Liceo Sociale A. Martini
Tesina di: Alpe Giorgia
5^ D Liceo sociale
22/06/2010
Da sempre ritenuto molto importante giacché rappresenta il futuro della civiltà, la figura del bambino non è sempre vista allo stesso modo.
È possibile, infatti, tracciarne un’evoluzione attraverso i tempi in base alle correnti letterarie, filosofiche e ai periodi storici.
Partendo dalla purità e ingenuità del bambino meravigliato da tutto ciò che lo circonda, che guarda a tutte le cose con stupore e semplicità, si passa ad un bambino che forma il suo IO a partire dalla società e da essa è influenzato.
Con l’avvento del fascismo e alla vigilia della Seconda guerra mondiale, si guarda il bambino come un futuro soldato e si punta fin da piccolo ad “educarlo alla guerra”, preparandolo fisicamente e militarmente.
Con la fine del secondo conflitto mondiale il bambino viene tutelato come “essere”, soggetto di diritti universalmente riconosciuti.
Indice
- Pag. 1, Introduzione;
- Pag. 2, Italiano: G. Pascoli “Il fanciullino”;
- Pag. 3-4, Inglese: J. Joyce “Dubliners”;
- Pag. 5-6-7-8, Scienze sociali: E. Erikson “Uno sviluppo psicosociale”, T. Parsons “Famiglia e socializzazione”;
- Pag. 9-10-11-12, Filosofia: G. Gentile “La riforma Gentile”;
- Pag. 13-14-15-16, Storia: ONB (Opera Nazionale Balilla);
- Pag. 17-18, Diritto: UNICEF (agenzia ONU).
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Il fanciullino
All’incirca negli stessi anni in cui D’Annunzio elabora il mito del “superuomo”, in antitesi, Pascoli idealizza la figura del Fanciullino (figura umile e piccola presente potenzialmente in ogni uomo).
I venti capitoli del Fanciullino partono dall’idea che esistono due età poetiche, fanciullezza e vecchiaia: la seconda sa dire, ma la prima sa vedere. Il poeta è chi, divenuto vecchio e non potendo più vedere, dice ciò che ha visto da fanciullo.
Poetica del fanciullino: in ognuno di noi c'è un “fanciullino” che conserva la sensibilità dell'infanzia che si esprime compiutamente nella voce del poeta. Egli ignora l'esistenza della ragione e guarda al mondo con gli occhi della fantasia, con l'atteggiamento di innocente stupore di chi scopre le cose per la prima volta.
Per seguire il fanciullino che è in sé, il poeta deve liberarsi di ogni struttura razionale e fare uso del linguaggio ingenuo, trovando anche diversi significati ideologici dietro ad ogni cosa. Il Fanciullino vede ciò che in genere passa inosservato attraverso percezioni irrazionali o intuizioni, guarda il mondo con uno stupore infantile alla luce del quale ogni cosa è nuova scoperta.
Pubblicata in parte nel 1897 sulla rivista il Marzocco, la prosa intitolata “Il Fanciullino”, che contiene la personale poetica dell’autore, viene poi pubblicata in un volume nel 1903. Per Pascoli il poeta coincide con il “fanciullino”, un poeta sensitivo, musico, preveggente e capace di entrare in rapporto con il mistero profondo della relazione delle cose. È la parte infantile dell’uomo che negli adulti tende ad essere normalmente soffocata dalla ragione e che invece nei poeti trova libera espressione.
Caratteristiche del fanciullino
- “Rimane piccolo anche quando noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce ed egli fa sentire il suo tinnulo squillo come di campanella”.
- “Piange e ride senza un perché di cose, che sfuggono ai nostri sensi ed alla nostra ragione”.
- Guarda tutte le cose con stupore e con meraviglia, non coglie i rapporti logici di causa-effetto, ma INTUISCE.
- “Scopre nelle cose le relazioni più ingegnose”.
- Riempie ogni oggetto della propria immaginazione e dei propri ricordi (soggettivazione), trasformandolo in simbolo.
La poesia è il luogo in cui l'uomo dà voce al fanciullino che è in lui, quindi, è tale solo quando riesce a parlare con la voce del fanciullo ed è vista come la perenne capacità di stupirsi tipica del mondo infantile, in una disposizione irrazionale che permane nell'uomo anche quando questi si è ormai allontanato, almeno cronologicamente, dall'infanzia propriamente intesa. Ha scarso rilievo per Pascoli la dimensione storica: la poesia vive fuori dal tempo ed esiste in quanto tale; essa ha funzione consolatrice e di pacificazione tra gli uomini.
R. Luperini P. Cataldi L. Marchiani F. Marchese “La scrittura e l'interpretazione” Palumbo editore.
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Dubliners - James Joyce
James Joyce's life
James Joyce, an Irish writer, was born in a very catholic family and was educated in a Jesuit school, he had a particular interest for European culture, and this led him to begin to think himself as a European rather than a Irishman.
