Estratto del documento

Esame di Stato

A.S. 2010-2011

Scuola Media Guido Reni

Gli Stati Uniti d’America

Diana Chicicov 0

Storia: la guerra fredda, lo sbarco sulla luna

Scienze: La Luna

Geografia: Gli Stati Uniti

Letteratura: Alla Luna, Giacomo Leopardi

Ed. Fisica: Il Basket 1

Arte: La Pop Art

Musica: Il Jazz

Tecnica: Il Magnetismo

Geografia: gli Stati Uniti

Il territorio

Il territorio degli Stati Uniti si affaccia su due oceani: Atlantico a est e Pacifico a ovest, mentre a sud-est è bagnato dal golfo del Messico. I rilievi sono costituiti a est dai Monti Appalachi, geologicamente molto antichi, a ovest dalle Montagne Rocciose, più giovani, che raggiungono i 4000 m di altezza. Nella parte centro-meridionale si estendono grandi tavolati e grandi pianure, attraversate dal Mississippi con i suoi affluenti.

Il clima e gli ambienti

L’esteso bacino del Mississippi, alimentato nel suo lungo corso dal Missouri, dal Tennessee e dall’Ohio, divide le fertili pianure e le praterie umide orientali dai terreni più aridi e a tratti desertici dell’Ovest. Nella regione nordorientale, al confine col Canada, si trova la regione dei Grandi Laghi, fra i più estesi del pianeta.

Gli Stati Uniti presentano climi molto vari. Le aree più a nord sono interessate dalle correnti d’aria fredda che provengono dal Canada. La costa atlantica è caratterizzata da un clima temperato, con temperature che aumentano man mano che si prosegue verso sud, fino a trovare i climi caldi, clima tropicale, che interessano la Florida e le pianure attorno al Golfo del Messico. Condizioni di clima temperato di tipo mediterraneo si trovano sulla costa Pacifica, in particolare in California. Nei territori vicini alle Montagne Rocciose invece l’umidità diminuisce, determinando veri e propri climi aridi. Gli ambienti naturali vanno dai boschi, conifere e latifoglie, del centro-nord, a paesaggi di tipo mediterraneo e subtropicale a sud. Praterie e zone desertiche sono presenti nelle pianure centrali anche in relazione all’entità delle precipitazioni. 2

La popolazione, le città, l’economia

Il «melting pot»

Negli Stati Uniti vivono 300.000.000 di persone, con una densità di 32 ab/km2. La distribuzione non è uniforme: ci sono grandi città di grattacieli e vaste aree quasi disabitate, fasce costiere sovraffollate e territori più interni semideserti. Anche la composizione della popolazione è varia. Accanto ai cittadini di origine anglosassone, a partire dal XIX secolo sbarcarono dall’Europa negli USA ondate di migranti in fuga da miseria e povertà.

Il «calderone» etnico, la mescolanza, in inglese Melting Pot, comprendeva soprattutto Irlandesi, Italiani, Polacchi, Tedeschi, Greci, che si aggiunsero agli Afro-americani deportati in America come schiavi dal XVI secolo. Gli Stati Uniti divennero il Paese della mescolanza e della fusione di individui e gruppi. La realtà odierna vede ancora convivere, però, grandi ricchezze ed estrema povertà; non sono poche le comunità oggetto di pesanti discriminazioni, come quelle nei riguardi dei migranti clandestini che provengono prevalentemente dal Messico, i «Latinos».

Le città

Città come New York rappresentano un esempio di convivenza fra gruppi e culture diverse. Altre importanti città sulla costa atlantica, oltre alla capitale Washington D.C. con 600.000 abitanti, sono Boston, capitale del Massachusetts, con un’area metropolitana che raggiunge 5.700.000 persone, si estende in Delaware e New Jersey, e più a sud, in Florida, Miami, con 5.300.000 persone nell’area metropolitana.

Proseguendo verso il centro, si trova la capitale dell’Illinois, Chicago, con 2.800.000 abitanti, seguita da Houston, in Texas, che conta 2.000.000 di persone, 5.000.000 nell’area metropolitana. Sulla costa del Pacifico, la California ha Los Angeles con quasi 4.000.000 di abitanti e un’estensione di 1200 km2, superiore a New York, San Diego, circa 1.300.000 abitanti, San José, 950.000 abitanti, e San Francisco, circa 800.000 abitanti. Quasi al confine col Canada, Seattle conta 3.800.000 persone nella propria area metropolitana. 3

L’occupazione nei tre settori

  • Primario
  • Secondario
  • Terziario

L’economia e le risorse

Gli Stati Uniti sono la prima potenza mondiale a livello economico e, dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991, hanno accresciuto il ruolo di superpotenza politica e militare a livello internazionale. Sono ai primi posti in tutte le graduatorie mondiali, sia come ISU che come PIL, nonostante rimangano estese sacche di povertà.

