Estratto del documento

Suggerimenti sulla guerra

Anche io voglio esprimere le mie suggestioni sulla guerra, suggestioni che hanno accompagnato il mio viaggio in Normandia nelle terre dello sbarco. Ho camminato sulle spiagge di Arromanche, tra le croci bianche del cimitero di Collerville sur Mer, tra i reperti del memoriale di Caen, a Ste-Mere Eglise dove c’è il modello a grandezza naturale del soldato John Steele intrappolato con il suo paracadute sul campanile della chiesa, ho camminato sui resti del Pegasus Bridge, negli enormi bunker delle spiagge di Omaha, Utah e Juno beach.

Mi sono sentito un soldato, fiero e pronto ad affrontare il nemico, animato dal desiderio di combattere per la mia patria, felice di essere lì nel giorno che ha segnato l’inizio del cambiamento, nel “giorno più lungo”. Lì ho sentito il suono assordante delle bombe, dei fucili che sparavano, degli aerei che sorvolavano il cielo pronti a Sainte-Mere Eglise (Normandia) “vomitare” il loro bottino di morte.

Ho sentito la voce dei superiori che con forza segnavano il passo, dei miei compagni che incoraggiavano a proseguire, e le onde del mare che sembravano accompagnare il nostro destino.

Ho sentito la voce dei superiori zona d’atterraggio 82^ divisione aviotrasportata Airborne, campanile della chiesa con manichino di John Steele.

Ma ho anche visto la morte, il terrore di chi era lì non per sua volontà, che tremava di paura, che giaceva per terra ormai senza più vita, ho visto l’azzurro del mare trasformarsi in rosso sangue, ho visto i miei amici cadere e non rialzarsi più, ho sentito il dolore di una ferita e il dolore della perdita di una vita a me cara.

Ed ho pensato alle madri, ai padri, ai fratelli e alle sorelle, alle mogli ed ai figli che non avrebbero più potuto abbracciare i loro cari, a tutte quelle croci bianche, molte delle quali senza nome, che non avrebbero visto nessuno venire lì a piangere, a pregare, a ricordare.

Foto del cimitero di Colleville sur Mer, panoramica delle 10.000 croci americane.

La guerra appartiene al nostro essere come modello d’azione, è una costante della natura umana: aprire gli occhi su questa terribile verità non significa rassegnarsi ed accettare che essa domini le azioni degli uomini. Anzi, proprio a partire da questa consapevolezza si può

Tratto da “Banda di fratelli”

Storia della compagnia Easy di Stephen Ambrose

Capitolo 4 “Seguitemi”

Winters pregò per tutto il viaggio, pregò di sopravvivere, pregò di non sbagliare.

“Ogni uomo, credo, pensava: ‘Come reagirò sotto il fuoco?’

Con il tenente Schmitz all’ospedale, il Sergente Lipton era diventato capolancio del suo aereo. I piloti offrirono una scelta ai paracadutisti: potevano volare con il portellone aperto, in modo da avere aria fresca e una possibilità in più di lanciarsi se venivano colpiti, oppure chiuso, il che avrebbe permesso loro di fumare.

Scelsero di tenerlo aperto, permettendo a Lipton di sdraiarsi sul fondo con la testa fuori dal portellone. Quando i C-47 attraversarono la Manica, Lipton vide qualcosa che nessuno aveva mai visto prima, uno spettacolo che ogni uomo in volo quella notte non avrebbe mai dimenticato: la flotta d’invasione, forte di 6000 imbarcazioni che si dirigeva verso la Normandia.

Mentre l’aereo attraversava la Manica, Welsh disse agli uomini vicini al portellone: ‘Guardate giù’.

Lo fecero e ‘tutto quello che potevi vedere erano scie. Nessuno aveva mai visto prima così tante navi e imbarcazioni’. Carson ha commentato: ‘Ti sentivi un po’ di sgomento addosso a far parte di una cosa talmente più grande di te. Ed eccoci scaraventati in mezzo a tutta quella violenza senza aver mai avuto un minimo di esperienza in combattimento, eravamo assolutamente terrorizzati’.”

(Stephen Ambrose – Banda di fratelli “Storia della compagnia Easy)

Verso la fine della prima metà del Novecento, l’aria di terrore, adrenalina, angoscia, ansia e disperazione era respirata da tantissimi giovani di età compresa tra i 18 ed i 24 anni, pedine di uno scacchiere grande quanto il mondo intero, con mosse dirette dalle mani di generali e capi di governo che avevano bisogno delle loro vite per poter attuare i loro piani, chi per un verso e chi per un altro.

La tensione era enorme, carne da macello spedita in prima linea per poter difendere patria, famiglia, ideali ed idee che fino a quel momento avevano retto la società in cui vivevano.

Ma qualcuno aveva mai chiesto la sua opinione? Un volontario (che nel 90% dei casi tanto volontario non era considerando la leva militare obbligatoria a partire dalla maggior età) ha mai avuto la possibilità di esprimere la propria idea a riguardo ad un suo superiore senza venir zittito all’istante?

Sapevate che molti ragazzi pur di evitare di uccidere o essere uccisi hanno preferito spararsi da soli ad un arto o peggio suicidarsi per evitare di finire in mano al nemico?

I soldati di Yamamoto erano famosi per le torture che infierivano ai soldati americani (l’opzione arsi vivi era una delle meno cruenti).

Il secondo conflitto mondiale è solo uno tra i mille, diecimila e anche più scontri lungo l’intera esistenza del genere umano che hanno portato intere popolazioni in stato di shock durante tutta la sua durata, provocando danni irreparabili nel mondo intero, ma anche da persona in persona.

Il danno psicologico in un soldato talvolta è davvero disastroso, provate a farvi una chiacchierata con un reduce del Vietnam o qualche ex deportato nei campi di concentramento.

Storia, la seconda guerra mondiale

Il primo settembre del 1939 dalle coste della città di Danzica viene sparato il primo colpo di cannone da una corazzata tedesca, che sancisce l’inizio della seconda guerra mondiale.

Lo scontro (comunemente chiamato guerra lampo ma in gergo militare tedesco è riconoscibile con il termine militare “blitzkrieg”) prevedeva l’utilizzo di forze d’assalto terrestri molto veloci come i primi cingolati Panzer e i temutissimi Junker 87-b “Stuka”, aerei veloci per il bombardamento a terra, molto famosi durante il conflitto.

La cavalleria polacca fu decimata nonostante il maggior numero di divisioni impiegate per colpa dell’arretratezza bellica del paese e in meno di un mese la Polonia, grazie anche all’aiuto dell’Armata Rossa, venne assoggettata.

Subito dopo l’invasione della Polonia, l’esercito nazista non si fermò passando all’invasione della Francia.

Nel 1940, evitando la debole resistenza francese ai confini tra la Germania e la Francia passando quindi dai Paesi Bassi (neutrali al conflitto fino a quel momento), la Wermacht penetrò nel territorio francese invadendo la nazione.

Dopo pochi giorni di resistenza cadde la città di Parigi.

Nel 1941, facendo saltare gli accordi con l’alleata Russia, Hitler decise di invadere il grande paese. Entrò al seguito di grandi divisioni Panzer con un attacco tripartito.

La seconda disfatta la ottenne proprio lì, dopo il tentativo di invadere la zona caucasica fino al delta del Volga, con la resistenza russa a Stalingrado (da lì in poi l’esercito tedesco si ritirerà, fino al 1945).

La prima disfatta nazista fu invece in Inghilterra, con i 160 giorni di bombardamento totalmente inutili.

Nel frattempo Mussolini fallì il suo piano d’invasione solitaria della Grecia e venne sconfitto a Capo Matapan dalla flotta inglese dopo un eroico combattimento.

A Pearl Harbour lo stesso anno la flotta di Yamamoto affondò un gran numero di navi americane, allargando sempre di più le proporzioni del conflitto, introducendovi anche l’America.

Nel 1942 Erwin Rommell, a capo dell’Afrika Korps, aveva il compito di eliminare le forze alleate e la resistenza francese in Nord Africa per spingersi verso il suo interno, con l’aiuto delle forze italiane.

Subirono pesanti sconfitte a Tobruk, El Alamein e a Dieppe con il piano Jubilee.

Nel 1943 lo scontro a Kursk sancì la disfatta tedesca e l’inizio della pesante controffensiva russa per arrivare in Germania.

Il 9 settembre 1943 inizia l’operazione Husky che prevedeva l’invasione alleata dell’Italia e la sua liberazione (il 1 settembre l’Italia firma l’armistizio).

