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Mappa concettuale

Paolo Caracciolo VCT

Il Neorealismo nella poesia di Quasimodo – Letteratura

Nella produzione poetica di Quasimodo si distinguono principalmente due fasi:

La prima fase

La prima fase è caratterizzata da una poesia ermetica. Nell’opera poetica di Quasimodo che precede la Seconda Guerra Mondiale, il tema in primo piano è il mito della terra d’origine, la Sicilia. Un luogo legato indissolubilmente ai ricordi dell’infanzia e della prima giovinezza, che in Quasimodo diventa il simbolo della felicità, dell’innocenza e della purezza originaria.

Sorge in modo quasi naturale un tema opposto, il tema dell’allontanamento della terra natale, dell’esilio, della perdita di tutto ciò che un tempo formava la perfetta illusione di una vita serena, e che ora pare convertito in un acuto senso di solitudine e di smarrimento.

Quando si parla di esilio, non si parla di esilio politico, bensì volontario: Quasimodo abbandonò la sua terra per intraprendere gli studi universitari, contro volontà del padre. I luoghi in cui vive sono luoghi freddi, in cui trascina la sua vita senza entusiasmi e senza riuscire a stabilire profonde relazioni con gli altri.

Questi aspetti si possono riscontrare, per esempio, nella poesia “Vento a Tindari” dove il poeta, durante una scampagnata ritorna col pensiero alla sua terra natia e così facendo si isola dagli altri e si lascia trasportare dai ricordi. Vi è il forte contrasto tra la Sicilia, presentata come paese mitico, e la terra d’esilio.

Da una parte i luoghi dell’infanzia serena, dall’altra la città in cui la morte viene attesa come una via di liberazione; da un lato Tindari con l’azzurro del suo mare, dall’altro la terra dove il poeta quotidianamente sprofonda.

Quasimodo rivolge particolare attenzione alla parola, perché essa riveste un ruolo primario e, infatti, si può parlare di poetica della parola. Fin dagli esordi di “Acque e terre” viene dato massimo rilievo alla parola, in modo da creare una forte carica emotiva ed evocativa, come l’uso di analogie e di una metrica ricca di enjambments, che in Quasimodo assume un timbro prevalentemente classicista.

La concentrazione sulle singole parole è resa attraverso la riduzione dei collegamenti sintattici: troviamo, ad esempio, sostantivi senza articolo, che sembrano sospesi nel tempo e nello spazio; vengono eliminati passaggi logici; vengono sottintesi verbi e le analogie sostituiscono le similitudini tendendo così a creare una ricercata indeterminatezza.

La seconda fase

La seconda guerra mondiale apre il cuore di Quasimodo alla realtà storica e alla cronaca del proprio tempo, e così la sua poesia subisce dei mutamenti, entrando nella seconda fase della sua poetica.

In quello sconquasso la poesia non può rimanere nel suo idilliaco isolamento, ma deve farsi interprete dell’uomo, acquistare concretezza e coscienza. La necessità di una ricostruzione non solo fisica e materiale ma soprattutto umana, diviene l’imperativo del poeta e per porre in atto questo obiettivo di “rifare l’uomo” è necessario un completo mutamento stilistico nella poesia, che abbandona l’ermetismo in favore di un tono più discorsivo, colloquiale e narrativo: il neorealismo.

È una tendenza che punta a stabilire un più stretto legame tra opera letteraria e realtà contemporanea. Una nuova poesia impegnata anche in senso politico, volta a coltivare l’epica e la cronaca piuttosto che la lirica, una poesia corale atta a rappresentare situazioni collettive e stati d’animo popolari piuttosto che la poesia soggettiva e individuale.

L’Ermetismo aveva rappresentato il “disimpegno” e il ripiegamento sulla propria interiorità dei letterati, ora, invece, nasceva nel poeta il bisogno di svolgere un ruolo attivo nelle vicende storiche e politiche.

Rimane intatta l’essenzialità della parola, ma non l’atmosfera altamente evocativa che si formava attorno ad essa, al mistero si sostituisce il costante riferimento ai dati della storia e della realtà.

Un tema principale è il dolore dell’esistenza: l’uomo è chiamato, appunto, a trascinare la sua breve vita in mezzo al dolore e alla sofferenza; l’orrore della guerra segna il trionfo della morte sulla vita, delle sofferenze sulla gioia.

Il neorealismo coincide quindi con la letteratura dell’antifascismo, della guerra, della Resistenza, della sorte postbellica, in quanto revisione e riscatto dei valori morali e civili che la politica fascista e la sua avventura internazionale avevano adulterato.