L’agricoltura è molto meccanizzata ed ha un’elevata produttività: cereali, uva, agrumi e, nel Sud, cotone, canna da zucchero e tabacco. L’allevamento e la pesca sono molto redditizi. L’industria, in continua espansione, è all’avanguardia nei più diversi settori, favorita da grandi risorse minerarie ed energetiche, rame, piombo, ferro, argento, oro, fosfati, nichel, petrolio, carbone, gas naturale, e sostenuta da una ricerca scientifica ad alto livello. Si raggiungono punte di eccellenza nell’industria aerospaziale, aeronautica, informatica ed elettronica. Il terziario occupa la stragrande maggioranza della popolazione. Molto sviluppati i settori delle banche, quelli finanziari, delle assicurazioni e della new economy in genere; notevole l’affluenza turistica in ogni stagione.

New York: la Grande Mela

New York City è la città-simbolo degli Stati Uniti, anche se non è la capitale, che è Washington D.C., neppure il capoluogo dello Stato di New York, che è Albany. È però, con oltre 8.000.000 di abitanti, più di 18.000.000 considerando l’area metropolitana, la città più popolosa degli USA e tra le cinque più popolose del mondo insieme a Tokyo, Città del Messico, Bombay e San Paolo. Fondata da coloni olandesi con il nome di Nuova Amsterdam nel 1626 sulla costa orientale, alla confluenza tra i fiumi Hudson ed East River, viene familiarmente chiamata The Big Apple, cioè «La Grande Mela». 4

Il profilo di New York, la cosiddetta skyline, con le inconfondibili sagome dei suoi grattacieli, ha drammaticamente cambiato il proprio volto l’11 settembre 2001 quando le due torri gemelle del World Trade Center sono state abbattute da un duplice attentato, costato la vita a quasi 3000 persone.

Il ponte di Brooklyn

Il ponte di Brooklyn fu progettato nel 1869. La sua lunghezza supera il chilometro e l’altezza, il ponte di Brooklyn unisce i due distretti di Manhattan e Brooklyn. Il ponte è considerato l’ottava meraviglia del mondo.

La Statua della libertà

La statua della Libertà fu inaugurata nel 1886; realizzata da Frédéric Auguste Bartholdi, su una struttura metallica progettata dal francese Gustave Eiffel, fu un dono dei Francesi agli Americani. Sorge all’entrata del porto, sul fiume Hudson. Alta 93 m incluso il piedistallo, rappresenta una donna che regge con la mano destra una fiaccola e con la sinistra una tavola che reca la data del 4 luglio 1776, giorno della «Dichiarazione di indipendenza» delle 13 colonie britanniche. 5

Storia: la guerra fredda

Fu definita guerra fredda la contrapposizione che venne a crearsi alla fine della seconda guerra mondiale tra due blocchi internazionali, generalmente categorizzati come Occidente, gli Stati Uniti d’America, gli alleati della NATO e i Paesi amici, e Oriente, o più spesso blocco comunista, l’Unione Sovietica, gli alleati del Patto di Varsavia e i Paesi amici.

Tale tensione, durata circa mezzo secolo, pur non concretizzandosi mai in un conflitto militare diretto, la disponibilità di armi nucleari per entrambe le parti avrebbe irreparabilmente distrutto l’intero pianeta, si sviluppò nel corso degli anni su vari campi: militare, spaziale, ideologico, psicologico, tecnologico, sportivo.

Il termine fu introdotto nel 1947 dal consigliere presidenziale Bernard Baruch e dal giornalista Walter Lippmann per descrivere l’emergere delle tensioni tra due alleati della seconda guerra mondiale. La fase più critica e potenzialmente pericolosa della guerra fredda fu quella compresa fra gli anni cinquanta e settanta. Già dai primi anni ottanta i due blocchi avviarono un graduale processo di distensione e disarmo; tuttavia la fine di questo periodo storico viene convenzionalmente fatta coincidere con la caduta del Muro di Berlino, 9 novembre 1989.

La corsa agli armamenti

Nel conflitto strategico tra Stati Uniti e Unione Sovietica uno degli elementi principali fu la supremazia tecnologica, come il miglioramento e il rafforzamento di armi di distruzione di massa d’inaudita potenza, Bomba H, o il progresso in campo spaziale. La guerra fredda si concretizzò di fatto nelle preoccupazioni riguardanti le armi nucleari; da entrambe le parti veniva l’auspicio che la loro semplice esistenza fosse un deterrente sufficiente a impedire la guerra vera e propria.

