu presa dal panico quando McCartney morì e in qualche modo convinse i Beatles ad accettare l'idea del rimpiazzo, anche se inizialmente la band rifiutò la proposta. Ma la CIA non era disposta a discutere e non permise quindi di rifiutarla.
Il risultato sul gruppo fu di frustrazione e rabbia; molto probabilmente fu anche la causa del loro scioglimento. Nel 1980 Lennon fu ucciso e anni più tardi Harrison morì di cancro.
L'omicidio del frontman dei Beatles è molto misterioso e, stando a ciò che scrive Glauco Cartocci nel suo libro “Il caso del doppio Beatle”, il cancro di George fu provocato dalla CIA.
Rispetto alla versione classica, qui si aggiunge solo un tentativo di spiegazione “politica”.
La leggenda PID, versione 2 (“Il doppio rapimento”)
La seconda versione si può trovare all'indirizzo www.leggendemetropolitane.net e, nonostante venga considerata una grandiosa bufala dallo stesso sito, potrebbe quasi avere una parvenza di ufficialità, in quanto sarebbe stata raccontata proprio dal Beatle George Harrison. Ovviamente di ciò non c'è nessuna conferma, né fonte precisa, ma siccome questa è una leggenda, un passaggio di bocca in bocca, rifarsi a internet coi suoi forum e le sue opinioni ha solamente un valore di documentazione sociologica.
A differenza della versione 1, in cui si dice che Paul fosse comunque nervoso o agitato, qui si dipinge un McCartney in grande forma, conscio del suo imminente apice di creatività.
Il racconto comincia con un tamponamento causato da Paul, che si trovava ad un semaforo con la sua Aston Martin insieme a Brian Epstein e altre due ragazze. Scendendo per discutere, McCartney, Epstein e una delle due ragazze, l'altra riesce a fuggire, vengono afferrati da uomini vestiti di nero e spinti in una vettura che nel frattempo si era accostata.
L'indomani i Beatles vennero raggiunti da una telefonata della polizia che, venuta a conoscenza dei fatti della sera prima grazie alla ragazza fuggita al sequestro, li informò dell'accaduto e degli avvenimenti appena antecedenti al rapimento. Un'ondata di panico aggredì ciò che rimaneva dei Fab Four: nessuno di loro sapeva come muoversi, ma riuscirono comunque a evitare che la storia finisse sui giornali del giorno dopo.
Nel frattempo contattarono l'intelligence che, confermando la gravità della situazione, decise di occuparsi totalmente del caso; i Beatles, da parte loro, dovevano continuare ad agire come se niente fosse, rispettare cioè tutti gli impegni presi in precedenza.
Il martedì della settimana successiva ricevettero una telefonata, nella quale veniva chiesto loro l'identificazione del corpo di Paul, il quale era stato trovato ai piedi di una collina, a poca distanza da una Wolkswagen bianca.
Il corpo del povero McCartney era in uno stato orribile, probabilmente dilaniato da alcuni animali: il lato sinistro era completamente stato fatto a pezzi e l'orecchio destro era stato strappato, i denti erano in vista per la mancanza delle labbra; i rapitori avevano inoltre tentato di bruciare il cadavere, ma il corpo era comunque rimasto intatto a parte le gambe. Si dice che un poliziotto con poca sensibilità abbia esclamato: “Guarda, sembra un tricheco!”, scatenando le ire di John, che dovette essere spinto via mentre gridava: “Io… Io sono il tricheco!”.
Brian fu trovato pochi giorni dopo in un'auto, il cui fianco portava la scritta “JUDE”, che era stata gettata giù da una collina.
I Beatles furono disperatamente consci che Brian, Paul e loro erano finiti, ma fu presa una decisione: nessuno doveva sapere e Paul doveva continuare a vivere.
Da qui in poi ci si riallaccia alla versione classica che spiega tutti i movimenti fatti dai Fab Four per trovare un sosia che sostituisse Paul.
La leggenda PID, versione 2B
Non ci sono molte differenze tra la 2A e la 2B, si differenziano solo sui particolari delle ferite di Paul riscontrate al momento del ritrovamento.
Gli indizi post-morte
A collection of Beatles, oldies – but goldies
10 dicembre 1966
1) A sinistra c'è un gruppo pop, presumibilmente i Beatles, e quello che dovrebbe essere Paul ha una sigaretta nella mano destra, il “vero” Paul era mancino.
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2) Un'automobile punta direttamente verso il capo della figura dall'aspetto beatle al centro dell'illustrazione.
2) Per la prima volta è scritto “Beatles” invece che “The Beatles”. Si vuole indicare che il gruppo non è più lo stesso.
