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Tango argentino

«Il tango non è maschio; è coppia: cinquanta per cento uomo e cinquanta donna, anche se il passo più importante, l'"otto", che è come il cuore del tango, lo fa la donna. Nessuna danza popolare raggiunge lo stesso livello di comunicazione tra i corpi: emozione, energia, respirazione, abbraccio, palpitazione. Un circolo virtuoso che consente poi l'improvvisazione.»

(Miguel Ángel Zotto)

Linda Bettini

5°D turistico

Anno scolastico 2013/2014

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Tango argentino

Dalla sua origine a oggi

Capitolo 1: Motivi di tango

Capitolo 2: Le origini

Capitolo 3: “Alluvione migratoria”

Capitolo 4: Diffusione del tango

Capitolo 5: Belle Époque

Capitolo 6: Le Naturalisme

Capitolo 7: Verismo

Capitolo 8: The Tango Lesson

Capitolo 9: Sempre a Parigi

Capitolo 10: Argentina

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Tango argentino

Un vero e proprio fenomeno di costume che, partito dal Sudamerica, si è irradiato a livello planetario e, dopo oltre un secolo di vita non accenna ad estinguersi. Dire che il tango è un “ballo sensuale” equivale a liquidarlo senza fare il minimo sforzo per capire la sua diversità, il suo mistero. Una danza unica al mondo per l’inventiva, la complessità, la dovizia delle combinazioni. Una musica multietnica, un canzoniere ricco di umori popolari, un serbatoio di citazioni, un patrimonio di cultura latinoamericana diventato punto di riferimento e banco di prova per gli intellettuali più esigenti. Una formula dell’indubbia forza coesiva fra gli emigrati di ieri e gli esuli di oggi. Donne e uomini, che momenti prima erano in tutt’altre faccende affaccendati e con indosso un tutt’altro vestiario, che abbagliati dalle luci della pista, fuori luogo e inattuali, si illudono di esprimere la loro vera natura. Un modo di essere, di sentire, di vivere. Un rito officiato con la musica, capace di ammaliare moltitudini di iniziati.

Tuttavia, a quanto diffondono i media, il tango resta ancora un genere artistico fra i più inviliti e misconosciuti; facile pretesto di discorsi strampalati, inesauribile catena di equivoci. Sin dalla sua prima esperienza europea del 1913, lo si ripropone ciclicamente secondo stereotipi ben collaudati dove il torbidume ha la meglio, e ogni tentativo della sua lettura viene vanificato da un pacchetto di aggettivi obsoleti.

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Meri Lao e la cultura latinoamericana

Meri Lao, ideale maestra di cultura latinoamericana, il cui lavoro, come dice nell’introduzione del suo libro “T come tango”, è dedicato:

“A chi ritiene che per ballare il tango non occorra atteggiarsi a gigolò in rapporto con una donna latina “de fuego”, lasciva e disposta ad accettare una relazione sadomasochista con un temerario e improvvisato compagno di ballo. A chi nutre almeno qualche sospetto riguardo alla figura chiamata “casquet”. A chi si è trovato ad assistere ad alcuni degli spettacoli d’eccezione che circolano per il mondo sin dagli anni Ottanta, e si è stupito e commosso e ha provato quella sorte di fruizione dolorosa propria del vero tango, anche se i vari Piazzolla e i vari Copes non si presentavano travestiti da ghauco con stivali e speroni, né da guappo col cappello sbilenco, e tantomeno usavano esibire impettiti una rosa stretta fra i denti. A chi, infine, si chiede quali insondabili moti dell’anima il tango riesca a sollecitare, perché mai venga coltivato da popoli così distinti fra loro come il finlandese e il giapponese, quali valori universali possieda.”

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Le origini

“Asi se baila el tango” 1942 Musica: Elias Randal, Testo: Marvil Elizardo Martinez Vilas

Il tango nasce verso il 1880, nella periferia delle capitali del Plata, Buenos Aires e Montevideo, durante uno straordinario processo di urbanizzazione. Ai margini della campagna e del centro cittadino, fuori dal solco della tradizione, non potrà mai essere definito come folklore argentino o uruguayano che sia.

In quell’ambiente confluivano gli “uomini limitrofi”, provenienti da correnti interne ed esterne, erano i contadini nomadi, i gauchos decaduti e gli europei della cosiddetta alluvione migratoria. Gli uni hanno perduto la cultura legata alla coltivazione della terra, il senso del rastreo, del leggere le tracce e del cavallo. Gli altri hanno smesso di essere europei e non si sentiranno mai del tutto americani: li avevano illusi di trovare la terra, ma al loro arrivo questa era già in mano all’oligarchia. Finiscono nei conventillos, abitazioni povere coi servizi igienici in comune, a vivere a stretto contatto con i discendenti degli schiavi. Non riescono ad andare a tempo con la città che cresce vertiginosa. In uno spazio instabile, un mondo di tensioni irrisolte, di identità claudicanti e compenetrabili. Un mondo meticcio. Meticcio come il tango, nato da una particolare fusione di generi provenienti da paesi diversi, dall’incrocio di persone emigrate dal loro paese, sempre povere, spesso infelici e per questo nostalgiche.

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Il tango nella sua musica, nelle sue parole e nei suoi movimenti, riflette questo disagio.

“Alluvione migratoria”

La crisi economica

La Grande depressione di fine Ottocento fu una crisi economica che ebbe inizio nel 1873 dopo oltre trent'anni di incessante crescita economica determinata dalla seconda rivoluzione industriale e si protrasse sino alla fine del XIX secolo.

Il mondo sviluppato conobbe una crisi agraria, cui si aggiunse una parallela crisi industriale, con forti riduzioni della domanda, profitti marginali calanti e scarsa circolazione di denaro. Una forte e perdurante deflazione, a livelli strutturali, durante l'intero ventennio innescò massicci licenziamenti e riduzioni salariali, repressioni ai danni dei sindacati e vasti movimenti migratori dalle campagne alle città e dalle aree meno sviluppate a quelle economicamente più forti del mondo.

La crisi di sovrapproduzione si manifestò anche come conseguenza dell'ascesa degli Stati Uniti e dell'Impero tedesco come nuove potenze mondiali.

Nel settore agricolo, con l'emergere di nuove potenze nella produzione agricola, come Stati Uniti, Australia e Argentina e l'ingresso delle loro merci in Europa (favorito dai miglioramenti nel settore dei trasporti, col passaggio dalla vela al vapore), a seguito di annate agricole negative, provocò una caduta dei prezzi che mandò in rovina moltissimi piccoli produttori (vissuti fino ad allora all'interno di un mercato regionale caratterizzato da bassi profitti e tecnologicamente arretrato rispetto a Gran Bretagna e Stati Uniti). La caduta dei prezzi e la forte concorrenza ridussero in rovina migliaia di contadini e si accrebbe in maniera preoccupante la dipendenza europea dalla produzione agricola d'oltreoceano. Tutto ciò innescò vasti movimenti migratori tra paesi (secondo direttrici che procedevano dall'Europa agli USA o ai paesi dell'America Meridionale, dall'Europa meridionale al nord Europa), soprattutto in partenza dalle aree economicamente più deboli (tra cui Italia, Irlanda, Spagna, Europa orientale), e dalla campagna verso la città, determinando un forte aumento dell'inurbamento e della disponibilità, in tempi successivi, di manodopera da impiegare nel settore industriale.

Nel settore industriale le cause che portarono alla crisi sono del tutto simili a quelle della crisi agricola: le industrie cioè producevano molto più di quanto il mercato potesse assorbire sotto forma di consumi. L'indice più vistoso della crisi fu la caduta dei prezzi.

La crisi può essere spiegata per la concomitanza di tre fattori:

  • Aumento del progresso tecnologico, che favorì un incremento della produzione di beni;
  • Aumento del numero di paesi industrializzati, e in particolare ingresso di nuovi attori economici nel mercato globale (Stati Uniti e Germania);
  • Imposizione di bassi salari, con conseguente riduzione dei redditi e crisi sul lato della domanda.

Ad un impetuoso aumento dell'offerta di beni non corrispose un corrispettivo aumento della richiesta di beni, per la scarsa domanda dovuta all'assenza di una borghesia sufficientemente in grado, come oggi, di compensare sul lato dei consumi e della bassa circolazione monetaria. La crisi delle vendite e la caduta del saggio dei prezzi provocarono effetti immediati sul lavoro, determinando licenziamenti e disoccupazione crescente.

Emigranti italiani

Ancora non si importavano campioni sudamericani per la gloria del calcio internazionale. L’Argentina veniva chiamata “il granaio del mondo” e l’Uruguay, “La Svizzera delle Americhe” per la ricchezza bancaria e il senso civico, ma nessuno mai avrebbe immaginato che, agli inizi del Novecento, nella sola Buenos Aires c’erano più telefoni che in Italia, più automobili che in Francia, e che si stava costruendo la linea A della metropolitana, opera di altissimo ingegno e lusso senza pari. In Europa i messaggi di fuori arrivavano distorti, una persistente perturbazione della comunicazione faceva sì che gli europei considerassero “quei paesi” con estrema disinvoltura: immersi in un tropico perenne, abitati da rudi pistoleros e creole propense alla ninfomania, tra cavalli scalpitanti e nacchere spagnole.

La politica liberale di Domingo Faustino Sarmiento e Juan Bautista Alberdi, nell’intento di trasformare la capitale argentina in una grande, colta e raffinata città europea, apre le porte, come sancito dalla costituzione del 1853, “agli uomini del mondo che volessero abitare sul suolo argentino”. Ecco perché Buenos Aires era definita la città dove "far fortuna". Ma il sogno dorato dell’élite si tramuta in incubo con l’arrivo di una massa anonima di emigrati, per il 25% costituita da spagnoli e per il 50% da italiani, (l’altro 25% da francesi, ungheresi, ebrei e slavi) che di lì a poco avrebbero triplicato la popolazione della capitale. Nonostante la durezza dei lavori disponibili, data la grande disponibilità di manodopera, i salari erano piuttosto miseri. D’altronde l’esodo fu stimolato dal governo italiano, come soluzione alle tensioni sociali e nella speranza di riequilibrare la bilancia dei pagamenti con le rimesse ai parenti rimasti nella penisola. Se negli USA si è arrivati a contare un emigrante italiano ogni sei-otto abitanti, nei paesi rioplatensi la proporzione è di uno a due. Non a caso si denomina “alluvione migratoria”.

A sud, sulla foce del Plata, andarono ad insediarsi i liguri: nel quartiere La Boca, fatto di case basse e lamiere coloratissime. I siciliani invece si radicarono al Nord di Buenos Aires, creando il quartiere Palermo, con l’ippodromo che costituiva una delle attrattive principali (Por una cabeza di Carlos Gardel*). Il capitalismo industriale si impossessò della periferia per impiantarvi le fabbriche.

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Sintesi

Introduzione Tango argentino, tesina

Questa tesina di maturità descrive il tango argentino dalle sue origini. La tesina descrive anche questi argomenti: in Economia la Grande depressione di fine Ottocento , in Storia la Belle epoque e cenni della Prima Guerra Mondiale, in Francese il naturalismo, in Italiano il verismo, in Inglese tango e cinema, The Tango Lesson, in Ricevimento l'Argentina.

Collegamenti

Tango argentino, tesina

Economia: La Grande depressione di fine Ottocento . Storia: Belle epoque e cenni della Prima Guerra Mondiale. Francese: Naturalismo. Italiano: Verismo. Inglese: Tango e cinema, The Tango Lesson. Ricevimento: Argentina.
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