In effetti non era da escludere che la guerra nucleare globale potesse scaturire da conflitti su piccola scala, e ognuno di questi aumentava le preoccupazioni che ciò potesse verificarsi. Questa tensione influì significativamente non solo sulle relazioni internazionali, ma anche sulla vita delle persone in tutto il mondo.

Durante tutta la guerra fredda gli arsenali nucleari delle due superpotenze vennero costantemente aggiornati ed ingranditi fino ad arrivare agli ultimi anni del conflitto, 1979-1989, nei quali vennero negoziati una serie di accordi, denominati accordi SALT, che portarono a sostanziali riduzioni del numero di ordigni strategici.

Ma la contrapposizione tra una corsa al riarmo apparentemente irrefrenabile e continui tentativi di controllo degli armamenti negoziati tra USA ed URSS o nell’ambito dell’Organizzazione delle ONU fu costante. Furono necessarie molte attenzioni e una buona dose di diplomazia per sedare sul nascere alcuni conflitti armati, al fine di prevenire una «guerra calda» che avrebbe rischiato di estendersi e intensificarsi.

La guerra fredda si protrasse dalla fine della seconda guerra mondiale fino al collasso dell’Unione Sovietica, nei primi anni novanta. Solo in alcune occasioni la tensione tra i due schieramenti prese la forma di conflitti armati, come la guerra di Corea, le guerre in Africa, la Guerra del Vietnam, l’invasione sovietica dell’Afghanistan e gli scontri in Centro America.

Gran parte della guerra fredda si svolse invece attraverso conflitti indiretti, contro «nazioni surrogate»; in tali conflitti, le potenze maggiori operavano in buona parte armando o sovvenzionando i surrogati. Altri conflitti erano ancor più sotterranei, perpetrati attraverso atti di spionaggio, con spie e traditori che lavoravano sotto copertura da entrambe le parti; in molti casi l’attività comportava reiterate uccisioni di individui delle rispettive compagini perpetrate dai vari servizi segreti.

La guerra tra agenti, nello spionaggio mutuo di obiettivi civili e militari, potrebbe aver causato la maggior parte delle vittime della guerra fredda. Gli agenti venivano inviati sia dall’Est che dall’Ovest, e le spie venivano anche reclutate sul posto o costrette al servizio.

Quando scoperte, a seconda della convenienza politica o pratica del momento, venivano uccise immediatamente o arrestate e successivamente scambiate con altri agenti, oltre a poter essere lasciate libere di agire, anche se sotto controllo, sia per poter individuare altri componenti che necessariamente costituivano la serie di contatti esistente della rete spionistica avversaria, sia per fornire false informazioni create ad hoc.

Gli aerei spia e altri apparecchi da ricognizione venivano invece subito abbattuti al momento dell’individuazione. Tali aspetti della guerra fredda, debolmente percepiti anche dai media, hanno avuto scarso impatto sull’opinione pubblica delle rispettive potenze.

Va notato che URSS e USA non ruppero mai le relazioni diplomatiche nel corso della guerra fredda e che anzi queste furono intense e quasi mai apertamente conflittuali. Ad esempio, il 30 agosto 1963 entrò in funzione la «linea rossa», ovvero il primo collegamento telefonico tra Mosca e Washington.

Il punto caldo del conflitto in ambito europeo fu la Germania, ed in particolare Berlino. Uno dei simboli più vividi della guerra fredda fu proprio il Muro di Berlino, che separava Berlino Ovest, controllata dalla Germania Ovest assieme agli alleati di Francia, Regno Unito e Stati Uniti, dalla Germania Est, che la circondava completamente. 7

Studi

Negli studi occidentali sulla guerra fredda vengono solitamente individuati tre distinti periodi. Per più di un decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale, pochi storici americani videro qualche ragione per sfidare l’interpretazione ufficiale statunitense sull’inizio della guerra fredda: ovvero che il deterioramento fosse il risultato diretto della violazione, da parte di Stalin, degli accordi di Jalta, dell’imposizione di governi dominati dai sovietici su un’Europa Orientale riluttante e di un aggressivo espansionismo sovietico.

Ad ogni modo, storici successivi, in particolar modo William Appleman Williams nel suo La tragedia della diplomazia americana (1959) e Walter LaFeber in America, Russia, e la guerra fredda, 1945-1990 e poi dal 1977 al 1989 (1967), dettagliarono una preoccupazione preponderante: l’impegno statunitense a mantenere una «porta aperta» per il commercio americano nei mercati mondiali.