At 22 years he met and fall in love with Nora Barnacle, they move to Italy (Trieste), where he began teaching English and met Italo Svevo; but the years in Trieste were difficult, with a lot of financial problems.
In 1914 he began to write a collection of a shorts stories about Dublin and Dubliner's life; in 1917 he received the first several anonymous donations which enabled him to continue writing Ulysses, published in Paris in 1922.
Hitler's advances in Europe made the Joyces flee from France to neutral Switzerland where the writer died in 1941.
Joyce was influenced by French authors (like Flaubert and Baudelaire) in the believe of impersonality of the artist; artist's task was to render life objectively in order to give back to the readers a true image of it. The language in his works broke down into a succession of words without punctuation or grammar connections.
Dubliners
Infancy is present in Dubliners, that is a collection of fifteen short stories, which narrated Dubliner's life, their commons and dailies action. The opening stories deal with childhood (Araby, The sisters, An Encounter) and youth (Eveline, After the Race, Two Gallants) in Dublin, the others, advancing in time and expanding in scope, concern the middle years of characters and their social, political, or religious affairs. Each story is told from the perspective of a characters with the presentation of their thoughts.
In these fifteen stories there is a pervasive theme: paralysis (pathologic condition that associates the Dubliners, unable to destroys bonds imposed by society, family, church, moral and cultural lives and that prevent every choice towards the better) but also the use of epiphany, that is a sudden spiritual manifestation caused by an external object or a banal situation that asks for a choice, towards the better.
Eveline, a story that describes the life of a nineteen-year-old who has the opportunity of changing her ordinary life but she is unable to leave her familiar community in Dublin.
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Eveline, the protagonist, is a girl who hasn't a mother and his older brother is dead; she lives with her father (always drunk). One day she meet a kind boy, Frank and she falls in love with him; when he has to leave to Buenos Aires, where he works, he asks her if she would go with him and she accepts. But the day of sailing, just before to getting on she decides to stay with her father and brothers eliminating the possibility to have an happy life with her boyfriend in south America.
Buenos Aires represents the freedom and the possibility to break the ties as religion, political, cultural ties (paralysis) and her family represents the tradition and the impossibility to leave.
M. Spiazzi M. Tavella “Now and then” Zanichelli
http://www.literaturecollection.com/a/james-joyce/dubliners/4/
http://it.wikipedia.org/wiki/The_Dubliners
Psicologia dell'età evolutiva
Studia il processo di sviluppo e organizzazione dell'individuo dalla nascita fino a circa 25 anni di vita. Durante questo periodo la personalità va acquistando attraverso processi evolutivi biologici e psicologici, una maggiore ed efficiente armonizzazione delle energie di cui dispone, con crescente possibilità di autonomia e di modi nuovi e più maturi di comprensione, partecipazione affettiva e socializzazione.
Il riferimento all'età cronologica consente di distinguere in prima infanzia (0-1), infanzia (2-3), puerizia (3-6), fanciullezza (6-10), preadolescenza (10-13), adolescenza (13-20), giovinezza (20-25).
Naturalmente sono suddivisioni convenzionali e possono essere accolte solo se si concede elasticità data dalle differenze personali, ambientali, di maturazione e apprendimento personali.
Il passaggio da un'età all'altra avviene solitamente secondo periodi di crisi, per adattare la propria visione del mondo a forme più complesse della realtà.
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Erik Erikson: uno sviluppo psicosociale
Gli studi di E. Erikson (1902-1994), uno psicoanalista di origine tedesca poi trasferitosi in America, sullo sviluppo psicosociale costituiscono un riferimento di primaria importanza. Partendo da un approccio psicosessuale di Freud (lavora con Anna Freud e ha come insegnante il padre, Sigmund Freud), Erikson aggiunge la dimensione psicosociale e ritiene che la strutturazione degli impulsi individuali avvenga, sulla base del rapporto con l'ambiente sociale, secondo otto stadi che si ripetono in tutti gli individui anche se appartenenti a diverse culture, ciascuno contrassegnato da una crisi e da due successive possibili alternative (ciclo vitale).
I problemi che la persona incontra e che non riesce a risolvere nel corso dello sviluppo si accumulano presentandosi poi nello stadio di sviluppo successivo. Il superamento più o meno completo delle varie fasi di sviluppo, la soluzione o non soluzione completa delle numerose crisi e dei problemi d'identità, caratterizzano l'individuo nella sua interezza.
Egli affida particolare importanza al ruolo del gioco che diviene strumento di conoscenza dei problemi psicologici dei bambini e mezzo terapeutico che consente loro di esprimere e risolvere le proprie angosce.
Vi sono due concetti che per Erikson hanno particolare importanza: il sé e l'identità dell'io.
Il sé indica come l'individuo vede se stesso; tale immagine ha un'origine sociale in relazione ai vari ruoli occupati dalla persona ed è perciò connessa con il tipo di immagine che viene rimandata dagli altri in risposta al suo comportamento.