Estratto del documento

Liceo Scientifico Statale “Pitagora”

Rende (CS)

La spirale

Prospettive disciplinari in un mondo elicoidale

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Nicola Merenda Classe V

D

a.s. 2011/2012

A quanti hanno creduto in me, di contro a tanti altri che in me non hanno creduto… non avendo forse il coraggio di credere abbastanza

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Sommario

pag.

Introduzione……………………………………….. 5

1. Il razionalismo formale di Le Corbusier: la “Villa Savoye”……………………..8

2. La spirale del silenzio: “L’Infinito” di Giacomo Leopardi……………………....14

3. L’intreccio della memoria: il problema del tempo in Agostino……18

4. Il corso del tempo come spirale elicoidale: Georg Wilhelm Friedrich Hegel…………………………22

5. La spirale della violenza: gli “Anni di piombo”……………………………………….29

6. The spiral of the absurd: Albert Camus and Samuel Beckett……………………36

7. L’universo e le sue forme: le galassie a spirale……………………………………40

8. I modelli di spirale: archimedea, logaritmica e aurea…………………………….43

9. L’elettromagnetismo: l’elettromagnete e il suo funzionamento……………………47

Conclusioni……………………………………..50

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Introduzione

Ben consapevole dei limiti legati alla necessaria brevità di una tesina da presentare e discutere in seno all’Esame di Stato, non intendo soffermarmi sul pedissequo commento di ogni punto del percorso allegato, tanto più che il suo sviluppo occuperà puntualmente le varie sezioni del lavoro in questione.

Vorrei piuttosto motivare solo la scelta dell’argomento, giusto per far comprender Loro che il tutto nasce da rielaborazione personale e non certo da quel semplice “copia-incolla”, cui purtroppo l’era multimediale in cui viviamo ci ha abituati, con effetti assai raramente positivi.

Partendo da una forma geometrica che, a mio avviso, si ritrova in natura, almeno quanto nelle astrazioni tipiche del procedere scientifico, nonché nella terminologia del linguaggio comune a diversi campi semantici, ho lasciato che prendesse forma una prospettiva pluridisciplinare incentrata sulla spirale.

Come possono osservare dall’immagine che fa da sfondo al percorso, uno degli elementi architettonici più ricorrenti in età moderna è la scala a chiocciola, vuoi per la sua praticità, vuoi per la bella sinuosità del suo aspetto. Ma non si lascino ingannare dalle apparenze: le scale a chiocciola surreali che svettano nell’immagine selezionata sono in realtà grattacieli, che si sveleranno ancor meglio ai Loro occhi in calce a tale premessa.

Stairscraper – così viene indicata questa tipologia edilizia – è una sovrapposizione di singole unità abitative con giardino privato, al fine di mantenere l’intimità dello spazio individuale, pur garantendo l’illusione di un “abitare” collettivo; inoltre, salvaguardando le medesime caratteristiche della dispersione orizzontale, si libera al tempo stesso lo spazio occupato sul terreno.

I due architetti italiani, Alessandra Faticanti e Roberto Ferlito, fondatori dello studio Nàbito Arquitectura di Barcelona, autori del progetto, non esitano a definirlo il “grattacielo orizzontale”.

Stairscraper, vincitore del Total Housing Competition 2010, trasforma infatti il tetto di ogni appartamento in un giardino per l’appartamento sovrastante, con uno sviluppo a 360°. Ovviamente

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la densità d’abitazione è inferiore a un normale grattacielo, ma la qualità di vita è sicuramente superiore.

E ciò a tal punto che, secondo la straordinaria creatività dei due architetti Faticanti e Ferlito, persino in una gigantesca metropoli come New York, tutti possono avere il proprio giardino, esattamente

Stairscraper

sopra le loro teste. In base a come risulta concepito, è insomma un grattacielo dotato di una struttura simile ad una scala a chiocciola, in cui il tetto di ogni appartamento si trasforma in un giardino coltivabile per chi sta al piano superiore. Per di più, ci troviamo di fronte ad un giardino privato, irraggiungibile da sguardi indiscreti, grazie all’altezza del grattacielo stesso. Alla verticalità del

skyscraper

classico si contrappone un grattacielo orizzontale multifunzionale che esalta la modernità del giardino urbano.

Stairscraper nasce quindi come una vera e propria provocazione all’interno del dibattito sul nuovo concetto di habitat, che vede protagoniste le complesse relazioni tra ambiente e comfort. total

È davvero un progetto radicale, che propone il concetto di

housing, cioè un ambiente abitativo che coinvolga interni ed esterni in un’unica struttura polifunzionale, creata per incontrare e soddisfare le nuove esigenze sociali. Il cambiamento delle moderne condizioni spazio-temporali è in connessione con una rivoluzione della stessa società, che si muove verso un modello di spazio sociale in condivisione e di mobilità urbana. Lo spazio ricreativo, ad esempio, non è più circoscritto ad una determinata area di una casa o edificio, ma può tranquillamente convivere con un qualsiasi ambiente lavorativo.

Credo adesso sia più che evidente il reale e fortissimo interesse che ha dato vita all’itinerario quivi illustrato: il sogno di diventare architetto… e allora, non sembri strano, pur se inusuale, che questo metaforico cammino nei diversi ambiti disciplinari prenda proprio il suo avvio dalla Storia dell’Arte.

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Stairscraper dal 2015; New York.

Immagini a progetto,

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Il razionalismo formale di Le Corbusier: la “Villa Savoye”

Per comprendere a pieno le caratteristiche del razionalismo formale in architettura, con particolare riferimento al suo promotore Le Corbusier, va tenuto in debito conto il contesto storico cui ci si riferisce.

La prima guerra mondiale ha determinato un rallentamento dell’attività edilizia. Alla ripresa, i costruttori si sono trovati di fronte ad una situazione sociale, economica e tecnologica profondamente mutata. La guerra ha accelerato ovunque lo sviluppo dell’industria, la classe operaia è andata acquistando un peso politico sempre più decisivo e la borghesia professionale si è trasformata in classe di tecnici dirigenti. Per questi motivi, la struttura della città non rispondeva più alle esigenze sociali. Il problema urbanistico, che prima della guerra si prospettava come prefigurazione quasi utopica di una situazione di là da venire, si presentava ora urgente e gravissimo.

La società aveva bisogno della figura professionale dell’architetto. Il suo ruolo passava infatti da quello del “semplice” costruttore, a quello dell’urbanista. È così che si determina una netta distinzione tra i molti “mestieranti” - i quali si mettono al servizio della speculazione immobiliare e l’aiutano a peggiorare la condizione della città - e i pochi “coscienti” della loro funzione, della loro responsabilità, che cercano di opporre progetti di utilizzazione razionale allo sfruttamento incontrollato dei suoli.

Da qui il concetto di architettura moderna sviluppatasi in tutto il mondo, secondo alcuni principi:

  • La priorità della pianificazione urbanistica sulla progettazione architettonica.
  • La massima economia nell’impiego del suolo e nella costruzione al fine di poter risolvere il problema delle abitazioni.
  • La rigorosa razionalità delle forme architettoniche, intese come deduzioni logiche da esigenze obiettive.
  • Il ricorso sistematico alla tecnologia industriale e quindi alla prefabbricazione in serie.

Si possono pertanto distinguere: il già citato razionalismo formale, che ha il suo centro in Francia e fa capo a Le Corbusier; un razionalismo metodologico-didattico, che ha il suo centro in Bauhaus, nella Germania, e fa a capo a Walter Gropius; e infine, un razionalismo organico americano, con la personalità di Frank Lloyd Wright.

Le Corbusier, al quale va ora la nostra attenzione, ha fatto del problema urbanistico e architettonico uno dei grandi problemi della cultura del nostro secolo. Egli giudica la società fondamentalmente sana e il suo legame con la natura originario ed insopprimibile: l’urbanista-architetto ha il dovere di procurare alla società una

naturale razionale

condizione e nello stesso tempo di esistenza, ma senza arrestare lo sviluppo tecnologico, fondamentale per il progresso della società. Le Corbusier non prova nessuna ostilità verso l’industria; infatti egli afferma che per risolvere la faccenda “basterebbe pregare gli industriali di fabbricare meno cannoni e più abitazioni”.

L’architettura innovativa di Le Corbusier si basa sul concetto di “Modulor”, un sistema di misure basato sulla statura dell’uomo con il braccio

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Modulor

Le Corbusier, Schema del

alzato (cm. 226) che fornisce una serie illimitata di combinazioni di rapporti da usare nella fase progettuale. Essa però non tiene conto solo delle dimensioni del corpo (struttura), ma anche delle posizioni e dei movimenti (funzione): in tal modo, ogni elemento d’arredo segue i principi dell’ergonomia.

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1928-30, Poissy (Parigi)

Le Corbusier. Ville Savoye,

Sulla base dell’equazione uomo=modulor, egli realizzerà tra il 1928 ed il 1931 la “Villa Savoye” a Poissy in Francia. In questa costruzione sono presenti integralmente i cinque punti della sua architettura:

  • I Pilotis (piloni) sostituiscono i voluminosi setti in muratura che penetravano fin dentro il terreno, per fungere infine da fondazioni, creando invece dei sostegni molto esili, poggiati su dei plinti, su cui appoggiare poi i solai in calcestruzzo armato. L'edificio è retto così da alti piloni puntiformi, di cemento armato anch'essi, che elevano la costruzione separandola dal terreno e dall'umidità. L'area ora disponibile viene utilizzata come giardino, garage o – se in città – per far passare strade.
  • Il Tetto-giardino restituisce all'uomo il verde, che non è solo sotto l'edificio ma anche e soprattutto sopra. Infatti viene descritto dall’architetto in termini chiari: “Il vero giardino della casa non sarà sul suolo, ma al di sopra di esso a tre metri e cinquanta: questo sarà il giardino sospeso dove il suolo è

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secco e salubre, dal quale si vedrà tutto il paesaggio, assai meglio che non dal basso”. Il terreno, l’erba e le piante, hanno una funzione coibente nei confronti dei piani inferiori e rendono lussureggiante e vivibile il tetto, dove si può realizzare anche una piscina. Il tetto giardino è un concetto realizzabile anche grazie all'uso del calcestruzzo armato: questo materiale rende infatti possibile la costruzione di solai particolarmente resistenti in quanto resiste alla cosiddetta trazione, generata dalla flessione delle strutture (gravate del peso proprio e di quanto vi viene appoggiato), molto meglio dei precedenti sistemi volti a realizzare piani orizzontali.

Plan libre

Il (piano libero) è reso possibile dalla creazione di uno scheletro portante in cemento armato che elimina la funzione delle murature portanti, permettendo all'architetto di costruire l'abitazione in tutta libertà e disponendo le pareti a piacimento.

  • La Facciata libera è una derivazione anch'essa dello scheletro portante in calcestruzzo armato. Consiste nella libertà di creare facciate non più costituite di murature aventi funzioni strutturali, ma semplicemente da una serie di elementi orizzontali e verticali i cui vuoti possono essere tamponati a piacimento, sia con pareti isolanti che con infissi trasparenti.

Fenêtre en longueur

La (o finestra a nastro) è un'altra grande innovazione permessa dal calcestruzzo armato. La facciata può infatti ora essere tagliata in tutta la sua lunghezza da una finestra che ne occupa la superficie desiderata, permettendo una straordinaria illuminazione degli interni ed un contatto più diretto con l'esterno.

La pianta della casa nasce da una maglia quadrata di “pillole” aventi fra loro una distanza di mt. 4.75; dimensionalmente, essa deriva dall’arco di curvatura di un’automobile che, penetrando nella maglia, gira all’interno di essa e si introduce nello spazio destinato a garage.

Sono quindi presenti due motivi ricorrenti: la chiocciola – da qui la scelta del mio argomentare per riferirmi alla spirale – e il quadrato.

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Nel corpo di fabbrica a pianterreno, avente un lato curvo, oltre al garage, vi è un alloggio di servizio ed il vestibolo, da cui parte una scala ed una rampa. Essa equivale alla spina centrale dell’intera costruzione, costituendo un elemento plastico costantemente visibile nella parte centrale della casa sia per chi guarda all’interno, sia per chi guarda dalla terrazza del primo piano.

La rampa porta dalla suddetta terrazza-giardino al piano di copertura della casa dove si stagliano i corpi curvilinei del solarium e della scala.

Il piano superiore contiene su tre lati l’alloggio (un grande soggiorno più tre camere con servizi) e sul quarto lato, che si estende dalla parete esterna alla rampa di spina, si apre una grande terrazza cui corrisponde un vuoto sul solaio sovrastante.

Per quanto riguarda i prospetti dell’edificio, essi non sono, come potrebbero apparire in un primo momento, tutte uguali fra loro; due

pilotis

di esse hanno i a filo di parete, mentre le altre due sono a sbalzo rispetto ai montanti, realizzando così la vera e propria facciata libera.

Infine la posizione asimmetrica dei corpi sovrastanti l’edificio, formati da un plastico gruppo a sé, e la loro stessa varietà morfologica conferiscono una nota di ricchezza ed ambiguità al tutto, così da rendere ogni visuale di prospetto diversa dall’altra: guardandolo dai vari lati, il suddetto gruppo ora appare a sinistra, ora a destra, ora scompare del tutto per chi guarda dal basso.

Per concludere, ecco la scansione delle piante, dei prospetti e della sezione della “Villa Savoye” da me realizzate nel II trimestre dell’a.s. in corso:

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La spirale del silenzio: “L’Infinito” di Giacomo Leopardi

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Di certo, a prescindere dalle caratteristiche architettoniche della costruzione appena considerata, essa risponde perfettamente alle esigenze abitative dell’uomo contemporaneo: una dimora che riesca a coniugare la praticità con l’equilibrio formale e l’armonia estetica.

Ma da sempre l’uomo è alla ricerca di spazi fatti a sua misura, malgrado subisca il vero fascino e l’ebbrezza di spazi ben più ampi, quali si rinvengono in natura. Altezze da capogiro, vedute sconfinate, sembrano soddisfare quella nostra voglia innata di commisurare la finitezza (che ci è propria) con l’infinito cui inesorabilmente tendiamo.

Come non riallacciarci alla magistrale interpretazione di questi stati d’animo da parte del grande Leopardi? Chi meglio di lui può dar voce a quella spirale del silenzio, che ci avvolge ogni qual volta “naufraghiamo” nei nostri pensieri contemplando gli spazi infiniti della volta celeste?

Il silenzio, per sua definizione, è l’assenza di rumori, di suoni e voci. Esso è una condizione in cui l’uomo viene a trovarsi assai più frequentemente di quanto non si creda. È il silenzio del vago e dell’indefinito, di quel vuoto eterno e quindi di quel silenzio assoluto che tanto coinvolge Giacomo Leopardi e quanti leggono i suoi celeberrimi versi.

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Sintesi

Arte

Il razionalismo formale di Le Corbusier: la “Villa Savoye”.

Italiano

La spirale del silenzio: “L’Infinito” di Giacomo Leopardi.

Latino

L’intreccio della memoria: il problema del tempo in Agostino.

Filosofia

Il corso del tempo come spirale elicoidale: Georg Wilhelm Friedrich Hegel.

Storia

La spirale della violenza: gli “Anni di piombo”.

Inglese

The spiral of the absurd: Albert Camus and Samuel Beckett.

Scienze

L’universo e le sue forme: le galassie a spirale.

Matematica

I modelli di spirale: archimedea, logaritmica e aurea.

Fisica

L’elettromagnetismo: l’elettromagnete e il suo funzionamento.

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