Alcuni storici hanno sostenuto che le provocazioni e le ambizioni imperiali statunitensi furono da condannare parimenti, se non maggiormente. Negli ultimi anni della guerra fredda ci furono tentativi di forgiare una sintesi post-revisionista da parte degli storici.

Dalla fine della guerra fredda, la scuola post-revisionista è quella dominante. Prominenti storici post-revisionisti includono John Lewis Gaddis e Robert Grogin. Essi, piuttosto che attribuire l’inizio della guerra fredda a una delle due superpotenze, si concentrano sulla mutua errata percezione, sulla mutua reattività e sulla responsabilità condivisa tra le superpotenze.

Prendendo a prestito dalla scuola realista delle relazioni internazionali, i post-revisionisti, essenzialmente, accettano le politiche statunitensi in Europa, come l’aiuto alla Grecia nel 1947 e il Piano Marshall, sebbene non con pari enfasi accolgano gli analoghi interventi economici sovietici.

Secondo questa sintesi, le «attività comuniste» non furono la radice delle difficoltà dell’Europa Occidentale, ma piuttosto furono gli effetti deleteri della guerra sulle strutture economiche, politiche e sociali dell’Europa.

In aggiunta, il Piano Marshall ricostruì un sistema economico occidentale funzionante, che contrastò il fascino elettorale della sinistra radicale. Per l’Europa l’aiuto economico pose fine alla carenza di denaro e stimolò l’investimento privato nella ricostruzione del dopoguerra.

Per gli USA il piano li risparmiò da una crisi di sovrapproduzione e mantenne sostenuta la domanda per le esportazioni americane. L’alleanza della NATO sarebbe servita per integrare l’Europa occidentale in un sistema di patti di mutua difesa, fornendo quindi una salvaguardia contro la sovversione o la neutralità all’interno del blocco. 8

Rigettando l’assunto che il comunismo fosse un monolito internazionale con disegni aggressivi sul «mondo libero», la scuola post-revisionista ciononostante accetta le politiche statunitensi in Europa come una reazione necessaria per affrontare l’instabilità europea, la quale minacciava di alterare drasticamente l’equilibrio del potere in maniera favorevole all’URSS e devastare il sistema politico ed economico occidentale.

Molti osservatori di varie fedi politiche pensano oggi che gli Stati Uniti agirono in modi che né la loro costituzione né il sentimento nazionale potrebbero supportare, come combattere guerre non dichiarate senza l’esplicito supporto del Congresso.

I capi degli Stati Uniti, sia politici che militari, citano comunemente la minaccia percepita alla loro sicurezza come giustificazione per le loro azioni. In molte zone del mondo, la popolazione locale sentì di essere manipolata ed abusata da entrambe le potenze.

Gran parte dell’anti-americanismo di nazioni come l’Afghanistan viene attribuito ad azioni portate avanti dagli Stati Uniti stessi. Durante il conflitto con l’Unione Sovietica, gli USA sovvenzionarono e armarono i Mujaheddin, nella loro lotta per respingere l’occupazione sovietica, ma si tirarono fuori e li abbandonarono al loro destino una volta che l’URSS si ritirò dalla regione.

La guerra fredda e la cultura statunitense

Negli anni cinquanta, la popolazione civile in America venne costretta ad esercitazioni contro i raid aerei ed incoraggiata a costruirsi dei rifugi antiatomici personali. Questo atteggiamento di paura raggiunse i livelli più alti durante la crisi missilistica di Cuba, risolta in extremis da Kennedy, poi assassinato, e Chruščëv, successivamente sostituito e ritiratosi a vita privata, e col passare degli anni svanì; comunque, la consapevolezza della guerra e delle sue potenziali conseguenze fu una costante.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 35
Stati Uniti: aspetti principali Pag. 1 Stati Uniti: aspetti principali Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Stati Uniti: aspetti principali Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Stati Uniti: aspetti principali Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Stati Uniti: aspetti principali Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Stati Uniti: aspetti principali Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Stati Uniti: aspetti principali Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 35.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Stati Uniti: aspetti principali Pag. 31
1 su 35
Sintesi
  • Storia: la guerra fredda
  • Scienze: la Luna
  • Letteratura: Giacomo Leopardi (Alla luna)
  • Tecnica: il magnetismo
  • Arte: la Pop-art
  • Musica: il Jazz
  • Ed. fisica: il basket
  • Geografia: gli Stati Uniti
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi