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Esame di Stato 2007/2008

Atlantide

Tra mito e realtà

Ginnasio liceo classico paritario

“Madonna della neve”

Sara Berardelli

“Il mito di Atlantide tocca una corda particolarmente sensibile dell'essere umano: evoca l'idea della malinconica perdita di qualcosa di meraviglioso, di una perfezione posseduta, nei tempi antichi, dall'uomo. Questo fa leva sulla speranza che molti di noi nutrono nell'inconscio: la speranza, tante volte accarezzata, e tante volte delusa, che, in qualche luogo, e in qualche tempo, esista veramente una terra di pace, di abbondanza, e di giustizia, nella quale noi potremmo essere felici.”

[Sprague de Camp]

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Sommario

Prefazione..................................................................................................... pag. 4

Introduzione ................................................................................................ pag. 5

Capitolo 1:

Nascita di un mito: Platone parla di Atlantide ......................... pag. 6

o

Capitolo 2:

La scomparsa di Atlantide............................................................ pag. 10

o

Capitolo 3:

L'eredità di Atlantide..................................................................... pag. 15

  • 3.1 L'Atlantide di Leopardi ....................................................... pag. 16
  • 3.2 Donnelly: the Schliemann of Atlantis................................ pag. 20
  • 3.3 Nazismo e le origini della razza ariana............................. pag. 23

Capitolo 4:

Conclusioni...................................................................................... pag. 27

o

Documenti allegati...................................................................................... pag. 28

Estratto dal Timeo di Platone....................................................... pag. 28

o Estratto dalla Storia del genere umano di Leopardi ................ pag. 30

o

Bibliografia ................................................................................................... pag. 39

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Prefazione

“Quando Schliemann scava a Micene e scopre un tesoro d'oro che sembra rievocare il mondo dell’”Iliade”; quando in un angolo della Turchia nordoccidentale viene alla luce una località che potrebbe essere Troia; quando i resti di Cnosso appaiono decisamente labirintici; quando il racconto di Platone sulla distruzione di Atlantide sembra essere confermato dalle prove vulcanologiche a proposito degli effetti catastrofici dell'eruzione di Santorini; quando, in breve, l'archeologia prende la narrazione per mano e la fa uscire dall'ombra; allora […] la mitologia greca fa notizia”

]

[Richard Buxton

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Sicuramente né Platone né i suoi lettori avrebbero mai immaginato che con Atlantide ci si sarebbe trovati di fronte ad uno dei casi letterari più discussi della storia. La vicenda di questa potente e “utopica” isola, che drammaticamente scomparve senza alcuna traccia, da oltre duemila anni ha fatto scorrere fiumi d'inchiostro con centinaia e centinaia di pubblicazioni. Studiosi, archeologi, letterati, geologi o semplici appassionati, come me, continuano ancora oggi la loro interminabile e problematica disquisizione sulla reale o meno esistenza di Atlantide, sperando un giorno di poter far luce sugli eventi “storici” di questa misteriosa isola, sospesa com'è tra mito e archeologia.

All'interno della sterminata produzione di riscritture e interpretazioni circa questo mito, sarebbe mia intenzione concentrarmi su tre momenti: l'originaria interpretazione del mito di Platone, spesso dimenticata, letteralmente “sommersa” da scritti utopici e fantascientifici successivi, una possibile causa di scomparsa di un continente che doveva apparire così vasto e avanzato agli occhi dei contemporanei, infine la ricezione che questo mito ha ottenuto negli ultimi due secoli.

Da studentessa interessata alla materia quale sono, non è mia intenzione portare alla dimostrazione alcuna tesi sulla possibile o meno esistenza di Atlantide, questa storia, per ora, è affascinante anche per il suo alone di mistero e situazione di bilico in cui oscilla tra fantarcheologia e archeologia vera e propria.