L’esperienza del conflitto mondiale segnerà molto l’interiorità del poeta e così anche i suoi versi. Infatti, Quasimodo ora appare come un poeta meno interessato a scandagliare la propria interiorità, meno lirico e più disposto ad occuparsi delle terribili vicende che coinvolgono tutta l’umanità, un poeta che si può dunque definire “sociale”.

Egli ora non è più il nostalgico ricercatore di età e terre lontane, ma il giudice severo della sua epoca, perciò denuncia e condanna con potenza realistica le atrocità della guerra, e la ferocia degli uomini moderni.

Anche in questo secondo periodo della sua poesia ritorna il motivo della Sicilia, ma essa non è più vista come una terra favolosa di sogno ma come una terra di dolore che attende l’ora del riscatto.

Le poesie della seconda fase

A questa seconda fase appartengono le poesie “Alle fronde dei salici”, “Milano, agosto 1943” e “Uomo del mio tempo”:

  • Nella prima il poeta sceglie un andamento corale, come se stesse parlando a nome di tutti i poeti: la poesia si apre con una lunga domanda, accorata e angosciosa, sul significato della poesia in un mondo sconvolto e distrutto dalla guerra, oppresso e soffocato.
  • La risposta suona negativamente negli ultimi tre versi, in cui il silenzio del poeta traduce lo strazio dell’uomo e la protesta contro le atrocità commesse.
  • L’orrore della guerra viene descritto con immagini di grande forza: i morti abbandonati nelle piazze, il figlio crocifisso sul palo del telegrafo, il lamento d’agnello dei fanciulli e l’urlo nero della madre che va incontro al figlio impiccato, uniche voci fra tanta sofferenza.
  • L’immagine del figlio crocifisso ci rimanda alla crocifissione di Cristo rinnovata nell’età contemporanea creando una continuità fra passato e presente e sottolineando il carattere religioso della poesia.
  • I poeti, di fronte a questi orrori non possono più cantare, devono rinunciare alla poesia. Nella tragedia dell’occupazione nazista hanno appeso le cetre alle fronde dei salici in segno di lutto e di partecipazione solidale.
  • L’atteggiamento dei “veri poeti” che per dignità scelsero il silenzio si contrappone anche al clamore di tante voci di intellettuali e scrittori che, durante il ventennio fascista, acclamarono e sostennero il regime totalitario che portò alla guerra e allo sterminio.
  • Nella seconda si parla della distruzione di Milano: la città lombarda viene presentata come un cumulo di macerie, come una città morta.
  • Il senso della morte viene sottolineato attraverso alcune immagini fortemente espressive: la “povera mano” che rovista tra le macerie alla ricerca di un oggetto o di una persona cara; l’usignolo caduto dall’antenna sopra il convento dove cantava prima del tramonto (allude al tramonto/declino della civiltà umana), i morti “così rossi, così gonfi” sepolti sotto le macerie delle proprie abitazioni.
  • La desolazione e la sofferenza sono così grandi che anche coloro che sono riusciti a sopravvivere non sono altro che anime morte: hanno perso ogni desiderio di esistere.
  • Nell’ultima poesia, il poeta condanna la violenza dell’uomo, degno erede di Caino, e pronunzia il suo atto di accusa contro gli orrori della seconda guerra mondiale.
  • Nella prima parte esprime le sue considerazioni: secoli di progresso tecnologico e scientifico non sono riusciti a cambiare l’uomo e i suoi istinti violenti, l’uomo contemporaneo è brutale come nell’età delle caverne, ha solo perfezionato i suoi strumenti distruttivi, rendendoli sempre più sofisticati.
  • La civiltà è senza amore, e senza Cristo, l’odore dell’odio e del sangue fraterno si sprigiona dalle origini fino a oggi e l’essere umano continua ad uccidere, versando altro sangue.
  • Negli ultimi versi il poeta invita le nuove generazioni a dimenticare le violenze dei padri, le cui tombe sono ricoperte dalle ceneri delle distruzioni che essi stessi hanno provocato: occorre essere uomini migliori, per costruire un futuro di pace e di amore.

Nelle raccolte come “Giorno dopo giorno” e “La vita non è sogno”, Quasimodo include i temi dell’orrore bellico e della denuncia sociale, le case distrutte, le tombe ignote.

Invece nelle ultime raccolte, “La terra impareggiabile” e “Dare e avere”, la graduale attenuazione del tema bellico sembra lasciare spazio ad un recupero della primitiva ispirazione.

Nel saggio “Il poeta e il politico”, si evince che Quasimodo ha fiducia nell’uomo, avverte nella volontà di resistenza e di rinnovamento, sorta dall’esperienza della guerra, una speranza concreta di miglioramento della società.

Fare la storia è compito dell’uomo, dunque anche del poeta, ma mentre il politico vuole che l’uomo sappia morire con coraggio, il poeta vuole che l’uomo viva con coraggio.

Quando poi nel dopoguerra si accorge che alla ricostruzione materiale non si accompagna quella morale degli spiriti, perché vede gli uomini nuovamente divisi da ideologie, disposti ad azzuffarsi ancora, dimentichi degli orrori recenti, gli ammonisce sui rischi apocalittici di un nuovo conflitto.

La vita

Salvatore Quasimodo nacque a Modica, in Sicilia, il 20 agosto 1901. Figlio di un ferroviere, trascorse l’infanzia nelle piccole stazioni della campagna siciliana e nel 1908 si trasferì a Messina e poi studiò a Palermo in un istituto tecnico.

A Roma si iscrisse alla facoltà di Ingegneria, ma fu costretto ad abbandonare gli studi per i problemi finanziari della famiglia e a cercarsi lavoro, prima a Reggio Calabria e poi ad Imperia.

Intanto iniziò con interesse ed impegno a scrivere versi e a tradurre, durante la seconda guerra mondiale, i testi greci e latini. Dopo aver conosciuto Montale, pubblicò sulla rivista fiorentina “Solaria” le sue prime poesie.

Dal 1941 insegnò letteratura italiana presso il Conservatorio Musicale di Milano e nel 1959 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Morì a Napoli il 14 giugno 1968 per un’emorragia celebrale.

La prima raccolta, “Acque e terre”, si colloca nell’ambito dell’ermetismo; seguì due anni dopo “Oboe sommerso”, e negli anni della maturità poetica, la raccolta “Ed è subito sera”.

Nelle raccolte successive, “Con il piede straniero sopra il cuore” e “Giorno dopo giorno”, lo stile si stempera in una maggiore discorsività, rispecchiando un nuovo impegno civile del poeta, frutto dell’amara esperienza della seconda guerra mondiale.

1943 – L’anno decisivo - Storia

1. Premessa alla guerra

Lo scoppio della II guerra mondiale fu dovuto fondamentalmente alla crescente aggressività tedesca in politica estera dopo la presa di potere di Adolf Hitler che si riarmava per vendicare la sconfitta nella Prima Guerra Mondiale.

Quest’ultimo, dopo aver dato origine al Terzo Reich, manifestò immediatamente l’intenzione di conquistare il “Lebensraum”, lo “spazio vitale” per il popolo tedesco (come aveva scritto nel Mein Kampf), ovvero l’espansione soprattutto ad est del Terzo Reich o dove nella popolazione di uno stato estero vi fosse stata una minoranza tedesca.

Hitler invase così l’Austria e la Cecoslovacchia. L’annessione della Cecoslovacchia ai territori del Terzo Reich convinse le democrazie occidentali che la politica di pacificazione per placare l’espansione tedesca non avrebbe funzionato, quindi l’Inghilterra, la Francia e la Polonia (che era l’obiettivo più probabile della Germania), stipularono un patto di assistenza militare.

L’Italia e la Germania si erano riavvicinate tanto che nel maggio del ’39 venne stipulato a Berlino il patto d’acciaio che sanciva il mutuo aiuto tra le due nazioni in caso di guerra, sia difensiva che di conquista.

Ad agosto dello stesso anno l’Unione Sovietica firmò un patto di non-aggressione con la Germania (Patto Molotov-Ribbentrop). Di conseguenza, il 1º settembre 1939 i tedeschi invasero la Polonia da ovest (guerra lampo) e quasi una ventina di giorni dopo, esattamente il 17 settembre, l’Armata Rossa invase la Polonia da est.

L’invasione della Polonia segnò l’inizio della seconda guerra mondiale, in quanto l’aggressione tedesca spinse, il 3 settembre, mentre URSS occupava le regioni baltiche, i paesi Alleati della Polonia, Regno Unito e Francia, a dichiarare guerra alla Germania.

2. Scoppio della seconda guerra mondiale

Hitler nell’aprile del ’40 invase la Danimarca, la Norvegia, il Belgio, il Lussemburgo e attaccò la Francia aggirando la Linea Maginot con l’appoggio dell’Italia di Benito Mussolini che entrò in guerra a fianco della Germania il 10 giugno 1940.

La Francia sconfitta fu divisa nella parte settentrionale tedesca e nella parte meridionale con un governo collaborazionista, con capitale Vichy.

Il 10 luglio l’aviazione tedesca attaccò l’Inghilterra, ma riuscì a resistere grazie ai radar e soprattutto alla Royal Air Force. Così le forze dell’Asse firmarono col Giappone un patto Tripartito con cui si suddividevano il mondo.

