Indice
Italiano
Giuseppe Ungaretti............................................................................................................pagina 2
Eugenio Montale.................................................................................................................pagina 5
Salvatore Quasimodo........................................................................................................ pagina 7
Geografia
Le cascate del Niagara.......................................................................................................pagina 9
Psicologia
Aspetti psicologici del trattamento idroterapico........................................................pagina 11
Inglese
Sri Lanka ..........................................................................................................................pagina 13
Bibliografia
Sitografia...........................................................................................................................pagina 15
1
Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1888. Successivamente, dopo una breve sosta in Italia, si stabilisce a Parigi.
Nel 1916 pubblica “Il porto sepolto”, ripubblicato nel 1923 con la prefazione di Benito Mussolini; nel 1919 pubblica “Allegria di naufragi”, che nel 1931 diventerà “L'allegria”; nel 1933 pubblica “Il sentimento del tempo”.
Nel 1936 si trasferisce a San Paolo del Brasile, dove rimarrà fino al 1942; qui ha ottenuto la cattedra di Lingue e Letteratura italiana.
Il periodo brasiliano è caratterizzato dal lutto del fratello e successivamente del figlio.
Ritornato in Italia, ottiene la cattedra di Letteratura moderna all'Università di Roma.
Nel 1947 pubblica la raccolta “Il dolore” e successivamente pubblica “Un grido e paesaggi”, “Taccuino del vecchio”, “Morte delle stagioni”.
Nel 1968 pubblica la raccolta “Il dialogo”; nello stesso periodo traduce e legge in TV l'Odissea.
Ungaretti muore a Milano il 1° giugno del 1870.
La poesia
I fiumi: parafrasi
Cotici, il 16 agosto 1916
Mi tengo a quest'albero mutilato Mi tengo a quest'albero spezzato,
Abbandonato in questa dolina isolato e abbandonato dal consorzio umano,
Che ha il languore in questa dolina, che è priva di vitalità come
Di un circo un circo
Prima o dopo lo spettacolo nel momento precedente e successivo allo
E guardo spettacolo,
Il passaggio quieto e osservo le
Delle nuvole sulla luna nuvole che passano sulla luna.
2
Stamani mi sono disteso Questa mattina mi sono disteso sull'acqua,
In un'urna d'acqua quasi fossi in un'urna, e ho riposato come
E come una reliquia una reliquia.
Ho riposato
L'Isonzo scorrendo Le acque dell'Isonzo
Mi levigava mi levigavano
Come un suo sasso come se fossi un sasso.
Ho tirato su Mi sono alzato
Le mie quattro ossa e me ne sono andato
E me ne sono andato come un acrobata che cammina
Come un acrobata sull'acqua.
Sull'acqua
Mi sono accoccolato Mi sono seduto vicino alle mie vesti
Vicino ai miei panni sporche per la guerra,
Sudici di guerra e come un beduino
E come un beduino mi sono chinato
Mi sono chinato a ricevere a prendere il sole.
Il sole
Questo è l'Isonzo Questo fiume è l'Isonzo,
E qui meglio e qui meglio
Mi sono riconosciuto ho potuto vivere l'esperienza
Una docile fibra di sentirmi in comunicazione con la natura,
Dell'universo come una docile fibra dell'universo.
Il mio supplizio La mia sofferenza
È quando è causata dal non sentirmi in armonia con
Non mi credo ciò che mi circonda.
In armonia
Ma quelle occulte Ma quelle mani
Mani nell'Isonzo che mi stringono nell'acqua,
Che m'intridono mi regalano una felicità che è rara a trovarsi.
Mi regalano
La rara
Felicità
Ho ripassato Ho ritrascorso le età della mia vita.
Le epoche
Della mia vita
Questi sono Questi sono i miei fiumi.
I miei fiumi
3
Questo è il Serchio Questo è un Serchio,
Al quale hanno attinto al quale hanno attinto
Duemil'anni forse forse per duemila anni i miei antenati
Di gente mia campagnola campagnoli e i miei genitori.
E mio padre e mia madre.
Questo è il Nilo Questo è il Nilo,
Che mi ha visto vicino al quale sono nato e cresciuto,
Nascere e crescere inconsapevole del mio destino, trascorrendo
E ardere d'inconsapevolezza la mia fanciullezza nelle estese pianure.
Nelle distese pianure
Questa è la Senna Questa è la Senna, e in quella sua acqua
E in quel suo torbido fangosa mi sono rimescolato acquisendo la
Mi sono rimescolato consapevolezza di me stesso.
E mi sono conosciuto
Questi sono i miei fiumi Questi sono i miei fiumi che confluiscono
Contati nell'Isonzo nell'Isonzo, ma che sono distinguibili gli uni
dagli altri.
Questa è la mia nostalgia Questa è la mia nostalgia,
Che in ognuno che traspare dal ricordo di ognuno di loro,
Mi traspare
Ora ch'è notte ora che è notte, e che la mia vita mi sembra
Che la mia vita mi pare un fiore (l'essenza del fiore) circondato dalle
Una corolla tenebre
Di tenebre
Questa poesia fa parte della raccolta “Il porto sepolto”, pubblicata nel 1916, è uno dei testi più lunghi e articolati dell'Allegria, e anche una delle più belle e note liriche della letteratura italiana e contemporanea.
Questo componimento è più lungo rispetto agli altri della medesima raccolta. L'immagine del fiume è al centro,