Sono sempre stata attratta, fin dagli studi elementari, dai misteri che la storia antica ci propone, e ho sempre cercato di coltivare questa passione che ormai da molti anni mi accompagna e ha influenzato alcune scelte per quanto riguarda il mio percorso scolastico e ancora oggi è costantemente presente tanto da spingermi ad intraprendere il prossimo anno il curriculum archeologico alla facoltà di Scienze dei Beni Culturali. Sara Berardelli

RICHARD BUXTON, Logos, 2006;

1 La mitologia greca. Fonti, luoghi e iconografia,

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Introduzione

Da quando per la prima volta venne resa nota, oltre duemila anni fa, forse mai nessun'altra storia quanto quella del mito di Atlantide ha affascinato e interessato l'uomo così a lungo.

Pare che la leggenda di questa elevata civiltà insulare, drammaticamente scomparsa per sempre, riesca a colpire l'attenzione e il cuore del lettore anzitutto, e per quel senso di melanconica perdita di un mondo meraviglioso ed esemplare, secondo quanto il suo autore ci ha lasciato intendere.

Atlantide è un miraggio, il mito irresistibile della perduta età dell'oro, un'attrazione fatale che ha attraversato secoli e secoli. Tramandata da Solone, uno dei sette saggi dell'antica Grecia, e raccontata per primo da Platone, il racconto di Atlantide ha affascinato personaggi come Giacomo Leopardi, Ignatius Donnelly, e perfino Hitler, rapiti dal mito di una civiltà avanzatissima, spazzata via da un cataclisma prima dell'alba della storia. La ricerca di Atlantide è un viaggio appassionante che ci farà attraversare oceani e continenti, e dieci mila anni di storia umana. Dalle valli nascoste del Guatemala all'Egitto, dal Mediterraneo al cuore delle fosse oceaniche alla ricerca di un magico mondo dal fascino infinito.

Un'avventura meravigliosa sulle orme di Leopardi e alla scoperta della letteratura dei nazisti che testimoniano quanto lungamente e con quanta tenacia cercarono l'inestimabile tesoro del continente perduto di Atlantide. Un viaggio per cercare delle verità dietro la leggenda che continua ancora oggi, con l'idea irresistibile che da qualche parte, nelle profondità oscure dell'oceano, giaccia ancora Atlantide, attraverso testimonianze dalle antiche civiltà dei tre continenti che si affacciano sull'oceano Atlantico e prove geologiche e scientifiche, in attesa di un avventuriero coraggioso che la riporti finalmente alla luce.

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Capitolo 1

Nascita di un mito: Platone parla di Atlantide

La ricerca di Atlantide ha catturato alcune delle menti più irrequiete dei più originali pensatori della storia ed è una ricerca che inizia nella città più gloriosa dell'antica Grecia, Atene.

Nel IV secolo prima di Cristo, Atene era una delle città più importanti del mondo, anzi era il vero epicentro della civiltà classica, il faro dell'eccellenza culturale e artistica che ha brillato nei secoli fino ad arrivare ai nostri giorni.

E fu qui, nella patria della democrazia 1.1 Vista del Partenone che il filosofo Platone (427-347 a.C.) scrisse una storia, ben tre secoli prima della nascita di Cristo, che è il primo resoconto su Atlantide, in tutta la letteratura. Il fatto che Platone sia stato il primo a parlare di Atlantide ha dato alla storia molto credito. Platone è il padre della filosofia occidentale, il suo pensiero è alla base della nostra civiltà, ed è per questo che il racconto di Atlantide è più accettabile, perché è arrivata a noi tramite i suoi scritti e non quelli di qualcun'altro.

Platone scrisse di Atlantide solo negli ultimi anni della sua vita, ma è una cronaca che aveva ascoltato in gioventù, durante una cena; un resoconto che, se veritiero, egli deve in qualche modo aver udito di nascosto.

Il convivio ospitato dallo zio di Platone era una tradizionale occasione di incontro del tempo dove facoltosi e colti uomini greci mangiavano, bevevano si raccontavano storie e si scambiavano idee.

Tra i convitati c'era il maestro di Platone, il grande filosofo Socrate. Forse il giovane discepolo si inserì di soppiatto tra i convitati approfittando del suo mentore e ascoltò quello che gli uomini andavano dicendo: la leggenda di Atlantide che egli apprese, era già vecchia di generazioni, tramandata da Solone, famoso saggio e legislatore greco, che a sua volta l'aveva ascoltata in Egitto.

Solone, dal punto di vista storico, è stato un personaggio molto importante, fu un legislatore e pose le basi per lo sviluppo della democrazia ateniese; fu poeta, scienziato e uomo di stato. Tra tante cose compì anche un viaggio nella terra dei faraoni. A quel tempo tutti i saggi dell'antichità vi effettuavano una sorta di pellegrinaggio, e fu lì che, probabilmente, udì per la prima volta la storia di Atlantide.

Nel santuario più sacro dell'antica capitale d'Egitto, a Solone vennero mostrate testimonianze di antichità senza pari, i segreti di un'era che si perdeva nella notte dei tempi, quando, nove secoli prima, una civiltà dal potere e dal prestigio incomparabili dominava il mondo: l'impero di Atlantide. La descrizione che il sacerdote egizio diede a Solone di questa possente civiltà perduta è il punto di

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avvio per ogni indagine mai intrapresa per ritrovare Atlantide, una descrizione di

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cui Platone disse: “ha il grosso vantaggio di essere concreta, non fittizia”. Su dove fosse Atlantide e che dimensioni avesse, Platone fu molto preciso: scrisse che il continente perduto era più grande dell'Africa e dell'Asia messe insieme, e la localizzò con molta precisione oltre le Colonne d'Ercole, quello che noi oggi chiamiamo lo Stretto di Gibilterra. La descrisse come posizionata nell'Oceano Atlantico, ad Ovest della Spagna, e del Nord Africa:

ἦν ἐκεῖ ὃ

τότε γάρ πορεύσιμον τὸ πέλαγος — νῆσον γὰρ πρὸ τοῦ στόματος εἶχεν

ὥς ὑμεῖς Ἡρακλέους ἡ ἅμα ἦν Ἀσίας

καλεῖτε, φατε, στήλας, δὲ νῆσος Λιβύης καὶ

μείζων

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Atlantide era dominata da una vasta pianura, quasi perfettamente rettangolare, ed era circondata su tre lati da montagne molto alte e belle. Ricca di risorse naturali, piante rare e fiori esotici di ogni tipo, e perfino di elefanti, che venivano citati nella letteratura greca solo per la seconda volta, e altri animali esotici, Atlantide era una terra che non aveva eguali, e la sua gente non mancava di nulla: “Quell'isola sacra, che allora vedeva ancora la luce del sole, produceva

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ogni frutto della terra”. A quali conclusioni ci porta questa descrizione dettagliata 1.2 Concezione platonica del globo dell'ambiente naturale di Atlantide? A due terrestre innanzitutto: in primo luogo, conferiscono un alone esotico e misterioso al continente scomparso, e in secondo luogo, gli danno un'apparenza di realtà.

Sull'orlo della pianura, di fronte al mare aperto, sorgeva la magnifica civiltà di Atlantide. La capitale si articolava in una serie di cerchi concentrici dove alla terra si alternava l'acqua. Per i Greci, e per Platone in particolare, il cerchio rappresentava la forma geometrica perfetta; il moto circolare è un tipo di moto perfetto. Seguendo questa struttura circolare, egli cercava di esaltare la perfezione geometrica che secondo lui il mondo esibiva anche se invisibile ai più. Ogni anello di terra 1.3 Concezione platonica della città di ospitava nuove meraviglie: c'erano moli Atlantide per l'attracco di un numero imponente di navi e un pontile rialzato grazie a cui potevano scaricare le ricchezze che

Platone

2 Crizia

Platone

3 Timeo

cit. 2

4 Ibidem 7

giungevano in questa terra; in altre parole qualunque cosa un essere umano potesse desiderare, ad Atlantide c'era.

Collegata all'oceano grazie ad un immenso canale profondo 30 metri e lungo parecchi chilometri, nel cuore della città, sorgeva l'abbagliante cittadella di Atlantide, che ospitava i più spettacolari tesori che mai l'umanità avesse prodotto: ”Possedevano così tante ricchezze, come mai nessun altro re era arrivato a

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possedere, e come nessuno avrebbe posseduto mai.”.

Platone ci racconta che per molti anni gli abitanti di Atlantide vissero in pace col resto del mondo sulla loro magnifica isola paradiso. Grazie alle loro ricchezze, si preoccupavano solo dello studio, di coltivare la virtù, e di vivere in armonia con la natura.

Ma alla fine, quest'età dell'oro terminò e gli abitanti di Atlantide diventarono simili agli altri mortali: ”La natura umana ebbe il sopravvento, su di loro calò la

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nube dell'ambizione e la brama di potere”. Assetati di gloria e di ricchezze, gli abitanti di Atlantide allargarono i confini del loro impero, riducendo in schiavitù tutti i popoli che incontravano. Alla fine tra Atlantide e il dominio del mondo, si ergeva una sola città, Atene.

E fu proprio per mano degli Ateniesi che l'esercito di Atlantide subì per la prima volta una terribile disfatta:

ἐ̟ὶ ἐσχάτους ἀφικομένη ἐ̟ιόντων

τοὺς κινδύνους, κρατήσασα μὲν τῶν τρό-

ἔστησεν,

̟αιον τοὺς δὲ μή̟ω δεδουλωμένους διεκώλυσεν δουλωθῆναι, τοὺς δ’

ἄλλους, ὅσοι ἐντὸς ὅρων Ἡρακλείων, ἀφθόνως ἅ̟αντας

κατοικοῦμεν

ἠλευθέρωσεν.

7

Una rotta a cui seguì subito un disastro naturale di proporzioni immani, che spazzò via dalla faccia della terra le isole di Atlantide:

ἐξαισίων

Yστέρω δὲ χρόνῳ σεισμῶν καὶ κατακλυσμῶν γενομένων, μιᾶς

ἡμέρας ἐπελθούσης, ὑμῖν ἁθρόον

καὶ νυκτὸς χαλε̟ῆς τό τε ̟αρ’ μάχιμον ̟ᾶν

ἔδυ ἥ Ἀτλαντὶς ὡσαύτως

κατὰ γῆς, τε νῆσος κατὰ τῆς θαλάττης δῦσα

ἠφανίσθη.

8

E nel giro di un giorno e di una notte, sia Atlantide che gli Ateniesi che avevano combattuto contro di essa, sparirono dalla faccia della terra. Gli unici che si salvarono furono alcuni Ateniesi inletterati che non si ricordavano più la storia del loro trionfo sugli invasori stranieri ed era per questo che ora dovevano apprenderla dagli Egizi tramite Solone.

Era una storia tragica, raccontata per la prima volta a Solone in Egitto e che, molti anni più tardi, venne raccontata durante un convivio ad Atene. Una storia che sarebbe potuta andare completamente persa, se non fosse stato per la curiosità di un giovane ospite senza invito che sembrava ricordare ogni parola. Tutti gli altri

cit. 2

5 Ibidem cit. 3

6 Ibidem cit. 3

7 Ibidem cit. 3

8 Ibidem 8

ospiti si burlarono di questa storia incredibile su un paradiso perduto; tutti, tranne Socrate, il maestro di Platone.

Per convincere gli altri della veridicità della storia, lo zio di Platone concesse ulteriori spiegazioni: “Zeus – disse- aveva convocato un consiglio degli dei e aveva parlato loro così:”, a questo punto però il resoconto di Platone si interrompe bruscamente. È come se qualcosa o qualcuno gli avesse impedito di scrivere oltre. Perché non completò la storia? Questo non lo sappiamo, si bloccò nel mezzo di una frase, e si presume che volesse terminarla. Non morì in quella occasione, tanto che ci sono opere di Platone posteriori a quelle in questione, cioè il e il i dialoghi in cui si parla di

Timeo Crizia,

Atlantide.

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