3) La parola OLDIES contiene “dies”, ma anche la O e la L hanno significato: sono le due lettere dell'alfabeto che precedono la P e la M iniziali di Paul. Tutto ciò significherebbe “PM muore”.
4) Sul retro della copertina Paul è l'unico a vestire di nero, che è colore del lutto, per indicare la sua morte.
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Strawberry fields forever/Penny Lane – singolo (febbraio 1967)
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1) La fine del brano contiene un mormorio da parte di Lennon, che dai più è stato interpretato come “I buried Paul”, “Ho sepolto Paul”. Questo è uno degli indizi più importanti che dettero il “la” alla leggenda.
2) Nel videoclip, una delle volte in cui si dice “Nothing is real”, “Nulla è reale”, c'è una zoomata su Paul. Ciò starebbe a indicare che quello è un impostore.
Sgt. Pepper’s lonely heart club band (giugno 1967)
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1) La statua di Kalì, dea della morte per la religione induista, in primo piano punta la mano sinistra verso Paul.
2) Paul è l'unico che suona uno strumento nero, un corno inglese. Tiene lo strumento con tre dita. Questa è un'indicazione di morte, perché è l'unico di legno, come una bara, e l'unico nero, simbolo di lutto. Le tre dita simboleggiano i tre Beatles rimanenti.
3) Sembra esserci un numero tre scritto nei fiori prima della parola “Beatles”. Questo indizio ritornerà in molti punti e testimonia che della formazione originaria ne rimangono solo tre.
4) C'è una mano alzata proprio sulla testa di Paul. È un simbolo di morte indiano e di molte società orientali.
5) C'è un mucchio di fiori gialli che rappresenta un basso mancino, quindi come quello di Paul. Su di esso sono sistemate tre bacchettine che vogliono indicare i tre Beatles rimanenti.
6) Sull'estrema destra c'è una bambola con la maglietta “Welcome the Rolling Stones” a strisce rosse che indicano il sangue. La bambola tiene sulle gambe il modellino di una Aston Martin, la macchina con cui Paul avrebbe avuto l'incidente.
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7) Specchiando la metà superiore della cassa lungo l'asse di simmetria orizzontale si può notare la scritta: “I ONE IX HE <> DIE”. È traducibile in: “I I IX EGLI (freccia) MORIRE”. La freccia indica Paul, salendo verticalmente, e il resto è 11, il mese, novembre, IX, il giorno 9, la data della morte.
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8) Nella scritta “Beatles”, fra la L e la E, c'è un trofeo: è la coppa di rugby vinta da Paul.
9) Il nome “Beatles” è scritto con i fiori e l'iconografia nel suo insieme sembra suggerire una folla a un funerale che guarda dentro ad una bara.
Inoltre, come sulla copertina di Oldies but Goldies, il nome del gruppo è scritto “Beatles” invece che “The Beatles”, ad indicare che il gruppo non è più lo stesso.
Altri indizi si trovano nel Booklet:
10) Uno stemma attaccato al vestito di Paul con scritto “O.P.D.”, “Officially Pronunced Dead” (“Proclamato Ufficialmente Morto”). Secondo altre interpretazioni e secondo lo stesso Paul, lo stemma indicherebbe in realtà “Ontario Police Department”, che sarebbe però il dipartimento di polizia dove lavorava William Campell prima di sostituire Paul.
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11) In un'altra pagina, Paul è l'unico Beatle ritratto di spalle, la diversa posizione di Paul nelle foto del gruppo è quasi una costante; citerò solo questa perché è inserita nell'album che segue la morte di Paul, a indicare la sua diversa condizione rispetto agli altri, cioè la morte.
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12) Nella stessa immagine George punta il dito sul verso “at five o'clock”, l'ora dell'incidente.
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13) Invece, vicino alla testa di Paul, sempre nella stessa pagina, si trovano le parole “Without you”.
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Magical mystery tour (8 dicembre 1967)
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1) Nella copertina di Magical Mystery Tour la parola “Beatles”, stellata, guardata allo specchio, sembra un numero di telefono (5371438). Pare che negli anni Sessanta a Londra a quel numero rispondesse una voce registrata che diceva “ti stai avvicinando”, alla verità?
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2) Su quest'album appare il tricheco della canzone I Am the Walrus, anch'esso oggetto di numerose speculazioni. Sarebbe, secondo la mitologia eschimese, un simbolo di morte. È Lennon a cantare “Io sono il tricheco”, ma nel booklet dell'album un certo “Little Nicola” dice: “No, you're not” (“No, non sei tu”). Sempre nello stesso brano si sente una voce in sottofondo che, riprodotta al contrario, sembrerebbe dire: “Ah ah, Pa”.
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