Mussolini, poi ordinò l’invasione della Grecia e Hitler invase la Iugoslavia, ma furono bloccati dai rispettivi popoli e dagli inglesi che mantennero il controllo sul Mediterraneo.

La Germania aveva bisogno di risorse e di materie prime e nel giugno del 1941 invase l’URSS violando il patto con Stalin. I russi si ritirarono e resistettero e nel dicembre del ’41 sferrarono la controffensiva che costrinse i tedeschi alla ritirata.

La Germania non poteva sostenere un lungo conflitto, l’Italia era debole militarmente, invece gli Alleati avevano risorse illimitate e un maggior numero di uomini.

La Germania controllava quasi tutta l’Europa e tutti i paesi occupati furono saccheggiati e i più elementari diritti umani furono violati: tutti gli ebrei furono rinchiusi nei campi di lavoro e di sterminio dove venivano uccisi nelle camere a gas o costretti ai lavori forzati.

Il 7 dicembre 1941 la guerra divenne mondiale perché il Giappone attaccò la base americana di Pearl Harbor nel Pacifico (Hawaii) e gli USA entrarono immediatamente in guerra contro il Giappone e le forze dell’Asse.

Lo scopo del Giappone era quello di avere il controllo dell’Oriente, ma nel maggio del ’42 fu fermato con la battaglia aeronavale del Mar dei Coralli e gli Americani iniziarono la riconquista del Pacifico.

Sul fronte russo fallì un’offensiva nazista a Stalingrado e la controffensiva costrinse gli aggressori alla resa.

3. 1943: l’anno decisivo

Il 1943 è stato scenario di tante battaglie che hanno coinvolto i tre quarti della popolazione mondiale di allora e ha segnato un’importante svolta nel conflitto.

Le battaglie si sono svolte su vari fronti: nel Pacifico tra USA e Giappone; in Russia e nei Balcani fra URSS e Germania; in Africa e in Italia.

È stato anche teatro di grandi combattimenti navali e aerei; di grandi vittorie ma anche di armistizi, fallimenti e resistenza.

La vicenda russa

La Russia si è vista più volte schierata contro la Germania: il 12 gennaio l’offensiva sferrata dall’Armata Rossa (chiamata Ostrogorzk-Rossoš) portò alla sconfitta di un contingente ungherese alleato dei tedeschi.

Il 18 gennaio i sovietici annunciarono di aver rotto l’assedio di Leningrado (San Pietroburgo) da parte della Wehrmacht (“Forza di difesa”) e contemporaneamente vi fu la rivolta nel ghetto di Varsavia.

Il 26 gennaio 1943 vi fu la battaglia di Nikolaevka, uno degli scontri più importanti durante il caotico ripiegamento delle residue forze dell’Asse nella parte meridionale del fronte orientale durante la seconda guerra mondiale.

Il 2 febbraio finì la battaglia di Stalingrado (Volvograd) che vide schierata l’Armata Rossa contro le forze tedesche, italiane, rumene ed ungheresi per il controllo della regione strategica tra il Don e il Volga e dell’importante centro politico ed economico di Stalingrado con la resa della VI armata tedesca del Feldmaresciallo Paulus.

Il 15 febbraio i sovietici dopo una lunga battaglia ripresero Kharkov (Charkiv – Ucraina), durante l’operazione Stella, iniziata a partire dal 2 febbraio del ’43.

La battaglia di Kursk

Dopo la disfatta di Stalingrado i tedeschi, sotto l’abile guida di Von Manstein cercarono riuscendoci, di contenere l’armata rossa e successivamente di riprendere l’iniziativa in Russia tanto da riconquistare la città di Kharkov, il passo successivo previsto dal piano nazista era quello di attaccare da due lati un vasto saliente creatosi nei pressi della città di Kursk nella Russia europea.

I russi nel frattempo, grazie anche ai rapporti della famosa spia Lucy che riusciva a trasmettere i piani del quartier generale tedesco quasi quotidianamente, avevano pesantemente fortificato l’intero saliente, creando difese per una profondità di 180 Km suddivise in otto cinture difensive.

I tedeschi riuscirono a buttare nella mischia 1850 panzer, 530 cannoni semoventi, 7400 cannoni d’artiglieria, la Luftwaffe fornì circa 1.800 aerei, due terzi del suo potenziale ad est, la fanteria superava i 500.000 uomini.

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Storia - 1943 L'anno decisivo
  • Inglese - The Second World War
  • Letteratura - Il Neorealismo nella poesia di Quasimodo
  • Elettronica - NE555 in configurazione astabile e monostabile
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