L’invasione divise la nazione in due fronti, uno di liberazione ed uno di resistenza divisi dalla linea Gotica che separava l’Italia.

Al nord la Repubblica di Salò cercava di non cedere alla resistenza partigiana e alle incursioni aeree alleate, ma dovette finalmente soccombere alle insistenze americane ed alle varie brigate nazionali del fronte di liberazione.

Nel frattempo, l’anno successivo, il più grande sbarco anfibio avvenne la notte tra il 5 ed il 6 giugno, con un contingente di più di mezzo milione di uomini americani, inglesi e canadesi, con l’ausilio della resistenza francese.

Dopo tre mesi di aspri combattimenti la Francia venne liberata, ma non fu per niente cosa semplice.

Il primo giorno vide più di 10.000 morti sulle coste senza contare i paracadutisti e gli avieri.

Dopo il D-Day seguì l’operazione sulle Ardenne per l’apertura di un fronte orientale, mentre l’avanzata russa sembrava incontrastabile.

In Giappone intanto si inaspriva il conflitto con la presa di Iwo Jima per la costruzione del futuro aeroporto che vedrà partire i due bombardieri Enola Gay, portatori delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

Il 1945 è stato l’anno della conclusione.

Hitler si suicida nel suo bunker insieme alla compagna Eva Brown, lasciando il comando ai suoi più fidati uomini che consegnarono Berlino in mano all’Armata Rossa alle porte della città.

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Sintesi

Sintesi suggestioni sulla guerra tesina

Anche io voglio esprimere le mie suggestioni sulla guerra all'interno della mia tesina, suggestioni che hanno accompagnato il mio viaggio in Normandia nelle terre dello sbarco. Ho camminato sulle spiagge di Arromanche, tra le croci bianche del cimitero di Collerville sur Mer, tra i reperti del memoriale di Caen, a Ste-Mere Eglise dove c’è il modello a grandezza naturale del soldato John Steele intrappolato con il suo paracadute sul campanile della chiesa, ho camminato sui resti del Pegasus Bridge, negli enormi bunker delle spiagge di Omaha, Utah e Juno Beach. Mi sono sentito un soldato, fiero e pronto ad affrontare il nemico, animato dal desiderio di combattere per la mia patria, felice di essere lì nel giorno che ha segnato l’inizio del cambiamento, nel “giorno più lungo”. Lì ho sentito il suono assordante delle bombe, dei fucili che sparavano, degli aerei che sorvolavano il cielo pronti a “vomitare” il loro bottino di morte. Ho sentito la voce dei superiori che con forza segnavano il passo, dei miei compagni che incoraggiavano a proseguire, e le onde del mare che sembravano accompagnare il nostro destino. Ma ho anche visto la morte, il terrore di chi era lì non per sua volontà, che tremava di paura, che giaceva per terra ormai senza più vita, ho visto l’azzurro del mare trasformarsi in rosso sangue, ho visto i miei amici cadere e non rialzarsi più, ho sentito il dolore di una ferita e il dolore della perdita di una vita a me cara.

Ed ho pensato alle madri, ai padri, ai fratelli e alle sorelle, alle mogli ed ai figli che non avrebbero più potuto abbracciare i loro cari, a tutte quelle croci bianche, molte delle quali senza nome, che non avrebbero visto nessuno venire lì a piangere, a pregare, a ricordare. La guerra appartiene al nostro essere come modello d’azione, è una costante della natura umana: aprire gli occhi su questa terribile verità non significa rassegnarsi ed accettare che essa domini le azioni degli uomini. Anzi, proprio a partire da questa consapevolezza si può partire e lavorare per la pace. Ma con quale forza e a quale prezzo? Con quella del coraggio che la cultura possiede, anche nei secoli bui, di continuare a “cantare” mentre si resiste alla possibilità di una prossima guerra. La tesina di maturità quindi prende spunto da questo viaggio.

Collegamenti

Suggestione sulla guerra tesina

  • Italiano - Mario Rigoni Stern "Il sergente nella neve".
  • Filosofia - Karl von Clawsevitz e Hegel.
  • Storia - La seconda guerra mondiale.
  • Inglese - War Poets e George Orwell.
  • Spagnolo - Guerra civile e Garcia Lorca.
  • Francese - Luis Aragon.
  • Biologia - Gli effetti dell'adrenalina.
  • Arte - Guernica.
  • Latino - Tacito.
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